Commercio equo e solidale un impegno per tutti.

Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank, un uomo che dopo Gandi, solo temporalmente, ha realizzato una vera rivoluzione etica a vantaggio delle più bisognose popolazioni della terra. Anche noi possiamo, senza avere necessariamente la statura di un gigante dell’umanità, portare il nostro piccolo contributo alla costruzione di un mondo diverso. Anche noi possiamo garantire un valido apporto, servendoci ed incentivando le loro produzioni attraverso quelle tante organizzazioni che curano e diffondono il commercio equo e solidale, all’edificazione si una società migliore. Per anni, solo per mondarci le coscienze, attraverso quelli che ci governano, abbiamo creduto che, una politica di spicciolo sostentamento assistenzialistico, fosse sufficiente a sopperire alle necessità dei tanti, dei troppi bisognosi della terra. Mandare cibo, il più delle volte per svuotare le giacenze dei magazzini strategici o degli ammassi comunitari, non e stata la scelta giusta. Si doveva, come per anni hanno sommessamente gridato i nostri missionari laici e cristiani, mandare la piccola tecnologia rurale ed artigiana. Non esportare il sapere di base tra queste genti è stato il più grande delitto di omissione consumato. Non si dovevano formare i loro giovani, loro unica risorsa, nelle nostre scuole e presso le nostre università, senza avere la certezza di un sicuro rimpatrio. Sarebbe comunque stato più facile e meno costoso formarli in loco, come da anni fanno i nostri missionari, senza correre il rischi di avere un’ulteriore pletora di immigrati disadattati, di improbabili cittadini di serie B. Alla stessa maniera negare quell’ “accoglienza” di comodo, utile solo a trafficanti e alle troppe “misericordie” di turno, a quanti negli anni, la parte più capace ed intraprendente, è sbarcata sui nostri lidi, nella vana speranza di trovare una vita migliore e finendo nei gironi dell’emarginazione. Bisognava creare per queste genti le opportunità di autosviluppo, inoculando in esse il convincimento che solo loro poteva essere i veri ed unici artefici del riscatto. Forse, (anche se può sembrare una paradossale provocazione) la soluzione ideale sarebbe stata quella di mantenere, da parte dei paesi ricchi e democratici, un sano e formativo colonialismo culturale e non solo, così da evitare i troppi conflitti che solitamente si archiviano come lotte tribali, ma che di fatto appartengono unicamente ai prevaricatori di sempre, ai cosiddetti signori della guerra. Iene che prendendo a prestito una qualsiasi ideologia, grazie agli appoggi e alla compiacenza dei potenti di turno (oggi soprattutto la Cina) commettendo nefandezze di ogni genere. Proprio per difendere i miseri, gli indifesi, (bambini e vecchi) questa “provocazione” sarebbe potuta essere la sola via d’uscita. Per questo e per tant’altro, chi effettivamente vuole concorrere alla costruzione di una nuova “dignità” per questi nostri fratelli, accetti anche qualche piccolo disagio. Non si fermi al negozio o alla bancarella sotto casa ma vada a cercare chi con tanto spirito di sacrificio e sano volontariato cerca di dare LORO UNA MANO.

 
 
 
 
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