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Per un’impegno
senza equivoci.
ad Enrico Letta
un “POPOLARE” del Partito che verrà.
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Per i tantissimi democristiani, non “ex”
(*), che pure nel recente passato hanno seguito, il più delle volte senza entusiasmi,
il Partito Popolare nelle tante, troppe, peregrinazioni di alleanze ed aggregazioni,
garantendo sempre e comunque il proprio suffragio, è arrivato il momento di fare
la propria scelta definitiva. Dopo i tanti asini o le “ammosciate” margherite serviteci
alla miniera del rancio-pastone, di fronte all’ennesima pietanza avvelenata “sapientemente”
confezionata dal solito D’Alema (che attraverso la zuppa rancida del P.D. cerca
di sopprimere, per
quanto gli è possibile, le legittime aspirazioni centriste di
noi cattolici impegnati in politica), è arrivato il momento di tirare le somme e
guardare, con lucida dignità, la realtà che ci viene proposta.
Non è più il tempo di porgere l’altra guancia all’avversario-nemico di sempre, solo
per garantire a buoni tecnici, ma a dilettanti della politica, come Prodi, un
posto da primo ministro benedetto dalle tante chiese bolsceviche separate.
Oggi, alla luce dell’ormai esaurito berlusconismo, è tempo di ripensare, con rinnovato
impegno, alla presenza di una formazione centrista che garantisca, alla stragrande
maggioranza degli italiani, l’agognata presenza.
Come in tutte le grandi democrazie europee, ad un partito di ispirazione socialdemocratico
va contrapposto uno moderato, il più delle volte sociale-cristiano, che non deve
essere confuso, come si cerca di fare da parte di qualche velleitario trasformista,
con i tanti populismi peronisti che hanno ben altri retaggi e collocazione.
Per i cattolici impegnati in politica, che hanno scelto giustamente, nel recente
passato, di stare nel Partito Popolare, per trovarsi dalla parte dei deboli, confluire
nel Partito Democratico è un suicidio, un atto estremo di eutanasia politica che,
alla luce della dottrina sociale cristiana, non trova giustificazione alcuna. A
parte quelli che stanno al “gioco” per mero opportunismo, c’è da chiedersi cosa
hanno da condividere i tanti intellettualmente onesti politici popolari con i comunisti
di ieri e di oggi che, nel gioco dei trasformismi, hanno già cambiato più di una
casacca? Stare assieme per combattere il nemico o l’avversario comune, come fu per
il fascismo, ha un senso, ma fondersi in una confusa ed aberrante unione è un delitto
che vede vittima il buonsenso. Per questo e per tant’altro c’è da chiedere all’amico
Enrico Letta, persona dalle indubbie qualità morali e politiche, che senso ha la
sua candidatura alle primarie del P.D.?
Primarie di cosa?
Di un soggetto politico non certamente concepito dal basso, come si imporrebbe per
i sani “concepimenti” democratici, ma manipolato in “botteghe” dalle “oscure” memorie.
Dimostrazione ne è il cosiddetto consiglio dei “saggi” che vede, tra i deputati
allo stesso “figuri” come Bassolino; chiedere di peggio sarebbe stato impossibile.
Se questa candidatura, invece, si pone come elemento catalizzatore per aggregare
tutti i democristiani che ancora si trovano nella coalizione di centro sinistra,
nell’attesa di futuri eventi forieri di un rinnovato centrismo, che ben venga.
Ma la condizione che bisogna porre a Enrico Letta è semplice ed indifferibile: quella
di rendere pubblico, prima dell’evento, non un fumoso programma da libro dei sogni,
ma un chiaro e dettagliato elenco delle cose da farsi e delle risposte che intende
dare; in ragione, però, delle aspettative del popolo dei moderati al quale si rivolge
e non inquinate dai massimalismi cari alle tante sinistre.
Ci deve dire quali sono per lui le priorità da affrontare e cosa intende proporre
per risolvere i tanti problemi che ci affliggono: dall’immigrazione all’ordine pubblico,
dalla regolamentazione del credito alla lotta all’evasione, dalla riforma della
giustizia ai localismi egoisti ed irresponsabili, dal terrorismo all’islamizzazione
incombente, ecc. ecc., tante facce di poche medaglie.
Solo in questa certezza si potrà andare ad esprimere il proprio consenso, maturando
nel contempo il convincimento di un più solido ed incisivo sostegno.
(*) gli “ex” sono solo quelli che, già condannati dalla Storia, cercano, per tatticismo
o vergogna, di nascondere il loro passato da fascista o comunista, per continuare
comunque a garantirsi quei “privilegi” offerti dal sistema democratico.
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Commenti
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Postato da ersilia cuozzo - 11/09/2007 19.19
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Postato da gennaro tufano - 10/09/2007 10.29
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Postato da Antonio Tramma - 10/09/2007 08.45
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Postato da fioravante ardito - 09/09/2007 18.49
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Postato da carla durante - 09/09/2007 18.42
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Postato da luigi serpico - 09/09/2007 18.38
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Postato da carmine ferrigno - 09/09/2007 18.31
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Postato da amico di letta - 06/09/2007 09.45
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Postato da Pasquale Aprea - 05/09/2007 19.42
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Postato da lui mal - 04/09/2007 20.42
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Postato da Donato Cinquemani - 03/09/2007 19.38
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Postato da marco trematerra - 02/09/2007 10.05
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Postato da Lui Mal - 02/09/2007 08.07
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Postato da manfredi allinoro - 01/09/2007 17.32
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Postato da marco apunzo - 01/09/2007 17.14
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Postato da antonio guerra - 01/09/2007 16.18
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Postato da renato figurato - 01/09/2007 08.22
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Postato da luigi malfi - 31/08/2007 13.30
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Postato da lucrezia armato - 31/08/2007 13.22
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Postato da giuliano varvella - 31/08/2007 12.00
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Postato da giuliano varvella - 31/08/2007 11.34
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Postato da amilcare cascella - 31/08/2007 11.32
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Postato da franca attanasio - 31/08/2007 11.25
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Postato da Rita Manfredi - 31/08/2007 06.41
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Postato da luigi malfi - 29/08/2007 17.00
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Postato da lui mal - 28/08/2007 16.38
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