I Camerati dal “volto umano”
Queste sarebbero le “faccette” che rivendicano, anche in Europa, l’eredità del Popolarismo cattolico italiano.
Fino ad ieri ci vomitavano sopra.

La presunzione dei cialtroni non ha limiti. Gli eredi del fascismo italico, quei camerati da operetta che sino ad ieri si agitavano, quando ne avevano il coraggio, sul proscenio della politichetta facendo bella mostra dei propri stracci (labari, gagliardetti, svastiche, croci celtiche ed armamentari vari), da quando sono stati ripescati dalle fogne della Storia dall’animalista di Arcore (che più del politico ha la vocazione del conservatore di specie in via d’estinzione) invece di ringraziare la sorte che gli ha assegnato un ruolo, se pure marginale, in questa tragicommedia che sta vivendo il nostro Paese, si sono ubriacati tanto nelle bettole berlusconiane che tra un vomito e l’altro trovano l’ardire di rivendicare spazi storici che non gli appartengono. Questi rifiuti della Storia credono impunemente di poter far loro un patrimonio politico appartenuto al Popolarismo europeo, solo per continuare a sentirsi vivi e spendibili alla fiera della politica. Questi pezzenti hanno la presunzione di far rivivere il loro sogno perverso che, per la stragrande maggioranza degli italiani, è stato un incubo durato venti anni e più, visto che nel conto bisogna necessariamente mettere quelli vissuti nella miseria postbellica.
Prova ne è quanto avvenuto in occasione delle celebrazioni dell’8 settembre (Difesa di Roma) ad opera del Sindaco di Roma Alemanno, già capo della “destra sociale” formazione estrema di A.N. e del suo camerata La Russa ministro della Difesa che, da fascisti incalliti, non hanno saputo tacere, come è dovuto, quando le circostanze lo impongono. Si sa, in democrazia la sovranità popolare è sacra anche quando la scelta è dettata da un’ubriacatura collettiva. In ultima analisi la colpa non è dei poveracci in questione che non hanno saputo o voluto tacere il loro credo, quanto di quelli, che pur avendone la titolarità (i centristi per intenderci) per non si sa quale senso di masochismo, non ricordano a costoro di non disturbare e tornarsene da dove vengono: dalle fogne della Storia.
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Commenti

La pagnotta che fa fare.

Il generalissimo Gianfranco Fini, già comandante in capo delle legioni del tu Movimento Sociale Italiano ha celebrato davanti a milioni di telespettatori, che non l’hanno curato proprio presi come sono da cose più serie delle sue boiate (delinquenza diffusa, carovita, inadeguatezza dei salari, fame, fame), l’abiuro alla sua antica fede fascista. Pensate Fini non è più un apologeta del fascismo, non è più il legittimo erede di Almirante, che a sua volta era l’erede di Mussolini. Visto che il nostro eroe non ha altro passato da rivendicare, ci chiediamo allora: chi è oggi il vassallo di Berlusconi? Forse un povero smemorato privo d’identità?

Però una cosa bisogna ricordare a questo signor “nessuno”, che a suo tempo, giustamente, affermava che tipi come Curcio, Negri, Sofri ecc. ecc., non avevano titolo ad ergersi a maestri, specialmente quando si proponevano a platee universitarie, poiché erano da considerarsi, se pur pentiti, dei cattivi maestri. Ora noi italiani centristi ci chiediamo: forse la stessa cosa non vale anche pure per lui? In quanto servitore del berlusca può pure fare il ministro di un paese scaduto a repubbliche delle banane, se i numeri glielo consentono, ma il democraticamente ispirato (l’erede di De Gasperi) proprio non no. Poi la via per Damasco lui non l’ha mai neppure imboccata, al più ha percorso quella che porta a Porta Portese, si quella del mercatino delle antiche patacche.   
Postato da angelo pierno - 16/09/2008 14.05

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