Una Rosa di valori che non può e non deve essere sacrificata sull’altare delle opportunità.

Carissimi amici, molti di noi hanno ricevuto, nelle scorse settimane, l’invito a realizzare le assemblee provinciali e regionali del movimento in vista di un’assise nazionale da tenersi dopo la parentesi estiva. Tanto per definire un assetto organizzativo più consone alle esigenze di movimento che si prefigge di coprire, a pieno titolo, un vuoto che da anni si è venuto a creare nello scenario politico nazionale. E’ trascorso un anno da quando il primo “grido” serio di dissenso verso la “Casta” si levò dal Blog di Tabacci e per tanti di noi, che da tempo si erano disimpegnati dalla politica (non ritrovandosi con quella praticata da entrambi gli schieramenti) suonò come l’occasione per apportare il proprio contributo e ridare al nostro Paese un concetto diverso dalla politica ciarliera, arruffona ed affaristica che ha prevalso negli ultimi due decenni. Tutto questo coagulò intorno all’iniziativa di Tabacci il contributo e le aspettative di migliaia di cittadini pronti ad offrire ed offrirsi ad una giusta ed attesa causa. Per i più l’entusiasmo durò fino all’incontro di Montecatini ma poi scelte forse anche opportune ma ostiche per i più, portarono all’allontanamento di molti. Fin qui la “storia”, che non vuole essere né celebrativa né raccontata per suffragare il “c’ero anch’io”. Ora veniamo all’invito da cui siamo partiti: consapevoli che è ormai il tempo delle risposte, quelle chiare ed inequivocabili. E’ il momento di dirci con chiarezza quale sarà il nostro percorso e dove intendiamo arrivare. Si impongono da parte degli amici Pezzotta e Tabacci, ai quali va il merito di aver dato vita a questo nuovo soggetto politico, due ordini di risposte: una di natura ideologica ed una pragmatica. Tutti noi, infatti, anche se il quesito può sembrare dettato da ingenuità politica, vogliamo conoscere dove si intende portare il movimento, a quali riferimenti ideologico-culturali si ispirerà e quale sarà la collocazione “fisica” nell’ambito dello scenario politico-parlamentare. Potenzialmente, inoltre, quali saranno, fatta salva una scontata adesione ad un’aggregazione centrista, gli eventuali altri soggetti politici con cui ci si intende alleare. L’altro aspetto, per niente secondario, su cui si aspetta egualmente risposta, è la natura tecnico-organizzativa che il movimento dovrà avere. Se di Movimento, infatti, e non di partito si tratterà, esso dovrà assumere, sulla falsa riga di quelli che per decenni hanno operato nel collateralismo cattolico, connotati già ampiamente collaudati: dovrà offrire informazione e formazione, assistenza e servizi. Dovrà essere non già il solo luogo deputato al confronto democratico ma il luogo ove ci si ritrova per vedere soddisfatte e soddisfare, in un’area di “mutuo soccorso”, le piccole e grandi aspettative quotidiane, dove si cerca di dare risposte adeguate ai bisogni dei più deboli (bambini, giovani, anziani e bisognosi d’assistenza). Può sembrare un sogno folle, ma per tanti di noi che hanno avuto la fortuna di militare nel collateralismo di un tempo è solo una riproposizione di un passato vissuto. Cari amici se la direzione è questa allora sì che lungo il nostro cammino incontreremo tanti altri amici.
Luigi Malfi

COMITATO PROMOTORE della
“ROSA BIANCA di Napoli”
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Vi allego di seguito alcuni articoli di stampa, che riguardano dichiarazioni di esponenti della Rosa Bianca per l’Italia.

 

Saluti

 

Admin gruppo di discussione il cantiere dei cittadini Liberi e Solidali

Giacomo Matteo Bello

 

PDL: PEZZOTTA, ADESIONE UDC CONTRASTEREBBE CON VOLONTA' ELETTORI  

(ASCA) - Roma, 22 ago - ''Gli elettori dell'Unione di centro hanno votato per un soggetto politico autonomo'' e la prospettiva di un ingresso dell'Udc nel Pdl sarebbe ''in netto contrasto con questa scelta''. In questi termini il deputato centrista Savino Pezzotta boccia l'eventualita' che il partito di Casini aderisca al progetto del Popolo della Liberta'. L'ex sindacalista ha fatto questa valutazione nel corso di una riunione di amici lombardi della Rosa Bianca, movimento di cui Pezzotta e' segretario.

ABORTO: PEZZOTTA, BERLUSCONI TROPPO VAGO SU LEGGE 194  

(ASCA) - Roma, 22 ago - ''Le esternazioni del Presidente del Consiglio continuano a ruotare attorno a questioni importanti, ma non calano nella concretezza e non definiscono una tempistica precisa''. Questo e' quanto ha ribadito Savino Pezzotta in una riunione di amici lombardi della Rosa Bianca, movimento del quale il deputato dell'Udc e' segretario.

''Il nostro Paese - ha sottolineato l'ex sindacalista - avrebbe bisogno di politiche famigliari molto audaci per fare fronte alla situazione di un'economia stagnante in tutta Europa, con un aumento dei prezzi che falcidia i redditi, riduce la possibilita' di risparmiare e fa crescere l'indebitamento delle famiglie''.

Di fronte a questo scenario Pezzotta critica in particolare, per quanto riguarda gli interventi di Berlusconi, la ''troppa vaghezza sui tempi dell'introduzione del quoziente famigliare e sulla legge 194''.


Postato da rosabianca liberisolidali - 23/08/2008 11.39

 

Roma, 26 luglio 2008

 

Ai primi firmatari del “Manifesto alla Sinistra cristiana”

 

Cari amici,

il “manifesto alla sinistra cristiana” è stato pubblicato sul n. 55 di “Adista” il 19 luglio, su “Liberazione” l’11 luglio ed è stato presentato a Palermo giovedì 10 luglio in una conferenza-stampa tenuta da me e da Giuseppe Campione, che fu presidente della Regione siciliana in anni difficili, con l’adesione di Rita Borsellino e di Giacoma Canonizzo, l’ex coraggiosa sindaco di Partinico. Dell’evento palermitano vi accludo la notizia datane dalla “Repubblica” di Palermo e dalla “Gazzetta del sud” di Messina.

L’appello ha superato d’un balzo i primi cento promotori, ed è a questi primi firmatari che è ora indirizzata questa e-mail. Spesso le adesioni sono state accompagnate da espressioni di vero entusiasmo, come per l’arrivo di un’occasione intensamente attesa, ciò che ci incoraggia ad andare avanti nel nostro difficile tentativo. Qualcuno ha scritto: “aderisco rallegrandomi per questa voce così importante che sembrava muta e che invece riprende forza e coraggio in una nuova e nobile concezione della politica”; e un altro: “mi stavo proprio chiedendo  come mai nessuno elaborasse un progetto per arginare (finché. è possibile) questa valanga che ci sta sommergendo”. “Sono pienamente consenziente, soprattutto nell’aggettivo ‘cristiana’”. E ancora: “entusiasta di questa iniziativa”; “arricchire la costruzione di una nuova idea di sinistra in Italia”; “il fatto che la laicità sia assunta come propria da un movimento di ispirazione cristiana avrebbe un forte valore simbolico per svelare alla pubblica opinione l’apparente paradosso che, nella vulgata, contrappone laici e credenti”; “l’uomo di questo Mondo del Servizio come il documento lo prospetta, una volta che sia pienamente dispiegato ed attuato realizza il più alto sviluppo della autonomia spirituale e morale di tutta la storia umana”; “è utile per il Paese dare voce politica ai cristiani che guardano agli ultimi: una cittadinanza politica che in Italia non si è mai affermata”; “gli ideali e i concetti esposti nel manifesto sono da me inseguiti da molto tempo ormai anche se con poco successo”; “nel deserto tempestoso della politica dei nostri giorni e della sinistra in particolare questa iniziativa appare come una delle poche novità di grande respiro degli ultimi mesi”.

Analoghe attese sono state manifestate da molti in molti modi. Da nessuno è stata avanzata una pur prevedibile obiezione sull’opportunità di chiamare in causa il movente cristiano, segno che è stato ben compreso che esso non allude ad alcuna rappresentanza dei cristiani come tali, la cui identità va ben oltre la politica, non è in contrasto con la laicità, e non è esclusivo di altri moventi, compresi quelli derivanti da altre culture e altre fedi. Ciò che lo distingue e lo qualifica è in questo caso la scelta di campo a sinistra, pur nel dilagare del “pensiero di destra e di guerra”, e l’adozione delle tre grandi direttrici della Costituzione, della laicità e della pace. È in ogni caso molto positiva la verifica della possibilità di sdoganare il nome cristiano, come significativo di un modo di stare nella politica, fuori dalle secche dell’integralismo e della riduzione clerico-moderata.

Si tratta ora di consolidare e di allargare questo primo risultato. Per questo vi accludo l’edizione definitiva del “manifesto” con i primi firmatari, pregandovi di farlo circolare sia nelle reti internet e tradizionali cui potete accedere, sia nella realtà territoriale cui ciascuno appartiene, dove dovrebbero cominciare a germogliare i primi gruppi.

Nel far nota l’iniziativa è importante che sia chiaro che essa non ha lo scopo di offrire una casa politica a cattolici senza fissa dimora o delusi dai partiti o giustamente angosciati per la situazione presente, ma ha lo scopo di attivare nuove energie e di fare appello a cittadini consapevoli in tutta la forza della loro ispirazione e delle loro speranze, per affrontare in modo responsabile e propositivo una crisi di portata globale che ha bisogno di risposte non ancora date, di pensieri non ancora pensati e di azione non ancora esperite.

Riservo a una prossima lettera, nello sviluppo del dialogo già attivato tra noi, qualche proposta per il convegno costituente da convocare a settembre, per mettere a tema la proporzionale e l’eguaglianza dei diritti, oltre il discrimine della cittadinanza, come è già indicato nel “manifesto”, ma anche per cominciare a formulare qualche idea sulla nuova contraddizione, apertasi nella stessa destra, tra capitalismo e mercato sul piano globale, in vista di mediazioni e sintesi nuove.

 

Con i più cordiali saluti

 

                                                                              Raniero La Valle

 

MANIFESTO ALLA SINISTRA CRISTIANA E A QUANTI AMANO LA GIUSTIZIA

 

PER UN RITORNO ALLA POLITICA NEL TEMPO DELLA CRISI

 

Siamo tutti vittime di una disfatta della politica che, dopo la rimozione del muro di Berlino, vissuta come la vittoria ultima di una parte sull’altra, ha rinunciato a fare un mondo nuovo preferendo rilanciare il vecchio, a cominciare dal suo ancestrale sovrano “diritto alla guerra”. Ciò facendo i poteri dell’Occidente hanno abdicato alla responsabilità di guidare il corso storico, mettendo tutto nelle “mani invisibili” del Mercato, del quale si sono fatti sudditi, guardiani e sacerdoti. E questo lo dice pure Tremonti, dal fondo del pensiero reazionario Ma poiché il meccanismo così innescato ha creato isole di ricchezza in un oceano di naufraghi, incrementando povertà, insicurezza e disordine, la politica si è fatta polizia per domare terroristi e riottosi, alzando il livello di violenza preventiva e repressiva e mettendo sotto i piedi verità, diritto, Costituzioni e Convenzioni internazionali, ivi comprese quelle umanitarie. E questo non lo fa solo Tremonti, lo hanno fatto classi dirigenti di destra e di sinistra, anche in regimi inutilmente bipolari.

Oggi non solo c’è bisogno di tornare alla politica da  cui molti con giusto disappunto si sono allontanati, come hanno fatto due milioni e mezzo di nuovi astenuti nelle ultime elezioni, ma c’è bisogno di una politica “altra”; né del resto alla vecchia politica questo ritorno sarebbe possibile, né ad essa possibile l’approdo dei giovani; c’è bisogno di una ricostruzione della politica come un “essere per gli altri”, a cui tutti sono chiamati. Perciò rivolgiamo questo

 

APPELLO ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE VOGLIONO OPERARE PER LA GIUSTIZIA

 

per un ritorno alla politica. Proponiamo pertanto di promuovere con il nome di Sinistra cristiana una rete di Gruppi, di aggregazioni e di servizi “PER LA COSTITUZIONE, LA LAICITA’ E LA PACE”: cioè per l’unità degli uomini nella giustizia e nel diritto, per la responsabilità comune di “credenti” e “non credenti”, per la crescita del mondo. Dire Sinistra cristiana non significa qui riferirsi alla pur positiva esperienza che ebbe questo nome dal 1938 al 1945, né crearne oggi una nuova, ma fare appello a quella sinistra cristiana che è già nel Paese ed è nascosta nel fondo di molti di noi. Ciò comporta una scelta di campo di sinistra, cosa che in un’Italia drasticamente divisa in due sole parti politiche non significa più sposare una determinata ideologia, ma assumere il peso della contraddizione, mentre della sinistra rivendica la dignità, contro tutte le delegittimazioni e diffamazioni.

Si tratterebbe di dar vita ovunque sia possibile, nel territorio nelle istituzioni e nelle assemblee elettive, a un “Servizio politico” che da un lato abbia lo scopo di favorire la partecipazione politica dei cittadini, offrendo loro, indipendentemente dalle rispettive opinioni, dei servizi e degli aiuti per agevolarli nell’adempimento dell’art. 49 della Costituzione; dall’altro che abbia lo scopo, come parte tra le parti, di promuovere in modo associato iniziative, corsi e scuole di formazione politica, riattivare  canali di comunicazione coi giovani, elaborare culture, soluzioni e proposte legislative, intervenire nel dibattito pubblico e, se necessario, partecipare anche direttamente all’azione politica per concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale e instaurare la giustizia e la pace tra le nazioni, sempre promuovendo alternative costruttive e nonviolente nei conflitti; e ciò entrando nelle contraddizioni in atto, tra cittadini e stranieri come tra uomini e donne, tra regolari e clandestini, tra necessari ed esuberi, e cercando di ristabilire i legami tra il quotidiano, la cultura, la politica e una speranza nuovamente credibile; sapendo che se non subito si può cambiare il mondo, si può intanto cambiare il modo di stare al mondo.

La definizione di questa rete di Gruppi e di iniziative come “Servizio politico”, intende non solo identificare il criterio della politica nel servizio e non nel potere, ma anche riprendere la radicale illuminazione secondo la quale il vero modo per evitare che nella vita collettiva gli uni siano nemici degli altri, è che tutti si riconoscano servi gli uni degli altri.

Il nome di Sinistra cristiana, poi, non comporta un’identificazione confessionale, che in nessun modo può confondersi con una divisa politica, ma intende alludere a un mondo di valori, tutti negoziabili, ossia non imposti, purché prevalgano l’amore e la libertà, vuole indicare come discriminante il principio di eguaglianza e, nel conflitto, significa fare la scelta dei poveri delle vittime e degli esclusi. Si tratta dunque di un nome nuovo che si riferisce tuttavia a una ricca e variegata tradizione di impegno politico che va da Murri a Sturzo a Dossetti, dai cristiani della Resistenza ai “professorini” della Costituente, da Rodano a Ossicini a Gozzini, dalla cruenta testimonianza di Moro a quella della salvadoregna Marianella Garcia Villas, che hanno attraversato il Novecento italiano.

Quanti intendono associarsi a questo appello sono invitati a farsi promotori delle relative iniziative nelle realtà a cui ciascuno appartiene, salvo poi ogni possibile coordinamento. E se per ottenere risultati è necessario coinvolgere molti, anche due o tre che si riuniscano per queste cose già compendiano tutto il significato dell’azione. 

Per un incontro di carattere nazionale, da convocarsi a settembre, si può prevedere fin da ora di mettere all’ordine del giorno, come primissime urgenze, il ritorno alla rappresentanza proporzionale senza snaturamenti maggioritari, e l’affermazione del principio che i diritti sono uguali per tutti: dove la proporzionale è la condizione per non dare troppo potere a qualunque “sovrano del popolo” e perché anche una minoranza possa continuare a rivendicare diritti uguali per tutti contro maggioranze che li neghino.

 

Raniero La Valle, Patrizia Farronato, Giovanni Galloni, ex vice-presidente del Consiglio superiore della Magistratura, Rita Borsellino, Adriano Ossicini, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, Carla Busato Barbaglio, Mimmo Gallo, magistrato di Cassazione, Giuseppe Campione, presidente della Regione siciliana nel 1992-93, Boris Ulianich, storico del cristianesimo, Giacoma Cannizzo, ex sindaco di Partinico, Annamaria Capocasale, segretaria della Scuola “Vasti”, Roberto Mancini, ordinario di filosofia teoretica all’università di Macerata, Amelia Pasqua, don Mario Costalunga, Laura Brustia, Francesco De Notaris, Agata Cancelliere, insegnante, Giovanni Franzoni, ex abate di San Paolo, Renata Ilari, Giovanni Avena, direttore editoriale di ADISTA, Emilia Carnovale, Giulio Russo, responsabile del Centro di servizi per il volontariato,  Nicola Colaianni, giurista, Padre Nicola Colasuonno, direttore di Missione oggi, Donatella Cascino, Pasquale Colella, ecclesiasticista, Franco Ferrara, sociologo, Padre Alberto Simoni, direttore di Koinonia, Bernardetta Forcella, insegnante, Giovanni Benzoni, Angelo Bertani, giornalista, Enrico Peyretti, Francesco Comina, Chiara Germondari, Ettore Zerbino, Alessandro Baldini (Comitati Dossetti per la Costituzione, Associazione “Salviamo la Costituzione”), Claudio Bocci, Antonio Cascino, Anna La Vista, Federico D’Agostino, sociologo, Pasquale De Sole, Franco Ferrari, Gianvito Iannuzzi, Luca Kocci, Angela Mancuso, Gianfranco Martini, Giuseppe Mirale, Francesco Paternò Castello, Maria Antonietta Piras, Fiammetta Quintabà, Corrado Raimeni, Maurizio Serofilli (Comitati Dossetti per la Costituzione), Gabriella Saccami Vezzami, Luca Spegne, Maria Rosa Tinaburri, Paola e Claudio Tosi, Angelo Cifatte, Piero Pinzauti, Nanni Russo, avvocato, ex senatore, Alessandra Chiappini, presidente dell’Istituzione Servizi educativi, scolastici e per le famiglie del comune di Ferrara, Enrico Grandi, prof. Ass. di anatomia patologica all’Università di Ferrara, Franco Borghi, Tonio Dell’Olio, Pax Christi, Nando e Paola Peloso, Antonio De Lellis, Giovanni  Bianco, giurista, Adele Tomassini, Nadia Neri, psicanalista, Mauro Murino, dirigente scolastico, Carlo Crocella, Mario Corinaldesi, Carlo Ciarrocchi, insegnante di religione, Pio Russo Krauss, medico, Nazzareno Serra, Fabio Ragaini (Gruppo Solidarietà), Gabriella De Blasi, insegnante di informatica, Esposito Angelillo, funzionario P.A., Anna Doria, insegnante, Gabriele Grassi, Giovanni Dazzi, infermiere, Adriano Declich, giornalista, Orietta Citoni Declich, insegnante, Francesco Auricchio, insegnante, Giovanni Cresci, astronomo,  Antonello Miccoli, Giovanni Panettiere, giornalista, Pierangelo Monti, insegnante di religione, Pippo La Barba, giornalista, Andrea Volpe, ingegnere, Simone Triglia, Carola Gugino. Pasquale Iannamorelli, “Quale vita”, Renzo Dutto, Massimo De Magistris, studente, Citto Saija., Fiorella Ferrarini, assessore scuola di Quattro-Castella (R.E.), Amedeo Tosi, giornalista, Lauro Magnani, Walter Loddi, insegnante, Adelina Bartolomei, psicologa, Chino Piraccini, Nadia Piraccini, Rosa Pia Bonomi, Paolo Bertagnolli.

Roma, 10 luglio 2008.

 

Per aderire a questo appello si può utilizzare l’ospitalità di Adista inviando una mail all’indirizzo manifestosinistracristiana@adista.it, specificando nome, cognome, indirizzo, professione e recapito postale telefonico e informatico, e mandando un contributo simbolico di 10 euro per le spese; si può usare, anche per inviare maggiori contributi, il conto di “Pace e diritti” presso la BNL del Senato,  IBAN  IT36V0100503373000000010470, oppure il Conto corrente postale n. 10654507 intestato a “Comitato per i campi di pace in Toscana”, v. Valdibrana 23, 51100 Capostrada. I firmatari saranno poi invitati a una riunione costituente per decidere come condurre il seguito dell’iniziativa.

 

Perché questo appello. L’idea è nata nei circoli della Scuola di antropologia critica  “VASTI, che cos’è umano?”, al termine di un ciclo di seminari dedicato alla convivenza in cui si sono anche discussi i più recenti contributi in tema di teoria generale del diritto e della democrazia e di rapporti fede-mondo. Il punto di partenza è stato l’analisi della gravissima crisi interna e internazionale, giunta ormai nel nostro Paese, con la lotta agli immigrati, i Rom trattati come lo furono gli ebrei e con la sottrazione dei processi ai giudici, ad attaccare gli stessi diritti primari di libertà ed eguaglianza; ed è giunta nel mondo, con la scelta di produrre petrolio invece di cibo, di costruire muri invece di porte e di armare la vita quotidiana, a dare per perduta e nemica una gran parte della popolazione della terra. Tutto ciò rischia di risolversi in un fascismo strutturale sia in Italia che nel mondo.

E in tali frangenti i cristiani dove sono? E Dio dov’è? Le autorità della Chiesa si fanno vedere, ma i cristiani non ci sono. Prima di tutto non ci sono perché non c’è più il popolo, che pur doveva essere il grande protagonista della democrazia; il popolo non c’è perché all’economia non serve, quando riduce i cittadini a clienti, i sindacati lo hanno perduto, intenti come sono a salvare il salvabile (ed è poco) con il concerto piuttosto che col conflitto, e i politici si nominano da soli. Fuori del popolo, inteso come organismo, le famiglie ideali non ci sono, le identità franano nell’amalgama della secolarizzazione di massa e le differenze finiscono in ostilità non più politicamente mediate.

Ma i cristiani non ci sono anche perché sono caduti in equivoco sulla laicità. Hanno creduto anch’essi, come fa la modernità, che la laicità consista nel non essere o non manifestarsi  credenti, mentre essa consiste nel vivere ogni realtà creaturale come profana e non come sacra, cioè disponibile all’uomo, non sottratta all’uso e alle responsabilità comuni, non gravata da riserve e da interdetti, non sequestrata da specialisti togati a ciò specialmente consacrati. Questa laicità non si contrappone a fede o a religione, perché il sacro non è la stessa cosa di Dio, non è la stessa cosa della Chiesa ma, fuorviato, diventa piuttosto la custodia cautelare con cui Dio è tenuto sotto controllo, la forma del suo esilio dal mondo, del mettersi al riparo da lui, una contraffazione e una copia di Dio, come si può sapere almeno da quando Gesù di Nazaret, come dice il vangelo, ce lo ha fatto “vedere”.

Per far fronte alla crisi anche i cristiani ci vogliono, ed è strano che la sinistra se lo sia dimenticato mentre il partito comunista lo aveva capito. Ma non ci vogliono i cristiani come categoria politica, perché questo significherebbe ricadere in vecchie pratiche integriste e confessionali, bensì ci vogliono come il grido che reclama una qualità della politica che dovrebbe essere a tutti comune. Una qualità della politica che l’imperatore Giuliano riconosceva ai cristiani, quando nel ripristinare il paganesimo, voleva però emulare e anche superare l’amore che essi mettevano nella vita sociale; una qualità della politica che consiste “nell’agire in modo che comportamenti atti o scelte nell’operare quotidiano non siano spiegabili soltanto sulla base di mere opportunità politiche o di convenienze personali”, come rispondeva don Giuseppe De Luca a chi lo interrogava sullo specifico cristiano nell’azione comune con i non credenti; una qualità che consiste nel non contentarsi di aver vinto ma andare oltre per una ulteriore giustizia, come diceva don Lorenzo Milani a Pipetta; nel mantenere sempre “un principio di non appagamento” rispetto a ogni società data, come diceva Aldo Moro; nel percepire che “l’altro non va solo rispettato, ma amato; che l’altro non è solo una persona, è anche un fratello, che la libertà dell’altro non solo è il limite della libertà mia, ma è la condizione della libertà mia, che se l’altro non è libero non sono libero neanche io”, come diceva Claudio Napoleoni quando si chiedeva “se solo un Dio ci può salvare”; una qualità della politica che consiste nel ricordarsi che la cosa più importante non è difendere la propria sicurezza e la propria vita, perché la speranza supera la sicurezza e la vita si può perdere per guadagnarla. In ciò, almeno nell’ambito di quella piccola scuola, ma non solo in questa, si sono trovati e sono d’accordo cattolici e valdesi, cristiani e non cristiani, “credenti” e “non credenti”.

 

           :Venerdì 11 luglio La Repubblica Palermo

 

L’iniziativa

“Sinistra cristiana”

nasce un manifesto

 

 

“Per un ritorno alla politica nel tempo della crisi” cattolici e valdesi, cristiani e non cristiani, credenti e non credenti firmano un manifesto “per una Sinistra Cristiana”. Il manifesto, presentato ieri pomeriggio a Palermo, ha tra i suoi primi firmatari Raniero La Valle, Rita Borsellino, Giovanni Galloni, Giovanni Franzoni, Giovanni Avena, Nicola Colasuonno, Alberto Simoni, Giovanni Benzoni, Angelo Bertani, Adriano Ossicini, Giuseppe Campione e Boris Ulianich. La sfida è quella di riunire “una rete di gruppi, di aggregazioni e di servizi per la Costituzione, la laicità e la pace, che intendano la politica come servizio”. Sinistra, spiegano i promotori, “perché nell’Italia bipolare è necessaria una ‘scelta di campo’, che non significa più sposare una determinata ideologia”. La definizione di cristiana, poi, “non comporta un’identificazione confessionale, ma allude a un mondo di valori, tutti negoziabili, cioè non imposti, purché prevalgano l’amore e la libertà, e vuole indicare come discriminante il principio di eguaglianza. Nel conflitto significa fare la scelta dei poveri, delle vittime e degli esclusi”.

 

 

 

Venerdi 18 luglio Gazzetta del sud Messina

 

Non si sono spenti i commenti alla presentazione avvenuta  ieri sera alla libreria Feltrinelli del manifesto della sinistra cristiana e al lungo dibattitito che ne è  seguito.

Oggi non solo c'è bisogno di tornare alla politica da  cui molti con giusto disappunto si sono allontanati, come hanno fatto due milioni e mezzo di nuovi astenuti nelle ultime elezioni, ma c'è bisogno di una politica "altra"; né del resto alla vecchia politica, dicono la Borsellino , Galloni, Ossicini, Giuseppe Campione, Giovanni Franzoni e molti altri, questo ritorno sarebbe possibile; c'è bisogno di una ricostruzione della politica come un "essere per gli altri", a cui tutti sono chiamati. Perciò rivolgiamo questo appello della sinistra cristiana, ha detto, il primo firmatario del manifesto, Raniero La Valle per un ritorno alla politica. E per riassumerne il peso della contraddizione.

Si tratta di un nome nuovo che si riferisce tuttavia a una ricca e variegata tradizione di impegno politico che va da Murri a Sturzo a Dossetti, dai cristiani della Resistenza ai "professorini" della Costituente, da Rodano a Ossicini a Gozzini, dalla cruenta testimonianza di Moro a quella della salvadoregna Marianella Garcia Villas, che hanno attraversato il Novecento italiano. Ha concluso i lavori il prof. Pippo Campione,  ordinario a Milano di geografia politica, che ha presieduto la Sicilia dopo le stragi Falcone e  Borsellino,

 

 

 


Postato da aniello orlacchini - 07/08/2008 11.26

Carissimo luigi, ricevo la tua lettera sulla rosa bianca, e ti dico che
ammiro la tua buona fede. Ormai però è chiaro, Pezzotta e Tabacci sono
nell'Udc e non hanno nessun peso politico autonomo. Hanno accettato di
accucciarsi all'ombra di Casini e ora cercano di organizzare qualche
circolo per fare la correntina interna. Non ci conosciamo e quindi non
so come generalmente pensi e quali criteri orientano il tuo agire
politico. Posso dirti solo che come il 99% di quelli che avevano
creduto alla Rosa bianca sono ormai certo che è morta. Non ha senso
riparlarne dopo il vergognoso comportamento dei presunti capi, uno dei
quali è tornato da Bberlusconi (Baccini). Se vuoi continua pure, noi
popolari, continuaimo per la nostra strada con la nostra iniziativa
civica. Ti mando un mio pezzo che uscirà a breve sul sito www.
gennarosalzano.org e il documento politico che abbiamo sottoscritto con
il movimento di padre Sorge. se vuoi ricominciamo insieme...
diversamente ti auguro buona strada.
Gennaro Salzano

Incipit: un nuovo inizio per popolari e civici

 

 

Incipit. Un nuovo cammino inizia per i cattolici democratici italiani, almeno per coloro che non hanno voglia di riconoscersi in partiti che continuano a deludere sul piano dei programmi, della coerenza ad un ideale, dello stile e del metodo democratico. Partiti come il Pd, anche l’Udc e il Pdl sono lontani anni luce da noi, dal nostro mondo, dall’impegno sociale e di animazione culturale che quotidianamente elaboriamo per dare un contributo, magari piccolo, a frenare il declino di un Paese che ormai riesce a rispondere alle aspettative di una porzione di cittadini che diventa ogni giorno più piccola. L’Italia sta riproducendo le dinamiche sociali che fin’ora avevamo conosciuto solo nei Paesi dell’America latina: una fortissima concentrazione della ricchezza nazionale nelle mani di pochi, che diventano sempre meno, e l’espulsione dal benessere di fette crescenti della popolazione: all’oligarchia politica si sta affiancando l’oligarchia economica. Un processo di impoverimento spaventoso, palesemente antidemocratico, che si somma alla diffusa debolezza morale di un popolo che in larga parte non è più abituato a trovare in altro che non sia il benessere materiale, motivi di soddisfazione per la propria esistenza. Due condizioni che rendono l’Italia un Paese poco democratico e diffusamente depresso, specie nella fetta di popolazione che dovrebbe dare la spinta propulsiva e che invece è la più penalizzata e sacrificata: i giovani e gli ex giovani (dai 30 ai 40 anni). Incipit nasce dall’incontro di Italia Popolare, fondata da Alberto Monticone e Gerardo Bianco, con Area Popolare Democratica, il movimento fondato da padre Bartolomeo Sorge. Vuole mettere insieme quanti vivono l’azione nella vita pubblica come un reale strumento di consolidamento della democrazia e quindi della partecipazione. Per provare ad arrestare il processo di concentrazione del potere politico ed economico che sta distruggendo il Paese, occorre che le energie civili trovino un luogo comune di discussione, organizzazione, azione. Questo vuole essere Incipit, una INiziativa CIvica e Popolare ITaliana. Un luogo dove chiunque voglia esserci entra da coprotagonista, un luogo dove il cammino si fa insieme procedendo passo dopo passo. Un luogo dove ciascuno è a casa propria e insieme agli altri decide. Per questo il nostro riferimento politico, culturale e ideale è il Popolarismo sturziano: siamo convinti che solo le energie civiche che si impegnano quotidianamente nella politica locale, insieme alle energie del mondo cattolico formate ai principi della solidarietà, della sussidiarietà ed in definitiva del fare comunità, possano insieme costituire un luogo altro, diverso, rispetto ai partiti tutti omologati per modalità di azione e per profili programmatici nella cerchia ristretta dell’oligarchia. Per fare questo abbiamo rinunciato alle comode posizioni personali che pure ciascuno di noi poteva conquistare abbastanza agevolmente rimanendo accucciato nel ventre dei grossi partiti di provenienza, in particolare il Pd. Abbiamo scelto invece di uscire, in coerenza con le nostre idee e in dissenso con quanto stava avvenendo. Per questo motivo non faremo mai altro che affermare con forza le nostre radicate convinzioni e cercare compagni di strada. Il rischio della estinzione non ci spaventa perché se il prezzo per evitarla deve essere la rinuncia a quello che siamo e che vogliamo e che pensiamo, quel prezzo abbiamo già rifiutato di pagarlo.

La rete popolare e civica vuole essere dunque il contraltare ai soggetti politici dominanti, ma non vuole essere in opposizione ad essi. La nostra vuole essere una “alterità dialogante” forte delle proprie ragioni e pronta a discutere con chiunque sia possibile trovare delle convergenze, in un laico e liberale riconoscimento delle diversità. Il cammino è già cominciato con una riuscita assemblea torinese e continuerà tra settembre e ottobre con altre assemblee nell’Italia centrale e meridionale. Lì siamo pronti ad accogliere chiunque voglia dare una mano, chiunque voglia suggerire dei miglioramenti alla nostra impostazione, chiunque voglia farci vedere anche i nostri errori e voglia comminare insieme a noi. Questo per costruire una presenza civica e popolare a partire già dal prossimo turno di elezioni amministrative. 

Gennaro Salzano

Coordinatore Italia Popolare - Campania

 

 

Apd-Area Popolare democratica e Ip-Italia Popolare, movimenti di ispirazione cristiana, constatando che il nostro paese, anche nel contesto dell’Unione Europea, si trova di fronte ad un passaggio politico, culturale e sociale di particolare gravità, per superare il quale occorre il contributo di tutte le risorse civili presenti al suo interno, e che, d’altra parte, il cattolicesimo democratico e popolare è oggi disperso e perciò meno adatto a cooperare alla rinascita della comunità nazionale, hanno concordemente deciso insieme l’avvio di un nuovo percorso, alternativo sia alla frammentazione sia allo scoramento del mondo cattolico. Non intendono proporsi a coordinatori di gruppi politici di matrice cristiano democratica, né promuovere costituenti di area in nome della comune appartenenza culturale, bensì  procedere uniti, in contatto con esperienze vitali collettive e personali, ad individuare un progetto al servizio del paese e le modalità di realizzarlo dalla parte dei cittadini.

Per quanto più direttamente li concerne, i nostri movimenti intendono giungere entro la fine dell’anno a delineare un comune documento politico che possa costituire il bagaglio concreto del cammino e la forza di un intervento incisivo.

Apd e Ip non chiamano a raccolta, si mettono in cammino in spirito di amicizia, alla ricerca delle diffuse e valide risorse civili del mondo cattolico italiano, pronti ad affiancarsi alle molteplici esperienze in esso presenti nella concretezza delle realtà di base. Le tappe di tale percorso, proprio perché aperto e non programmato dall’alto, saranno definite dallo sviluppo della rete di contatti e di convergenze e ovviamente modulate sulle vicende istituzionali, sociali e politiche dei prossimi mesi.

Apd e Ip promuoveranno nelle diverse regioni del paese, come già hanno fatto in Piemonte, a Torino, il 5 luglio scorso, incontri aperti per giungere poi a redigere insieme con quanti lo vorranno il programma di una unitaria forza politica per affrontare da cittadini e da cristiani le sfide di questo nostro tempo: la deriva democratica, la crisi morale, l’impoverimento diffuso, l’emarginazione dei giovani, delle donne, degli anziani.

Il metodo che essi scelgono è quello del porsi in sintonia con le attese di tanti cittadini, ansiosi di una politica nutrita di ideali e vicina alla gente comune e con ciò che d’originale emerge dal vissuto delle città e dei paesi nel molteplice impegno civico. Un metodo di intesa operosa fra compagni di strada, senza prefigurare strutture organizzative né stabilire traguardi definiti a priori, poiché il progetto è nel procedere insieme alla luce di principi della Costituzione e della Dottrina Sociale Cristiana.

Nel volgere di un paio d’anni i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi su grandi scelte istituzionali o a sanzionare decisioni di una ristretta cerchia politica e a votare per rappresentanze amministrative, europee e regionali. Questo, dunque, è il momento di riconoscersi, di comunicare, di mettersi insieme: il paese ha bisogno di energie civiche originali e fortemente motivate e tra di esse una autonoma e popolare forza cattolico democratica può dare un contributo essenziale al riavvicinamento dei cittadini alla politica e al progresso dell’Italia in equità e giustizia.

Apd e Ip invitano quanti, in vario modo,  sono riconoscibili per eguale volontà di servizio e per tensione sociale unitaria ad assumere questo spirito di ricerca delle affinità civiche ed etiche e a mobilitarsi sul territorio, per dar vita ad una realtà più ampia dove esse stesse e realtà civiche e popolari che condividano la stessa analisi, potranno confluire ricostituendo una triplice autonomia di analisi, valutazione ed azione. Per indicare provvisoriamente questa esperienza siamo ricorsi all’espressione Incipit, un acrostico che riproduce la parola latina che sta per inizio, e significa Intesa Civica Popolare Italiana.   L'aspetto civico richiama la matrice autonomista e municipalista del popolarismo. L'italianità sottolinea l'unità della nazione e il vero senso del federalismo, che dal molteplice e dalla ricca pluralità forma il mosaico unitario. Incipit non è solo espressione del senso del prendere nuove mosse, sulla spinta delle riflessione di Padre Sorge (‘’c'e' una sfida dei tempi nuovi che noi cattolici dobbiamo raccogliere’’),  ma è anche simbolo della consapevolezza che in ogni momento si comincia sempre il cammino mai compiuto e soddisfacente, eppure aperto all'avvenire.

FRANCO MANGIALARDI                ALBERTO MONTICONE


Postato da gennaro salzano - 04/08/2008 21.24

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