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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato.
ad Antonio Di Pietro
unico vero oppositore dell’egemonia berlusconiana.
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Eccellenza illustrissima,
da tempo ero posseduto dalla tentazione di scriverle, soprattutto per togliermi qualche sassolino, ma ho avuto sempre la meglio sull’irrefrenabile tentazione. Aspettavo, com’è mio costume, il momento più propizio per non rubarle e rubarmi troppo tempo.
Aspettavo, come si dice, il momento del raccolto, mi creda nessuna allusione al suo interesse per l’agricoltura e a quel più che malizioso “braccia sottratte all’agricoltura” riportato dai tanti inviperiti pennivendoli al soldo dell’uomo di Arcore. L’amore per la terra e le sue origini non possono che farle onore, c’è chi a differenza sua, che realmente si è fatto da solo, ha avuto bisogno di Craxi per affrancarsi dalla condizione di intrattenitore musicale di quart’ordine. Parafrasando Virgilio vorrei suggerirle:“non ti curar di loro ma guarda è passa”; lasci Eccellenza agli altri il conto di veline e battone e la gestione delle tante alcove, prima o poi anche “il popolo bestione capirà di aver scambiato un ciuccio per leone”.
Veniamo a noi ora Eccellenza, veniamo alle cose serie, agli aspetti positivi e a quelli negativi del suo stare in politica. Partiamo dagli “addebiti” sui quali c’è meno da ragionare poiché sono più che convinto che ha avuto già modo di farne tesoro. Partiamo dalle origini del suo impegno in politica, un momento certamente esaltante che la vide protagonista e riferimento focale di tante aspettative e delle tante persone, anche con un passato in politica o nel collateralismo cattolico, che la videro e non a torto, come l’ultima risorsa per salvare quanto ancora restava della politica positiva di questo nostro Paese. Con la sua discesa in campo tanti, che erano stati giocati dall’ingenuità politica di Mariotto Segni, ricominciarono a sperare: ricorda le piazze, i teatri, le sale ridiventarono i luoghi d’incontro di quella parte d’italiani che non si rassegnava a consegnare il Paese ai comunisti ed ai fascisti e per sottrarla anche ai lestofanti della politica. Qualche sua perplessità e la non accorta gestione della sua immagine da parte del “plenipotenziario” Veltri portarono molti come me a scegliere, in via definitiva il privato e a calzare le domestiche pantofole. Mi permetta, Eccellenza, ma lei non ha mai dimostrato un grande fiuto nella scelta dei suoi collaboratori: o personcine da bene senza uno spiccato senso della politica o lestofanti incalliti col vezzo del meretricio più che del trasformismo, ha capito verso chi vola il pensiero? In politica, mi creda, il marciapiede è indispensabile ma come sempre c’è marciapiede e marciapiede. Poi, Eccellenza, il discorso deve necessariamente essere spostato alla struttura del suo movimento, quelli eccessivamente personalistici il più delle volte non hanno futuro e poi si corre il rischio di diventare la fotocopia piccolina dell’avversario che si vuole combattere.
Dopo questa rapida carrellata sui suoi “nei” passiamo a quella sulle sue virtù, politiche s’intende; non tanto quelle passate, quanto le presenti e quelle che potrebbero essere le future. Le virtù in politica, Eccellenza, sono il modo di approcciare gli eventi, la determinazione nel combattere tutto quanto non giova alla collettività, la capacità di porsi al di fuori dei cori e riuscire a portare al cuore dei più la correttezza nelle scelte. Altra grande virtù Eccellenza è la capacità di scegliere la collocazione giusta nel panorama politico che ci sta di fronte e questo va fatto con lucidità, serenità e umiltà. Ella, Eccellenza, ha una chiara connotazione di Centro, il suo ed il futuro di quanti credono e crederanno in lei è a fianco dei tanti moderati che sono o privi di casa o sentono non loro quelle a cui una legge elettorale, a dir poco infame, li ha condannati. Un centrista, dalle connotazioni confessionali e non, non può essere abbandonato a subire la supremazia degli ex comunisti o degli ex fascisti (veri prostituti della politichetta italica) che di ex hanno ben poco. Questi centristi sanno che il tempo di dismettere le ciabatte è venuto e che con una riforma elettorale, diversa dai desideri di Veltroni e Fini, farà rinascere il nuovo Centro, grazie anche alla definitiva uscita di scena del Cardinale Ruini teorico e nemico di un partito dei cattolici. Il suo dichiarato proposito (dopo quanto successo sulla norma che mette al sicuro l’uomo di Arcore) di andare al referendum abrogativo la obbliga ad andare vanti. Eccellenza, a questo punto Lei ha un’ appuntamento con la Storia di questo Paese, un appuntamento importante per Lei e per tutti noi, una occasione unica ed irripetibile che se vissuta, comunque dovesse andare, le garantirà un posto tra i Padri di questa Repubblica, diversamente sarà condannato alle cronache di questo buio momento dove un capocomico e tanti avanzi di palcoscenico si accaniscono a tenere uno squallido spettacolo.
Per finire, Eccellenza, vedrà che non sarà solo, con lei ci sarà la stragrande maggioranza del popolo italiano che alla bisogna sa dove e con chi schierarsi e, se me lo consente, anch’io, nel mio piccolo, vorrò appartenere alla schiera dei nuovi liberatori. Luigi Malfi
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Commenti
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Postato da Michele La Marca - 14/12/2009 01.26
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Postato da Giovanni Monti - 19/08/2008 11.29
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Postato da ugo luterotti - 04/08/2008 21.15
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Postato da rosa aiello - 04/07/2008 08.16
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Postato da gianni graziuso - 02/07/2008 14.24
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Postato da alfredo taddeo - 02/07/2008 08.40
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