La Repubblica Italiana una ed indivisibile.
Quante repubbliche per giustificare una classe politica inadeguata.

La tempesta elettorale è passata lasciando dietro di se tutto il bene e il male che un tal evento poteva lasciare. Una cosa purtroppo non si è portata via: una casta di prezzolati analisti politici.
Gente che, solo grazie al loro credo o al tornaconto, cercano di mistificare una realtà che è più che evidente. L’indomani dalle elezioni bastava andare in un qualsiasi luogo di lavoro o barberia della penisola per sentire gratuitamente dalla gente la loro analisi del risultato elettorale molto più prossimo alla realtà che le elucubrazioni e i contorsionismi pagati a peso d’oro dagli organi d’informazione italiani.
Le vere cause di questo risultato sono poche e più che visibili: prime tra queste la legalità e la sicurezza. La voglia della gente di poter essere sicuri in casa propria, la voglia di poter camminare per la strada e nei nostri parchi senza guardarsi alle spalle come se si stesse attraversando una foresta infestata di pericoli, il desiderio, ormai represso, di poter uscire a una qualsiasi ora del giorno e della notte senza rischiare di essere derubato, stuprato o ammazzato da un delinquente il più delle volte immigrato. Voglia di vivere in città pulite e ordinate ove spacciatori nostrani e non vendono la loro merce alla luce del sole, ove il decoro delle nostre strade è ormai compromesso dall’occupazione di bancarellari fuorilegge, ove i semafori delle vie urbane sono diventati veri e propri posti di blocco gestiti da bande di zingari, veri e propri passatori moderni, che di cortese non hanno proprio niente. E si potrebbe andare avanti per molto ancora.
Poi ci s’interroga sul “fenomeno” elettorale della Lega Nord e sull’azzeramento dei partiti di sinistra che, nel programma elettorale, avrebbero previsto il voto agli immigrati cosiddetti regolari a partire da quello amministrativo. Smettiamola per sempre di contrabbandare agli italiani la Lega come un partito di estrema destra. La Lega non lo è sia per storia personale del suo fondatore che per aspirazione “dottrinale”. La lega è semplicemente la formazione politica che oggi più che mai interpreta il modo di pensare e le esigenze di milioni di connazionali e, a differenze degli altri, ha il coraggio di farle proprie, gridarle e rivendicarle pubblicamente, cosa che anche ai fascistelli nostrani, ormai venduti per un piatto di lenticchie e camuffati nelle file del centrodestra, è imbarazzante rivendicare. A quanti per ipocrisia o calcolo credono che mettere fuori gli immigrati sia un peccato mortale, sentiamo di dover ricordare che il vero unico peccato è quello di omissione: solidarietà non significa sacrificare la propria libertà; solidarietà non significa gettare i frutti del proprio lavoro per mantenere, nelle nostre galere, decine di migliaia di delinquenti immigrati che ci costano centinaia di milioni e che torneranno a delinquere non appena messi in libertà; solidarietà non significa provvedere alle spese sanitarie per curare milioni di immigrati presenti sul nostro territorio o turisti sanitari che ci costano migliaia di milioni di euro, quando poi nei paesi più “civili” ed economicamente avanzati tale prestazione non è garantita se non ai propri cittadini. Di questo passo, da sperpero a sperpero, da dissipamento a dissipamento, si potrebbe passare ad analizzare tante altre cose come i costi derivanti dall’accoglienza immediata e non che vede il solo tornaconto delle tante onlus che, sul fenomeno, ci campano e s’ingrassano. Tutto questo a svantaggio delle fasce più deboli di nostri connazionali veri ai quali potrebbero andare queste risorse.
Per quanto attiene l’interpretazione o l’estensione del concetto di omissione o peccato ci pare di ricordare che LUI ci ha raccomandato i più deboli, non sono forse i più deboli quei milioni di anziani che quotidianamente rischiano di essere vittime di questo stato di cose o quelle donne o quegli handicappati che hanno subito e subiranno violenza da parte di stranieri da sempre abbrutiti dal comunismo o dagli insegnamenti violenti dell’islam?
Dicono che sia nata, con questa tornata elettorale, una terza Repubblica; a parte che noi di Repubblica Italiana ne conosciamo una e una sola, quindi, se vogliamo inoltrarci in questo modo ciarliero di disquisire sulle cose della politica, allora c’è doveroso ricordare che ci serve ancora una quarta Repubblica per stabilizzare la situazione del nostro paese in ragione degli standard europei, poiché è nata sì una nuova situazione parlamentare, ma ci troviamo ancora di fronte ad una situazione parlamentare che non rispecchia la realtà del paese: una situazione ancora generata dai preconcetti e dai ricatti. E’ vero che è nata un’aggregazione di sinistra moderata di modello europeo (anche se non ancora ben definita, visto che in essa convivono due anime o quantomeno quelli che hanno la velleità d’interpretare le due anime inconciliabili dello schieramento, non già di un partito) ma è pur vero che l’alternativa europeistica centrista non ha avuto modo ancora di venire alla luce. Non si può, infatti, contrabbandare un partito feudalistico, con chiari inquinamenti fascisti, come il partito dei moderati che guarda alla tradizione popolare europea: si continuerebbero a pigliare sputi e lezzi dai veri partiti popolari europei.
Nessuno si è accorto, o ha evidenziato, che lo slittamento dell’elettorato è stato dettato dall’ostracismo e dalle scelte massimaliste dell’estrema sinistra; inoltre, da quanti, vedendo gli ex comunisti in qualsiasi salsa come il fumo negli occhi, hanno preferito, anziché disperdere il loro voto in formazioni minori che non avrebbero garantito l’insuccesso della sinistra, affidare la titolarità della loro rappresentanza al partito di Berlusconi. Di questo ne ha fatto le spese soprattutto l’Unione di Centro che, con una formula elettorale diversa, poteva essere accreditato su un 10%, che nonostante abbia eroso voti potenziali del PD si è visto svuotato del suo storico elettorato a vantaggio del PDL.
I primi chiari sintomi di quanto detto potrebbero confermarsi alle prossime amministrative e vedere, al sud d’Italia, una flessione del partito di Berlusconi che, non potendo mantenere fede a quanto promesso, apparirebbe agli occhi dei più come un politicante quaquaraqquà, un debitore insolvente, anzi un pataccaro da televendite. Per questo è necessario tener viva l’Unione di Centro su cui potrebbero confluire i voti dei moderati italiani.
Luigi Malfi
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Commenti

I fascisti che grazie a Berlusconi siedono indegnamente nel nostro governo non perdono mai l’occasione di dimostrare quello che sono e quanto valgono. Quasi quotidianamente perdono la buona occasione che gli viene offerta e stare zitti. Anziché approfittare dell’unica occasione (tanto Berlusconi, contrariamente a quanto pensa, prima o poi tirerà le quoia) che hanno avuto di godere dei privilegi che gli sono stati offerti gratuitamente dal burattinaio di Arcore e non scoprirsi per quello che sono, si inventano una “stronzata”al giorno. Dopo quella di ereditare il patrimonio culturale e politico del vecchio Partito Ppolare, dopo aver argomentato circa i veri autori della strage di Bologna, ora si inventano una protesta degli atleti olimpici a Pechino rifacendosi a quelle effettuate qualche decennio fa dagli americani di colore, trascurando che quelle furono fatte a “pugno chiuso”. Poveracci perché non tacciono prima di ritornate al loro ambiente naturale: nelle fogne della storia?


Postato da ludovico alfani - 06/08/2008 16.13


IL POPOLO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
ilpopolo-online.info

COLTIVARE UN DOVERE DELLA MEMORIA A DIFESA
DEI VALORI DI DEMOCRAZIA, LIBERTÀ E GIUSTIZIA !

Sabato 2 agosto ...avrebbe dovuto essere solamente la giornata della memoria, ed invece! Abbiamo atteso che si spegnessero i riflettori sulla querelle tra rappresentati di governo ed amministratori locali, Rotondi, Mancuso, Alfano, Fini, Cofferati & co., sollevata prima e dopo il 2 agosto, per dare la dovuta attenzione e poter dignitosamente celebrare la memoria degli 85 morti, testimoniare il cordoglio ai loro parenti, amici, colleghi e conoscenti e la nostra solidarietà ai 200 feriti.
Le stragi non hanno colore politico e non trovano giustificazione le proteste di chicchessia che sfociano nel massacro di innocenti (erano per la gran parte giovani donne e bambini, ndr), seminando terrore tra i superstiti. Condanniamo da cristiani, parimenti, i mandanti e gli esecutori.
La vicenda giudiziaria conclusasi con ergastoli e reclusioni, i retroscena , strumentalizzazioni e depistaggi: OLP, lodo Moro, Gelli, p2 , israeliani, arabi, americani etc. etc. ...o il caso fortuito piuttosto che il gesto di un folle scellerato devono essere argomento di studio e riflessione delle generazioni presenti e future perchè solo se si conoscono eventi come la strage di Bologna, l'esplosione del dc9  di Ustica (giugno dello stesso anno ), strage di Piazza fontana....si può scongiurare il ripetersi di analoghi fanatismi politici, odio ideologico e violenza terroristica.
Conoscere aiuta a capire e quindi a crearsi una propria opinione.
Non si dovrà attendere lo scadere tra due anni che venga sciolto il segreto di Stato, che come ogni anno autorevoli esponenti politici richiedono al governo in carica, perchè in realtà il segreto di Stato non e' mai stato posto e non ve n'e' traccia alcuna negli atti dei processi.
Zone d'ombra a destra, governo ombra a sinistra...basta, basta ! Indignati ci associamo al messaggio del presidente Napolitano rivolto all'associazione dei familiari delle vittime ..."occorre coltivare un dovere della memoria a difesa dei valori di democrazia, libertà e giustizia".
Soffermiamoci allora qualche minuto e preghiamo per le anime dei nostri 85 fratelli morti il 2 agosto 1980 alle ore 10.25 a causa di una bomba composta da 23 kg di esplosivo di fabbricazione militare posta in una valigetta sistemata a circa 50 cm d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'area ovest della stazione ferroviaria.

Nonni, madri, bimbi e giovani :

* Tonino LaBelva, anni 50
* Danielino Sugaddozzu, anni 29
* Mariotto Minghilledda, anni 55
* Paolo Berosi, anni 32
* Antonella Ceci, anni 19
* Angela Marino, anni 23
* Leo Luca Marino, anni 24
* Domenica Marino, anni 26
* Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57
* Vito Diomede Fresa, anni 62
* Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14
* Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28
* Carlo Mauri, anni 32
* Luca Mauri, anni 6
* Eckhardt Mader, anni 14
* Margret Rohrs In Mader, anni 39
* Kai Mader, anni 8
* Sonia Burri, anni 7
* Patrizia Messineo, anni 18
* Silvana Serravalli In Barbera, anni 34
* Manuela Gallon, anni 11
* Natalia Agostini In Gallon, anni 40
* Marina Antonella Trolese, anni 16
* Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51
* Roberto De Marchi, anni 21
* Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60
* Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46
* Vittorio Vaccaro, anni 24
* Velia Carli In Lauro, anni 50
* Salvatore Lauro, anni 57
* Paolo Zecchi, anni 23
* Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23
* Catherine Helen Mitchell, anni 22

* John Andrew Kolpinski, anni 22
* Angela Fresu, anni 3
* Maria Fresu, anni 24
* Loredana Molina In Sacrati, anni 44
* Angelica Tarsi, anni 72
* Katia Bertasi, anni 34
* Mirella Fornasari, anni 36
* Euridia Bergianti, anni 49
* Nilla Natali, anni 25
* Franca Dall'olio, anni 20

* Rita Verde, anni 23
* Flavia Casadei, anni 18

* Giuseppe Patruno, anni 18
* Rossella Marceddu, anni 19
* Davide Caprioli, anni 20
* Vito Ales, anni 20
* Iwao Sekiguchi, anni 20
* Brigitte Drouhard, anni 21
* Roberto Procelli, anni 21
* Mauro Alganon, anni 22
* Maria Angela Marangon, anni 22
* Verdiana Bivona, anni 22
* Francesco Gomez Martinez, anni 23
* Mauro Di Vittorio, anni 24
* Sergio Secci, anni 24
* Roberto Gaiola, anni 25
* Angelo Priore, anni 26
* Onofrio Zappala', anni 27
* Pio Carmine Remollino, anni 31
* Gaetano Roda, anni 31
* Antonino Di Paola, anni 32
* Mirco Castellaro, anni 33
* Nazzareno Basso, anni 33
* Vincenzo Petteni, anni 34
* Salvatore Seminara, anni 34
* Carla Gozzi, anni 36
* Umberto Lugli, anni 38
* Fausto Venturi, anni 38
* Argeo Bonora, anni 42
* Francesco Betti, anni 44
* Mario Sica, anni 44
* Pier Francesco Laurenti, anni 44
* Paolino Bianchi, anni 50
* Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50
* Berta Ebner, anni 50
* Vincenzo Lanconelli, anni 51
* Lina Ferretti In Mannocci, anni 53
* Romeo Ruozi, anni 54
* Amorveno Marzagalli, anni 54
* Antonio Francesco Lascala, anni 56
* Rosina Barbaro In Montani, anni 58
* Irene Breton In Boudouban, anni 61
* Pietro Galassi, anni 66
* Lidia Olla In Cardillo, anni 67
* Maria Idria Avati, anni 80
* Antonio Montanari, anni 86


www.ilpopolo.it
www.dconline.info
www.democraziacristianaonline.info
www.confederazionedc.it


Postato da Confederazione dei Democristiani di Centro - 06/08/2008 09.57

Perché è necessario il federalismo fiscale

 

Finirò per essere tacciato da “leghista” che non sono, anche se negli anni ’90 ho apprezzato la presa di posizione della Lega che, partita bene con la richiesta del federalismo è caduta male (almeno nella mia considerazione) quando ha iniziato a parlare di secessione e quindi di divisione dell’Italia o distacco di una parte di territorio dal resto della Nazione.  Mi rimane un punto comune, quello del “federalismo” che ritengo debba essere solidale e fondato sull’unità nazionale.  Quindi l’unità nazionale deve essere rafforzata con la piena autonomia di ogni regione, che vuol dire semplicemente autogestione locale sempre con il controllo del Parlamento che rappresenta l’unità nazionale.  Ci stiamo avvicinando sempre più al federalismo fiscale e ne sono felice, ma avrei seguito una strada diversa e cioè ponendo dapprima tutte le regioni italiane allo stesso livello eliminando per alcune il privilegio dello “statuto speciale”, eliminando poi le province che non servono a nulla in uno Stato moderno dove la gestione dell’intero territorio autonomo spetta alla regione e dove l’amministrazione locale comunale, che è il vero fulcro istituzionale,  deve essere valorizzata e maggiormente professionalizzata.  Si sta facendo il percorso inverso, ma purché si arrivi all’obbiettivo, ben venga anche se, probabilmente, servirà maggior tempo.  Le regioni, per gestirsi, hanno necessità di fondi che devono essere utilizzati con oculatezza e secondo le disponibilità territoriali. Per questo, il federalismo fiscale permette che gli introiti per imposte e tasse prodotti nel territorio, siano in massima parte reinvestiti ed utilizzati per lo sviluppo del territorio e quindi a favore della popolazione che ha contribuito a produrre quella ricchezza.  Un’altra parte viene versata allo Stato sia per partecipare ai costi della macchina organizzativa e burocratica nazionale che per aiutare altre regioni più povere.  In questo modo ogni regione deve darsi una mossa e dare il meglio di se per poter far vivere nel migliore dei modi la sua popolazione. Il risultato sarà che più e meglio lavori, più produrrai ricchezza, più soldi rimarranno nel territorio, più investimenti saranno destinati alle infrastrutture, al sociale ed alle altre attività umane,  e più il cittadino vivrà meglio.  Oggi però ci sono diverse regioni, o meglio la politica di dette regioni, che tira le briglia al cavallo per frenarlo.  Ci sono regioni abituate ad essere assistite, nelle quali la classe politica mai si è seriamente impegnata nell’accrescere strutture e mezzi per poter sviluppare le attività produttive ed imprenditoriali.  Il tutto si è sempre risolto a casa dei soliti furbi che, spesso e volentieri si sono spartiti la torta con politici corrotti a discapito dell’interesse dei cittadini, rallentando lo sviluppo del turismo, dell’industria e del commercio, con la conseguente mancanza di lavoro per molti.  Altre regioni poi, specialmente a statuto speciale, anche se producono poco reddito, sono foraggiate dallo Stato e, seppur producendo basso reddito, non si accontentano di tale loro situazione e spendono e spandono a più non posso.  Senza parlare degli sprechi e delle furberie della ex Cassa del Mezzogiorno perché ci sarebbe da piangere, faccio il solo esempio del personale occupato presso l’Ente Regionale Siciliano, confrontandolo con quello di una delle regioni più sviluppate d’Italia che è la Lombardia, la quale dovrebbe avere maggiore occupazione in rapporto al numero della popolazione e dalla qualità dei servizi erogati.  Orbene i dipendenti della Regione Sicilia sono circa 18.000 con 2.150 dirigenti, mentre i dipendenti della Regione Lombardia sono circa 4.000 con 275 dirigenti.  In Sicilia c’è un dirigente ogni 6 dipendenti ed un capo ufficio ogni due dipendenti con uno stipendio medio generale (dirigenti e capi ufficio) di circa 160 mila euro all’anno, contro i 105 mila euro dei lombardi.  Anche questa è una ragione che fa capire perché il federalismo fiscale è necessario.

Ugo Cortesi


Postato da Dalla Posta - 25/05/2008 19.03

Chiediamo, trasparenza, rinuncia ai privilegi, lealta’ agli elettori. E' da tempo che il nostro Comitato Conto Anch’io a Sassuolo ripete, pare senza essere ascoltato, di ridurre la spesa pubblica del Comune di Sassuolo, eliminando enti e società partecipate costose e inutili (dobbiamo eliminare i compensi e le retribuzioni dei vari Presidenti e Amministratori delle Società collegate e partecipate). E poi ancora si chiede di ridurre il numero dei consulenti e consulenze, oltre al numero (sempre piu’ crescente) dei dipendenti. Ci battiamo inoltre strenuamente contro i numerosi sprechi del Comune e contro i “Super Stipendi”, innanzitutto dei dirigenti. Niente caccia alle “dirigenti” streghe, per carità, dunque non vogliamo fare attacchi “populisti e superficiali”ma continuano a batterci per le buste paghe troppo alte. Probabilmente se questi dirigenti si mettessero sul mercato del lavoro “privato” non guadagnerebbero questi salari faraonici e ingiustificati. I politici inoltre devono concedere più trasparenza, che non costa nulla, e magari rinunciare a qualche piccolo privilegio francamente indifendibile, in nome della difficile situazione economica in cui versa oggi Sassuolo. E’ fondamentale promuovere la cultura della trasparenza: i cittadini devono sapere esattamente a quanto ammontano gli emolumenti . Compresi rimborsi spese, viaggi e privilegi vari, dunque i dati vanno messi a disposizione dei cittadini. E' necessario affrontare problemi di efficienza, di riordino, di semplificazione e di avvicinamento ai cittadini che si presentano anche come problemi di riduzione dei costi e di maggiore trasparenza della politica e delle istituzioni. Che i costi della politica vadano ridimensionati e ricondotti alla ragionevolezza è un fatto condivisibile da tutti (non politici), anche per ridurre il rischio che qualcuno pensi di farsi eleggere/assumere solo per garantirsi e garantire retribuzioni agiate. E’ necessario ricostruire un rapporto di fiducia tra elettori ed eletti, per ridare slancio alla democrazia a Sassuolo. -Comitato Conto anch’io a Sassuolo- Piccinini Dott. Ivano (Presidente del Comitato Conto anch’io a Sassuolo) E-Mail: comitato.Sassuolo@libero.it Tel. 346-7310852 http://comitato-sassuolo.blog.kataweb.it
Postato da Dalla Posta - 25/05/2008 19.01

Flat Tax come politica di rilancio del paese. In Italia abbiamo un
abnorme carico fiscale, eccessiva complessità del sistema, un numero di
adempimenti da far invidia ad uno stato dittatoriale quindi perche’ non
si pensa di introdurre una Flat Tax ? La Flat Tax è un’imposta unica, a
tasso unico (unica aliquota), che si sostituisce a tutte le altre. La
Flat Tax consente all’’Italia di semplificare radicalmente il sistema e
consente di diminuire l’intrusione dello Stato nella vita delle aziende
e degli individui. Le dichiarazioni sarebbero semplicissime e
faciliterebbero gli incassi dello Stato, permettendo a quest’ultimo di
ridurre notevolmente il numero del personale. Il numero dei
contribuenti potrebbe sicuramente aumentare, in quanto le scappatoie
fiscali si ridurrebbero drasticamente, cosi’ come si ridurrebbe il
desiderio di evadere il fisco . L'applicazione della Flat Tax, inoltre,
dà un enorme stimolo alle persone e alle imprese a produrre di più,
senza che sforzi maggiori vengano proporzionalmente penalizzati dal
fisco (il fisco, oggi, è un freno dello sviluppo, o meglio della voglia
di fare). Oggi , infatti, abbiamo vari sistemi fiscali e sociali
internazionali che sono in concorrenza tra loro per attirare imprese,
quindi perche’ non pensare di applicare la Flax Tax in aree come ad
esempio Sassuolo o altri paesi che hanno bisogno di un rilancio? La
Flat Tax non distorce l’accumulazione di capitale, per cui si
assisterebbe ad un aumento degli investimenti produttivi e in
conseguenza della crescita del Paese. La Flat Tax ,inoltre,
migliorerebbe l’uguaglianza di trattamento di fronte alla legge .
Dovrebbe poi essere previsto anche un esonero per i redditi piu' bassi
, una no-tax area , una soglia al di sotto della quale il reddito non
verrebbe tassato. La Flat Tax, in estrema sintesi, genera degli effetti
positivi per l’economia attraverso una semplificazione del sistema
fiscale e una riduzione delle distorsioni da esso generate (la
riduzione dei gravami fiscali genera effetti vantaggiosi,
principalmente sulla crescita e sul gettito, questo significa poter
perseguire l'obiettivo del risanamento "virtuoso" della finanza
pubblica, attraverso l'aumento delle entrate, da raggiungere con
l'allargamento della base imponibile e lo scoraggiamento delle pratiche
illegali). Il passaggio alla Flat Tax consentirebbe all’Italia ed in
particolar modo a Sassuolo di rilanciare la sua economia. I benefici
della Flat Tax quindi si riassumono in tre parole: crescita,
semplicità, giustizia. -Comitato Conto anch’io a Sassuolo- Piccinini
Dott. Ivano (Presidente del Comitato Conto anch’io a Sassuolo) E-Mail:
comitato.Sassuolo@libero.it Tel. 346-7310852 http://comitato-sassuolo.
blog.kataweb.it

Postato da Dalla Posta - 25/05/2008 18.59

Forse avete ragione, in quanto anche DiPietro, si è lasciato...assorbire.Leggete l'allegato, ad oggi Wanda Montanelli digiuna da un mese e Antonio Dipietro tace colpevolmente.
Pietro Tansini 
 
 

Cara Wanda, il padre padrone Antonio DiPietro è l'unico ministro (dopo Mastella) che è anche contemporaneamente presidente, segretario politico e tesoriere (Silvana Mura prende solo ordini) del Partito. Critica Berlusconi ma cerca di copiarlo goffamente. Crede di essere entrato nella storia con "mani pulite" ma sarà ricordato per incapacità politica: accordi con Occhetto, Giulietto Chiesa, Pancho Pardi, DiGregorio, Franca Rame, clan Sgarbi a Parma, con i risultati noti. Ora di nuovo Pancho Pardi. Non ti sei mai chiesta cosa fa Leoluca Orlando nell' IDV... e tutti i transfughi napoletani dall'UDEUR???  Abbiamo perso i connotati di Italia dei Valori per diventare Italia dei favori o se preferisci la lega del sud. Ti invidio per la Tua forza di carattere, la tua lotta è significativa non solo per tutte le donne (tranne che per Silvana Mura gelosa custode dei segreti del capo) per quanto mi riguarda ho abbandonato l'agone politico dopo aver constatato che prendiamo gli ordini anche da Bersani. Credimi il re è nudo. Pietro

 

DV: MONTANELLI, SCIOPERO FAME ANCHE A PASQUA

(ANSA) - ROMA, 21 MAR - Continua anche a Pasqua il digiuno di

Wanda Montanelli, la responsabile nazionale del Dipartimento

Politiche di Genere e della Consulta Donne dell'Italia dei Valori

che protesta per il trattamento riservato da Antonio Di Pietro

alle donne del partito.

''Nonostante la pesante censura di parte dei mass media - dichiara

 l'esponente dipietrista giunta oggi al decimo giorno di sciopero

della fame - la mia battaglia non violenta per aumentare

 i livelli di democraticita' dell'Italia dei Valori proseguira'

anche nelle festivita' pasquali.

E' per me un durissimo sacrificio ma lo continuero'

nello spirito di chi sa che e' un atto quasi dovuto se

si vuole che in questo paese qualcosa davvero cambi''.

(ANSA21-MAR-08 )

 

Postato da aldo porta - 04/05/2008 07.43

L’ex Ministro Sirchia: un altro “potente” salvato dall’indulto Stampa E-mail
L'ex ministro della Sanità del governo Berlusconi,Girolamo Sirchia, è stato condannato a tre anni di reclusione e alll’interdizione dai pubblici uffici, come pena accessoria, nell’ambito di un processo per tangenti nel mondo della sanità milanese. Sirchia è stato condannato insieme ad altre sette persone e ad una società, accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta e appropriazione indebita. Ma nessuno abbia timore: Sirchia non farà un solo giorno di prigione.
Per tre imputati la condanna è coperta da indulto. Anche i tre capi di imputazione per cui Sirchia è stato condannato non sono lontani dalla prescrizione, per cui può darsi che non si arrivi nemmeno al processo di appello. Assistiamo all’ennesimo caso di un “potente” colto con le mani nel sacco, che, come già in passato si è verificato per altri, non pagherà il suo debito con la giustizia, grazie all’indulto voluto da Berlusconi e da una larga parte dell’Unione. La morale tuttavia è che l’episodio di un ex ministro del Centro-Destra condannato per accuse infamanti -spiacevole di per sé – rappresenta un’ulteriore dimostrazione del fatto che dietro le sbarre rimangono, o ci sono tornati, i ladri di polli, mentre finanzieri di assalto, evasori fiscali, politici e potenti in genere restano in libertà grazie a questo assurdo provvedimento di condono della pena.

Postato da antonio borghesi - 21/04/2008 07.31

caro Luigi mi fanno sempre piacere le tue frecciate alla nostra classe politica. pensare che basterebbe davvero poco per rendere il nostro Paese quello che è, nell'immagine del mondo. un paese invidiato per le sue bellezze, con la gente amabile per la sua inziativa e intelligenza, (ma forse con poca voglia di lavorare?) forse dovremmo dare ai giovani più fiducia e tu sei gran maestro in questo. un caro saluto marco
Postato da marco lavela - 18/04/2008 19.09

Cari amici,
è con gratitudine che mi rivolgo a voi dopo l'impegno appena concluso della campagna elettorale. Come vedete non siamo e... non sono scomparso. Al momento abbiamo in sospeso il risultato del Senato in Puglia e Calabria dove, per meno di 200 voti, non abbiamo superato la soglia dell' 8%. Al di la di questo credo necessario in nostro impegno per ciò per cui ci siamo veramente battuti: una nuova presenza, un nuovo impegno civico dei cristiani per il bene comune. Ci ho sempre creduto e continuo a crederlo: questo si realizza nella politica con,alle spalle, un retroterra culturale chiaro e un'anima spirituale libera e forte. Per il momento,  comunque, mi permetto di invitarvi alla Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito, che si terrà a Rimini dal 1 Maggio e di cui troverete il programma nel link sotto riportato.
 
 
 
Luca Marconi

Postato da Luca Marconi - 18/04/2008 12.08

CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO

ELETTI IL 13 E 14 APRILE 2008 AL PARLAMENTO ITALIANO

Fonti: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez - Ministero dell’Interno www.interno.it

www.beppegrillo.it 1

CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO

ELETTI IL 13 E 14 APRILE 2008 AL PARLAMENTO ITALIANO

Fonti:

- “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez

- Ministero dell’Interno www.interno.it

CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO

ELETTI IL 13 E 14 APRILE 2008 AL PARLAMENTO ITALIANO

Fonti: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez - Ministero dell’Interno www.interno.it

www.beppegrillo.it 2

Popolo delle Libertà (45)

Abrignani Ignazio (FI): Avvocato, ex capo della segreteria di Claudio Scajola, è indagato a Milano per dissipazione postfallimentare

nelle indagini sulla bancarotta della Cit, l’agenzia di viaggi dello Stato di cui era commissario straordinario. La Cit

è stata acquista dall'imprenditore campano Gerardo Soglia (pure lui candidato per la Pdl, non si sa se anch’egli indagato oppure

no), indicato come uno degli imprenditori che dovrebbe far parte della fantomatica cordata Berlusconi per l’acquisto di

Alitalia.

Berlusconi Silvio (FI): 2 amnistie (falsa testimonianza P2 e falso in bilancio Macherio); 1 assoluzione dubitativa (corruzione

Gdf, falso bilancio Medusa); 1 assoluzione piena (corruzione giudici Sme-Ariosto); 2 assoluzioni per depenalizzazione del

reato da parte dello stesso imputato (falsi in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per

concorso in strage); 6 prescrizioni (finanziamento illecito a Craxi con All Iberian; falso in bilancio Macherio; falso in bilancio

e appropriazione indebita Fininvest; falso in bilancio Fininvest occulta; falso in bilancio Lentini; corruzione giudiziaria

Mondadori); 3 processi in corso: Telecinco (falso bilancio, frode fiscale, violazione antitrust spagnola), caso Mills (corruzione

giudiziaria), diritti Mediaset (appropriazione indebita, falso bilancio, frode fiscale), Saccà (corruzione); 1 indagine in corso

(istigazione alla corruzione di alcuni senatori).

Bergamini Deborah (FI): La sua posizione è al vaglio della Procura di Roma, cui i pm di Milano hanno trasmesso il fascicolo

relativo all’ipotesi di interruzione di pubblico servizio, in concorso con l’allora dg Rai Flavio Cattaneo, per aver ritardato le

notizie sui risultati elettorali delle regionali 2005, molto negativi per il governo Berlusconi.

Berruti Massimo Maria (FI): Condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento, per aver depistato nell’estate del

1994 le indagini sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza dopo una visita a Berlusconi a Palazzo Chigi.

Brancher Aldo (FI): Condannato in primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Psi, si salva in

Cassazione grazie alla prescrizione (per il secondo reato) e alla depenalizzazione del reato (il primo) da parte del suo stesso

governo. Indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sulla scalata di Fiorani (Bpl) all’Antonveneta: la Procura trova un

conto alla Banca Popolare di Lodi intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila

euro in due anni.

Briguglio Carmelo (FI): Nel 1999 viene rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e truffa alla Regione e all’Unione europea

nell’inchiesta della Procura di Palermo su presunti finanziamenti regionali e comunitari girati a tre società «amiche» per corsi

di formazione professionale. Il processo viene poi trasferito per competenza a Messina, dove i giudici annullano il precedente

decreto di rinvio a giudizio e ripartono praticamente da zero. Ma il tour non è finito, perché nel gennaio 2003 il gip messinese

dichiara prescritta una parte delle accuse, e dirotta quelle rimaste (truffa e falso) a Reggio Calabria, in quanto fra gli indagati

c’è anche un giudice di pace di Messina. E a Reggio Briguglio viene assolto nel 2006.

Camber Giulio (FI): Condannato nel 2007 dalla Corte d’appello di Trieste a 8 mesi di reclusione (con rito abbreviato e sconto

di un terzo della pena) per millantato credito nell’ambito del crac Kreditna Banka, l’istituto di credito della minoranza slovena

fallita nel 1997: nel novembre 1994 avrebbe ricevuto 100 milioni di lire dai vertici dell’istituto, garantendo loro un intervento

politico per salvarlo dalla bancarotta. Intervento poi mai compiuto. Infatti la banca fallì.

Cantoni Giampiero (FI): Ha patteggiato 2 anni di reclusione complessivi prima per corruzione (con risarcimento di 800

milioni di lire) e poi per concorso nella bancarotta fraudolenta del gruppo Mandelli.

Catone Giampiero (Dc Autonomie): arrestato a Roma nel 2001 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata,

falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata (due bancarotte da 25 miliardi di lire l’una e 12

miliardi di finanziamenti a fondo perduto ottenuti dal ministero dell’Industria – secondo l’accusa – con carte e perizie false), è

stato rinviato a giudizio. Così come all’Aquila, sempre per bancarotta fraudolenta (fallimento dell’Abatec, azienda di Chieti da

lui stesso amministrata, che avrebbe dovuto produrre macchinari ad alta tecnologia per la lavorazione dei pannolini, ma fu

dichiarata fallita dopo un aumento di capitale deliberato prim’ancora che fossero sottoscritte le quote sociali). La stessa Procura

dell’Aquila ha chiuso un’altra indagine a carico di 44 persone, fra cui Catone, su una presunta mega-truffa ai danni della

multinazionale Merker e di diverse banche, tra le quali Intesa. Qui Catone è indagato per estorsione, insieme al fratello Mario,

dipendente di Banca Intesa, per aver spillato 118mila euro ad alcuni dirigenti Merker, millantando interventi politici per

risolvere i guai finanziari del gruppo.

Ciarrapico Giuseppe (FI): 5 condanne definitive, una in primo grado e una serie impressionante di arresti e procedimenti

penali. Nel 1973 la Corte d’Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino e lo condanna per truffa aggravata

e continuata ai danni di Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti. La Cassazione

conferma la truffa, ne dichiara prescritta una parte e incarica la Corte d’appello di rideterminare la pena per l’altra. Nel 1974

altra condanna: il pretore di Cassino gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela

“il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti”:sentenza confermata in Cassazione. Nel marzo ’93 viene arrestato a Roma per lo

scandalo Safim Leasing- Italsanità (per vari miliardi di lire avuti dalla Safim Factor scontando titoli di credito inesistenti dopo

aver affittato suoi immobili a Italsanità): nel 1995 viene condannato con rito abbreviato a 1 anno per falso in bilancio e truffa,

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pena poi confermata in appello e in Cassazione. Aprile ’93: Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250 milioni di

lire versata al segretario del Psdi Antonio Cariglia su richiesta di Andreotti. “Era vero, li diedi per arruolare Domenico

Modugno alle feste dei socialdemocratici”, dirà lui anni dopo. Passa un mese e torna dentro, stavolta per un presunto miliardo

alla Dc andreottiana nello scandalo delle Poste. A giugno, condanna in primo grado a 6 mesi per diffamazione: aveva affisso a

Fiuggi un manifesto in cui dava a un consigliere comunale del “mentitore diffamatore mestatore”. Nel 1997 la Procura di

Roma lo fa rinviare a giudizio per peculato, abuso e falso nella sua attività di re delle acque minerali: secondo il pm Maria

Cordova, mentre era custode giudiziario dell’Ente Fiuggi, Ciarrapico omise di versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di

somme di denaro per spese pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati, rinnovando il contratto di vendita

dell’acqua Fiuggi a una sua società che offriva prezzi inferiori rispetto a un’altra (danneggiando il Comune, che percepiva un

tot a bottiglia). Nel 1995 viene condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle Terme Bognanco. Ma questi processi

finiscono in nulla. Nel 1998, però, arriva la mazzata: condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per la bancarotta fraudolenta

del Banco Ambrosiano. La sua “Fideico”, nel 1982, aveva ottenuto dalla Banca di Roberto Calvi e della P2 un improvviso

aumento della linea di credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole. Nel 1999, il kappaò: la quinta condanna definitiva

a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la “Casina Valadier”, il palazzetto liberty romano trasformato in

ristorante. Ma il Ciarra, pur dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: grazie all’età e agli acciacchi, ottiene

l’affidamento ai servizi sociali. Intanto i processi avanzano, con qualche botta di fortuna. Nel ’99, condannato in appello per

emissione di assegni a vuoto, il nostro eroe è assolto in Cassazione perchè il reato è stato appena depenalizzato. Nel 2000 cade

in prescrizione la condanna in primo grado per violazione della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi. Nel 2001,

condanna in primo grado a Perugia per abuso d’ufficio insieme al giudice fallimentare di Frosinone che nel ’93 regalò

l’amministrazione controllata alla sua capogruppo “Italfin 80” in crisi nera, evitandogli il crac: reato poi estinto per

prescrizione. Intanto lui s’è dato alle cliniche private. E anche in quel ramo riesce a dare lavoro alla Giustizia. Nel 2002 il

Tribunale di Roma lo condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni

dirigenti della “Quisisana”, avrebbe imposto a una cinquantina di pazienti sottoposti a trasfusioni parcelle gonfiate per 3-400

mila lire l’una. E nel 2005 è rinviato a giudizio per ricettazione nella vecchia vicenda delle tangenti al ministero delle Poste.

Ma ci sono pure questioni recentissime, come quella che lo investe per la sua ultima vocazione: editore di giornali locali,

undici “cocoperative” tra la Ciociaria e il Molise, finanziati dallo Stato. Del novembre 2007, il Ciarra è indagato a Roma per

truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005 abbia incassato il doppio dei contributi dovuti, attestando

falsamente che le società “Editoriale Ciociaria Oggi” e “Nuova Editoriale Oggi” hanno una gestione separata. In attesa di

sapere come stanno le cose, il Gip gli ha sequestrato i 2,5 milioni che stavano arrivando dalla Presidenza del Consiglio. Intanto

il fisco italiano attende che il Ciarra versi 1,495 milioni di euro di tasse mai pagate. E non è questo l’unico suo debito: tallonato

dai piccoli azionisti dell’Ambrosiano, risulta residente per l’Anagrafe in una camera e servizi annessa a un capannone

industriale dove ha sede la tipografia di “Ciociaria Oggi”, a Villa Santa Lucia, vicino a Montecassino. Dove sovente bussa

l’ufficiale giudiziario. Invano.

Comincioli Romano (FI): Imputato per le false fatture e i bilanci truccati di Publitalia, insieme a Dell’Utri e altri, chiede di

patteggiare 1 anno e 8 mesi, ottiene il consenso del pm, ma nel 1995 il Tribunale ritiene troppo bassa la pena concordata e

preferisce processarlo: mossa incauta, visto che poi la Cdl, anche col suo voto, abroga di fatto il falso in bilancio, riducendo le

pene al lumicino e abbreviando le scadenze della prescrizione. A quel punto la IV sezione del Tribunale fa ricorso alla Corte di

giustizia europea e alla Corte costituzionale per l’incostituzionalità della legge. Ma la Corte europea rimanda al mittente

l’eccezione, mentre la Consulta tarda a rispondere e quando il processo riprenderà, i reati saranno comunque prescritti. Nel

febbraio 2008, alla vigilia della fine della legislatura, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge al mittente

la richiesta di autorizzazione (inoltrata dal gip di Milano Clementina Forleo) a usare le sue telefonate intercettate con l’amico

Stefano Ricucci a proposito della scalata al «Corriere della Sera».

De Angelis Marcello (An): Condannato in via definitiva a 5 anni di carcere (di cui 3 scontati in carcere) per banda armata e

associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione, fondato da Roberto Fiore,

Gabriele Adinolfi e Ciccio Mangiameli.

De Gregorio Sergio (FI-Italiani nel Mondo): Dal giugno 2007 è indagato dalla Procura antimafia di Napoli per i reati di

riciclaggio e favoreggiamento della camorra. Nel febbraio 2008 è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di

Roma per il reato di corruzione. Entrambe le indagini nascono in Campania, dove la Guardia di finanza scopre, durante una

perquisizione a carico di Rocco Cafiero detto «’o Capriariello», ritenuto un componente del clan Nuvoletta, una serie di

assegni firmati??? o girati proprio da De Gregorio. I finanzieri, tra le carte del senatore, scoprono anche un accordo fra

l’associazione Italiani nel mondo e il coordinatore forzista Sandro Bondi, in cui si dà conto dell’impegno finanziario

concordato tra le parti (si parla di 500 o 700mila euro), delle quote già consegnate e quelle da fornire con cadenza mensile. I

magistrati sospettano che sia il prezzo pagato per convincere il senatore ad abbracciare il centrodestra. E trasmettono

l’inchiesta per competenza da Napoli a Roma.

Dell’Utri Marcello (FI): Condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione

di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione); condannato in

primo grado e in appello a Milano a 2 anni per tentata estorsione mafiosa insieme al boss trapanese Vicenzo Virga ai danni

dell’imprenditore Vincenzo Garraffa; condannato in primo grado a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione

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mafiosa; salvato dall’immunità parlamentare dalla richiesta di arresto avanzata nel 1999 dai giudici di Palermo in un processo

per calunnia aggravata contro alcuni pentiti (processo chiuso in primo grado con l’assoluzione e ora in fase di appello).

De Luca Francesco (Dc Autonomie): Deputato forzista uscente, ora accasato con la Dc di Rotondi, è indagato dalla Procura

di Milano per tentata corruzione in atti giudiziari. Dalle intercettazioni delle sue telefonate con l’avvocatessa del clan

camorristico dei Guida, molto attivo a Milano, gli inquirenti hanno scoperto che la donna si era rivolta a lui, nell’autunno del

2006, per aggiustare un processo a carico dei suoi clienti davanti alla V sezione della Cassazione. E gli aveva inviato un

appunto con gli estremi della “pratica” addirittura via fax, su un’utenza del Senato. De Luca rispose di averlo “dato a quella

persona”, che “sta per andare via” (dalla Cassazione), ma “chi lo sostituisce è un amico”. Quando gli inquirenti si rendono

conto che l’avvocatessa parla con un deputato, interrompono gli ascolti, come imposto dalla legge Boato, e chiedono alla

Camera l’autorizzazione a usare telefonate e tabulati. La giunta per le autorizzazioni della Camera decide di non decidere,

“concordando all’unanimità un rinvio dell’esame”. Così, intanto, viene sciolto il Parlamento e De Luca – che nega di aver mai

contattato magistrati di Cassazione e parla di “equivoco” - viene ricandidato alla Camera in un posto sicuro nelle liste del Pdl,

in Veneto1.

Fasano Vincenzo (An): Ex assessore regionale di An, è stato coinvolto in due procedimenti penali relativi alla gestione delle

aree Asi di Battipaglia (Salerno). Assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta, per il quale era stato condannato a 1 anno

in primo grado; condannato a 2 anni per concussione il 16 ottobre 2007, pena peraltro indultata. La vicenda si riferisce a

richieste da parte di Fasano nei confronti di imprenditori che dovevano avviare un centro commerciale: di posti di lavoro,

appalti per la climatizzazione e la gestione dell'area carburanti. Candidato Pdl per il Senato in Campania.

Firrarello Giuseppe (FI): Arrestato e condannato in primo grado (il 13 aprile 2007) a Catania alla pena di 2 anni e 6 mesi di

reclusione per turbativa d’asta nel processo per le tangenti sulla costruzione del nuovo ospedale Garibaldi e del centro

residenziale per studenti universitari «Il Tavoliere». Il Tribunale ha trasmesso alla Procura una serie di atti perchè Firrarello

venga processato anche per concorso esterno in associazione mafiosa.

Fitto Raffaele (FI): Indagato a Bari per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti, nel 2006 s’è salvato dalle manette

perché la Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione ad arrestarlo inoltrata dai giudici di Bari. Nel dicembre 2007 la

Procura barese ha comunque chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione e illecito finanziamento. L’accusa riguarda presunte

tangenti versate a Fitto da Giampaolo Angelucci, re delle cliniche private (anche lui imputato a Bari), che gli avrebbe allungato

500mila euro per la sua lista alle elezioni regionali del 2005 (poi perdute contro Nichi Vendola) in cambio di favori illeciti per

vincere l’appalto da 198 milioni che gli ha consegnato le undici residenze sanitarie «assistite» dalla Regione Puglia.

Formigoni Roberto (FI): Imputato per abuso d’ufficio nel processo sui maneggi intorno alla fondazione Bussolera Branca.

Assolto in primo e secondo grado, s’è visto annullare la sentenza dalla Cassazione, che ha ordinato di rifare il processo

d’appello.

Galati Giuseppe (FI): Ex Udc recentemente passato a Forza Italia, è indagato a Catanzaro per associazione a delinquere,

truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il pm Luigi De Magistris (nell’indagine «Poseidone», poi

avocata dal procuratore Mariano Lombardi) ipotizza che Galati facesse parte di un comitato d’affari che si occupava di spartire

tra i vari partiti i fondi pubblici stanziati dalla Regione e dall’Unione europea.

Giudice Gaspare (FI): Imputato a Palermo per associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta aggravata e riciclaggio, nel 2006

è stato assolto in primo grado da tutte le accuse, salvo quella per bancarotta semplice, coperta però da prescrizione. Ma la

Procura, che aveva chiesto per lui una condanna a 15 anni, ha fatto ricorso in appello.

Grillo Luigi (FI): Nell’indagine sulle scalate bancarie del 2005, la Procura di Milano ha chiesto il suo rinvio a giudizio per

aggiotaggio per aver «contribuito a trasferire da Fazio a Fiorani informazioni riservate sull’iter di procedimenti di Bankitalia

nei confronti di Bpi» (la Popolare Italiana, ex Lodi, di Gianpiero Fiornai); e gli contesta inoltre un episodio di appropriazione

indebita («44mila euro nel 2005»). Nel 2006 Grillo, grazie alla prescrizione appena dimezzata dalla legge ex Cirielli, ha visto

cadere davanti al gip di Genova le accuse mosse contro di lui per una presunta truffa nella progettazione della Tav Milano-

Genova in concorso con dirigenti delle Fs e il costruttore Marcellino Gavio, sospettati di aver ottenuto illecitamente oltre 100

miliardi di lire per interventi di «conoscenza dell’assetto geologico dei terreni nella galleria Giovi».

La Malfa Giorgio (FI-Pri): Condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont:

nel 1992 incassò in nero 300 milioni Ferruzzi-Montedison.

Landolfi Mario (An): Ex ministro delle Telecomunicazioni e presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla

Rai, è indagato in Campania per corruzione e truffa «con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso

La Torre» nell’ambito di un’inchiesta sui fratelli Orsi, due imprenditori casertani diventati i re dei rifiuti grazie al legame con

la camorra e alle relazioni politiche a destra e sinistra. Contro Landolfi gli investigatori hanno raccolto molte dichiarazioni. Al

centro di tutto ci sono i posti di lavoro. Quando i politici chiedevano, il contratto doveva spuntare fuori a tutti i costi. Spiega

Michele Orsi: “Circa il 70 per cento delle assunzioni poi operate erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politicoelettorali,

richieste da Landolfi, Valente [il presidente del consorzio comunale, nda] e Cosentino [il coordinatore regionale di

Forza Italia, nda]... Molte delle assunzioni erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi non svolgevano

alcuna attività”. Questi «favori» poi diventavano voti. Raffaele Chianese, capo della segretaria di Landolfi - arrestato nel

dicembre del 2007 col segretario particolare dell’onorevole, Cosimo Chianese, per aver organizzato corsi professionali

fantasma in cambio di 250 mila euro di finanziamenti dall’Unione europea - raccomanda un uomo vicino alle cosche con

queste testuali parole: «Quello vale cento voti!». E Orsi replica promettendo il contratto: «Tieni presente che siamo vicini a te e

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Mario per queste elezioni. Qualunque cosa...». Risposta: «Grazie, a buon rendere». Spiega un pentito: “Quasi tutte le persone

che a Mondragone lavorano per la nettezza urbana sono state raccomandate dal clan. Qualunque iniziativa volessero prendere i

lavoratori dovevano concordarla con il clan, compreso l’iscrizione al sindacato o iniziative di protesta. Mi risulta che nel corso

degli anni sono stati organizzati dalla cosca vari pranzi elettorali per cercare di far votare tutti i dipendenti della nettezza

urbana per una certa persona… Per le ultime politiche è stato organizzato un rinfresco a favore di Landolfi a cui pure hanno

partecipato tutti i dipendenti della nettezza urbana. In quest’ultima occasione il clan si è occupato soltanto di far andare tutti

all’incontro”. I consorzi che gestiscono i rifiuti sono espressione diretta dei partiti. Lo racconta Giuseppe Valente, numero uno

della società mista che si occupa di pulire diciotto comuni sul litorale Domiziano, che dopo l’arresto ammette di avere «assunto

la presidenza quale incarico squisitamente politico, previa intesa con i referenti politici, i parlamentari Landolfi, Cosentino e

Coronella [senatore e leader provinciale di An, nda]». Ma non si tratta di semplice lottizzazione. Dietro i consorzi oltre che la

politica c’è pure la camorra. Chianese, il «portaborse » di Landolfi, dice al telefono che prima nella società della nettezza

urbana «c’erano ventidue assunti ma dieci erano camorristi. Non lavoravano, si pigliavano solo lo stipendio». Il seguito

dell’intercettazione è anche peggiore: «Quanti ce ne possono servire per pulire Mondragone? Trentacinque a esagerare. Invece

ora ce ne stanno 86, chi li deve pagare?». Lo Stato però davanti al dilagare della camorra sembra inerte. Dalla Prefettura di

Caserta – dicono gli atti della Procura – le informative di polizia arrivavano direttamente nelle mani sbagliate. E se si cercava

di applicare le misure minime di legge, come l’obbligo di certificato antimafia per gli appalti, c’era sempre un parlamentare

pronto a trovare una scorciatoia. Spiega ancora Orsi: “Quanto alle mie richieste rivolte ai politici di interessarsi per il rilascio

della certificazione antimafia, faccio presente che sollecitai direttamente l’onorevole Cosentino e – tramite Valente – Mario

Landolfi. Cosentino mi diede assicurazioni sul fatto che si sarebbe interessato: ricordo che questi ebbe a chiamare

telefonicamente, innanzi a me, il dottor Provolo [il vice-prefetto, nda] con il quale prese un appuntamento per avere dei

chiarimenti”. E Landolfi? “Chianese ci disse di aver ricevuto da Landolfi l’indicazione proveniente dalla Prefettura...

sottolineando che grazie a lui Landolfi si era recato presso la Prefettura per perorare il rilascio della certificazione antimafia”.

Dagli atti spunta poi un dialogo sconcertante. Sergio Orsi, uno dei re dei rifiuti, si fa avanti offrendo «amicizia». E Chianese

replica: «Mario i soldi se li può prendere solo da me, e non se li può prendere da nessun altro, quindi è inutile...». Poi precisa:

«Lui soldi non ne piglia... Cioè, i soldi che danno per fare l’attività. Finanzia il partito... Io me ne avvantaggio dal partito,

perché io prendo un incarico... e giustamente devo dare un contributo...». A quel punto il portaborse spiega: «Tu puoi

partecipare... se tu devi prendere un appalto per un lavoro, anziché darlo ad un altro, lo dai a me... È un contributo anche

questo...».

Lehner Giancarlo (FI): Per alcuni suoi articoli, e in particolare per un pamphlet calunnioso in cui accusava addirittura i

magistrati di Mani Pulite di «attentato a organo costituzionale» (cioè a Berlusconi), un reato da ergastolo, Lehner è stato

condannato per diffamazione dal Tribunale di Trento.

Martinat Ugo (An): Indagato dal 2 maggio 2005 a Torino, nella sua veste di viceministro delle Infrastrutture, per turbativa

d’asta e abuso in atti d’ufficio a proposito degli appalti per l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione e per due strade costruite in

vista delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Un rapporto della Dia, trasmesso dalla Guardia di finanza ai pm Francesco

Saluzzo, Paolo Toso e Cesare Parodi, parla di intercettazioni e definisce Martinat «soggetto supervisore per l’aggiudicazione di

varie gare d’appalto e per l’assegnazione di collaudi».

Matteoli Altero (An): Imputato a Livorno per favoreggiamento verso l’ex prefetto di Livorno, che avrebbe avvertito di

indagini e intercettazioni in corso su uno scandalo di abusi edilizi all’isola d’Elba, consentendo a lui e ad altri indagati di

inquinare le prove e di distruggere carte e addirittura computer, con gravi danni per le indagini. Il processo è iniziato il 20

ottobre 2006. Ma il 17 maggio 2007 la Camera l’ha bloccato (394 voti favorevoli, 2 contrari e 32 astenuti), sollevando un

conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale contro il Tribunale dei ministri che, spogliandosi del

caso in quanto Matteoli è accusato come comune cittadino e non come ex ministro, non ha ritenuto di chiedere alla Camera

l’autorizzazione a procedere prevista per i ministri accusati di reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. Così il

processo, in attesa della Consulta, si ferma.

Messina Alfredo (FI): Storico dirigente Fininvest e Mediaset, più volte indagato insieme al Cavaliere e ai suoi cari, ora è

vicepresidente di Mediolanum ed è sotto inchiesta a Milano (la Procura ha da poco depositato gli atti a fine indagini) per

favoreggiamento nella bancarotta fraudolenta dell’Hdc del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. Nel 2004 Crespi chiede a

Mediaset di restituirgli 500 mila euro da lui anticipati a Telelombardia e Antenna3 per “risarcirli” del danno subìto dalla

fornitura di programmi a Italia 7 Gold da parte di Mediaset. La richiesta, tramite Deborah Bergamini, viene inoltrata a

Messina, che prende appuntamento per il 17 luglio con Paolo Del Bue, presidente della Arner Bank luganese, a cui chiede di

“prepararmi una di quelle cose”. Cioè, verosimilmente, i contanti. Perché parte della somma – secondo la Guardia di Finanza -

dev’essere versata a Crespi in contanti a Lugano e in nero da Messina e dal suo avvocato, Giorgio Perroni. Il giorno della

prevista trasferta in Svizzera, il 16 luglio 2004, gli investigatori milanesi – che intercettano i protagonisti – si preparano a

pedinarli a distanza. Messina va a prendere Perroni a Roma, dove incontra anche l’avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini.

Poi però, mentre è già in viaggio verso Fiumicino, riceve una telefonata da Palazzo Chigi: è Valentino Valentini, capo della

segreteria del premier Berlusconi. Che lo richiama indietro per “un documento da consegnare”. Messina torna indietro e subito

disdice l’appuntamento con Del Bue. Qualcuno, evidentemente, ha fatto una soffiata sul pedinamento in corso. E la consegna

“salta”. “Purtroppo – dice l’avvocato di Crespi, che segue la pratica, al sondaggista - “(Messina o Perroni, ndr) ha avuto un

forte casino. Non è potuto andare dove doveva andare”. Messina è candidato Pdl al Senato in Lombardia.

CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO

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Nania Domenico (An): Arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad

attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel

1980); condannato in primo grado per gli abusi edilizi nella sua villa di Barcellona Pozzo di Gotto e salvato in appello dalla

prescrizione. Nemmeno il condono edilizio varato dal governo Berlusconi e votato anche da lui è riuscito a sanare la sua villa

abusiva con piscina, costruita in spregio delle leggi urbanistiche (legge 47/1985, articolo 20) e anche di quelle antisismiche

(legge 64/1974 sulla necessaria autorizzazione del Genio civile). Anche perché la sanatoria berlusconiana prevedeva il

pagamento di una serie di oblazioni che Nania non ha versato in tempo utile. Non male, per un ex sottosegretario ai Lavori

pubblici.

Nessa Pasquale (FI): Imputato a Bari per concussione, il 18 luglio 2005 scampa all’arresto nella sua città solo perché

parlamentare e dunque intoccabile. Invece il suo presunto complice in una storia di presunte tangenti, l’ingegner Camillo

Dell’Anno (dirigente del settore urbanistico del comune di Martina Franca), viene subito incarcerato con la stessa accusa. Sono

entrambi accusati di essersi spartiti nel dicembre 2003 una mazzetta di circa 100mila euro per un’autorizzazione edilizia,

dall’Itacasa Immobiliare Srl, società che aveva chiesto di realizzare a Martina Franca un fabbricato per abitazioni civili e locali

commerciali. Gli stessi amministratori della ditta denunciarono a suo tempo di essere stati costretti a pagare la tangente per

ottenere le necessarie autorizzazioni dal comune. Il gip Fiore chiede al Senato l’autorizzazione ad arrestare anche Nessa, ma

non ha mai ricevuto risposta. Comunque la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio.

Paravia Antonio (FI): Imprenditore ed ex presidente di Assindustria a Salerno, viene arrestato nel 1995 per un giro di tangenti

nella sanità a Napoli. Secondo il pm Nunzio Fragliasso, Paravia avrebbe versato quasi 100 milioni di lire a funzionari e

dirigenti di una Usl per l’appalto del servizio di ascensori e montacarichi. Ma il 16 dicembre 2004 è scattata la prescrizione.

Candidato Pdl per il Senato in Campania.

Papa Alfonso (FI): Magistrato napoletano in aspettativa, vicecapo di gabinetto del ministero della Giustizia sotto i ministeri

Castelli e Mastella, viene indagato dal Tribunale dei ministri di Roma per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze

“facili” insieme allo stesso castelli e ad altri dirigenti di Via Arenula. Ma si salva dal processo grazie al voto del Senato, che

nel dicembre 2007 respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro leghista e dei suoi

collaboratori, regalando l’immunità parlamentare anche a quelli che parlamentari non sono. Come, appunto, Papa. Che viene

prontamente candidato dal Pdl in Campania.

Pecorella Gaetano (FI): Imputato a Brescia per favoreggiamento nelle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia: nel

2007, dopo cinque anni di indagini, la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver corrotto un pentito di

Ordine nuovo, Martino Siciliano, testimone-chiave nei processi per le due stragi nere, perché ritrattasse le sue accuse contro

Delfo Zorzi, cliente di Pecorella, indicato come l’autore materiale del primo eccidio e coinvolto anche nel secondo. Ad

accusare Pecorella è lo stesso Siciliano, il quale sostiene che Zorzi gli avrebbe versato 115 mila dollari tramite il suo ex

difensore Fausto Maniaci, dopo un presunto accordo con Pecorella, legale di Zorzi (all’epoca latitante in Giappone). Siciliano

viene arrestato il 10 giugno 2002 con l’accusa di aver intascato 5.000 dollari – primo anticipo dei «500mila promessi» – in

cambio della ritrattazione.

Pittelli Giancarlo (FI): Indagato a Catanzaro per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e “appartenenza a

loggia massonica segreta o struttura similare” e a Salerno per rivelazione di segreto, diffamazione e calunnia nei confronti del

pm De Magistris, e pare anche per corruzione giudiziaria. L’indagine a suo carico è quella denominata «Poseidone» e avviata

da De Magistris sui finanziamenti europei milionari per alcuni depuratori mai realizzati in Calabria. Pittelli, oltre a essere

l’avvocato difensore di numerosi indagati, viene inquisito lui stesso quando il magistrato trova traccia di un suo versamento di

100 mila euro sui conti di Fabio Schettini, segretario del commissario europeo Franco Frattini (FI), anche lui sotto inchiesta

insieme a decine di altri politici, imprenditori, amministratori e professionisti. Ma l’inchiesta viene tolta al pm titolare dal suo

capo, Mariano Lombardi, amico intimo di Pittelli (il figliastro del procuratore è socio in affari del sen. avv.) e alla fine la

Procura chiede l’archiviazione per Pittelli. Il quale però rimane indagato a Catanzaro.

Proietti Cosimi Francesco (An): Indagato a Potenza e poi a Roma per corruzione, ha visto la sua posizione finire in archivio,

ma solo in parte. Nel 2006 viene coinvolto nello scandalo degli affari sporchi intorno al casinò di Campione d’Italia che porta

all’arresto a Potenza di Vittorio Emanuele di Savoia e del portavoce di Fini, Salvatore Sottile. Il suo ruolo – secondo il gip

Alberto Iannuzzi, che firma le ordinanze di custodia cautelare – sarebbe quello di intermediario per affari milionari fra il clan

del «principe» e i Monopoli di Stato. Lo scandalo infatti nasce dai nullaosta emessi dai Monopoli per legalizzare i videogiochi

illegali. Il signor Savoia si rivolge al faccendiere Achille De Luca, che contatta un commercialista romano amico di Sottile. E

Sottile coinvolge Proietti Cosimi, il quale a sua volta raggiunge due dirigenti dei Monopoli per mandare in porto l’affare. De

Luca consegna le mazzette negli uffici dei Monopoli e poco dopo arrivano ben quattrocento nullaosta. Secondo il gip, il

segretario di Fini gestisce «un potere enorme» e lo usa come «un utile e infallibile strumento per perseguire e realizzare il

proprio tornaconto». Ma i giudici di Roma archiviano tutto. In un altro filone d’inchiesta, il gip potentino raccomandava alla

Procura capitolina di scandagliare «gli affari gestiti in comune da Francesco Proietti Cosimi e Daniela Di Sotto», la moglie di

Fini, perché «meritano un sicuro, ulteriore approfondimento investigativo». L’uomo e la donna avrebbero intrecciato una «fitta

rete di affari, a tratti poco chiari (...), fondamentalmente incentrati sui proventi derivanti dalle gestione di due strutture sanitarie

private, Panigea ed Emmerre, la prima delle quali offre prestazioni anche in regime di convenzione col Servizio sanitario

nazionale». In una telefonata intercettata, Francesco e Daniela parlano dell’«interessamento» della signora Fini presso l’allora

CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO

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governatore del Lazio, Storace, «affinché il poliambulatorio Panigea operasse in regime di convenzione l’esecuzione di esami

clinici (tac e risonanza magnetica) particolarmente costosi». Su questa vicenda, l’inchiesta è ancora in corso a Roma.

Russo Paolo (FI): Ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti in Campania, è stato indagato dalla

Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito di indagini sulla camorra del Nolano per i suoi

rapporti con un imprenditore vicino, secondo gli inquirenti, ai clan della zona. Ma alla fine la Procura ha chiesto

l’archiviazione, almeno per questa accusa. Russo resta però indagato nello stesso procedimento per violazione della legge

elettorale. Candidato Pdl alla Camera in Campania.

Scapagnini Umberto (FI): Il 26 ottobre 2007 il pm catanese Francesco Puleio ha chiesto la sua condanna a 2 anni e 10 mesi di

reclusione per abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale. Tre giorni prima delle comunali del 2005, Scapagnini e la sua

giunta approvarono due delibere con cui si sospendeva la riscossione dei contributi previdenziali dalle buste paga dei 4000

dipendenti del municipio. La scelta, ufficialmente giustificata come un risarcimento per i danni subiti dai lavoratori a causa di

un’eruzione dell’Etna che aveva ricoperto la città di cenere nera, aveva fatto sì che i dipendenti si fossero trovati in busta paga

somme varianti tra i 300 e i 1000 euro che ora dovranno essere restituiti a rate senza interessi in undici anni. Scapagnini è pure

indagato a Catania per abuso d’ufficio aggravato per i parcheggi sotterranei in costruzione nella città etnea.

Scelli Maurizio (FI): ex commissario straordinario della Croce rossa italiana, già fondatore del partito centrista “Italia di

nuovo” (“Né con Prodi né con Berlusconi”, 2006), sospettato di aver intermediato il riscatto per la liberazione di alcuni ostaggi

in Irak, per esempio le “due Simone”, è accusato dalla Procura militare di Roma e dalla Corte dei Conti di aver dirottato verso

altre destinazioni 17 milioni di euro destinati alla missione “Antica Babilonia” a Nassiriya “per interventi urgenti a favore della

popolazione irakena”. Che fine han fatto tutti quei quattrini sborsati dallo Stato tramite i ministeri degli Esteri e della Difesa

per alcuni ospedali da campo in Irak? Sarebbero stati - secondo l’accusa – “distratti per esigenze economiche interne alla Croce

rossa italiana” fra il 2003 e il 2006, invece di essere restituiti al governo. Di più: quando partì l’inchiesta, i vertici della Cri

avrebbero tentato di nascondere la verità con “comunicazioni incomplete o non veritiere sulla effettiva utilizzazione del

contributo”. Scelli è candidato del Pdl alla Camera in Abruzzo.

Sciascia Salvatore (FI): Condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, nella sua qualità di manager

Fininvest (capo dei servizi fiscali del gruppo Berlusconi), alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza affinchè

ammorbidissero le verifiche fiscali. L’inchiesta è quella aperta dal pool Mani Pulite nella primavera del 1994, in seguito alle

confessioni di alcuni finanzieri a proposito di quattro tangenti da circa 100 milioni di lire ciascuna pagate dal gruppo Fininvest

perché chiudessero gli occhi nei blitz tributari nelle società Mediolanum, Mondadori ed Edilnord.

Simeoni Giorgio (FI): Indagato a Roma per associazione per delinquere e corruzione nello scandalo delle tangenti sulla sanità

nel lazio nato dalle confessioni di “Lady Asl”, per aver «usato il suo ruolo per appropriarsi di denaro pubblico in modo

reiterato» e di aver pure inquinato le prove, nel 2006 s’è salvato dall’arresto perché la Camera ha respinto la richiesta dei

giudici.

Speciale Roberto (FI): Ex comandante generale della Guardia di Finanza, è indagato dalla Procura militare di Roma per il

presunto utilizzo privato di mezzi della GdF. Il procuratore militare Antonino Intelisano ha tra l’altro acquisito un filmato delle

Fiamme Gialle, girato in una fredda mattina del febbraio 2005 a Passo Rolle, in Trentino Alto Adige, che documenta come

Speciale portò in montagna parenti e amici per una festa, utilizzando un Atr 42 a turboelica del Corpo, destinato al contrasto

del contrabbando e alle missioni umanitarie. La festa si sarebbe dovuta concludere con una mangiata di pesce fresco,

trasportato in casse caricate all’aeroporto di Pratica di Mare e spedite con volo militare. Spigole mai arrivate, ma solo per colpa

del maltempo. Un altro capitolo dell’indagine riguarda l’utilizzo dei fondi riservati della Guardia di finanza da parte del

generale. Speciale si difende così: «Come ogni anno ci siamo recati a Passo Rolle per chiudere le gare invernali della Guardia

di finanza, una cerimonia alla quale faceva da madrina come da prassi la moglie del comandante generale». Ma, stando a

quanto scritto dai giornali, la Procura militare ha accertato che l’ex comandante Speciale ha utilizzato l’Atr 42 in dotazione al

Corpo in occasione di almeno 45 week-end e che l’aereo, per suo ordine e a spese delle Fiamme gialle, era stato

«riconfigurato» negli hangar dell’aeroporto militare di Pratica di Mare, in modo da ospitare poltrone «business» per almeno

otto passeggeri. Costo per le casse dello Stato: 3.885,91 euro l’ora. Anche per questo la Procura della Corte dei Conti ha

avviato nei confronti del generale un procedimento di responsabilità per il danno erariale procurato dai suoi viaggi a scrocco al

Passo Rolle, chiedendogli il conto per almeno 32 mila euro di gite aviotrasportate con spigole d’alta quota, più il danno

d’immagine per il corpo delle Fiamme Gialle. Ironia della sorte: la Procura della Corte dei Conti è proprio l’ufficio dove il

governo Prodi avrebbe voluto dirottare il generale Speciale, dopo la rimozione da comando generale della Guardia di finanza.

Tomassini Antonio (FI): Medico chirurgo, amico personale di Silvio Berlusconi, è stato condannato in via definitiva dalla

Cassazione a 3 anni di reclusione per falso. Durante un parto, una bambina sua paziente nacque cerebrolesa, ma lui contraffece

e soppresse il partogramma. Nel 2001 Forza Italia lo candidò subito al Parlamento e lo nominò responsabile per la Sanità del

partito e presidente commissione Sanità del Senato. Nell’ultima legislatura era membro della Commissione parlamentare di

inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario nazionale.

Tortoli Roberto (FI): Indagato dalla Procura di Arezzo per concorso in estorsione in uno scandalo che ruota intorno alla

costruzione di una multisala cinematografica ad Arezzo.

Valentino Giuseppe (An): Indagato nel 2004 dalla Dda di Catanzaro per i suoi presunti rapporti con l’avvocato Paolo Romeo,

condannato per la sua appartenenza alla ‘ndrangheta, ha visto la sua posizione finire in archivio. Ma è tuttoggi indagato a

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Roma per favoreggiamento perché sospettato di aver rivelato a Stefano Ricucci le intercettazioni telefoniche in corso sulle

scalate a Bnl, Antonveneta e Corriere nell’estate del 2005.

Vizzini Carlo (FI): Condannato in primo grado a 10 mesi e salvato dalla prescrizione in appello per il finanziamento illecito di

300 milioni di lire dalla maxitangente Enimont; assolto dal Tribunale dei ministri di Roma dall’accusa di aver preso tangenti

quand’era ministro socialdemocratico delle Poste.

Lega Nord (7)

Bossi Umberto: Condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla

maxitangente Enimont; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera; indagato e

imputato in altri procedimenti penali. Il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato a 1 anno per istigazione a delinquere,

per aver incitato i suoi, in due comizi a Bergamo nel 1995, a «individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche

con la violenza». Tremaglia, suo futuro collega ministro, l’aveva denunciato. Altra condanna definitiva nel 2007 a 1 anno e 4

mesi (poi commutati in 3.000 euro di multa, interamente coperti da indulto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver

dichiarato nel 1997: «Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo». Niente sospensione

condizionale della pena, che però è coperta da indulto (che cancella anche quelle pecunarie fino a 10 mila euro): insomma,

Bossi non pagherà nemmeno un euro. Inoltre ha un altro processo in corso per lo stesso reato, per aver detto, sempre nel 1997,

durante un comizio: «Il tricolore lo metta al cesso, signora... Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente,

visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore». Nel 2002 la Camera ha negato ai giudici

l’autorizzazione a procedere, ritenendo le espressioni rientranti nella libera attività parlamentare e dunque coperte da

insindacabilità; ma nel 2006 la Consulta ha annullato la delibera di Montecitorio, disponendo che Bossi sia processato come un

comune cittadino. Il Senatùr è invece uscito indenne dal lungo processo per resistenza a pubblico ufficiale, in seguito agli

scontri con la polizia che perquisiva, il 18 settembre ’96, la sede leghista di via Bellerio a Milano: condannato a 7 mesi in

primo grado e a 4 in appello, Bossi s’è visto annullare con rinvio la seconda condanna dalla Cassazione, che ha disposto un

nuovo processo d’appello. E qui, nel 2007, è stato assolto. Ancora aperto, invece, il processo di Verona per le camicie verdi

della cosiddetta Guardia nazionale padana costituita nel 1996: Bossi, con altri quarantaquattro dirigenti leghisti, deve

rispondere in udienza preliminare di attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, nonché di aver costituito una struttura

paramilitare fuorilegge. Ma, almeno in questo caso, rischia poco o nulla: allo scadere dell’ultima legislatura, la maggioranza di

centrodestra ha riformato i primi due reati (punibili ora solo in presenza di atti violenti), in modo da assicurarne la decadenza al

processo di Verona. L’ennesima legge ad personam. Una volta tanto non per il Cavaliere, ma per il Senatùr. Il procuratore di

Verona Guido Papalia, però, tiene duro sull’accusa residua di associazione paramilitare. Allora, nel 2007 la Camera regala

l’insindacabilità ai deputati imputati, tra i quali Bossi, Calderoli e Maroni, quasi che la Guardia Padana fosse un’«opinione». A

quel punto Papalia ricorre nuovamente alla Consulta con un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, come ha già fatto

contro un analogo provvedimento impunitario adottato dal Senato per salvare Gnutti e Speroni.

Bragantini Matteo: Nel 2004 è stato condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e a 3 anni d'interdizione dall'attività

politica, per istigazione all’odio razziale e propaganda di idee razziste. Nell’agosto-settembre 2001 la Lega Nord di Verona

aveva organizzato una campagna (“Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città”) contro la comunità Sinta di

Verona. Nelle motivazioni, i giudici di primo grado scrivono che Bragantini e i suoi 6 coimputati, fra i quali l’attuale sindaco

leghista di Verona Flavio Tosi, hanno “diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici

amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato… un

concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato”.

Il 30 gennaio 2007, la Corte d’appello di Venezia riduce la pena da 6 a 2 mesi, assolvendo i leghisti dall'istigazione all'odio

razziale, confermando la condanna per la propaganda razzista e i risarcimenti ai sette Sinti (2500 euro per ciascuno) e all’ente

morale Opera Nomadi (8 mila euro), costituitisi parte civile. Bragantini è ricandidato alla Camera per la Lega Nord nel

Veneto1.

Calderoli Roberto: Indagato a Milano per ricettazione nell’inchiesta sulla Bpl di Giampiero Fiorani. Il quale sostiene di

averlo foraggiato per garantirsi l’appoggio politico della Lega durante il suo tentativo di scalata alla Banca Antonveneta: con il

suo sottosegretario Brancher, l’allora ministro delle Riforme si sarebbe spartito 200mila euro. Salvo per prescrizione nel

processo per i tafferugli con la polizia nella sede leghista di via Bellerio a Milano (resistenza a pubblico ufficiale), Calderoli è

scampato al processo in corso a Verona per le camicie verdi (attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, struttura

paramilitare fuorilegge) grazie a una legge ad personam e all’insindacabilità regalatagli dal Senato (contro cui però la Procura

ricorrerà alla Consulta).

Caparini Davide: Salvo per prescrizione nel processo per resistenza a pubblico ufficiale nel processo sui tafferugli con la

polizia durante una perquisizione nella sede leghista di via Bellerio a Milano.

Castelli Roberto: Indagato per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze facili al ministero della Giustizia durante il

secondo governo Berlusconi, s’è salvato grazie al voto del Senato, che nel dicembre 2007 gli ha regalato l’immunità totale per i

suoi presunti reati ministeriali, negando l’autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei ministri di Roma. Per gli stessi

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fatti la Corte dei Conti l’ha condannato a rimborsare un danno erariale di 98.876,96 euro e gliene ha contestato un altro di circa

400 mila euro.

Maroni Roberto: Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale,

in relazione ai tafferugli durante la perquisizione della sede leghista di via Bellerio a Milano. Maroni, prima di finire in

ospedale con il naso rotto, avrebbe tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia. Di qui la condanna a 8 mesi in primo

grado, poi dimezzata in appello e in Cassazione. Maroni è anche imputato a Verona come ex capo delle camicie verdi, insieme

a una quarantina di dirigenti leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di

struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati da una riforma legislativa ad hoc,

varata dal centrodestra nel 2005, allo scadere della penultima legislatura. Resta in piedi solo il terzo.

Stefani Stefano: Indagato a Roma per concorso in truffa ai danni dello Stato e riciclaggio, ha ottenuto la richiesta

d’archiviazione del procedimento perché la Procura non ha potuto usare le intercettazioni indirette che facevano sospettare

qualcosa di poco chiaro nella vicenda dei finanziamenti pubblici al quotidiano «Il Giornale d’Italia». In pratica, come molti

suoi colleghi parlamentari, anche Stefani è un miracolato dalla legge Boato che – prima della sentenza della Consulta del 2007

– rendeva inutilizzabili le intercettazioni in cui compariva la voce di un eletto dal popolo.

Udc-Rosa Bianca (5)

Cesa Lorenzo: Arrestato nel 1993, rinviato a giudizio, condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata

nello scandalo Anas (mazzette per 30 miliardi di lire) e poi salvato da un cavillo insieme al coimputato Prandini (condannato in

primo grado a 6 anni e 4 mesi): nel 2003, la Corte d’appello di Roma si è resa conto che il Tribunale dei ministri che aveva

rinviato a giudizio i protagonisti dello scandalo Anas non poteva svolgere funzione di gup. Così il processo è ritornato al punto

di partenza e tutto è finito in prescrizione, perché gli atti sono stati poi giudicati inutilizzabili. Ma dal 2006 il segretario

dell’Udc è di nuovo indagato per iniziativa dei pm di Catanzaro Luigi De Magistris e Isabella De Angelis, che lo accusano di

truffa per «per avere ottenuto illecita erogazione di circa 5 miliardi di lire» dalla Ue e dalla Regione Calabria. Secondo l’accusa

Cesa, assieme al consigliere di amministrazione Anas Giovanbattista Papello e Fabio Schettini (ex capo della segreteria del

commissario europeo Franco Frattini), avrebbe messo in piedi una società, la Spb Optical Disk Srl, solo per ricevere contributi

comunitari in teoria destinati alla produzione di cd e di altro materiale informatico. Dopo che l’inchiesta viene tolta a De

Magistris, la Procura chiede l’archiviazione della posizione di Cesa e di altri indagati.

Cuffaro Salvatore: Condannato a 5 anni dal Tribunale di Palermo nel gennaio 2008 per favoreggiamento aggravato di alcuni

mafiosi (che avrebbe avvertito di indagini e intercettazioni a loro carico, vanificando il lavoro degli investigatori); indagato per

concorso esterno in associazione mafiosa in un fascicolo pendente presso la Dda di Palermo.

Mannino Calogero: Arrestato nel febbraio 1995 e tuttoggi imputato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo la Procura di Palermo, avrebbe stretto un patto con Cosa nostra per avere voti in cambio di favori. Assolto in primo

grado nel 2001, tre anni dopo viene condannato in appello a 5 anni e 4 mesi. La sentenza viene però annullata, per difetto di

motivazione, dalla Cassazione, che ordina un nuovo processo di appello, tuttora in corso. Nel 2007 la Procura di Marsala ha

chiesto il rinvio a giudizio di Mannino e di altre sedici persone imputate, a vario titolo, di associazione a delinquere,

appropriazione indebita, frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine, falso ideologico e truffa aggravata.

Secondo gli inquirenti Mannino, dominus di fatto dell’azienda vinicola di Pantelleria «Abraxas srl» (di cui il figlio è socio di

maggioranza), insieme ai soci e a Luciano Parrinello (funzionario dell’Istituto della Vite e del Vino di Marsala), avrebbero

messo in commercio come genuini vini doc prodotti in violazione del disciplinare di produzione previsto per il moscato di

Pantelleria.

Naro Giuseppe: Condannato in primo grado a 3 anni e in Cassazione a 6 mesi definitivi di reclusione (erano 3 anni in primo

grado) per abuso d’ufficio nel processo per l’acquisto con denaro pubblico di 462 ingrandimenti fotografici, alla modica cifra

di 800 milioni di lire. Due prescrizioni hanno invece cancellato le accuse mosse contro di lui nell’inchiesta sulla Tangentopoli

messinese (primo grado: condanna a 1 anno e mezzo) e in quella per le spese folli di Taormina Arte (peculato). Assoluzione

piena per un altro abuso d’ufficio che aveva spinto la magistratura ad arrestarlo.

Romano Francesco Saverio: Indagato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa con l’accusa di aver

accompagnato il suo leader, Salvatore Cuffaro, a incontrare alcuni esponenti di Cosa nostra, ha ottenuto l’archiviazione nel

2003 per il caso Guttadauro-Cuffaro; ma dall’inizio del 2006 è stato di nuovo inquisito dalla Dda palermitana per concorso

esterno, dopo le rivelazioni del pentito Francesco Campanella a proposito di altri presunti summit con mafiosi.

Partito democratico (13)

Benvenuto Romolo: Ex Margherita, condannato in primo grado nel 1999 a 140 mila lire di ammenda per percosse all’ex

convivente. I fatti risalgono alla metà degli anni Novanta. Il legame fra i due si era ormai deteriorato. L’uomo politico pensò

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bene di concluderlo a ceffoni. La donna lo denunciò e ne ottenne la condanna. In appello, poi, Benvenuto chiese scusa e risarcì

il danno, ottenendo la rimessione di querela, il «non luogo a procedere» e l’estinzione del reato.

Carra Enzo: Ex Dc ed ex Margherita, condannato in via definitiva a 1 anno e 4 mesi per false dichiarazioni al pubblico

ministero. Per i giudici, Carra è un falso testimone che, con il suo «comportamento omertoso» e la sua «grave condotta

antigiuridica», ha giurato il falso dinanzi al pool di Milano nel 1993, tentando di «assicurare l’impunità a colpevoli di

corruzione, falso in bilancio e finanziamento illecito» nella maxitangente Enimont.

Castagnetti Pierluigi: Ex Dc ed ex Margherita, ha una prescrizione per corruzione. Il 5 dicembre 2002 il pm di Ancona Paolo

Gubinelli ha chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione, accusandolo di aver ricevuto una tangente di 15 milioni di lire nel

1991-92 dall’imprenditore anconetano Luigi Marrino in cambio del decreto di concessione dell’Istituto vendite giudiziarie.

Secondo l’accusa, Castagnetti – all’epoca capo della segreteria politica del segretario Dc Mino Martinazzoli – avrebbe

accettato quel denaro «per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio rivestito» nell’interesse non solo di Marrino, ma

anche di un monsignore di Reggio Emilia, Pietro Iotti, che aspirava a ottenere una quota dell’Ivg. Ma il 15 aprile 2003 il gup

Sante Bascucci gli concede le attenuanti generiche e dichiara così prescritto il reato.

Crisafulli Vladimiro: Ex Ds, ha visto finire in archivio l’indagine a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa

alla Procura di Caltanissetta, nata dal del filmato dei carabinieri che lo ritraeva in un hotel di Pergusa mentre abbracciava e

baciava il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, e discuteva con lui di appalti pubblici, assunzioni e favori vari; in un’altra

indagine, aperta per rivelazione di segreti d’ufficio dalla Procura di Messina, la sua posizione è stata stralciata con richiesta di

archiviazione al gip, che non s’è ancora pronunciato.

D’Alema Massimo: Ex Ds, s’è salvato per prescrizione del reato (accertato) di finanziamento illecito nel processo a proposito

di 20 milioni di lire in nero versatigli nel corso di una cena, negli anni 80, dal boss delle cliniche Francesco Cavallari, legato

alla Sacra corona unita; ha poi avuto un’archiviazione a Reggio Emilia per i presunti fondi neri incamerati dal Pci-Pds;

archiviata a Roma anche l’inchiesta per finanziamento illecito nata a Venezia, che lo vedeva indagato con Achille Occhetto e

con Bettino Craxi; a Parma invece, dove Calisto Tanzi sosteneva di averlo finanziato con inserzioni pubblicitarie sulla rivista

della sua fondazione Italianieuropei, D’Alema è rimasto un semplice testimone; infine la Procura di Milano sta ancora

vagliando la sua posizione nell’ambito delle indagini sulla scalata dell’Unipol alla Bnl di Consorte nell’estate del 2005: il gip

Clementina Forleo, che ipotizzava un suo concorso nell’aggiotaggio di Consorte, ha trasmesso gli atti alla Procura, sostenendo

che non è necessario il permesso del Parlamento europeo per usare nei suoi confronti le famose intercettazioni telefoniche.

Gozi Sandro: Fedelissimo di Romano Prodi, è indagato – secondo «Panorama» – per associazione per delinquere, truffa e

violazione della legge Anselmi sulle logge segrete dalla Procura di Catanzaro, nell’ambito dell’inchiesta «Why Not» sui fondi

pubblici succhiati da consulenze fittizie e società create da politici calabresi (e non) di destra e di sinistra. «Why Not» è una

società di lavoro interinale (appartenente al consorzio Clic) che fa capo al ciellino Antonio Saladino, leader calabrese della

Compagnia delle Opere, che nel 2006 avrebbe promesso e forse anche raccolto voti per il centrosinistra.

Laganà Fortugno Maria Grazia: Ex Margherita, la vedova di Franco Fortugno – il medico e vicepresidente del Consiglio

regionale calabrese assassinato in un agguato mafioso il 16 ottobre 2005 davanti al seggio dove si vota per le primarie

dell’Unione – è indagata in una delle inchieste della Procura di Reggio Calabria sulla malasanità nell’ospedale di Locri, dove il

marito era primario in aspettativa e la signora vicedirettrice sanitaria. Ipotesi di reato: truffa ai danni dello Stato, per presunte

forniture sanitarie irregolari.

Latorre Nicola: Ex Ds, è stato indagato a Potenza per favoreggiamento, poi ha visto la sua posizione finire in archivio:

ascoltando alcune telefonate di un gruppo di uomini d’affari in rapporti con lui e con l’ex presidente del Perugia Calcio,

Luciano Gaucci, i magistrati avevano ipotizzato che fosse stato Latorre ad avvertire l’imprenditore dell’indagine a suo carico.

Altre intercettazioni telefoniche l’hanno portato Latorre a un passo dal finire indagato a Milano per le scalate bancarie dei

furbetti del quartierino. La sua voce è stata infatti registrata più volte, mentre discuteva con il numero uno di Unipol, Giovanni

Consorte, dell’assalto alla Bnl, e addirittura con Stefano Ricucci, impegnato nella scalata al Corriere. Il gip Forleo, quando si è

trattato di trasmettere le conversazioni al Parlamento per ottenere l’autorizzazione al loro utilizzo, ha scritto che almeno otto

telefonate di Latorre (e D’Alema) attestano «i ruoli attivi ricoperti» nella scalata Unipol a Bnl, «contrassegnati all’evidenza da

consapevole contributo causale» all’aggiotaggio addebitato a Consorte. Ora la sua posizione è al vaglio della Procura di

Milano, a cui il gip Forleo ha trasmesso gli atti, dopo che il Senato ha negato l’ok all’uso delle intercettazioni a suo carico.

Lolli Giovanni: Ex Ds, è imputato in udienza preliminare a Bari per favoreggiamento nell’inchiesta sui presunti abusi della

Missione Arcobaleno. Nel 1999 il governo D’Alema lancia l’operazione umanitaria «Arcobaleno» per sostenere i profughi

kosovari fuggiti in Albania durante la guerra civile. Secondo l’accusa, durante e dopo la Missione, la Protezione civile allora

presieduta da Franco Barberi, grazie a una fitta rete di complicità e amicizie con «esponenti apicali della politica», mise in

piedi una «associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione» (peculato,

concussione, corruzione, abuso d’ufficio) e «ogni altro reato necessario o utile per i perseguimento degli scopi illeciti». In

pratica la magistratura ritiene di aver scoperto enormi ruberie, tangenti e dirottamenti degli ingenti fondi pubblici stanziati per i

profughi, ma in realtà rimasti in Italia. Per questo la Procura barese ha chiesto nel febbraio del 2007 il rinvio a giudizio di 26

persone, a cominciare da Barberi, giù giù fino a Lolli. Nel 1999, quand’era responsabile nazionale Associazionismo e Sport

dei Ds, Lolli avrebbe informato due indagati che il loro telefono era sotto controllo, facendo così saltare gli accertamenti in

corso da parte degli investigatori. Di qui l’accusa di favoreggiamento. L’udienza preliminare è in corso dal 10 maggio 2007. I

reati, a tale distanza dai fatti (l’indagine partì nel gennaio del 2000), rischiano la prescrizione.

CONDANNATI, PRESCRITTI, INDAGATI, IMPUTATI E RINVIATI A GIUDIZIO

ELETTI IL 13 E 14 APRILE 2008 AL PARLAMENTO ITALIANO

Fonti: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez - Ministero dell’Interno www.interno.it

www.beppegrillo.it 11

Lusetti Renzo: Ex Dc, ex Margherita, già pupillo di De Mita, già assessore a Roma nella giunta Rutelli, in quest’ultima veste

nel 2001 è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire il Comune di Roma oltre 2 miliardi di lire per consulenze

ingiustificate. In appello l’importo è stato ridotto di un quinto.

Margiotta Salvatore: Ex Margherita, è indagato a Potenza per falso ideologico e a Catanzaro, secondo l’Ansa, per abuso

d’ufficio. La prima inchiesta è condotta dal pm Henry John Woodcock, che nel luglio del 2006 ha proposto al gip Alberto

Iannuzzi di chiedere alla Camera l’autorizzazione a utilizzare conversazioni telefoniche in cui compare anche la voce di

Margiotta. Il caso – dov’è indagata anche la signora Margiotta, cioè il capo della Mobile di Potenza, Luisa Fasano, per abuso

d’ufficio – nasce dalle indagini che il 6 maggio 2006 portarono all’arresto del faccendiere Massimo Pizza, accusato di aver

messo in piedi un’organizzazione specializzata in grosse truffe ai danni di imprenditori. Dalle intercettazioni telefoniche saltò

fuori che Fasano e Margiotta parlavano di una contravvenzione per eccesso di velocità fatta all’autista del deputato e, secondo

l’accusa, si interessavano per farla annullare. Margiotta avrebbe addirittura stilato una dichiarazione ufficiale, su carta intestata

della Camera dei Deputati, per attestare che il suo autista correva perché lui doveva assolutamente arrivare in tempo a una

riunione con un importante ministro della Margherita. Di qui l’accusa di falso ideologico. Ma dalle conversazioni della Fasano

– sia con il marito, sia con altre persone – emergerebbe anche una fitta rete di rapporti con uomini politici (soprattutto del

centrosinistra), amministratori locali, alti magistrati di Potenza (in particolare il sostituto procuratore generale Gaetano

Bonomi) e uomini delle forze dell’ordine, finalizzati a interessi personali e di carriera. Di qui l’ipotesi di peculato e rivelazione

di segreto d’ufficio. L’inchiesta di Catanzaro, che riguarda anche i coniugi Margiotta, è quella denominata «Toghe lucane» e

condotta dal pm Luigi De Magistris: l’episodio per cui sarebbe indagato Margiotta per abuso d’ufficio è il suo presunto ruolo

nella nomina di Michele Cannizzaro (marito della pm potentina Felicia Genovese, indagata e trasferita a Roma) a direttore

generale dell’ospedale San Carlo di Potenza. Nella stessa inchiesta è indagata certamente per abuso d’ufficio anche la moglie

Luisa Fasano, che il 7 giugno 2007 ha subito anche una perquisizione a casa e in ufficio: in quel momento si è appreso che è

accusata di aver «influenzato» – dalla postazione privilegiata di capo della Mobile di Potenza – varie indagini aperte dalla

Procura, «insabbiandone» alcune, ostacolando l’attività di magistrati e investigatori, operando per «non garantire il genuino

andamento dei procedimenti», cercando di «influire sul loro corretto andamento», «insabbiandone» alcuni e favorendo «il

ruolo politico del marito» deputato. Letta la notizia sull’Ansa, Margiotta ha smentito di essere sotto inchiesta («non mi risulta

essere indagato e comunque che non ho ricevuto alcun avviso di garanzia»), confermando che invece lo è la sua signora.

Papania Antonio: Ex Margherita, il 24 gennaio 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni

di reclusione per abuso d’ufficio. La vicenda risale al 1998. Papania, all’epoca assessore regionale al Lavoro, venne coinvolto

in un’inchiesta condotta dalla Procura di Palermo su una compravendita di posti di lavoro. Secondo i magistrati, alcuni

esponenti di un sindacato, il Failea, avevano promesso assunzioni a quindici ex detenuti in cerca di lavoro in cambio di somme

di denaro che arrivavano fino a 3 milioni di lire. Per le assunzioni i sindacalisti si sarebbero rivolti a pubblici ufficiali e politici.

A Papania, che aveva dato lavoro a disoccupati privi dei titoli richiesti dalla legge, i pm avevano contestato il concorso esterno

in associazione a delinquere e l’abuso d’ufficio. La prima accusa è stata però archiviata dal gip. Secondo gli investigatori,

Papania era stato contattato dall’organizzazione, guidata da Francesco Paolo Alaimo, arrestato, per ottenere l’inserimento dei

disoccupati. In un’intercettazione ambientale Alaimo parlava con un altro indagato di una percentuale del 3 per cento da pagare

a Papania solo quando fosse riuscito «a far traghettare i soldi gestiti dalla Regione a un’associazione costituita appositamente

suggerita dal politico». Secondo Papania però non vi fu mai nessuna promessa di tangente. L’indagine ha riguardato piani di

inserimento professionale, cantieri di lavoro, lavoratori socialmente utili, precari tante volte scesi in piazza per sollecitare

assunzioni, scatenando proteste con incidenti.

Rigoni Andrea: Ex Margherita, è stato condannato a 8 mesi di reclusione in primo grado per un abuso edilizio sul monte di

Porto Azzurro, all’isola d’Elba, insieme alla madre, alla sorella e al direttore dei lavori. In appello, poi, si è salvato grazie alla

prescrizione del reato.


Postato da gennaro esposito - 17/04/2008 09.15

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