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La Repubblica Italiana una
ed indivisibile.
Quante repubbliche per giustificare una classe politica inadeguata.
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La tempesta elettorale è passata lasciando dietro di se tutto il bene e il male
che un tal evento poteva lasciare. Una cosa purtroppo non si è portata via: una
casta di prezzolati analisti politici.
Gente che, solo grazie al loro credo o al tornaconto, cercano di mistificare una
realtà che è più che evidente. L’indomani dalle elezioni bastava andare in un qualsiasi
luogo di lavoro o barberia della penisola per sentire gratuitamente dalla gente
la loro analisi del risultato elettorale molto più prossimo alla realtà che le elucubrazioni
e i contorsionismi pagati a peso d’oro dagli organi d’informazione italiani.
Le vere cause di questo risultato sono poche e più che visibili: prime tra queste
la legalità e la sicurezza. La voglia della gente di poter essere sicuri in casa
propria, la voglia di poter camminare per la
strada e nei nostri parchi senza guardarsi
alle spalle come se si stesse attraversando una foresta infestata di pericoli, il
desiderio, ormai represso, di poter uscire a una qualsiasi ora del giorno e della
notte senza rischiare di essere derubato, stuprato o ammazzato da un delinquente
il più delle volte immigrato. Voglia di vivere in città pulite e ordinate ove spacciatori
nostrani e non vendono la loro merce alla luce del sole, ove il decoro delle nostre
strade è ormai compromesso dall’occupazione di bancarellari fuorilegge, ove i semafori
delle vie urbane sono diventati veri e propri posti di blocco gestiti da bande di
zingari, veri e propri passatori moderni, che di cortese non hanno proprio niente.
E si potrebbe andare avanti per molto ancora.
Poi ci s’interroga sul “fenomeno” elettorale della Lega Nord e sull’azzeramento
dei partiti di sinistra che, nel programma elettorale, avrebbero previsto il voto
agli immigrati cosiddetti regolari a partire da quello amministrativo. Smettiamola
per sempre di contrabbandare agli italiani la Lega come un partito di estrema destra.
La Lega non lo è sia per storia personale del suo fondatore che per aspirazione
“dottrinale”. La lega è semplicemente la formazione politica che oggi più che mai interpreta il modo di pensare e le esigenze di milioni di connazionali e, a differenze
degli altri, ha il coraggio di farle proprie, gridarle e rivendicarle pubblicamente,
cosa che anche ai fascistelli nostrani, ormai venduti per un piatto di lenticchie
e camuffati nelle file del centrodestra, è imbarazzante rivendicare.
A quanti per
ipocrisia o calcolo credono che mettere fuori gli immigrati sia un peccato mortale,
sentiamo di dover ricordare che il vero unico peccato è quello di omissione: solidarietà
non significa sacrificare la propria libertà; solidarietà non significa gettare i frutti del proprio lavoro per mantenere, nelle nostre galere, decine di migliaia
di delinquenti immigrati che ci costano centinaia di milioni e che torneranno a
delinquere non appena messi in libertà; solidarietà non significa
provvedere alle
spese sanitarie per curare milioni di immigrati presenti sul nostro territorio o
turisti sanitari che ci costano migliaia di milioni di euro, quando poi nei paesi
più “civili” ed economicamente avanzati tale prestazione non è garantita se non
ai propri cittadini. Di questo passo, da sperpero a sperpero, da dissipamento a
dissipamento, si potrebbe passare ad analizzare tante altre cose come i costi derivanti
dall’accoglienza immediata e non che vede il solo tornaconto delle tante onlus che,
sul fenomeno, ci campano e s’ingrassano. Tutto questo a svantaggio delle fasce più
deboli di nostri connazionali veri ai quali potrebbero andare queste risorse.
Per quanto attiene l’interpretazione o l’estensione del concetto di omissione o
peccato ci pare di ricordare che LUI ci ha raccomandato i più deboli, non sono forse i più deboli quei milioni di anziani che quotidianamente rischiano di essere vittime
di questo stato di cose o quelle donne o quegli handicappati che hanno subito e
subiranno violenza da parte di stranieri da sempre abbrutiti dal comunismo o dagli
insegnamenti violenti dell’islam?
Dicono che sia nata, con questa tornata elettorale, una terza Repubblica; a parte
che noi di Repubblica Italiana ne conosciamo una e una sola, quindi, se vogliamo
inoltrarci in questo modo ciarliero di disquisire sulle cose della politica, allora
c’è doveroso ricordare che ci serve ancora una quarta Repubblica per stabilizzare
la situazione del nostro paese in ragione degli standard europei, poiché è nata
sì una nuova situazione parlamentare, ma ci troviamo ancora di fronte ad una situazione
parlamentare che non rispecchia la realtà del paese: una situazione ancora generata
dai preconcetti e dai ricatti. E’ vero che è nata un’aggregazione di sinistra moderata
di modello europeo (anche se non ancora ben definita, visto che in essa convivono
due anime o quantomeno quelli che hanno la velleità d’interpretare le due anime
inconciliabili
dello schieramento, non già di un partito) ma è pur vero che l’alternativa
europeistica centrista non ha avuto modo ancora di venire alla luce. Non si può,
infatti, contrabbandare un partito feudalistico, con chiari inquinamenti fascisti,
come il partito dei moderati che guarda alla tradizione popolare europea: si continuerebbero
a pigliare sputi e lezzi dai veri partiti popolari europei.
Nessuno si è accorto, o ha evidenziato, che lo slittamento dell’elettorato è stato
dettato dall’ostracismo e dalle scelte massimaliste dell’estrema sinistra; inoltre,
da quanti, vedendo gli
ex comunisti in qualsiasi salsa come il fumo negli occhi,
hanno preferito,
anziché disperdere il loro voto in formazioni minori che non avrebbero
garantito l’insuccesso della sinistra, affidare la titolarità della loro rappresentanza
al partito di Berlusconi. Di questo ne ha fatto le spese soprattutto l’Unione di
Centro che, con una formula elettorale diversa, poteva essere accreditato su un
10%, che nonostante abbia eroso voti potenziali del PD si è visto svuotato del suo
storico elettorato a vantaggio del PDL.
I primi chiari sintomi di quanto detto potrebbero confermarsi alle prossime amministrative
e vedere, al sud d’Italia, una flessione del partito di Berlusconi che, non potendo
mantenere fede a quanto promesso, apparirebbe agli occhi dei più come un politicante
quaquaraqquà, un debitore insolvente, anzi un pataccaro da televendite. Per questo
è necessario tener viva l’Unione di Centro su cui potrebbero confluire i voti dei
moderati italiani.
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Luigi Malfi |
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Commenti
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Postato da ludovico alfani - 06/08/2008 16.13
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Postato da Confederazione dei Democristiani di Centro - 06/08/2008 09.57
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Postato da Dalla Posta - 25/05/2008 19.03
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Postato da Dalla Posta - 25/05/2008 19.01
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Postato da Dalla Posta - 25/05/2008 18.59
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Postato da aldo porta - 04/05/2008 07.43
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Postato da antonio borghesi - 21/04/2008 07.31
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Postato da marco lavela - 18/04/2008 19.09
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Postato da Luca Marconi - 18/04/2008 12.08
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Postato da gennaro esposito - 17/04/2008 09.15
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