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I Camerati dal “volto umano”
Queste sarebbero le “faccette” che rivendicano, anche in
Europa, l’eredità del Popolarismo cattolico italiano.
Fino ad ieri ci vomitavano sopra.
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La presunzione dei cialtroni non ha limiti. Gli eredi del fascismo italico, quei camerati da operetta che sino ad ieri si agitavano, quando ne avevano il coraggio, sul proscenio della politichetta facendo bella mostra dei propri stracci (labari, gagliardetti, svastiche, croci celtiche ed armamentari vari), da quando sono stati ripescati dalle fogne della Storia dall’animalista di Arcore (che più del politico ha la vocazione del conservatore di specie in via d’estinzione) invece di ringraziare la sorte che gli ha assegnato un ruolo, se pure marginale, in questa tragicommedia che sta vivendo il nostro Paese, si sono ubriacati tanto nelle bettole berlusconiane che tra un vomito e l’altro trovano l’ardire di rivendicare spazi storici che non gli appartengono. Questi rifiuti della Storia credono impunemente di poter far loro un patrimonio politico appartenuto al Popolarismo europeo, solo per continuare a sentirsi vivi e spendibili alla fiera della politica. Questi pezzenti hanno la presunzione di far rivivere il loro sogno perverso che, per la stragrande maggioranza degli italiani, è stato un incubo durato venti anni e più, visto che nel conto bisogna necessariamente mettere quelli vissuti nella miseria postbellica.
Prova ne è quanto avvenuto in occasione delle celebrazioni dell’8 settembre (Difesa di Roma) ad opera del Sindaco di Roma Alemanno, già capo della “destra sociale” formazione estrema di A.N. e del suo camerata La Russa ministro della Difesa che, da fascisti incalliti, non hanno saputo tacere, come è dovuto, quando le circostanze lo impongono. Si sa, in democrazia la sovranità popolare è sacra anche quando la scelta è dettata da un’ubriacatura collettiva. In ultima analisi la colpa non è dei poveracci in questione che non hanno saputo o voluto tacere il loro credo, quanto di quelli, che pur avendone la titolarità (i centristi per intenderci) per non si sa quale senso di masochismo, non ricordano a costoro di non disturbare e tornarsene da dove vengono: dalle fogne della Storia.
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Auguri Ministro!!!
(ricordi però che in politica la competenza e l’onestà intellettuale sono invitati
non graditi).
Renato Brunetta – Ministro della P.A.
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Caro Ministro,
sento il dovere da persona quasi onesta (sa coi tempi che corrono il “quasi” e d’obbligo) di scusarmi per aver preso con sufficienza ed ilarità le sue ricorrenti esternazioni sulla moralizzazione della P.A. e dei dipendenti della stessa. Per il passato propositi come i suoi, se e quando ci sono stati, hanno sempre trovato sepoltura nella terra delle promesse mancate. E’ vero, i politici ed i partiti si sono sempre dovuti cimentare con le forti caste sindacali o con le proprie clientele. Le confesso, il vedere che le sue “promesse” sono state oggetto d’attenzioni legislative non può farle che onore. In un panorama politico che somiglia più ad una macchia di cespugli che ad un’insieme di possenti alberi (e limitiamoci alla flora senza avventuraci in similitudini faunistiche che scomoderebbero talpe, serpenti, conigli, ratti e veline) è difficile, se non impossibile, trovare alte cime, lei costituisce un’eccezione. Tengo a precisare che chi le scrive non sta dalla sua parte anche perché trova offensivo, per un paese come il nostro, tenere al governo testimoni di un retaggio fascista. Lei sarà un’eccezione anche quando non le permetteranno di continuare nella sua opera moralizzatrice, soprattutto quando e se continuerà ad esprimere la sua opinione. Non sarà più un eccezione quando, una volta zittito, soggiacerà al “gioco” e non sbatterà la porta. Lei Ministro, a differenza di tanti suoi occasionali colleghi, che non hanno e non hanno mai avuto una professione se non quella del politicante, è un docente universitario ed un buon economista, lei ha più che una dignità da difendere e non le è concesso praticare il compromesso, non le resta che andare vanti..
Ora Ministro vorrei, da ex pubblico dipendente, scappato dalla Regione Campania per non soggiacere alle angherie di una classe politica tracotante e da una pletore di dirigenti ignoranti ed ultrapoliticizzati, sapere da lei:
-cosa indente fare per regolamentare l’orario di lavoro dei pubblici dipendenti, in particolare dei dirigenti che considerano il posto di lavoro un’appendice scomoda delle loro dimore civili e politiche?
-come intende muoversi con quei lavoratori che fruiscono della Legge 104/92 per assistere familiari o affini portatori di handicap ai quali viene concessa un’arbitraria estensione delle ore settimanali di diritto. E sempre per restare in tema, perché i benefici vengono estesi ad un acquisito (coniuge di familiare dell’handicappato) quando il familiare diretto non è titolare di rapporto di lavoro ed in molti casi coabita con il portatore di handicap?
-cosa farà per moralizzare la scelta dei dirigenti e del loro operato visto che entrambe le faccende sono “cosa loro” o meglio cosa dei politici anche se simulano concorsi addomesticati con commissioni i cui componenti hanno il solo diritto di raccogliere prebende e desiderata (ordini)?
Spero che questa mia possa essere l’inizio di altre segnalazioni e suggerimenti. LuigiMalfi
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Da
Marte ad Apollo
Così i
verginelli della politica nostrana cercano di seppellire
le memorie
degli italiani.
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La luna di miele tra
Veltroni e Fini si è consumata con un confronto sulle note di un
minuetto, alla maniera di Totò e Peppino. I “Fregoli” della politica
nostrana hanno inteso seppellire i loro orpelli decretando anche la
fine della contrapposizione “ideologizzata“ del terrorismo politico.
Come se il loro atto bastasse a cancellare il male che hanno
fatto a questo Paese i miserabili che si sono formati ed ispirati alle
parrocchie da cui loro stessi provengono. Sì, essi, forse possono pure,
in nome di un più che evidente tornaconto o nell’interesse di
qualche padroncino di bottega, ipotecare la memoria o la “storia” di
loro appartenenza o il frutto dei reciproci odi; ma, non potranno mai
svendere la “Storia” di quei tanti che a loro hanno sempre frapposto il
concetto di libertà ed in nome della democrazia hanno subito il
martirio.
Questi signori che si
sono formati alle scuole del fascismo e del comunismo, apparentemente
contrapposte ma dal comune denominatore fatto di odio, prevaricazione e
illiberismo, è opportuno ricordare che se in Italia vi è stata una
pagina vergognosa è perché molti giovani sono stati consumati dalla
“dottrina” degli opposti estremismi. A questi signori, sconfitti dalla
Storia, anche se vogliamo riconoscere, mossi da pietà Cristiana
(lasciando inalterati tutti i dovuti dubbi) la possibilità del
ravvedimento, dobbiamo ricordare che le regole declinate dalla morale e
dall’etica impongono, una volta riconosciuto il fallimento ideologico
della “chiesa” di appartenenza, di ritirarsi dalla vita pubblica e
meditare sui propri fallimenti; di avere la decenza di non riproporsi
in politica solo sulla base di un semplice cambio di casacca. Tutto ciò
offende le nostre intelligenze e lede la dignità del cittadino. A
questi signori, dalle fattezze di bronzo, noi tutti che non abbiamo
depravazioni ideologiche da farci perdonare, dobbiamo quotidianamente
ricordare chi sono e da dove vengono affinché non tentino oltre che del
potere di appropriarsi e manipolare la memoria storica di questo Paese.
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Camerata Fini giù le
mani dal 25 aprile.
Non basta un Kippah per nascondere le vergogne della loro storia.
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In poco più di un decennio tutto è passato sulle malconce poltrone istituzionali di questa “repubblica” dal vago sapore sudamericana. A ricoprire, quella che dovrebbe essere la terza carica dello Stato, si è visto di tutto e più di quanto una fantasia perversa potesse immaginare: dalla signorina nessuno che, a mandato ultimato, è stata consegnata alle realtà della televisione spazzatura, all’ex democristiano con una famiglia di troppo; dall’impenitente marxista salottiero, a cui restano solo le fantasie ciarliere di un guerrigliero mai nato, all’apologeta fascista con la fantasia dello statista ed il vezzo del Fregoli della politichetta.
Un incubo che come tutti i sogni troverà la sua fine.
Se una macabra tragicommedia, come il fascismo ed il suo duce, resistette un intero ventennio per poi essere consegnato alla Storia come tutti sappiamo; non sappiamo quanto ancora possa durare questa farsa coi suoi politicanti da operetta.
Speriamo che il buon Dio, che da qualche tempo si è divertito a fare uscire di senno larga parte degli italiani, faccia un po’ di giustizia, altrimenti questo Paese, già non stimato dalla comunità internazionale, correrà il serio rischio della derisione eterna.
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ELEZIONI POLITICHE 2008
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Pezzotta: “Gli italiani hanno scelto il voto libero, non quello utile. Adesso si
proceda seguendo i dettami della Costituzione, unica garanzia contro trasformismi
ed inciuci”
Savino Pezzotta, presidente de la Rosa per l’Italia, ha così commentato i primi dati relativi all’affluenza e ai risultati di questa tornata elettorale 2008:
“Secondo la prassi costituzionale seguita fin dal 1947, l’incarico per la formazione del Governo spetta al partito di maggioranza relativa. Elusa in tempi recenti a
favore dei meccanismi di coalizione e di apparentamento elettorale, essa torna prepotentemente
di attualità oggi. Se le proiezioni fin qui rese saranno confermate gli italiani
non hanno inteso dare una maggioranza sicura a nessuna delle due principali coalizioni
anche se si dovrà attendere certamente il calcolo dei seggi attribuiti per la Camera
e per il Senato”.
Savino Pezzotta ha sottolineato come “ L’evidente rifiuto del cosiddetto voto utile,
invocato contro la libertà di scegliere anche partiti fuori dalle coalizioni, dovrebbe
indurre a rispettare il voto reale espresso dagli italiani. Si torni alla Costituzione!”
“Le percentuali degli exit pool sono chiarissime.” Ha quindi concluso Pezzotta “L’Italia
si è espressa per un pluralismo democratico che le due forze maggiori volevano eliminare.
Così come va rispettato il dato dell’astensionismo. Anch’esso indice di rifiuto
del duopolio. In questa prospettiva tornare alla Costituzione è la guida più sicura
contro trasformismi ed inciuci.”
Roma, 14 Aprile 2008
Savino Pezzotta Presidente |
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Lettera aperta a Ciriaco De Mita
Padre nobile del nuovo Centro.
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Pregiatissimo Onorevole,
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questo mio “fiore”, che parte dal cuore di un militante cattolico, già fiero democristiano,
che mai si è rassegnato ad una comoda o vigliacca convivenza coi nemici di sempre,
vuole essere un segno sincero di gratitudine per quanto ella saprà dare per la ricostruzione
dell’area di centro.
Forse grazie a lei e a tanti altri amici come lei questo sogno ricorrente pare che
si stia trasformando nella giusta ed attesa realtà, quella che il nostro Paese merita.
Francamente le confesso che in questa sua risoluzione avevo sperato
qualche tempo
fa quando ebbe a dire che “era arrivato il momento di scendere” per non imbarcarsi
sulla zattera PD; poi, il suo ripensamento fece in molti di noi venir meno la fiducia
che una nuova antica stagione politica potesse riaffacciarsi.
Ma sa quelli che hanno il coraggio di credere, da impenitenti fideisti, si affidano
sempre alla Divina Provvidenza che risponde con amore materno alle attese.
Sì, onorevole, il suo gesto apparentemente può essere visto come la reazione di
un soggetto “acido”, non avvezzo a chinare la testa, senza tener da conto, però,
che molte nostra azioni trascendono dalla nostra stessa volontà.
Così come, a mio avviso, non fu un caso quando Ella “perseguitato” dagli eventi,
abbandonato
dai suoi amici di partito, trovò, come è nella sua indole, la forza
di reagire e riguadagnarsi, non solo l’onore quanto l’antico rispetto politico.
Ora, onorevole, è il momento di ritornare a testimoniare e combattere con l’antica
fierezza che lo caratterizzò da giovane. E’ giunto il momento di consegnare alla
storia l’immagine forte di se stesso, quella del combattente che, quando c’è da
dare per la propria causa, non si sottrae mai e non abbandona né i propri fratelli
né gli amici anche rischiando spesso di non ritrovarseli nel momento del bisogno.
Ora sta a Lei onorevole condurre, quantomeno in Campania, il gioco. So, per certo,
che non le servono consigli, so solo di doverle ricordare che molti ripongono in
lei grandi aspettative, tra questi ci sono tantissimi come me che nel passato, in
ragione di una sterile e abusata purezza, non hanno condiviso il suo operato, condannandola
spesso ad accompagnarsi con gente non specchiata. Ora, onorevole, bisogna far capire
a questi occasionali compagni di strada, gli ex comunisti per intenderci, che in
ragione di una loro non conoscenza del Vangelo giudicano i cristiani creature dalle
mille guance da schiaffeggiare, che esiste un altro passo dello stesso in cui LUI
ci invita “ad essere puri come le colombe ma scaltri come i serpenti”.
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Luigi Malfi |
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Meglio un confronto aperto, anche duro, ma libero, che annegare tutti nel duopolio indistinto Berlusconi-Veltroni
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21 Febbraio 2008
Cari amici del blog, ho letto le vostre preoccupazioni sul caso De
Mita. Anzi le vostre proteste. La Rosa Bianca è nata per impedire il formarsi di
un duopolio Berlusconi-Veltroni e per fare della buona politica. Per fare questo
è necessario costruire un centro robusto, in grado di determinare un effetto leva
sul sistema politico e di equilibrarlo. La rottura di Casini con Berlusconi e quella
di De Mita con Veltroni offrono una opportunità politica importante per consolidare
uno spazio al centro. Io non ho mai tirato "pacchi" a nessuno, anzi in questi anni
ho fatto, anche più concretamente di Grillo, in Parlamento, il difensore civico
dei risparmiatori e dei consumatori italiani, senza populismo e senza demagogia.
Vi chiedo di venire a Montecatini e di avere fiducia. Vi chiedo di giudicarmi per
le cose che dirò domenica mattina. E per quelle che ho fatto in Parlamento in questi
anni contro lo strapotere delle banche, i nuovi monopolisti, i conflitti di interesse,
il duopolio dell'informazione televisiva. Sono sereno anche di fronte alle critiche.
E ne voglio tenere conto. Ma non mi piace quando non rispondono a logica politica,
ma a luoghi comuni. Mi sono limitato a segnalare il disagio che nasce da un partito,
quello di Veltroni, che mette delle soglie anagrafiche per formare le liste dei
candidati, che prima fissa la regola dell'esclusione dalle liste di tutti coloro
che hanno già svolto tre mandati parlamentari e poi si prepara a valutare 67 "eccezioni".
E' come fischiare la senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Le intelligenze non
si mortificano e soprattutto non hanno età. Leggete l'intervista a De Mita sul Corriere
della Sera di oggi e commentiamola. E poiché le intelligenze per fortuna non hanno
età è chiaro che nella Rosa Bianca ci sarà spazio per intelligenze giovani. L'idea
di partito che ho in mente è partecipata e aperta a tutti i livelli. Anche per questo
a Montecatini ascolteremo la voce anche dei blogger. Questo è quello che penso.
Vi chiedo di misurarmi su questo terreno.
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Si avvera un Sogno!
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Il sogno si sta finalmente
avverando. Dopo anni passati a rincorrere quella che ormai sembrava una chimera
e per la quale è stato attivato, qualche mese fa il blog ,sta diventando una realtà.
Per tutti questi anni, proprio perché abbiamo creduto nella rinascita di una formazione
di centro, abbiamo serrato i denti, abbiamo cercato in tutti i modi di non annegare
nella demotivazione, abbiamo creduto e sperato che alla fine un po’ di saggezza
politica avesse la meglio sulle nefaste sorti toccate a questo nostro Paese, abbiamo
atteso che la bonaccia di questo mare, ridotto a pantano, lasciasse il posto ad un vento favorevole per una spedita navigazione.
Per questo, pregiatissimo onorevole, ora che finalmente la cosa bianca è venuta
alla luce, bisogna pensare a darle un’identità e farla crescere. Per questo, lei
me lo insegna, è necessario che venga al più presto messo su un tessuto organizzativo
molto capillare. Sul volontariato e sullo spontaneismo nel nostro Paese sono nate
e cresciute grandi realtà. E’ indispensabile quindi, visto che il tempo a disposizione
è più che risicato, avviare un reclutamento di quadri, lungi da me l’idea di darle
consigli, ma qualche contributo, dettato dall’esperienza, è doveroso.
Una prima riflessione-raccomandazione è quella di tenere fuori i reduci di professione,
tutti quei sorci che alle prime avvisaglie sono pronti a lasciare un “legno” in
pericolo di naufragio per imbarcarsi su un altro nuovo di zecca e dalle visibili
fortune. Costoro, che conosciamo benissimo, anche se a volte hanno un piccolo seguito,
sono solo portatori di “pestilenze”. Altra categoria di cui una organizzazione nascente
non si può permettere di fondare i propri destini sono i parvenu della politica,
quelli che presumono di essere e sapere ma che al loro attivo non hanno alcun passato
e nessuna esperienza: quelli che, per intenderci, le battaglie le hanno fatte coi
i foderi delle sciabole nei loro comodi salotti. Da noi (a Napoli) si dicono “senza
marciapiede”.
E’ giusto ed è importante chiedere a quanti si propongono: dove vanno?, ma è altrettanto
importante, se non più importante, sapere da dove vengono, cosa hanno fatto e per
chi. Solo cosi si può avere qualche certezza in più sulla “solidità” della costruzione
che si va a realizzare e che speriamo possa presto diventare un riferimento per
tutti i moderati d’Italia.
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Dov’è finito il Richelieu delle “Oscure Botteghe”?
E’ il caso di ricorrere a “Chi l’ha visto”?
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Ci stiamo chiedendo, con vera apprensione, che fine abbia fatto, da qualche
settimana a questa parte, il nostro “ministro” degli Affari esteri.
Dov’è finito il “massimo” nazionale?
Dove sta veleggiando il commodoro della politichetta italiana?
Forse ha lasciato pappafichi e trinchetti per darsi alla sua vera preferenza marinara,
al sommergibilismo?
Si sa, quando i marosi diventano forti e le tempeste pericolose, allora è arrivato il
momento di andare giù il più profondo possibile in attesa che tutto passi.
Nella calma delle profondità, al sicuro del proprio robusto guscio, si riesce a
governare meglio i tanti legni della propria “flotta” e nel caso anche quelli altrui.
Così forse ha pensato bene di fare il “nostro amatissimo” prelato della mai abiurata
chiesa bolscevica.
All’occorrenza il Richelieu della pantomima politica nostrana sa sempre quale è
il comportamento camaleontico da adattare.
Ora che, a distanza di tantissimi mesi dall’insediamento del governicchio di centrosinistra,
si parla di riforma elettorale e non solo, al fine di scongiurare la consultazione
popolare referendaria che per loro tutti costituirebbe una dura mazzata, il “massimo”
nazionale ha preso posto nel “Trou du souffleur” (botola del suggeritore) di questo
innaturale teatrino per continuare, sempre secondo i suoi convincimenti, a far rappresentare
il suo copione sulla “necessità del sistema bipolare” (unica garanzia per i veterocomunisti
di trovarsi a non essere espulsi per un altro mezzo secolo dal governo del paese)
tanto anche a costo di comprarsi, su qualche bancarella di Porta Portese, i favori
del ducetto di via della Scrofa che, con l’avvento di un risorto Centro, si troverebbe
a subire la stessa sorte.
Altra valida ragione per cui si tiene lontano
dalle cronache nazionali è l’affare
“monnezza”, che vede sott’accusa il suo più credibile degli sponsor che, quantomeno al momento, risulta indifendibile, anzi, la cui vicinanza diventa politicamente
dannosa: quel Bassolino che, nei duri anni di non governo romano da parte della
sinistra, si fece carico di allocare nell’apparato regionale campano, provinciale
e comunale di Napoli, quali consulenti, tutti quei funzionari di partito e non rimasti
senza lavoro a livello capitolino.
Qualche laconico messaggio però il nostro Ministro degli esteri lo fa pubblicamente
arrivare dai paesi d’oltremare, là dove le questioni italiche arrivano più ovattate
e meno fetide.
Coinvolgere nella ricerca del soggetto la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”
è inutile, lasciamo che la stessa non sommi alle già ridicole e ritrite inchieste
anche quest’ennesima farsa. |
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Le nullità all’ombra della moschea.
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Non avremmo mai immaginato di doverci occupare, trattando
di qualcosa di politicamente serio, di Dino Di Palma, ma, questa “stagione” politica,
fatta di vuoti che si millantano pieni, di gnomi che si credono giganti, “nessuno”
che si presumono grandi statisti, non ci fa grazia di niente ed è sempre pronta
a servirci “sorprese” di ineguagliabile demenza. E’ vero che dai pazzi e dagli imbecilli
c’è da aspettarsi di tutto e di più, questo è tipico della loro patologia, ma che
dai politici, che rappresentano solo loro stessi, messi lì grazie ad un sistema
elettorale tra i più illiberali e spartitori esistenti, ci sarebbe quantomeno da
aspettarsi un tantino di maggior “pudore”.
Torniamo al nostro anonimo Di Palma, se si va in giro certamente saranno pochissimi
quelli che sanno di lui: chi è, cosa fa e soprattutto grazie a chi e a che cosa
fu chiamato alla presidenza della Provincia di Napoli, politicamente parlando un
autentico signor nessuno.
Forse per colmare questo deficit di popolarità, l’anzidetto ha pensato bene di farsi
conoscere quantomeno dagli islamici che, per la maggioranza abusivamente, stanno
sul nostro suolo patrio e che tanti danni ci producono quotidianamente. In un paese
dove i simboli sono le veline e le starlette, che per un attimo di visibilità sono
pronte a tutto, il nostro “ignoto” si è adeguato ed ha pensato che una grande castroneria
potesse tornare utile alla sua popolarità. Si sa è una regola molto praticata e
che a volte dà i suoi frutti quella del “parlatene male, parlatene bene purché ne
parliate”; allora, che ha pensato di fare il nostro presidente in minuscolo? Ha
proposto di regale agli “infedeli”(reciprocità lessicale) seguaci di Maometto una
grande moschea realizzata con i soldi dei contribuenti italiani; ci ha fatto sapere,
infatti, il nostro crociato alla rovescia, che sono pronti ben 80 milioni di euri
(circa 160 miliardi delle vecchie lire) per foraggiare i “fiancheggiatori” del terrorismo
islamico. Ricordiamo all’insignificante politico di piazza Matteotti che i soldi
primo non sono suoi ma della collettività italiana della provincia di Napoli, quindi
dovrebbero essere utilizzati a vantaggio della stessa, secondo che questo “piccolo”
obolo verrebbe fatto a vantaggio di una sola delle tante, troppe confessioni intruse
sul nostro territorio. A questo signore va ricordato, inoltre che, nei secoli, i
cattolici napoletani i luoghi di culto se li sono sempre costruiti a loro spese,
fin quando un bandito sanguinario, massone e socialista, di nome Garibaldi, non
li confiscò mettendoli nella disponibilità dello Stato italiano. Ne sono prova le
tante strutture ove sono allocati anche gli uffici della Amministrazione provinciale.
Quali colpe o Signore abbiamo commesso per meritare tanto?
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Clemente Mastella
Un personaggio all’ombra del campanile
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Tutto si può imputare, come del resto avviene, a don Clemente
da Ceppaloni salvo la mancanza di una grande carica di simpatia. Con quel suo fare
guascone, solo quelli che nutrono una innata avversione per i politici del sud,
possono non riconoscergli questo innato dono, restando logicamente in quello che
comunemente viene definito “giudizio a pelle”, salvo poi a verificare, nei fatti,
la vera natura della persona o del personaggio. I giudizi, sia favorevoli che contrari,
su don Clemente, fortuna sua, si fermano al solo impatto iniziale e alle, un tantino
partigiane, scorrerie giornalistiche. I detrattori lo dipingono come una delle incarnazioni
dei vizi degli ultimi democristiani, un politico privo di ideali che concepisce
la politica come un mero sistema di potere e di prevaricazione, di quel sistema
finalizzato a se stesso in cui non vi è spazio per l’interesse collettivo ed in
particolare di quello dei più bisognosi. Don Clemente sarebbe, in ultima analisi,
il degno discepolo del cosiddetto “ultimo filosofo della Magna Grecia”, l’unica
incarnazione vivente, politicamente si intende, del sistema demitiano, che concepisce
la politica con troppa attenzione al “potere” che al “fare”, tutto a danno della
polis. C’è invece chi, molto partigianamente, lo vuole come l’ultimo paladino degli
interessi del sud, il solo reduce vivente delle tante battaglie a favore del mezzogiorno.
Come per tutte le cose umane, la verità si dovrebbe trovare nel mezzo, tra le tante
menzogne e le altrettante verità, non fa eccezione la posizione del nostro sanguigno
“paladino”. Lontani dall’avventuraci in un giudizio sul personaggio, che comunque
sarebbe più che parziale, proviamo a fare il gioco del fatto e delle omissioni,
il solo che ci può fornire indizi utili per inquadrare il politico sannita.
Si vuole che Mario Clemente Mastella, con laurea in filosofia, di professione giornalista
(non si ricorda di lui alcun servizio), nasce democristiano diventandone il plenipotenziario
per il Sannio al tempo in cui sulle province campane, ad eccezione di quella di
Napoli, imperava il “filosofo” di Nusco. Dalla crisi della cosiddetta prima repubblica
il nostro indomito condottiero sannita ha cercato sempre di garantirsi un posto
al centro del panorama politico nazionale, c’è chi vuole per tatticismo chi, invece,
per coerenza politica; tenendo testa, con il suo sparuto “esercito” di fedelissimi,
come fecero gli antichi avi sanniti con Roma, alle grandi formazioni partitiche
italiche: aggregandosi ora con un’alleanza ora con un’altra, stante ai suoi sostenitori
unicamente mosso dal valore della coerenza, dono molto raro in politica, quantomeno
in quella attuale; non disdegnando mai, però, di prendere o pretendere posizioni
di potere sia per lui che per la sua “gens” parentela compresa; attirandosi per
questo le critiche e i disappunti dei più, anche di quelli che, animati da un ideologizzato
sentimento di appartenenza politica, non avrebbero disdegnato di mettersi sotto
le “sue” insegne.
Molti gli contestano, per questo e non solo, la capacità di elaborare o partecipare
al progetto di un grande centro, limitando le sue capacità a quelle che potrebbe
avere un mediocre capomastro nella realizzazione di una rabberciata catapecchia.
A tanta inclemenza nei confronti del nostro Clemente non ci associamo, un poco per
simpatia verso l’uomo, molto per chiara partigianeria campanilistica e non solo.
Con questo non osiamo, in ragione della posizione di credenti integristi, avallare
le non trasparenti qualità del personaggio politico; non ce la sentiamo di nascondere
quanto è il frutto di verità inconfutabili: quali l’avere tra i suoi fidi referenti
parlamentari e non con posizioni giudiziarie definitive che certamente non rendono
onore alla sua formazione, o politici reo confessi, associati alle attività mafiose,
per i quali si è attivato una sorta di padrinato misto tra sacro-profano.
Noi, invece, non gli perdoniamo i troppi vezzi sull’apparire, molto provinciali,
ma molto diffusi tra gli attuali “politici” forse ossessionati dalla mania di rincorrere
il berlusca anche nell’effimero. Difatti non è raro incappare in super scorte, su
cortei interminabili d’auto strombazzanti per le vie della capitale sannita, arraccattate
per la bisogna e sottratte al normale servizio di sicurezza pubblica. Altro imperdonabile
atto di mero provincialismo politico è stato il troppo zelo mostrato nella concessione
del famigerato indulto. Atto non dovuto e non gradito dal popolo sovrano che si
è visto riaggredito da migliaia di delinquenti comuni, per la maggioranza stranieri
non opportunamente accompagnati alla frontiera.
Per questo e per tant’altro ancora vorremmo suggerire al conterraneo Mastella di
“darsi una regolata” e scegliere, se gli e ancora possibile, una diversa impostazione
nell’impegno politico. Se veramente si sente quel cattolico che dice di essere,
allora, modifichi radicalmente i suoi atteggiamenti, le sue frequentazioni, le sue
proposizioni, altrimenti faccia un passo indietro e non si autoaccrediti per ciò
che non è e non potrà mai essere, un Cristiano impegnato nel sociale.
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‘Sta munnezza addò ‘a jettamme
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Napoli e l’emergenza rifiuti è il motivo dominante
delle cronache nazionali e non che vedono i “gentili” dell’informazione cimentarsi
in una grossolana chiassata, senza per questo voler arrivare ad una approfondita
disamina della situazione.
A nessuno è venuto in mente di raccontare agli italiani
tutti ed
ai “campani” in particolare grazie a chi e a cosa si è venuto a creare
questa inevitabile ed annunciata emergenza.
A nessuno dei tanti “detentori” dell’informazione
è venuto di raccontarci che i veri responsabili risiedono nei palazzi del potere
ove siedono, senza merito alcuno, guitti che ci disamministrano da anni ed usano
il potere a proprio piacimento solo per ingrassare loro e la loro gens. Nessuno
ha osato ricordarci da quanti anni il signor Bassolino siede ininterrottamente,
tra comune e regione, senza risolvere il problema “munnezza” e quanto in tutti questi
anni i rifiuti campani, vero e proprio serbatoio aureo, camorra compresa, hanno
fatto loro guadagnare. Si sa, la campata è un fatto dovuto e, nel gioco dello scambio,
anche o soprattutto la “munnezza” ha un sua valenza.
Nessuno ha chiesto all’anzidetto, occupato in tutti
questi anni soltanto a garantire la campata a personaggi senza mestiere e privi
di specifiche competenze (chiamati da consulenti o con l’elargizione di deleghe
assessorili a fare da cappello sulle rispettive poltrone), cosa ha fatto da ras
della politica campana per risolvere il sempre vivo problema della “munnezza”.
Lui era intento a foraggiare, con il pubblico danaro,
la sua corte di incensatori, ad elargire prebende alle tante maestrine fallite.
Avrebbe quantomeno potuto gratificare qualche insegnante di logopedia, ma brava
si indente, per rimuovere la balbuzie che lo affligge, in modo che il suo linguaggio,
già incomprensibile in ragione delle radici culturali, potesse diventate più sciolto
ed accessibile.
Tornando alla “munnezza”, hanno ben ragione ad essere
contrari all’impianto di termovalorizzazione gli acerrani, non perché ostili ad
un opera che potrebbe portare alcuni vantaggi, ma perché consci, come del resto
lo siamo tutti, che questa opera faraonica potrebbe risultare inutile ed inefficiente
per i metodi di affidamento clientelare della progettazione e della realizzazione
lavori nella nostra regione. Abbiamo fondati timori che, da supertecnologico impianto
di termovalorizzazione, alla fine potrebbe diventare un inutile e dannoso forno
di incenerimento.
Altro discorso che si imponeva è quello riferito
alla Rosetta Iervolino, purtroppo le Rosette ricorrono nella storia nefasta di questa
martoriata città (già anni addietro avemmo a che fare con un’altra Rosetta, sorella
del “professore” di Ottaviano) mentre quest’ultima era una lucida, anche se volta
al crimine, mente pensante, la prima, quella che oggi calca le scene di tutt’altro
palcoscenico, ha caratteristiche personali ben diverse: è una donnetta che al più
avrebbe potuto affrontare i fornelli di casa. Ma tanto non l’assolve assolutamente,
anzi peggiora la sua posizione di corresponsabile nella determinazione di degrado
di questa nostra città. Si vuole che è risultata il peggiore sindaco dal dopoguerra
ad oggi, persino Lauro, passato alla storia come chi permise scempi ancora visibili,
al confronto può essere considerato un dilettante nelle pratiche di vandalizzazione
della città.
Premesso che, dato i risultati, questa donnetta
non ha onorato gli impegni assunti, e di questo ci dobbiamo rattristare noi elettori
cattolici, non credo che avrà dimenticato che, è peculiare per un Cattolico impegnato
nel sociale dare diretta testimonianza dei propri valori di cui lo spirito di servizio
e l’onestà risultano gli indiscussi cardini. Onestà non è solo il non rubare, ma
il sapersi raffrontare alla quotidianità di quanti rappresentano il nostro prossimo;
il sapersi confrontare con le piccole e grandi esigenze di quelli che hanno e non
creduto in lei, ed una volta constate le proprie inadeguatezze avere, in umiltà,
il coraggio di dire scusate il disturbo.
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Chi ha notato l’assenza dei due alle manifestazioni celebrative del 2 giugno? Forse
sta affiorando un senso di pudore o un tatticismo per cui, in questo particolare
momento, è salutare non mostrarsi troppo? |
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I Fascistelli non cambiano mai
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Le cronache di questi giorni riportano due notizie
apparentemente non collegate ma che la dicono lunga sulla vocazione democratica
dei fascistelli nostrani, proprio loro i “soci” della compagnia di AN (in Italia
le compagnie, più o meno consigliabili, la fanno da padrone esprimono governatori
regionali, faccendieri, governatori banchieri).
Infatti, nonostante la tentata purificazione voluta
dall’acquafrescaio di Fiuggi, sotto il doppiopetto di questi “novelli democratici”,
spunta il mal celato manganello.
I nostri “eroi” ormai, non più sotto le insegne
della buonanima del“cavaliere Benito” ma al soldo dell’attuale “cavaliere di Arcore”
(in vero più “ciucciere” che cavaliere), costantemente vengono trovati con le mani nella cioccolata (dire per loro merda è la stessa cosa).
Torniamo a noi dunque, a fine legislatura, ormai
consci che il loro tempo è scaduto, forti del fatto che una leggina ad personam
non si nega a nessuno, stanno cercando di far approvare una risoluzione che metterebbe
sullo stesso piano vittime e carnefici, si stanno cercando di accreditare gli aguzzini
della “repubblica sociale” che al soldo delle SS tanti genocidi perpetrarono, con
carognesche aggressioni, al popolo italiano.
A cosa
serve tanto?
Solo ad elargire laute pensioni, con tutti gli arretrati,
ai criminali superstiti.
Ormai loro si sono abituati alle prebende, il soldo
del “cavaliere” ha reso particolarmente voraci questi pezzenti.
A proposito di pezzenti, qui veniamo alla seconda,
la sottoscrizione a favore del Calciatore De Canio sponsorizzata anche da Area,
che vedrebbe inciuciato Alemanno (l’ingegnere laureatosi con la divisa da ministro),
sarebbe stata, a loro dire, opera di un certo Rosario Losa, gerarchetto locale,
molto prossimo all’ingegnere, pensate che con l’avvento al potere di questi molti
di loro, che in fatto di professione e professionalità non avevano niente da spendere,
sono stati messi a busta paga dei vari ministeri o organismi ad essi collegati.
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Nota di qualche tempo fa ma più che attuale.
Le note vicende delle intercettazioni telefoniche per le regionali del Lazio la
dicono lunga non credete? |
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