Onestà, dignità e coerenza.Le doti di un vero statista.
Qualità ormai rare tra i politici specialmente di destra.

Pregiatissimo onorevole Fini,

questa mia nota resta nel solco di quella che le ho già inviato e che apriva con una personalissima valutazione su di lei in quanto politico. Avevo sperato, mi creda, pur non appartenente alla sua parte, in un suo modo diverso di far politica ma le vicende delle ultime ore mi hanno convinto che niente in lei è cambiato. Sa, io sulla questione ultima l’ho sempre pensata come donna Assunta Almirante che realisticamente ha sintetizzato che tra lei e Berlusconi la faccenda sarebbe finita “a tarallucci e vino”.

Per lei (come affermavo) sarebbe stata una questione di attributi maschili, se li avesse cacciati ci sarebbero stati qualche milione di italiani pronti a seguirla nella prossima tornata elettorale. Ma così facendo ha tolto anche ai più partigiani l’illusione di avere un grande capo. Onorevole, capo si nasce non si può millantare di esserlo. Per dirla in tutta coscienza si sarebbe dovuto specchiare con gli uomini veri della politica italiana di un tempo non disturbando, però, la memoria di quelli che per storia e credo non le appartengono: tipo De Gasperi; si poteva, infatti, fermare ad Almirante che ha avuto una buona statura politica e chiedersi, visto che tra le altre le è stato molto vicino, come si sarebbe comportato lui. Certamente in modo difforme dal suo.

Ora è molto più solo di prima e lo sarà sempre più. Non sarà l’ ossequio di quei tanti venduti passati al soldo di Berlusconi che le mancherà ma la stima di quei tantissimi italiani che solo, per qualche giorno, hanno sperato di veder nascere con lei un nuova destra italiana.

Dirle altro sarebbe inutile.

Grazie e mi scusi. Luigi Malfi
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Lettere alle eccellenze di un paese malato.
A Gianfranco Fini un Presidente su commissione o un vero soggetto della politica?

Pregiatissimo signor Fini,

non le avrei mai scritto quand’era un semplice presidente berlusconiano della camera, in quanto non l’ho mai stimata come personaggio politico, ma le vicende di questi ultimi giorni mi hanno portato ad una profonda riflessione visto che in gioco vi è il destino del nostro Paese alle prese con l’ennesima mutazione del sistema “politico”.

Partiamo, quindi, da quando poco accortamente si lasciò coinvolgere dal berlusconismo imperante senza fare quelle piccole considerazioni che, ad un politico di razza, sarebbero risultate spontanee. E’ vero che la sorte avara, più che concederle in eredità un piccolo partito, non le ha dato altro; prendiamo ad esempio quelli che vengono contrabbandati come i suoi colonnelli: mi consenta più che ad un esercito rassomigliano ad una piccola banda di taglieggiatori rurali e come dicono dalle mie parti “mariuoli di via nova” (ladri di polli e derrate alimentari). Tali si sono dimostrati nel momento in cui c’era da far quadrato intorno al capo, a colui che ha perso la faccia e non solo, per garantire loro comode poltrone. Purtroppo lei non ha brillato affatto nella scelta dei personaggi, prendiamo ad esempio la Meloni (poco più di una scolastica qualificata addetta alle camere, con nessuna levatura culturale e neppure presenza fisica, come vuole il “vecchio rattoso”) che è stata imposta da lei a ricoprire una carica ministeriale. Non molto dissimile è stata la sua scelta per gli altri “suoi” che tra analfabeti culturali, laureaticchi in divisa e “paglietta” ingrossano il suo ex stato maggiore.

Sa onorevole, il grande Totò con la sua “’a livella” ci insegnò qualcosa in cui ho sempre creduto: solo la morte ci porta ad essere uguali; in vita, anche se in piena tragicommedia, vige la “Casta” ed è proprio questa appartenenza che contraddistingue una domestica della Garbatella da una vera Signora, Giulia Bongiorno docet.

Veniamo ora a noi signor Fini, non crede che le sue aspirazioni di partecipare da protagonista alla vita pubblica di questo Paese risultano esaurite se continua a restare nel partito di Berlusconi a qualsiasi titolo? Lei per affrancarsi dall’ala dei domestici ha ancora un’ultima possibilità: farla finita con i velleitarismi del vanaglorioso di Arcore. Non pensa che in caso contrario farà la fine della Pivetti che per qualche hanno, grazie alla bossiana benevolenza, ha recitato il ruolo di Presidente della Camera dei deputati per poi ridursi alle comparsate televisive?

Per lei è una questione di attributi maschili, se li caccia ci sarà qualche milione di italiani che la seguirà nella prossima tornata elettorale, altrimenti dovrà adattarsi alle cucine della casa di Berlusconi, semmai da sottoposto della Meloni che quantomeno nel campo rivendica una preparazione scolastica specifica.

Se lei non è in grado di capire che, a breve, vi saranno significativi mutamenti nello scenario italiano ad opera soprattutto dei salotti buoni della finanza (ostili da sempre al signorotto d’Arcore) e perde l’occasione di diventare l’uomo della destra liberale e democratica del nostro Paese, per lei è la fine.

Non si lasci intimidire dalle corbellerie berlusconiane e non caschi nella rete dei suoi sondaggi, tanto si sa che a seconda di quello che si vuole sentir dire, così si imbastiscono maliziosamente i quesiti e non dimentichi che la vittoria elettorale del PDL alle regionali è tutta una millanteria, se non ci fosse stato il contributo-soccorso dell’UDC, anzitempo sconfessato, avreste dovuto cedere al PD almeno tre regioni.

In tutta franchezza signor Fini, lasci perdere le tematiche sull’accoglienza che sono e saranno terreno di scontro tra gli italiani, da cattolico impegnato debbo confessarle, che come in tante altre cose la Santa Sede sta giocando con il domani dei nostri figli. Non ho visto a tutt’oggi campi nomadi nei giardini vaticani, anzi ho saputo solo della solerzia di Bertolaso nel ripulirli.

Inoltre non si lasci prendere dalle tematiche del Partito Popolare europeo ove lei crede di essere iscritto da militante, per loro lei è e resta l’uomo della destra post-fascista italiana che dice di aver avuto una significativa conversione alla democrazia e all’antifascismo. Sono cose tanto tragiche e serie per una persona sola che non basta enunciarle in modo generico ed estemporaneo, altrimenti si rischia il grottesco. Vanno suffragate da una puntigliosa e dettagliata pubblica confessione. Se c’è da dire che Mussolini è stata la più grande iattura per noi italiani ed ha prodotto direttamente o indirettamente milioni di vittime innocenti va detto; se c’è da pregare, per chi ci crede, e celebrare l’antifascismo dei tanti partigiani che si immolarono per garantirci la democrazia va fatto, senza nascondersi e a bocca gridante, come vanno confessate pubblicamente tante altre colpe che i membri di un partito neofascista hanno taciuto o addirittura negato per un cinquantennio.

Un consiglio ancora non rifaccia l’errore fatto anche da Casini di apporre sul simbolo del suo partito il proprio nome, queste megalomanie le lasci al suo amico di un tempo: i grandi della storia queste meschinità non le hanno nemmeno immaginate.

Non perda il treno onorevole.
Distintamente Luigi Malfi .
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Lettere alle Eccellenze di un Paese Malato
a Ciriaco De Mita

Eccellenza Illustrissima,

mi perdoni l’ardire ma, mi creda, non avevo altro modo per giungere a Lei.

So bene che questa mia, a differenza di altre inviate a ben altre eccellenze, non avrà il dono dell’accoglienza. Ella, si sa, è ed è stato sempre troppo occupato nelle sue faccende e tanto radicato nel convincimento, per niente intimo, d’essere l’unico depositario delle verità politiche, per avere il tempo da “dedicare” ad un’umile riflessione sulla sua persona.

Lungi da me l’idea di voler essere il catechizzatore di turno, investo egualmente una parte del mio tempo, per niente prezioso, nell’illusione di arrivare al suo cuore. Non si sa mai, le strade della Provvidenza restano a noi imperscrutabili.

Tutto ciò, Eccellenza, nasce dall’intimo convincimento che, in un momento così delicato per i destini del nostro Paese, un “sacrificio” lo si può chiedere a chiunque, anche a coloro che hanno sempre impegnato le proprie risorse per depauperare la ricchezza collettiva, come viene magistralmente riprodotto, in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Bruna, ogni anno a Matera con l’espoliazione del carro votivo. Forse i santi e le madonne, mi consenta, non sono proprio il suo forte; Ella, come dicono, è più intimo con fanti e cavalieri, che a differenza delle sacre immaginette vengono stampati su più robusti supporti cartacei per garantirne l’usura da gioco. Tornando a noi: non crede che il momento per la nostra Italia è tanto delicato da richiedere a tutti, ciascuno per il proprio specifico, un atteggiamento civico più consono alle esigenze? E non pensa che il nostro dovere di cristiani, visto che tali ci professiamo, non debba “elevarsi” all’atto d’amore disinteressato verso il nostro prossimo a cui da sempre saremmo chiamati?

Non è forse giunto il momento in cui il l’interesse collettivo prevalga su quello della propria “gens”? Lei Eccellenza, che del particolare ne ha sempre fatto uno scopo primario, al fine di garantirsi il “puote”, non crede, anche per sopraggiunti limiti di età, che si impone la necessità di produrre solo per il bene collettivo? Quando ultimamente Ella ebbe a dire, in merito alle ragioni “moralmente” ostative per un cattolico di contribuire alla nascita del Partito Democratico che era giunto per Lei il momento di fermarsi, in tutta onestà credetti ad una impennata di sano orgoglio, dovendo, qualche giorno più tardi, riconoscere che il fraintendimento era dovuta ad un colpo di sole. Eppure Eccellenza, come tutti quelli che un poco sanno di Lei, non avrei dovuto farmi tante illusioni su questo suo nuovo atteggiamento. I suoi comportamenti, purtroppo, sono stati sempre troppo prevedibili troppo legati alla costruzione del “puote”.

Chi la conosce sa bene che al centro dell’universo c’è Nusco ed al centro di Nusco c’è Lei.

Per questo Ella non si è mai concesso a ricercare collaborazioni di persone culturalmente valide, la sua “corte” è stata sempre limitata a individui dalle non grandi risorse. Eppure Ella da giovane ha avuto modo di attingere e formarsi a scuole di ben altro spessore. Forse, forte di tanta conoscenza, ha scelto di comandare una “paranza” di gnomi, sicuramente meno pesante da gestire e più prevedibile. Comunque Eccellenza, mi creda, si è perso il meglio di quanto ci è dovuto per una crescita completa del nostro io. Lei ha scelto “l’ego”, il negativo della nostra proiezione verso Lui e il prossimo. Come dicono ha sempre preferito una “mano” di carte ad una buona conversazione; dato che non ha mai gradito interlocutori “dissenzienti”. Le Sue conversazioni si sono sempre rette su soliloqui. A proposito Eccellenza, mi creda, non sono mai riuscito a capire il senso delle sue esternazioni politiche; è vero che le mie capacità intellettive sono abbastanza limitate, ma forse è pur vero che le Sue capacità esplicative sono figlie della stessa matrigna.

Tornando, come dicono, al suo modo asciutto da “montagnaro”di porgere le cose, non crede, che alla lunga questo si sia ritorto contro di Lei e la Sua immagine? Non pensa che la mancanza di tolleranza verso gli altri e l’assenza di qual si voglia diplomatico tatto le abbia alienato le simpatie dei più?

A proposito di diplomatici e diplomazia: ricorda Eccellenza a Mosca, quando da Presidente del Consiglio, in visita ufficiale, alimentò, proprio per non smentirsi, “l’incidente” con l’allora ambasciatore Sergio Romano?

Resta il fatto che il secondo, grazie alla sua cultura ed al talento di opinionista politico, universalmente riconosciutogli, è, come insegnava Ponomariov, diventato noto anche a Pechino, mentre Lei, nonostante il suo “luminoso” passato di politico, resta un non conosciuto. Questo è il frutto di quello che scegliamo di essere in ragione del nostro operato: passare alla storia o essere condannato alla cronaca.

Eccellenza, si abbandoni ad una impennata di sano ed altruistico orgoglio. Si lasci conquistare, per una volta, da un atto di passionalità senza ritorno di bottega.

Dica di no all’innaturale confusa unione tra cattolici e post-comunisti (che da “post” hanno solo il vezzo del trasformismo). Vedrà, solo allora, anche per Lei si squarcerà il velo dell’anonimato cronistico e conquisterà un posto vero nella storia e nei cuori dei tanti cattolici che aspirano a rivivere da protagonisti l‘impegno politico, ricusando il servaggio offerto loro dagli avversari di sempre.
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Al Cardinale Angelo Bagnasco.
Loro sanno.

21 gennaio 2000 Cattedrale di Tunisi - funerali di Bettino Craxi l’officiante mons. Fouad Twal vescovo della città impartisce il sacramento dell’Eucarestia al divorziato cav. Silvio Berlusconi accompagnato dalla consorte Miriam Bertolini (in arte Veronica Lario).


 “Valutate i programmi di chi governa” in estrema sintesi è l’esortazione lanciata dal Pontefice nel messaggio quaresimale ai fedeli.

Anche se il contenuto è un tantino più articolato, pur centrando il senso del problema, il documento non si inoltra neanche un poco, forse giustamente, a contestualizzare l’invito-monito, offrendo di fatto, ancora una volta, il compito di attualizzare il messaggio alla solita gerarchia ecclesiastica italiana, quella adusa alla frequentazione attiva dei “salotti che contano”.

E’ pur vero che la Chiesa cattolica nel non lontano passato, un po’ troppo attenta alle vicende politiche dell’est europeo e poco interessata a quelle del resto del mondo, con la scomparsa della DC dalla scena politica italiana ha sempre ostentato un atteggiamento super partes. Ma è altrettanto vero che larga parte della gerarchia italiana, quantomeno quella che conta, non ha nascosto per quale schieramento tifare lasciando di sovente sgomenti i fedeli cristiani-cattolici, quelli che la Chiesa la vivono e plaudenti i cattolici della tradizione della Pasqua e del Natale.

Cosa ci diranno o ci lasceranno intendere questi nostri vescovi nell’immediato futuro quando entrerà nel vivo la campagna elettorale? Come e dove tireranno l’interpretazione “corretta” del messaggio papale?

I cristiani-cattolici, quelli che vivono e testimoniano quotidianamente il proprio credo, i veri pilastri delle comunità parrocchiali, di certo non si lasceranno condizionare da vaghi sussurri e seguiranno unicamente il grido di giustizia che parte dalle loro coscienze.

LORO sanno e danno per certo che l’uomo, credente o non, va valutato per come vive la propria esistenza, per quello che sa donare al proprio prossimo, non certo per quanto ostenta e racconta di sé. E tanto vale anche per le aggregazioni sociali che egli esprime.

LORO sanno con emancipazione distinguere tra chi si dedica alla collettività con spirito di servizio e chi vuole sottomettere la collettività al proprio servizio.

LORO sanno che chi corrompe, attraverso i propri mezzi di comunicazione, quotidianamente le coscienze dei nostri giovani con messaggi lascivi ed insulsi, solo per accrescere la propria ricchezza, non merita di essere posto all’attenzione della Polis.

LORO sanno che chi ha artatamente riposto i propri labari di morte unicamente per un tornaconto elettorale, quando per decenni ha celebrato diversamente dal resto dell’umanità l’olocausto e non solo, non merita di essere creduto (Fiuggi non è il Giordano).

LORO sanno che chi, al di fuori della chiesa (scomunicato per apostasia), si dedica al sistematico vilipendio dei sacramenti, per un proprio interesse di potere, sta sullo stesso piano dei satanisti coscienti, se non lo è proprio.

LORO sanno che chi, forte della supponenza del cattolico impegnato in politica, con servile acquiescenza, pur di favorire i desiderata del proprio “principe”, ricorre alla menzogna ed alla prevaricazione della persona umana, in particolare dei più bisognosi come i “diversi”, dimenticando la carità, non merita attenzione alcuna.

LORO sanno ……………………………………………

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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato. ad Antonio Di Pietro unico vero oppositore dell’egemonia berlusconiana.

Eccellenza illustrissima,
da tempo ero posseduto dalla tentazione di scriverle, soprattutto per togliermi qualche sassolino, ma ho avuto sempre la meglio sull’irrefrenabile tentazione. Aspettavo, com’è mio costume, il momento più propizio per non rubarle e rubarmi troppo tempo. Aspettavo, come si dice, il momento del raccolto, mi creda nessuna allusione al suo interesse per l’agricoltura e a quel più che malizioso “braccia sottratte all’agricoltura” riportato dai tanti inviperiti pennivendoli al soldo dell’uomo di Arcore. L’amore per la terra e le sue origini non possono che farle onore, c’è chi a differenza sua, che realmente si è fatto da solo, ha avuto bisogno di Craxi per affrancarsi dalla condizione di intrattenitore musicale di quart’ordine. Parafrasando Virgilio vorrei suggerirle:“non ti curar di loro ma guarda è passa”; lasci Eccellenza agli altri il conto di veline e battone e la gestione delle tante alcove, prima o poi anche “il popolo bestione capirà di aver scambiato un ciuccio per leone”. Veniamo a noi ora Eccellenza, veniamo alle cose serie, agli aspetti positivi e a quelli negativi del suo stare in politica. Partiamo dagli “addebiti” sui quali c’è meno da ragionare poiché sono più che convinto che ha avuto già modo di farne tesoro. Partiamo dalle origini del suo impegno in politica, un momento certamente esaltante che la vide protagonista e riferimento focale di tante aspettative e delle tante persone, anche con un passato in politica o nel collateralismo cattolico, che la videro e non a torto, come l’ultima risorsa per salvare quanto ancora restava della politica positiva di questo nostro Paese. Con la sua discesa in campo tanti, che erano stati giocati dall’ingenuità politica di Mariotto Segni, ricominciarono a sperare: ricorda le piazze, i teatri, le sale ridiventarono i luoghi d’incontro di quella parte d’italiani che non si rassegnava a consegnare il Paese ai comunisti ed ai fascisti e per sottrarla anche ai lestofanti della politica. Qualche sua perplessità e la non accorta gestione della sua immagine da parte del “plenipotenziario” Veltri portarono molti come me a scegliere, in via definitiva il privato e a calzare le domestiche pantofole. Mi permetta, Eccellenza, ma lei non ha mai dimostrato un grande fiuto nella scelta dei suoi collaboratori: o personcine da bene senza uno spiccato senso della politica o lestofanti incalliti col vezzo del meretricio più che del trasformismo, ha capito verso chi vola il pensiero? In politica, mi creda, il marciapiede è indispensabile ma come sempre c’è marciapiede e marciapiede. Poi, Eccellenza, il discorso deve necessariamente essere spostato alla struttura del suo movimento, quelli eccessivamente personalistici il più delle volte non hanno futuro e poi si corre il rischio di diventare la fotocopia piccolina dell’avversario che si vuole combattere. Dopo questa rapida carrellata sui suoi “nei” passiamo a quella sulle sue virtù, politiche s’intende; non tanto quelle passate, quanto le presenti e quelle che potrebbero essere le future. Le virtù in politica, Eccellenza, sono il modo di approcciare gli eventi, la determinazione nel combattere tutto quanto non giova alla collettività, la capacità di porsi al di fuori dei cori e riuscire a portare al cuore dei più la correttezza nelle scelte. Altra grande virtù Eccellenza è la capacità di scegliere la collocazione giusta nel panorama politico che ci sta di fronte e questo va fatto con lucidità, serenità e umiltà. Ella, Eccellenza, ha una chiara connotazione di Centro, il suo ed il futuro di quanti credono e crederanno in lei è a fianco dei tanti moderati che sono o privi di casa o sentono non loro quelle a cui una legge elettorale, a dir poco infame, li ha condannati. Un centrista, dalle connotazioni confessionali e non, non può essere abbandonato a subire la supremazia degli ex comunisti o degli ex fascisti (veri prostituti della politichetta italica) che di ex hanno ben poco. Questi centristi sanno che il tempo di dismettere le ciabatte è venuto e che con una riforma elettorale, diversa dai desideri di Veltroni e Fini, farà rinascere il nuovo Centro, grazie anche alla definitiva uscita di scena del Cardinale Ruini teorico e nemico di un partito dei cattolici. Il suo dichiarato proposito (dopo quanto successo sulla norma che mette al sicuro l’uomo di Arcore) di andare al referendum abrogativo la obbliga ad andare vanti. Eccellenza, a questo punto Lei ha un’ appuntamento con la Storia di questo Paese, un appuntamento importante per Lei e per tutti noi, una occasione unica ed irripetibile che se vissuta, comunque dovesse andare, le garantirà un posto tra i Padri di questa Repubblica, diversamente sarà condannato alle cronache di questo buio momento dove un capocomico e tanti avanzi di palcoscenico si accaniscono a tenere uno squallido spettacolo. Per finire, Eccellenza, vedrà che non sarà solo, con lei ci sarà la stragrande maggioranza del popolo italiano che alla bisogna sa dove e con chi schierarsi e, se me lo consente, anch’io, nel mio piccolo, vorrò appartenere alla schiera dei nuovi liberatori.
Luigi Malfi
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato.
a Renato Brunetta Ministro Pubblica amministrazione e l'Innovazione

Eccellenza Illustrissima,
il clamore della “Crociata” da Lei intrapresa nei confronti dei “fannulloni” della Pubblica Amministrazione non mi può vedere che allineato sulle sue giuste istanze; mi chiedo chi, salvo i soli interessati, non si senta confortato dai suoi intendimenti. E’ qualcosa che gli italiani aspettano da tempo immemorabile e che nel passato, anche quando il problema è stato sollevato da qualche “improvvido frequentatore delle giuste istanze”, è stato sistematicamente accantonato dai “gestori” di turno e dai sindacati. E’ un sano atteggiamento che gli stessi dipendenti pubblici, quelli onesti per intenderci, hanno sempre vagheggiato. Sì, Eccellenza, di lavoratori onesti che cercano l’intima gratificazione nel lavoro vi sono anche nella Pubblica Amministrazione e mi creda non sono pochi. Questi solerti e “fastidiosi” soggetti hanno sempre dovuto combattere contro due ostracismi: quello dei colleghi fannulloni e dei “pubblici amministratori”, il più delle volte rispettivamente clienti e “padrini”. Nella Pubblica Amministrazione, Eccellenza, oltre ai fannulloni di vocazione esiste un’altra categoria di lavoratori che, da una stima troppo superficiale, sono associati alla macrocategoria dei fannulloni cronici: sono i “fannulloni indotti”, a cui fanno capo tutti quei lavoratori che, a causa di meri tornaconti dei politici, si vedono scippati della dignità del lavoro. Questo accade quando i signori amministratori della cosa pubblica hanno l’interesse di affidare a soggetti esterni compiti d’istituto sottraendoli a quei lavoratori che per decenni li hanno svolti con impegno e dedizione. Tutto ciò, Eccellenza, risponde alla logica del “profitto politico”. Vorrei, Eccellenza, sottoporle qualche caso di cui sono stato testimone diretto e che ha interessato nella mia ex Amministrazione molte centinaia di operatori. La mia Amministrazione, onorevole, è quella tristemente famosa della Regione Campania, diventata triste cloaca con l’avvento delle Giunte Bassolino. Si sa, il personaggio è noto per la “munnezza”, ma mi creda tutto ciò che ha toccato questo novello “Re Mida” è diventato nel migliore dei casi spazzatura. Veniamo a noi Eccellenza, sin dai tempi dell’istituzione dell’Ente, il servizio preposto all’amministrazione contabile del personale è stato sempre garantito da operatori interni, con efficienza, serietà e competenza; non si capisce, o meglio si capisce, perché è stato affidato dalla Giunta presieduta dall’anzidetto “Faraone della munnezza” ad una ditta esterna che non avrebbe neppure sede operativa in Campania. A proposito, volendo fare gli gnorri, non si spiega perché ogni foglio dello stesso statino paga venga imbustato singolarmente e a ciascun dipendente vengono recapitate tante di quelle buste. Sempre di “buste” si tratta. Veniamo al secondo caso, quello della formazione professionale. Mi creda, Eccellenza, se con la munnezza e tutti i suoi risvolti ed implicanze il governatoricchio ha giocato con l’immagine della nostra terra e non solo, con la formazione l’ha fatta ancora più sporca, ha giocato con l’avvenire e le aspettative di decine di migliaia di giovani campani. Esistevano nella Regione una quarantina tra CFPR (Centri di Formazione Professionale Regionali) e COP (Centri di Orientamento Professionale) che garantivano un servizio di Formazione Professionale, anche negli istituti di pena, più che accettabili, con qualche punta di vera eccellenza, tutto grazie all’entusiasmo, la volontà e l’abnegazione di centinaia di operatori. Con la venuta del “Faraone” anzidetto, alle strutture regionali non sono state affidate più attività formative, questo a tutto vantaggio di soggetti gestori (lautamente finanziati) dalle dubbie capacità. Si sa, Eccellenza, gli operatori regionali preposti non erano omologabili tra i suoi clienti, mentre quelli “dipendenti” dai rabberciati soggetti gestori sono tenuti alle logiche della lottizzazione. A tanto va aggiunto lo scandalo delle attività autofinanziate. Un discorso a parte dovrebbe essere fatto per gli Istituti scolastici statali che dovrebbero spendere le loro energie a risolvere i problemi dell’istruzione senza andarsi ad impelagare in quelli della formazione, ma si sa una manciata di lenticchie fa comodo a tutti. Eccellenza questi operatori sono stati lasciati, loro malgrado, per anni senza carico funzionale. Per non cambiare settore si potrebbe affrontare il tema: delle società di revisione lautamente pagate per un servizio sempre garantito dal personale regionale; delle società di formazione a cui sono stati affidati corsi e corsini di aggiornamento del personale regionale che poi si voleva comunque tenere senza mansioni, solo perché ……………….. Complice in tutto questo una classe di pseudo dirigenti, raccattati nelle servitù partitiche, a cui è stato garantito un concorso per l’acquisizione del ruolo. Eccellenza questo ha portato al prepensionamento di molte centinaia di dipendenti regionali che hanno preferito gettare la spugna anziché continuare a subire azioni di vero e documentato mobbing che potrebbe innescare un rosario infinito di azioni legali sia nei confronti dell’Ente che dei pseudo dirigenti. Un’operazione di pensionamento incentivato e artatamente preparato per far spazio ai manutengoli del governatoricchio. Come i Re egizi dell’antichità, anche il nostro “faraone della mutezza” tende a sopravvivere a se stesso attraverso le sue “opere”. La ringrazio per la cortese attenzione.
Luigi Malfi
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Lettera aperta a Tabacci, Pezzotta e Baccini

Pregiatissimi amici,
lungi da me l’intenzione di rubarvi tempo, materia preziosissimo in questo frangente, ma voglio proporvi una piccola significativa lettura. Tra le carte che stavo per avviare al macero è uscita una mia nota del 30/07/1992 indirizzata a Mariotto Segni all’epoca dei “Popolari per la Riforma”. A quel galantuomo catapultato dalla sorte in una realtà molto più grande di lui, a quel garbato e schivo personaggio della politica che tutto poteva tranne che fare politica.
Dal mio punto di vista la lettera ha delle motivazioni e delle connotazioni che la rendono attuale anche se il contesto sembra molto diverso.
Questa mia scelta è dettata sì dall’esigenza di mandare qualche messaggio, ma anche da una sorta di scaramantico augurio per la vostra-nostra intrapresa.


Caro Segni,
                      sento il dovere (anche se fermamente convinto che non ce ne sia bisogno) da militante cattolico, prima che da persona che ha condiviso e contribuito alle tue istanze sia con le raccolte referendarie che partecipando all’assise di Praglia, di rivolgerti un accorato invito a non lasciarti vincere dagli eventi e dalle lusinghe di quanti ti vogliono fuori dalla DC. Sarebbe, dopo tante giuste e coraggiose, una scelta disastrosa, un prezzo troppo alto, tra l’altro, da far pagare a quanti da te si aspettano un rinnovamento della DC e delle istituzioni del nostro paese. Il partito, se pur da rifondare, è nell’intimo di ciascuno di noi, che per lo stesso ha negli anni profuso tantissimo in termini di passione e materiali, parte integrante, parte da non abbandonare soprattutto in questo momento, dell’unico corpo che è il Mondo Cattolico.
 Quelli che come me dopo Vallombrosa hanno provato il significato vero di una scissione, anche se dettata da giuste motivazioni, sanno che il frutto di questi eventi è fatto di soli cocci!
                     Credimi, ti troveresti veramente solo, anche se attorniato da una “moltitudine” di gente, questa non potrebbe che essere di due specie o “farisei in cerca di purificazione” o “individui senza passato”, e poiché nella Storia il futuro si costruisce sulla memoria del passato tale scelta potrebbe risolversi in una esperienza senza “Storia”.
                      Ti prego, pertanto, se puoi, di tenere da conto in vista del “10 ottobre” queste mie succinte riflessioni, mi scuso e ti ringrazio. 
           
Cristianamente tuo."

Ci incontreremo a Montecatini nei giorni 23 e 24 febbraio.
Luigi Malfi
Napoli, 17 febbraio 2008
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Torna ‘sta casa aspetta ‘a te.

Lettera aperta a Marco Follini

Pregiatissimo onorevole,
alla luce di quanto si sta muovendo in quello che, a tutt’oggi, sembrava l’ingessato mondo della politica italiana, le rimetto questa mia alla quale ho affidato una velleitaria e presuntuosa missione: quella che possa contribuire a farle risolvere un problema intimo che sicuramente si porta da tempo e che nelle ultime ore, in ragione degli eventi, è diventato più che assillante. Presumo che lei stia vivendo gli stessi momenti che visse l’Innominato nella notte del “travaglio. Non è facile per chiunque, figuriamoci per lei che è una persona pubblica, guardare senza interesse a ciò che in tempi non lontani fu il suo sogno. Un sogno che la portò ad uscire dall’UDC per poi, costretto dagli eventi, confluire nel PD. La sua scelta non fu dettata dalla convenienza, non fu barattata con niente e nessuno, tutti quelli che la conoscono da politico, sanno che lei è una persona seria, o meglio una persona “sana”, che nella sua lunga esperienza di vita pubblica non è mai scesa a compromessi; non è come i tanti cialtroni che affollano il palcoscenico della politica e che stanno lì solo per curare i propri interessi e quelli delle loro “paranze” e che non sanno, o fingono di non sapere, che la politica è fatta di volontariato e servizio, non già di tornaconto e grassazione. La politica vera è quella che ci hanno insegnato quando, da ragazzi, militavamo nell’Azione Cattolica e l’oratorio era la nostra seconda casa. Oggi invece in quel “luogo” deputato al bene comune e ridotto a teatrino si agitano, salvo qualche rara eccezione, solo lestofanti pronti a calpestare tutto e tutti pur di servire il loro ego ed i loro “dei”.
Torniamo a lei onorevole, al suo intimo travaglio, alla tentazione di rimettersi le ali per ricominciare a volare alto come ha sempre fatto. Mi creda onorevole c’è chi, nel recente passato, ha confidato nella sua maestria nel cavalcare i venti. C’è chi, come me, ha sperato di essere guidato verso nuovi, antichi lidi che tanto ci appartengono. Ora che i suoi ex amici di partito, che un tempo hanno con lei condiviso tutto, anche il sogno di ritornare a far politica, ma quella seria, si sono decisi a fare anch’essi il passo che lei ha avuto il coraggio di fare per primo, torni con loro e con noi tutti. Torni ad occupare il posto a lei dovuto è vedrà che non avrà a pentirsi.
Luigi Malfi
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato.

al “compagno” Corrado Gabriele assessore regionale campano alla disastrata Formazione Professionale.
Eccellenza,
                mi scuso per l’appellativo, il suo frasario da veterocomunista è fatto di ben altra “terminologia”, ma mi creda non posso esimermene assolutamente, me lo impone la rubrica.
Le scrivo questa mia dopo essermi cimentato in una di egual tenore indirizzata al suo presidente, ma per lui gli addebiti sono tanti che mi sono e ci siamo impegnati a costruirgli una apposita rubrica. Si sa, a questo mondo, o meglio nel mondo politico nostrano, gli addebiti sono sempre direttamente proporzionali alle “incombenze”.
Per non perdere l’occasione lasciamo in pace al momento il suo governatore e passiamo a lei Eccellenza. Attingendo alla sua biografia, anche lei è diventato oggetto di biografia! (sa, se questo povero Paese non avesse avuto le traversie politiche che ha avuto negli ultimi anni, di lei non si sarebbe saputo niente o quasi; la sua “fama” sarebbe stata limitata all’ambito della sua formazione partitica che, aggregando gli sconfitti della Storia, non avrebbe avuto mai la possibilità di assurgere al governo della cosa pubblica), si apprende che, a differenza di quanti vestivano la sua stessa casacca e che nel tempo l’hanno più volte cambiata, lei è rimasto coerentemente legato alla sua scelta giovanile. Questo, anche se sono lontano anni luce dalla sua “fede”, non le può fare che onore, di questi tempi l’onore e la coerenza è merce rara. Come merce rara sono diventati i concetti di libertà, giustizia e meritocrazia. Bisogna riconoscere che, dalle sue parti, questi pilastri portanti di una sana società liberal-democratica hanno assunto sempre un significato molto diverso da quello universalmente riconosciuto, un significato quasi distorto. Mi consenta Eccellenza forse tutto è da addebitare alle arcaiche frequentazioni ideologiche che lei ed i suoi commilitanti hanno ancora oggi, ma soprattutto alla scarsa conoscenza di Cristo e Voltaire. I vostri riferimenti Eccellenza, anche se solamente subconsci, sono ancora gli antichi “rifiuti” della storia umana: Lenin, Stalin, Mao e Pol pot. Di strada non ne avete fatta e la cosa triste è che non ci avete neppure provato. Avete importato, in quest’attimo di indebita gloria, anche nella pubblica amministrazione, là dove vi è stata concessa grazie ad uno scellerato sistema elettorale, la vostra distorta cultura. Una “cultura” fatta di tutto ciò che non ci appartiene. Di dirigismo verticistico, di commissari politici e plenipotenziari partitici. Se per un attimo, liberato dalle sue strutture mentali, provasse a guardare dall’esterno il suo “conquistato” orticello, troverebbe che non va per niente. Vedrebbe che la politica del suo assessorato in questi anni è stata completamene sbagliata nelle scelte programmatiche e nei metodi. Vedrebbe, contrariamente alle aspettative di un radicato statalismo, che le appartiene per formazione l’annullamento della presenza pubblica nella formazione a tutto vantaggio di una rabberciata e poco qualificata presenza dei privati; già, il suo presidente-padrone le ha insegnato che solo i privati votano. Vedrebbe che in tutti questi anni la proposta formativa privilegiata è stata quella demagogica o a bassa incidenza tecnologica. Si è preferito “formare” figure professionali inutili o non spendibili sul mercato del lavoro che utili operatori del secondo e terzo settore di cui le industrie del nord hanno un gran bisogno e sono costrette ad attingere dai paesi dall’est Europa a tutto danno dell’occupazione dei connazionali, mi scusi dimenticavo della sua vocazione terzomondista ed internazionalista lontana dalle esigenze lavorative dei giovani italiani. Vedrebbe “soggetti” dediti ad una pseudo formazione, in particolare nell’ambito dell’autofinanziato, gonfiarsi come piattole col sangue e le “aspettative” dei nostri ragazzi.
Vedrebbe il fallimento totale della formazione affidata agli istituti di istruzione secondari, che serve unicamente a garantire qualche prebenda aggiuntiva ai docenti più prossimi ai dirigenti scolastici. Vedrebbe la grottesca presenza di società di consulenze che, prive di specifiche competenze, fanno finta di supportare funzionari regionali in delicatissimi compiti di revisione amministrativa-contabile, dico grottesca Eccellenza per non usare terminologie più impegnative che sicuramente si andranno ad usare nelle sedi opportune.
Vedrebbe dirigenti regionali dei settori a lei delegati non all’altezza dei compiti d’istituto a loro affidati, incapaci di assolvere con un minimo di preparazione e competenza alle loro funzioni per cui vengono lautamente retribuiti. Potrebbe così rendersi conto che il mettere a capo di settori delicatissimi della cosa pubblica persone che hanno il solo merito del “fedele” vassallaggio o dell’appartenenza partitica alla fine non paga. Anzi Eccellenza si corre il serio rischio di vedersi coinvolti in operazioni dai risvolti penali e risarcitori. Con questo Eccellenza mi accommiato da Lei nella certezza però di risentirci in forma non colloquiale.
Luigi Malfi
Chiarimento necessario.

Non è nelle nostre abitudini rispondere a interventi relativi ai post pubblicati sul blog, per casi molto particolari per i quali il discorso si allarga, creiamo specifiche sottorubriche, quando invece ci troviamo di fronte a gratuite ed inaccettabili provocazioni dal lavatoio di turno, allora, questa scelta deve necessariamente venire meno, soprattutto quando la sfera diventa personale. E’ il caso della Lettera all’assessore Corrado Gabriele che ha suscitato tanto rizelo nei soliti autoarruolati servi di turno.
Premesso che le “Lettere alle Eccellenze di un Paese malato” sono note aperte indirizzate a personaggi della politica e non, sia nazionali che locali, e che i commenti dovrebbero avere come destinatari i personaggi coinvolti.
Premesso che, a livello umano, lo scrivente nutre un profondo rispetto per Corrado Gabriele, anche se ideologicamente distante anni luce, rispetto dovuto alle persone coerenti, che in tempi come questi, inflazionati da indossatori ed indossatrici sempre pronti a cambiar abito, rappresentano merce rara. Si sa la coerenza, in politica, è sinonimo di onestà intellettuale e non solo.
Premesso che lo scrivente non ha alcun bisogno di nascondersi dietro il proprio blog, visto che firma tutto ciò che scrive e che, per quanto poi allo squallore dello stesso, il rumore di una povera noce non equivale ai circa diecimila contatti realizzati in poco più di due mesi.
Veniamo al dove ero e cosa ho fatto. Sì, sono un funzionario regionale della formazione, ho diretto sin dal ’97 il CFPR – L. De’ Medici di Napoli ottenendo, grazia al lavoro di una ottima schiera di collaboratori, i risultati che parzialmente sono visionabili nel video allegato; risultati mai raggiunti dai centri regionali fino ad allora. Questo soprattutto grazie a tangentopoli che limitò l’ingerenza dei politici nelle faccende di gestione, a Samuele Ciambriello che all’epoca assessore delegato diede il via ad una rivoluzione e riproposizione della formazione professionale regionale e alle giunte di centrodestra che non se la sentirono di sacrificare, ad eventuali esigenze di bottega, un ottimo cammino già intrapreso. Questo miracolo cessò con l’avvento delle giunte Bassolino che “evirarono” il settore pubblico a tutto vantaggio dei privati, per lo più improvvisatisi erogatori di formazione che trovarono la gallina dalle uova d’oro.
Il sottoscritto, contrariamente a quanto è aduso nella pubblica amministrazione, per anni ha provveduto, anche di tasca propria, all’acquisto, ove necessario, di materiali ed attrezzature per garantire il buon funzionamento del centro, arrivando a sopperire personalmente alla manutenzione ordinaria ed in qualche caso anche straordinaria dei locali e degli impianti visto che, nonostante le richieste, i settori preposti restavano sordi (quanto innanzi è debitamente registrato anche con filmati).
In quanto poi all’affare delle revisioni contabili, il sottoscritto è stato tenuto, non si sa perché, fuori da un nucleo di revisione amministrativa-contabile costituito presso la struttura da lui diretta. Prassi vuole che ad assumerne il coordinamento di queste strutture è chiamato il funzionario/direttivo più alto in grado: aspetto disatteso. E’ stato messo, invece, un funzionario approdato alla categoria D/2 che teoricamente avrebbe alle proprie dipendenze funzionari di categoria superiore, anche D/6 (miracoli …………).
Per finire, il sottoscritto ha già provveduto ad inoltrare il giorno 26/11/07 per il tramite della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica un primo esposto/denuncia all’Autorità Giudiziaria al quale seguiranno altri.
Per continuare ad esercitare liberamente il proprio dovere di cittadino attraverso uno “squallido blog”, lo scrivente, anche per tutelare la propria salute fisica, si è visto costretto a porsi in quiescenza anticipata al fine di evitare purghe o gulag (mobbing) che di fatto rappresentano il deterrente indispensabile di questa giunta.
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato.

Ad un “vicerè” interprete di una tragicommedia recitata a danno della popolazione.
Eccellenza,
               darle dell’Eccellenza, mi creda, è una grande violenza non solo al lessico ma soprattutto a quanti da sempre la guardano dalla giusta angolazione e che non si sono mai fatti condizionare, nelle scelte elettorali, dal cosiddetto “amor di parte”. L’appellativo “Eccellenza” in questa rubrica non è stato mai negato a nessuno, neppure a Fini, ma per ben altre motivazioni. Di contro mi risulta più naturale l’uso del “Lei”, sa aiuta a mettere tra le parti una insormontabile barriera che francamente ritengo opportuna. Scriverle è stato un atto penitenziale, una medicina necessaria, anche se il solo pensarlo mi ha sempre procurato un’agitazione viscerale. Si sa le lettere “aperte” sono fatte non tanto per dialogare con il destinatario, il più delle volte, sordo narcisista, posseduto dalla sindrome dell’onnipotenza, quanto per offrire a coloro che ne sentono il bisogno, agli altri per intenderci, un supporto su cui meditare. Restano pertanto un atto dovuto. Francamente gli aspetti da affrontare, per una corretta definizione del suo profilo (da sindaco, da “governatore”, da politico in generale ), sono troppi per una semplice lettera aperta, per cui mi limiterò a porle e a pormi interrogativi sul funzionario-partitico “arrivato” non si sa come, con l’impegno però, di non licenziare così sommariamente i tanti argomenti che la riguardano e che tanto bene non hanno prodotto alla nostra realtà socio-territoriale. La cronologia delle sue “esperienze”, anche se necessaria per tracciare una giusta valutazione della sua persona, mi sembra inconsiderabile per questa occasione. Non voglio perdermi nel riesumare suoi trascorsi stalinisti-leninisti (comuni alla sua generazione partitica), né nel ricordare la sua posizione, distante anni luce da quelle molto oneste del suo “maestro-avversario” Massimo Caprara, in merito ad episodi tipo l’invasione della Cecoslovacchia, né il modo in cui, da funzionario di partito (già Lei un lavoro o una professione civile non l’ha mai avuto) ha fatto carriera politica.
In questa sede cercherò sinteticamente di interrogarmi/La sul suo modo di intendere la cosa pubblica, sul suo modo di approcciarsi a quello che in democrazia dovrebbe essere il vero sovrano, il cittadino elettore per intenderci, sul suo modo rozzo e sufficiente di approcciarsi agli altri come se lei fosse l’unico testimone-erede di chi sa quale dio minore (ma questo rientra nel copione di quanti non hanno avuto il conforto di nascere in ambienti culturalmente evoluti), del suo sistema arrogante di governare un qualcosa che di certo non le appartiene né per eredità né per diritto “Divino” (a proposito di Divino cerchi per il futuro di non millantare una sua inesistente confidenza con la Fede che nessuno, sa proprio nessuno, se l’è mai bevuta).
Cercherò Eccellenza di raccontare della sua piccola corte, che tanto poco sa di un salotto “buono” della politica, fatta di gnomi del sottobosco politico, di incensatori professionali, di “mariuncielli di via nova” (ladruncoli di campagna) e di insipienti sguattere (maestrine fallite) che grazie a lei hanno risolto il loro “sabato”. Racconterò di un circo Barnard dove i nani si sentono giganti, i buffoni recitano Shakespeare, gli asini, alla maniera trilussiana, “ragliano” da leoni.
Racconterò di commissariati straordinari o meno, di enti strumentali, di agenzie, di consulenti e consulenze e di come, grazie a ignoranti dediti al servaggio, ha distrutto da prima il comune e poi la regione. Le metodologie, gli arbitri, gli abusi, gli eccessi di potere, racconterò insomma tutto ciò che un buon amministratore della cosa pubblica non avrebbe dovuto fare e Lei lo ha fatto..
Visto però, Eccellenza, che per fare quanto innanzi detto non è sufficiente una lettera e ci vuole spazio e tempo mi impegno fin d’ora a dedicarle un’intera rubrica, un qualcosa che, come le romanze antiche cantavano le gesta di dame e cavalieri, racconti nella maniera più seria e documentata possibile delle sue. Per questo sarà utile il contributo di quei tanti funzionari onesti che sono stati mortificati dal quel suo modo offensivo di menar le cose.
Sa Eccellenza noi apparteniamo alla schiera di coloro che credono “che qui si fanno e qui si pagano”, che le carte si rimescolano ad ogni mano per usare una terminologia più consona al suo “avversario” di Nusco, basta sapere aspettare che il vento cambia e ci si può sempre attrezzare per farlo cambiare.
Luigi Malfi
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato.

ad Antonio Di Pietro
Eccellenza,
              faccio ammenda se a Lei sono arrivato solo adesso, ma mi creda, non perché io non ci tenessi, ma per dovere di cronaca, sa mi sono dovuto occupare di ben altri “figuri”, a volte anche mettendo a dura prova le mie viscere, la metta come vuole, ma potrebbe anch’essere un complimento. Sì, in verità, a Lei se ne dovrebbero fare molti di sinceri complimenti, fino al “complimento” limite di riconoscenza. Tutti le dovremmo essere estremamente grati per quello che ha saputo e voluto dare a questo Paese quand’era uno dei tanti servitori dello Stato ai quali è demandato il potere esecutivo. Ella Eccellenza, come i tanti, avrebbe potuto, allora, mettere meno zelo nell’adempimento del suo dovere guadagnandosi sicuramente un po’ più di tranquillità e avrebbe, mi creda, raccolto lo stesso risultato, se non migliore. La capisco, le sue “memorie” di legalità non Le hanno concesso poi tanta scelta, la strada intrapresa doveva essere percorsa tutta, fino in fondo, a costo anche di dover affrontare, come poi è successo, conseguenze “fastidiose” soprattutto per i suoi cari. Sa questa terra, anche se si fregia di avere dato i natali a santi ed eroi (che poi sono la stessa cosa), una volta passata la festa si è comportata sempre da matrigna. La gratitudine verso coloro che la servono con abnegazione e senza riserve non è un articolo particolarmente gradito, mi creda qui vanno bene i figlioli prodighi. Veniamo a noi Eccellenza e cerchiamo di fare, senza riserve, il punto sulla sua esperienza politica che poi, tra quelle da Lei già fatte, a tutt’oggi, è quella che le ha dato meno gratificazioni. Di Lei molti ricordano, con approcci diversi e a volte contrastanti, il magistrato, l’uomo di legge che seppe mettere in ginocchio un’intera classe politica. E’ vero che il merito non fu solo Suo, ma di un’intera Procura che seppe, come si dice in gergo militare, mantenere la posizione, ma gli italiani, avvezzi a semplificare sempre tutto, si abituarono a vederla quale simbolo di quella “stagione“ felice. Ricorda, Eccellenza, la totalità del Paese, sano e speranzoso, stava al vostro fianco, persino quei guitti fascistelli nostrani, sempre alla ricerca di un riflesso di gloria, salvo ad abiurare immediatamente dopo aver riscosso, dal Berlusconi di turno, i necessari dieci denari (sì, per comprarli è sufficiente un terzo del prezzo del tradimento, la loro storia lo insegna). Pareva che gli italiani onesti, e ve ne sono Eccellenza, volessero creare chi sa a quale “cosa”, e Lei ci cadde, fino a poi rendersi conto che le grandi masse, che pure aveva contato, preferirono non rinunciare alle comode ciabatte. Era successo tempo prima con un’altra persona da bene, il Mariotto per intenderci, che partì da mammola e finì crisantemo; ma, quella, mi creda, fu altra storia che vissi anch’io molto da vicino nella speranza di cambiare le cose dal di dentro della grande DC. Il Mariotto era un ingenuo, un puro, uno che il “marciapiede” della politica non l’aveva mai calcato, mentre Lei Eccellenza era stato fortificato dalle origini e temprato dai duri mestieri di tutore dell’ordine e della legalità; ma alla fine avete avuto una sorta pressoché comune, si è mai chiesto perché? Cosa non ha funzionato? Eppure la gente era con voi. Se posso, Eccellenza, un’ipotesi che forse si avvicina molto alla verità l’avrei: avete entrambi sbagliato nella scelta dei “colonnelli”. Non essendo “animali politici” ad entrambi è mancata la capacità di fiutare le cose nuove e per questo vi siete affidati a millantati conoscitori della politica subendone le ovvie conseguenze. Come Segni, anche Lei non seppe intercettare il vero voto utile, quello dei democristiani rimasti orfani della classe politica che li rappresentava. Invece qualcuno, di cui entrambi sappiamo (sa anch’io ebbi una breve frequentazione con il suo gruppo, costituendo pure un dei circoli del movimento “Democrazia e Legalità”), le fece rincorrere un voto di generica protesta politica. Un esercito fatto di protestatari privi del dono della proposta e, cosa ancor più grave, con incolmabili deficit organizzativi. Un partito che si limita all’opinione è condannato ad essere un partito ad una cifra, per entrare tra quelli a due (partiti di massa) si deve perseguire, in maniera maniacale e ossessiva, l’aspetto organizzativo.
Anche per questo le assicuro che il web, in cui Lei confida tanto, è sì una risorsa importante, ma non la risorsa per antonomasia. Il web è come le belle donne che hanno nel DNA il mestiere più antico, ti illudono, ti circuiscono, ma una volta consumato il rapporto sono pronte ad andare dove le porta il “soldo”. Di contro l’antico metodo del rapporto diretto, quello che si coltiva quotidianamente, dà gli stessi risultati dell’unione monogama, quella per intenderci, senza tanti stimoli, un po’ noiosa ma stabile, scevra da tradimenti.
Per questo, Eccellenza, cerchi di attrezzarsi per accogliere, in una rinnovata “dimora”, i tanti moderati ex democristiani (contrari, come si addice ad un buon cristiano, ai fascisti ed ai massoni) che per non sentirsi, e non a torto, traditori traditi della loro “storia “ abbandoneranno quella parte dei popolari che si sono consegnati senza resistenza alcuna, attraverso l’aborto del PD, alle schiere capeggiate dagli antichi funzionari del PCI Veltroni e D’Alema. Mi scusi, Eccellenza, ma anche questo e un modo, forse il più pagante, di far politica.
Luigi Malfi
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato

a Ciriaco De Mita
Eccellenza illustrissima,
mi perdoni l’ardire ma, mi creda, non avevo altro modo per giungere a Lei. So bene che questa mia, a differenza di altre inviate a ben altre eccellenze, non avrà il dono dell’accoglienza. Ella, si sa, è ed è stato sempre troppo occupato nelle sue faccende e tanto radicato nel convincimento, per niente intimo, d’essere l’unico depositario delle verità politiche, per avere il tempo da “dedicare” ad un’umile riflessione sulla sua persona.
Lungi da me l’idea di voler essere il catechizzatore di turno, investo egualmente una parte del mio tempo, per niente prezioso, nell’illusione di arrivare al suo cuore. Non si sa mai, le strade della Provvidenza restano a noi imperscrutabili.
Tutto ciò, Eccellenza, nasce dall’intimo convincimento che, in un momento così delicato per i destini del nostro Paese, un “sacrificio” lo si può chiedere a chiunque, anche a coloro che hanno sempre impegnato le proprie risorse per depauperare la ricchezza collettiva, come viene magistralmente riprodotto, in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Bruna, ogni anno a Matera con l’espoliazione del carro votivo. Forse i santi e le madonne, mi consenta, non sono proprio il suo forte; Ella, come dicono, è più intimo con fanti e cavalieri, che a differenza delle sacre immaginette vengono stampati su più robusti supporti cartacei per garantirne l’usura da gioco. Tornando a noi: non crede che il momento per la nostra Italia è tanto delicato da richiedere a tutti, ciascuno per il proprio specifico, un atteggiamento civico più consono alle esigenze? E non pensa che il nostro dovere di cristiani, visto che tali ci professiamo, non debba “elevarsi” all’atto d’amore disinteressato verso il nostro prossimo a cui da sempre saremmo chiamati?
Non è forse giunto il momento in cui il l’interesse collettivo prevalga su quello della propria “gens”? Lei Eccellenza, che del particolare ne ha sempre fatto uno scopo primario, al fine di garantirsi il “puote”, non crede, anche per sopraggiunti limiti di età, che si impone la necessità di produrre solo per il bene collettivo? Quando ultimamente Ella ebbe a dire, in merito alle ragioni “moralmente” ostative per un cattolico di contribuire alla nascita del Partito Democratico che era giunto per Lei il momento di fermarsi, in tutta onestà credetti ad una impennata di sano orgoglio, dovendo, qualche giorno più tardi, riconoscere che il fraintendimento era dovuta ad un colpo di sole. Eppure Eccellenza, come tutti quelli che un poco sanno di Lei, non avrei dovuto farmi tante illusioni su questo suo nuovo atteggiamento. I suoi comportamenti, purtroppo, sono stati sempre troppo prevedibili troppo legati alla costruzione del “puote”.
Chi la conosce sa bene che al centro dell’universo c’è Nusco ed al centro di Nusco c’è Lei.
Per questo Ella non si è mai concesso a ricercare collaborazioni di persone culturalmente valide, la sua “corte” è stata sempre limitata a individui dalle non grandi risorse. Eppure Ella da giovane ha avuto modo di attingere e formarsi a scuole di ben altro spessore. Forse, forte di tanta conoscenza, ha scelto di comandare una “paranza” di gnomi, sicuramente meno pesante da gestire e più prevedibile. Comunque Eccellenza, mi creda, si è perso il meglio di quanto ci è dovuto per una crescita completa del nostro io. Lei ha scelto “l’ego”, il negativo della nostra proiezione verso Lui e il prossimo. Come dicono ha sempre preferito una “mano” di carte ad una buona conversazione; dato che non ha mai gradito interlocutori “dissenzienti”. Le Sue conversazioni si sono sempre rette su soliloqui. A proposito Eccellenza, mi creda, non sono mai riuscito a capire il senso delle sue esternazioni politiche; è vero che le mie capacità intellettive sono abbastanza limitate, ma forse è pur vero che le Sue capacità esplicative sono figlie della stessa matrigna.
Tornando, come dicono, al suo modo asciutto da “montanaro”di porgere le cose, non crede, che alla lunga questo si sia ritorto contro di Lei e la Sua immagine? Non pensa che la mancanza di tolleranza verso gli altri e la mancanza di qual si voglia diplomatico tatto le abbia alienato le simpatie dei più?
A proposito di diplomatici e diplomazia: ricorda Eccellenza a Mosca, quando da Presidente del Consiglio, in visita ufficiale, alimentò, proprio per non smentirsi, “l’incidente” con l’allora ambasciatore Sergio Romano?
Resta il fatto che il secondo, grazie alla sua cultura ed al talento di opinionista politico, universalmente riconosciutogli, è, come insegnava Ponomariov, noto anche a Pechino, mentre Lei, nonostante il suo “luminoso” passato di politico, resta un non conosciuto. Questo è il frutto di quello che scegliamo di essere in ragione al nostro operato: passare alla storia o essere condannato alla cronaca.
Eccellenza, si abbandoni ad una impennata di sano ed altruistico orgoglio. Si lasci conquistare, per una volta, da un atto di passionalità senza ritorno di bottega.
Dica di no all’innaturale confusa unione tra cattolici e post-comunisti (che da “post” hanno solo il vezzo del trasformismo). Vedrà, solo allora, anche per Lei si squarcerà il velo dell’anonimato cronistico e conquisterà un posto vero nella storia e nei cuori dei tanti cattolici che aspirano a rivivere da protagonisti l‘impegno politico, ricusando il servaggio offerto loro dagli avversari di sempre.
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato.

a Savino Pezzotta, ultima risorsa dei cristiani impegnati in politica.
Eccellenza illustrissima,
mi consenta l’impostazione un po’ formale di questa mia, vista la comune origine di militanza nel collateralismo cattolico, ma è per mera esigenza di copione, pardon di rubrica.
Le scrivo, come ho già accennato, da ex responsabile provinciale di un movimento di lavoratori cristiani e da militante democristiano, mai pentito, che ritiene indispensabile la riproposizione di una formazione politica ideologicamente ispirata ai valori della dottrina sociale della Chiesa. Non so chi ha messo in giro la favoletta che, in questo sistema di rappresentatività politica, non vi è spazio per una formazione di centro moderato e per giunta cristianamente ispirata. La sciocchezza la conosciamo, come conosciamo quelli che se ne avvantaggiano, ma non sappiamo perché nessuno confuta o si ribella a questa sorta di ricatto disinformativo. Diceva Ponomariov, il “leggendario” controinformatore della fu Unione Sovietica, che per dare ad una menzogna dignità di verità assoluta, basta ripetersela e ripeterla all’infinito. Prima che questo “infinito” si concluda, in politica anche i concetti assoluti diventano relativi, basta ricordare le convergenze parallele di morotea memoria, cerchiamo quantomeno di riportare anche in politica il bene della verità.
A questi signori che si crogiolano nelle loro falsità basterebbe ricordare che le più grosse democrazie europee si fondano su sistemi politico-elettorali che vedono al centro la più qualificata rappresentanza ed in cui soprattutto gli ex, sia di destra che di sinistra (fascisti e comunisti), i condannati della Storia, sono pressoché inesistenti.
L’Italia è l’unico paese democratico dell’occidente ove fantasmi e zombi animano la scena politica cercando di farne il loro regno, il regno dei morti.
Mi scusi Eccellenza della digressione, ma non ne ho potuto fare a meno, è stato uno sfogo e un modo per rompere il ghiaccio, ora se mi permette veniamo a noi, alle nostre cose a quelle per le quali ho sentito l’esigenza di rivolgermi a Lei.
Intrattenermi sui Suoi trascorsi per aprire il mio “soliloquio”, mi pare tanto scontato quanto puerile quindi vengo direttamente al dunque, a ciò che realmente mi preme, la mia, sarà un vero atto di violenza nei Suoi confronti.
Ella, forse anche grazie al Family Day, è diventato l’ultimo punto di riferimento per quella parte di mondo cattolico che guarda responsabilmente alla politica, a quei tanti che pur avendo avuto un “passato” nel collateralismo o nel partito, non se la sono sentita, in tutti questi anni, di spendere o “svendere” la propria immagine nelle tante “botteghe” di reduci democristiani che si sono collocati dall’una o dall’altra parte. E’ vero, Ella è l’ultima speranza in senso temporale, ma visto che non c’è più tempo, si deve e ci dobbiamo convincere che lo è in senso assoluto.
Lo so Le si vuole gettare addosso una croce molto pesante, ma se, da cattolico qual’è, crede e confida nella Divina Provvidenza, allora, prenda le mani tese di quei tanti che chiedono di essere guidati e si metta in marcia; vedrà lunga la strada quanti staranno lì ad aspettarla. E’ vero ci saranno anche tanti, troppi farisei pronti a saltare sul carro, nella speranza di trovare il solito agognato strapuntino, ma qui viene l’impegno più gravoso, quello da tenere nella più assoluta coerenza; dimostrare che si può fare politica senza ricorrere o rincorrere i mestieranti ed i “chiacchierati” di sempre, per intenderci i tanti, troppi Cuffaro che con la dottrina sociale della Chiesa non hanno mai avuto nulla da spartire. Non bisogna farsi vincere dalla sindrome del risultato a tutti i costi, nel nostro specifico il servizio viene anteposto al risultato, o meglio il risultato, se si sarà ben lavorato, ci sarà è sarà il sabato che ci riconoscerà la Provvidenza.
Restando nelle motivazioni che porta un cristiano ad impegnarsi in politica, oltre alla coerenza, all’umiltà, allo spirito di servizio vi è l’onestà che occupa un posto speciale nelle ”memorie” del cattolico. Onestà non vuol dire solo non rubare, onestà per un cattolico impegnato in politica è sapersi correlare con quanti gli hanno dato fiducia e non, per risolvere senza arroganza e presunzione i problemi del prossimo, che nel caso specifico si chiamano concittadini, ma avere anche il coraggio, una volta constatata la propria inadeguatezza, l’incapacità a gestire la cosa pubblica, di dire scusate: il disturbo ed andare via; non già come sta accadendo nella mia amata Napoli con la Rosa Russo Iervolino.
Onestà significa, una volta approdati alla gestione della cosa pubblica, non soggiacere ai ricatti estorsivi di gruppi di potere o masse organizzate che, attraverso il ricatto della piazza o il blocco dei servizi, cercano la concessione o la conservazione di nuovi ed antichi privilegi arrecando danno o sperequazioni alla stragrande maggioranza dei cittadini. Onestà significa chiedere e garantire a tutti gli stessi trattamenti, senza creare paradisi per privilegiati ed inferni per gli altri, soprattutto quando quelli che chiedono i privilegi dicono di appartenere al nostro mondo.
Tornando all’attuale situazione politica del nostro paese non si intravede nulla di buono da qualsiasi angolazione la si guardi. Entrambi gli schieramenti condividono un comune denominatore: la ricerca del potere fine a se stesso e la consapevolezza che finché non ci sarà un centro politico autonomo riusciranno a sbarcare il lunario, a rubare il pasto quotidiano estorto e mai offertoliberatamente dal popolo italiano. Si distinguono, forse, al numeratore ove, da un lato, troviamo: faccendieri massoni, fascisti condannati dalla storia e un residuo gruppo di ex democristiani dai più variegati trascorsi (tra questi anche scomunicati per apostasia) , dall’altro: comunisti, ex comunisti, libertari di tutte le gradazioni di verdi e di rossi che, unitamente a ex democristiani dalle non sempre felici origini (basisti, forzisti, e catto-comunisti di lontana memoria), uniti in un’eterna rissa e da un gioco perverso di prevaricazioni, cercano di conquistare il potere.
Proprio qui nell’arena delle sopraffazioni, nella continua ricerca di nuove e posticce identità, si tentano i più grotteschi esperimenti di genetica politica. I più grossi e gratuiti trasformismi ove, da un lato un capocomico si sente il novello De Gasperi, un guitto fascista rivendica la titolarità di occupare il centro politico già democristiano, uno scomunicato-annunciato quello di essere il paladino dei cattolici impegnati in politica; mentre dall’altro vetero comunisti (stalilisti e troschisti) hanno la presunzione di accreditarsi chi, come socialisti democratici, chi come gauchismi europei e generali senza eserciti si dimenano in una forsennata ricerca del belletto più efficace. Tutto ciò purtroppo si sta consumando ai danni di una collettività che, ogni giorno che passa sempre più si abbandona al fatalismo ed alla rassegnazione. Per questo e tante altre cose ancora Ella non può in alcun modo abbandonare, altrimenti consumerebbe il più grosso dei tradimenti.
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato

Eccellentissimo On. Gianfranco Fini Già Segretario Nazionale MSI-DN Presidente Nazionale AN
Eccellenza,
mi consenta, tanto per non parafrasare il “Capo”, il prurito era forte e non mi potevo sottrarre dal dedicare anche al “caso” Fini una piccola attenzione. L’imbarazzo è stato nel dove collocare questa mia, nella scelta della “rubrica”, io ho le mie fisime. Quella delle “Lettere alle Eccellenze di un paese malato” mi pareva inadeguata, si infatti mi sono chiesto a che titolo potevo abusare dell’Eccellenza riconosciuta per rivolgermi ad un qualcuno che al di fuori del mestiere del politicante, e in questo paese non è tra i più stimati, non ha fatto altro. Ma come avrei potuto negare un termine tanto abusato nel lontano ventennio a chi di quei tempi ha fatto il riferimento di vita? Per compiacerVi questa mia è stata anche purificata dagli esterofilismi, come si faceva allora, all’epoca del sanguigno maestro romagnolo.
Allora Eccellenza veniamo “a noi” e a quanto vorrebbero dirVi i tantissimi italiani che oggi guardano con sgomento alla situazione politica ed alle sue incongruenze.
Cercando di farmene interprete il primo quesito potrebbe essere: perché in un paese normale, che si vuole di collaudata democrazia, il ruolo della politica è oggi appannaggio di formazioni nate dalle ceneri delle due ideologie condannate dalla Storia? In un contesto correttamente sano gli sconfitti, da non confondere con chi ha perso qualche tornata elettorale, quelli che per intenderci senza possibilità di appello dovrebbero essere relegati nell’immondezzaio della storia, non dovrebbero più essere ammessi alla gestione della cosa pubblica. Invece li vediamo affollare il palcoscenico della politica ormai ridotto ad un proscenio dove guitti senz’arte si cimentano a sostenere il ruolo di protagonisti non si sa bene di quale tragicommedia. Quanti ex senza ritegno si vedono in circolazione: ex fascisti, ex comunisti, ex di ex, che pensano di averla fatta franca solo per il fatto di aver sostituito le insegne di bottega o rimosso qualche consunto straccio (labaro). Si sa anche questo è il prezzo che una vera democrazia deve pagare. Ma Voi Eccellenza a questi concetti non siete stato cresciuto, gli spazi di democrazia di cui beneficiate fanno sempre capo ai sacrifici altrui. Ve l’ha ricordato addirittura il Vostro camerata Francesco Storace dimettendosi platealmente dagli organi nazionali del partito. Il trasformismo si sa è un vezzo tutto italico. Per la campata in questo paese si è propensi a tutto anche a rinnegare chi ci ha generato. Con questi non vanno confusi quanti che, se pur sconfitti, continuano con “dignità” a professarsi quelli di sempre, l’unico addebito che può essere mosso, non a loro, ma alla loro incosciente genitrice, è che nonostante i pessimi risultati ottenuti continua a metterne al mondo “ ’a mamma de’ strunz, è sempr prena” (la madre degli stolti è sempre incinta). Torniamo a Voi Eccellenza: credete proprio che l’occasione di calcare l’attuale palcoscenico della politica è tutto frutto del Vostro saper fare o della mediazione del Vostro padrone di Arcore? Non vi è sorto mai il dubbio che questo ruolo di posticcio protagonista vi sia stato conferito dal vero padrone di via Botteghe Oscure, ultima mente pensante, anche se non condivisibile, della politica italiana? Sa l’erede del “Migliore” ha un assillo, che lo tormenta anche di notte, quello della possibile rinascita della “Balena bianca”. Un bipolarismo, qualsiasi esso possa essere, quantomeno garantisce la possibilità dell’alternanza; ma un nuovo e poderoso blocco di centro rispedirebbe questi ex all’opposizione per altri 50 anni. A questo punto, finché non sarà debellato in via definitiva il pericolo democristiano, ben venga anche la parodia del bipolarismo che ha regalato ad attorucoli da sceneggiata di interpretare ruoli tragicamente seri ed impegnativi.
Ricordate Eccellenza l’epoca di Almirante, che quantomeno era una persona seria e coerente, ma certamente non un grande politico (quanto poco ci volle a Fanfani per giocarselo con le tre carte e più di una volta), si starà rivoltando nella tomba, Voi di lui non avete niente, forse ricordate al più il grossolano maestro di Predappio, non certamente per le qualità del personaggio, ma per l’inclinazione a volersi fare personaggio. Voi credete veramente che è sufficiente atteggiarsi a statista per esserlo? Solo gli asini di trilussiana memoria possono illudersi che basta un travestimento per accreditarsi da leoni; ma il raglio non può essere cancellato.
Solo personcine dabbene come Fisichella potevano farsi ingannare da uno come Voi, ma poi, per sua fortuna, l’ingenuo Domenico l’ha capito ed è andata a finire come tutti sappiamo.
A proposito di travestimenti e megalomania: siete proprio convinto che la vostra “formazione” possa essere accettata nelle fila del Partito Popolare Europeo? Li credete tutti imbecilli i responsabili dei partiti democristiani europei? Cosa avete voi da spartire con Sarkozy, credete veramente che tutti hanno rimosso le vostre frequentazioni francesi di Lepenniana memoria condite con truculenze apologetiche? Forse per voi la visita da ministro occasionale di uno stato sovrano fatta in qualche sinagoga può cancellare il vostro passato? Chiedetelo agli ebrei di Roma, li tenete a portata di mano. Seriamente Eccellenza Vi siete mai guardato allo specchio della Storia, o di specchi non ne avete se non quello che vi serve per rimirare la vostra perenne abbronzatura? Cercate di darvi una mossa e godetevi l’ultimo sprazzo di immeritata fortuna. Non sentite le prime avvisaglie di mutamento? Il vento sta cambiando direzione il fischio del sasso è mutato sembra proprio il suono delle pernacchie.
A quale delle tante celebrazioni avete partecipato, unitamente ai vostri camerati, il 2 giugno Festa della Repubblica? Per l’osservatore attento la vostra assenza faceva bella mostra, a già dimenticavo questa Repubblica non vi appartiene.
Gli Italiani già hanno dato, loro malgrado, ai fascisti.
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Lettera aperta ad un sindaco dell’altra Italia

Preg.mo Dott. Roberto Dipiazza Sindaco di Trieste c/o Casa Comunale P.zza dell’Unità d’Italia TRIESTE
Oggetto: Richiesta d’asilo.
Pregiatissimo signor Sindaco,
    lo scrivente, figlio di padre napoletano (che in periodo bellico nella sua città è stato aiutante di piazza della base navale) e di madre slovena-italiana, funzionario pubblico, coniugato e padre di due figli, senza carichi pendenti e condanne penali di alcun genere, che da sempre vive nella più controversa e bella città del mondo della quale da sempre si considera figlio ed amante irriducibile, amareggiato e deluso per quanto stanno perpetrando ai danni di Napoli gli insulsi detentori della cosa pubblica che la governano,
stanco di:
- vivere una realtà urbana da coprifuoco, ove i nemici, in questa guerra unilateralmente dichiarata, oltre che i delinquenti nostrani, restano la quasi totalità dei magrebini che vivono unicamente di illegalità, gli zingari che ci rubano tutto ed ai quali tutto è concesso, la “comunità cinese” che, forte del suo sistema schiavistico e grazie alla totale mancanza di verifiche da parte degli ispettori ministeriali preposti, ruba lavoro alle nostre maestranze che si sa per “la campata” hanno sempre lasciato correre sui propri diritti;
- vivere in una città dove i diritti sono favori e dove una donnetta che si crede unta, non si sa da quale “dio minore”, non garantisce al cittadino l’esercizio dei diritti elementari;
- vivere in una città dove l’inesistenza dei vigili urbani in strada è la norma e dove l’unico servizio di parcheggi diurni e notturni efficiente è curato dalla camorra, logicamente a pagamento, e questo avviene, come da me denunciato alla sindachessa, soprattutto sotto le mura della sua magione;
- vivere in una città ove i preposti allo spazzamento non raccolgono gli escrementi animali ed umani (vi siete mai chiesti dove vanno a defecare le orde di extracomunitari senza fissa dimora?);
- vivere in una città ove i selciati stradali, eufemisticamente parlando, sono sconnessi, e dove di notte si dorme cullati dalla sinfonia dei tombini divelti (a nulla sono valse denunce ed esposti all’autorità giudiziaria prodotti dallo scrivente);
- vivere in una città dove parlare di arredi urbani si intende: di panchine divelte, di fioriere che, non avendo più da anni le piante originarie visto che il servizio giardini risulta inesistente, vengono usate come depositi di immondizia o contenitori di siringhe dai tossici nonché ostacoli ad una sosta più corretta degli autoveicoli dei residenti;
- vivere in una città ove a tutte le ore del giorno e della notte rintuonano fragorose esplosioni, come si usano per i festeggiamenti dei santi locali, che servono unicamente a segnalare ai tossici quale è il punto di spaccio di turno;
- vivere in una città ove il primo cittadino, regalato alla politica per diritto ereditario (discende da stirpe di deputati), ha la pretesa di raccontarci di una realtà inesistente, già lei vive da anni tra nastri e fiori sempre alla presa di inutili e dispendiose manifestazioni autocelebrative;
- vivere in una città ove anche il morto, ammazzato per tragica fatalità, se non ha le caratteristiche desiderate dai celebranti di turno diventa inesistente;
- vivere in una città ove finanche qualche pretonzolo ha palesemente scelto di calcare il palcoscenico delle faziose celebrazioni dimenticando che il proprio ufficio pastorale dovrebbe essere volto all’intera comunità parrocchiale;
- vivere in una città dove tutto è stato sovvertito ad arte, dove i ruoli, secondo un lucido disegno, si scambiano, dove la vittima viene colpevolizzata e il carnefice viene erto a vittima di non si sa bene quali angherie sociali;
- vivere in una città ove la speranza è ormai morta ed un surrogato di essa viene tenuto ostinatamente in vita da terapisti senza scrupoli unicamente per garantire ad ignoti senza storia di avere “la campata” quali amministratori pubblici. L’Italia democratica e antifascista provò sdegno quando le orde Laurine occuparono la città di Partenope facendone scempio (ne conserviamo ancora le “vestigia”), giustamente l’intera intellighenzia del tempo brandì tutte le armi di cui era in possesso e l’indomita difesa culminò nel capolavoro di Francesco Rosi “Le mani sulla città”.
Eguale sorte però, a tutt’oggi, non è toccata ai barbari di turno, a coloro che non avendo più spazi visibili ove affondare le loro fetide mani le hanno infilate sotto questa martoriata città abbandonandosi in un orgiastico stupro in nome di una non chiara corrente artistica e di pensiero (al punto che opere miliardarie, realizzate col sudore degli italiani e non certo con gli oboli di “sant’antonio” di Afragola, sono state offese da vecchie ciabatte).
Nessun girotondo, corretto e democratico “urlo di dissenso”, si è levato contro la sorda megalomania di questi inutili e pericolosi sacerdoti del nulla pronti solo a celebrare le lodi all’anzidetto lor santo.
Per questo e per tanto altro ancora, signor Sindaco le chiedo che mi venga concessa dalla sua città lo status di rifugiato sociale e culturale affinché nato italiano e servito la patria da italiano non abbia a finire i miei giorni nella più settentrionale delle città magrebine.
Certo della sua compassionevole solidarietà ed in attesa di un positivo riscontro la saluto e la ringrazio.
8  Settembre 2006
P.S.: Come stanno le cose per noi non ci sarà mai un
         8 settembre e le campane della nostra cattedrale
        non avranno mai a suonare come fecero quelle
        della vostra San Giusto.
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Lettere alle Eccellenze di un Paese malato

Eminentissimo Cardinale Camillo Ruini c/o Conferenza Episcopale Italiana
Eminenza,

mi è difficile aprire questa mia senza saper neppure come un povero cristiano possa approcciarsi a Lei. Ieri, quando ancora un barlume di confidenza e stima mi legava alla Gerarchia , non avrei di certo nutrito esitazioni, mi sarebbe bastato confezionare una sequela di roboanti titoli e tutto mi sarebbe risultato sicuramente più facile.

Ma oggi che, in tutta sincerità, questa filiale deferenza è svanita ogni titolo e aggettivo mi pare non commisurato alle loro persone. Sa i panni dell’ipocrisia ho cercato sempre di non vestirli.

Perché le scrivo allora? Forse per ripigliarmi un poco di quanto nella mia vita ho offerto a quello che ho sempre considerato il mio Mondo, quello cattolico per intenderci, al quale anch’Ella fa riferimento. Non per questo non mi sento carne viva della Chiesa di Cristo; forse non mi ritrovo più con quella di Roma.

Credo che mai nel passato, come oggi in Italia, un praticante cattolico abbia dovuto patire tanto disagio nel confrontarsi con la stragrande maggioranza della propria Gerarchia, mi perdoni l’accostamento ma questo termine, mai così calzante, mi riporta alla mente altre gerarchie che tanta libertà e dignità hanno tolto a milioni di Persone Umane.

Se io credente, e mi creda faccio ogni sforzo per esserlo, non riesco a dare una ragionevole motivazione agli atteggiamenti ed alle prese di posizione di questa Gerarchia italiana, mi chiedo come può un “povero laico” vedere coerenza tra il Verbo che professiamo e i comportamenti che pratichiamo.

Anch’io, mi creda, non riesco proprio a giustificare gli atteggiamenti acquiescenti della CEI verso gli attuali governanti italiani.

Non vedo come si possa reggere il gioco a fascisti impenitenti, massoni scomunicati, intolleranti e razzisti pseudo filosofi che della carità cristiana non hanno assorbito nulla o ergere a paladino della militanza cattolica in politica chi da anni vive pubblicamente nel peccato. Quale e quali unioni dobbiamo proteggere?

Ad Enrico VIII fu giustamente comminata la scomunica per essersi col suo gesto allontanato dalla Chiesa, al nostro Presidente del Consiglio invece forse ridarete l’accesso ai sacramenti.

Eminenza forse la contiguità temporale è divenuta troppo forte e radicata, le contropartite troppo allettanti. Tenetevi allora quello che gli altri vi conferiscono prendendolo non già dalle loro tasche ma da quelle ormai esauste degli italiani onesti; io mi terrò invece il mio 8°/ooo e le piccole somme che annualmente rimetto all’ Ufficio per il Sostentamento del Clero, certamente insufficienti per una particolare sepoltura in Santa Apollinare; vuol dire che le affiderò alle mani più sicure della Parrocchia che frequento.

So bene, Eminenza, che questa mia non modificherà niente e, se mai Lei dovesse leggerla, al più la cestinerebbe con fastidio a me, invece, serve per sentirmi testimone attivo di Colui in cui entrambi crediamo di credere.

Cristianamente Suo.
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