Immigrazione una risorsa per molti.
All’ombra del fenomeno ci si fa di tutto: dalla verginità politica al vile danaro.
Per quelli dalla memoria corta che promettono e non mantengono.

Cadeva l’anno 1990 e “cadeva” il muro di Berlino, i mass media pilotarono, per incoscienza o per asservimento a logiche politiche, le popolazioni della libera Europa in manifestazioni di euforia collettiva senza precedenti. Un ventennio è quasi passato da quei giorni e già da molti anni quegli stessi popoli festosi si trovano a subirne le conseguenze.
Ai tempi della guerra fredda non esisteva una vera e propria circolazione di uomini e cose sia ad est che ad ovest senza poi parlare del sud del mondo. Tutti rigorosamente a casa loro con la pace delle armi, la stabilità e la inviolabilità delle terre dei propri padri. Chi cercava di violare i confini dei “suoli patri”, quando gli andava bene, veniva da prima associato alle patrie galere e poi rispedito al mittente, in particolare quando si trattava di nord africani, mediorientali o ispanici sudamericani. Dei gialli, eccetto i giapponesi che venivano da veri turisti, la conoscenza era la stessa che si aveva dei marziani. Un discorso poi tutto a parte meritano i paesi dell’ex impero sovietico, il coinvolgimento strumentale degli stessi nella NATO, il “ricatto interessato” degli USA e la forzosa immissione nell’U.E..
Tornando a noi, ventre molle dell’Europa, e all’invasione della nostra terra, da parte di milioni di nuovi padroni, proviamo a farci qualche domandina e a darci qualche risposta senza farci governare la mente dai soliti assunti quali: l’accoglienza in quanto dovere morale, la solidarietà, la globalizzazione, l’immigrazione come risorsa ecc.ecc.. Parliamone senza usare il bilancino o farci coinvolgere in discorsi di lana caprina; parliamone con serenità e freddezza senza soggiacere a ricatti di sorta. Chiediamoci:
- a chi giova l’immigrazione clandestina? Forse a quanti a vario titolo gestiscono, utilizzando pubbliche risorse, l’accoglienza? Quanto costa un immigrato clandestino all’erario? per un pattugliamento marino e terrestre che non è un pattugliamento ma un comitato di accoglienza, per un soggiorno che non è un soggiorno ma un “pizzo” giornaliero gestito dalle tante “Misericordie”, per una vigilanza che non vigila poiché privata di regole di ingaggio, per la costruzione e il rifacimento continuo dei centri d’accoglienza che i “padroni” clandestini costantemente devastano per imporre i loro desiderata? Poi si parla di scafisti, caporali, lenoni, fitta camere ecc. ecc.;
-perché non ci confessano quanti immigrati cosiddetti comunitari e non affollano le nostre galere? quanto ci costano? quanti reati commettono all’anno? in che percentuale gestiscono il traffico di stupefacenti all’ingrosso ed al dettaglio? chi gestisce la prostituzione? chi l’accattonaggio? e per la maggioranza chi ci rapina e ci ammazza in casa? chi ubriachi alla guida di autoveicoli rubati ammazza i nostri figli? chi spesso ci costringe a lunghe soste sulle tratte ferroviarie per il furto dei fili di rame? La lista è ancora molto lunga ma il seguito lo rimandiamo ad occasioni di approfondimento tematico;
-perché alla minaccia di rilevare le impronte digitali ai serafici zingarelli che infestano le nostre città, con tutti i conosciuti risvolti, un nugolo di prefiche dagli opposti schieramenti hanno sollevato il loro grido di dolore evocando cupi scenari (dimenticando che quanto si vuole attribuire agli altri è sempre rientrato nella cultura sia di sinistra che di destra)? Non è forse meglio rilevare a questi giovani, strumenti del crimine, non già solo le impronte digitali, quanto il DNA e compararlo coi loro millantati genitori? tanto varrebbe ad accertarne la vera provenienza visto che non sono leggende o nostre fobie ancestrali che gli zingari rapiscono e comprano bambini e storpi, li riducono in schiavitù e li sfruttano per le loro ripugnanti “estorsioni” facendo leva sul pietismo delle genti?;
-perché a questi non cittadini italiani, che nulla hanno fatto per la nostra crescita civile ed economica e che disprezzano la nostre regole sociali al punto da violarle continuamente con pratiche incivili, (circoncisione, infibulazione, unioni imposte, illiberalità nei costumi e nel costume, declinate dalle loro usanze barbare inaccettabili per un Paese, culla e non tomba del diritto), viene garantita assistenza e previdenza più di quanto viene garantito ai nostri concittadini più bisognosi?, quanto costa al contribuente italiano tutto ciò? E quanto viene sottratto all’assistenza dovuta ai nostri vecchi che tanto hanno fatto per la nostra crescita ed oggi si ritrovano a vivere al limite se non sotto il livello di mera sussistenza?
Pensiamo a quanto detto e curiamoci di gridare ai quattro venti queste spiacevoli realtà al fine di evitare che un domani non tanto lontano ci veda conniventi con una svastica e con un nuovo fuhrer già nato in qualche parte della nostra Europa.
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Col Tibet nel cuore
Made in China ?
No Grazie !!!!


Proviamo, non solo per il bene di un popolo oppresso, ad essere, una volta tanto, coerenti con quanto dichiariamo di credere.
Non fermiamoci alle esternazioni verbali che durano meno di un giorno.
Non fermiamoci al solo dissenso piazzaiolo che ai governanti cinesi non produce alcun danno. Cerchiamo di portare avanti una protesta che venga avvertita soprattutto a casa loro.
Non è impossibile!
Visto che non abbiamo il coraggio di difendere, in maniera adeguata, la libertà di uno dei tanti popoli oppressi, proviamo a combattere con il solo mezzo di cui disponiamo e che non mette a rischio la tranquillità delle nostre comode e sicure esistenze e tacita le nostre coscienze: il mercato.
I nostri governanti non hanno il coraggio di arginare l’espansionismo politico ma, soprattutto economico cinese, loro unico vero credo. Pensiamoci noi da semplici consumatori. Proviamo a non acquistare prodotti provenienti dalla Cina o comunque manufatti di loro fabbricazione realizzati anche per conto di marchi italiani ed europei.
Ma questo, non limitatamente ad un sol giorno.
Se troviamo, più che il coraggio, la determinazione di portare avanti questa nostra battaglia, garantiremo al Tibet l’autodeterminazione ed ai nostri figli un poco di lavoro in più.

Questo Blog è a disposizione di chi intende segnalare ditte europee ed italiane in particolare che fanno costruire i loro prodotti in Cina e li commercializzano sui nostri mercati con tanto di “Made in Italy”.
Di queste faremo un “elenco consultabile per settori merceologici”.

Puoi inviare le segnalazioni o sui commenti al Post o sulla e-mail del blog.
Diffondi l’iniziativa. Ma soprattutto il “messaggio”
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"Se un organismo vivente, dopo un volo arbitrariamente lungo ad una velocità approssimativamente uguale a quella della luce, potesse ritornare nel suo luogo d'origine, egli sarebbe solo minimamente alterato, mentre i corrispondenti organismi rimasti, già da tempo avrebbero dato luogo a nuove generazioni." (Einstein, 1911)

Vagheggiando sulle possibilità che questa teoria potesse offrire all’uomo, in un probabile futuro, mi sono addormentato; ma, durante il sonno ho sognato di risvegliami di ritorno da un viaggio, su una possibile macchina del tempo, nella mia dimensione terrena in un tempo futuro.
Salvo qualche logica ma non stravolgente trasformazione, tutto restava più che riconoscibile: strade, edifici, monumenti erano lì come li avevo lasciati, forse un po’ più puliti e curati, era il Centro storico della mia città, quella città che avevo lasciato qualche ora prima ma che mi ritrovavo a vivere in un tempo futuro più avanti di tre decenni. Un giornale abbandonato su una panchina datava infatti 21 febbraio 2038; è il giorno del mio compleanno, sarei più anziano di trent’anni ma non me li sento. Mi avvio con passo veloce verso la mia abitazione, una volta giuntovi ho un’amara sorpresa, sulla pulsantiera del citofono non vi è più il mio nome, con disappunto cerco di darmi una risposta ma realizzo che sarebbero passati tanti anni e chi sa quale sorte è toccata ai miei cari.
Mi guardo intorno, cerco di trovare qualche viso familiare ma nessuno, proprio nessuno, ha tratti conosciuti. Come mosso da un riflesso condizionato entro in una caffetteria, ove per lunghi anni vi era stata una tabaccheria, per cercare di avere qualche notizia. Vado alla cassa ma immediatamente mi rendo conto che le monete in mio possesso non sono più in corso. Niente caffè.
Mi avvicino ad un signore dall’apparente età di sessant’anni e per rompere il ghiaccio gli chiedo l’ubicazione del duomo. Di fronte ad una cortese disponibilità, fingendomi forestiero, o meglio uno del posto emigrato in Australia trent’anni prima e che ritornava per la prima volta la dove era nato, intavolo un’ amichevole conversazione. La cortesia e l’espansività tipica della mia gente mi mette immediatamente a mio agio ed inizio a far domande a raffica al mio interlocutore che, affascinato anch’egli dalla mia curiosità quasi fanciullesca, mi invita a consumare un cornetto ed un caffè: ci volevano proprio. Mano a mano vengo a sapere di tutto ciò che è successo in questo trentennio. Il mio ospite, in un eccesso di cortese disponibilità, mi racconta di tutto, anche quello che un abitante dell’altro emisfero avrebbe dovuto conoscere. Mi tratta insomma come se si trovasse di fronte ad un alieno ed io quello ero.
Vengo a sapere che l’Italia da anni, grazie soprattutto ad una risolutiva e capillare nuova tangentopoli, ha avuto modo di darsi governi stabili e soprattutto sani. E’ rinata, con la morte di Ruini e di Berlusconi (quest’ultimo deceduto in un incidente aereo con quasi tutti i componenti delle sue famiglie) una nuova Democrazia Cristiana che da oltre un ventennio governa ininterrottamente. Soprattutto si è arrivati ad un ordine planetario diverso. Sotto il controllo di una “triplice intesa” Stati Uniti, Russia ed Europa, dopo la sconfitta del terrorismo islamico e la “democratizzazione” di quello che resta della loro stessa religione, il pianeta ha conosciuti anni di vera pace. Non ha più diritto d’esistenza anche ciò che restava degli antichi retaggi fascisti e marxisti; non che la mamma degli “stronzi” sia diventata di botto sterile, ma vi è una più accorta difesa delle democrazie.
L’Europa è diventata una vera grande potenza planetaria che meritava di essere, ma solo dopo un consapevole ed attento dimagrimento dell’Unione. Gli stati sono tornati ad essere dodici e grazie ad un forte governo centrale si è riusciti a liberare i territori da tutte le presenze straniere non desiderate. La vecchia Europa è tornata ai suoi legittimi “proprietari”, nei confini dell’Unione non si vede più un islamico di qualsiasi etnia, non ci sono più quelli che eravamo abituati ad identificare quali cittadini dei paesi dell’ ex blocco sovietico, non si vedono più extracomunitari di qualsiasi origine e pochi sono quelli che, realmente integrati ,continuano a vivere nei confini dell’Unione. Con la crescita economica mondiale, dovuta a più attente e regolamentate politiche economiche, il fenomeno giallo ha subito un arresto definitivo. I nuovi stili di vita della popolazione mondiale hanno fatto giustizia dei prodotti a basso costo e a scarso valore tecnologico, si spende meno, ma si spende meglio è l’imperativo dominante. Il problema delinquenziale nei nostri paesi è diventato pressoché inesistente. Oggi non si invoca più il carcere e la certezza della pena, tutto è stato risolto grazie alla genetica. Il vecchio sogno si è avverato; mentre ascolto interessato il mio interlocutore e cerco di comparare le sue notizie con il “recente” ricordo della quotidianità vissuta, procedo distratto in direzione della mia meta, non riesco a schivare un ragazzino che rincorre una palla. Il movimento brusco e la sorpresa mi portano a ruzzolare rovinosamente sul selciato. A questo punto il sobbalzo mi fa destare e così ritorno nella mia dimensione. Contento sì di non sentirmi più alieno, ma deluso che il mio sogno non fosse realtà.
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Un “regalo” indesiderato.

Novembre 1989: caduta del muro di Berlino.
C’è voluto quasi un ventennio per riconsiderare l’episodio”storico” che di fatto ha definito dopo cinquant’anni gli assetti geopolitici dell’intero pianeta.
Dopo quattro lustri di completa narcosi-storica pare che, per gli europei tutti del libero ovest ed in particolare per gli italiani, sia arrivato il momento di guardare con disincanto a quanto è stato prodotto da una demagogica e demenziale aspirazione buonista.
Solo oggi, dopo tanti anni passati all’ombra di un ”accattivante” e “caritativo” terzomondismo privo di logica, si sta arrivando alla consapevolezza di non aver fatto altro che rispondere ai “bisogni” indotti da una visione planetaria lontana dagli interessi delle popolazioni della fu Europa dei dodici.
Solo oggi, stiamo realizzando che, per l’ennesima volta, siamo stati usati come il collettore attraverso cui si sono canalizzati gli interessi dei veri padroni del pianeta. Per l’ennesima volta e stata consumata ai nostri danni una politica a stelle e strisce che vede umiliate, anzi azzerate, le aspirazioni dei padri fondatori del sogno europeo. Il “ricatto” dell’esportazione a tutti i costi del “sogno americano” anche questa volta ha funzionato a nostro danno. In un solo colpo gli States hanno eliminato l’Europa dei dodici, unico vero concorrente al loro strapotere, conquistando altri mercati e guadagnando altri territori strategici per una egemonia politico-militare planetaria. Con la caduta del “muro”, l’allargamento dei confini dell’Unione anche ai paesi dell’ex blocco sovietico è passato soprattutto attraverso l’apertura al Patto Atlantico che gli americani hanno artatamente fatto a questi ultimi. Un’adesione di ”diritto” e non di fatto visto che, anche al più sprovveduto dei politici, risulta impossibile fare credito a paesi i cui militari sono stati formati nelle accademie dei nemici di ieri.
Con questo, lo status dell’impenetrabilità dei confini europei, già vigente in piena “guerra fredda”, è venuto meno ed è di fatto iniziata una penetrazione, anzi un’invasione della vecchia Europa, non solo da est quanto da tutti i sud del mondo. Vittima per eccellenza è stata proprio l’Italia che, in ragione soprattutto della coincidenza di più fattori geopolitici, si è vista maggiormente penalizzata dall’evento.
Hanno concorso negativamente, infatti, la posizione geografica, la particolare condizione politica che vede al timone del paese (da qualsiasi parte la si guardi) una classe di dilettanti allo sbaraglio, la inefficacia legislazione e non ultimo la presenza sul soglio di Pietro, a cui il suolo italico è “condannato”, di un polacco che per l’intero pontificato non ha smesso mai di guardare il mondo con un solo occhio.
Da qui i disastri si sono moltiplicati e le popolazioni della nostra penisola, anche quelle non avvezze a convivere con una endemica criminalità, hanno dovuto subire un vastissimo spettro di rei e reati, fino a doversi sentire stranieri nella propria terra. Terra divenuta, ormai, preda di tutte le delinquenze del pianeta. Non sono solo gli zingari rumeni, adusi a delinquere sin dalla nascita, senza eccezione alcuna, ad attentare alla nostra serenità ed alle nostre vite, quanto tutte le mafie ed i terrorismi islamici che fanno ed hanno fatto da battistrada alle orde delinquenziali venute dall’ est e dai sud del mondo. Ormai le tante mafie, come se non bastassero le nostre, radicate sul territorio non si contano più: si va da quelle balcaniche a quelle mediorientali, dalle sudamericane alle africane, e non ultime quelle orientali tra le quali la più pericolosa è certamente quella cinese, dietro cui si nascondono gli interessi di un intero sterminato paese che di certo, nella sua millenaria esistenza, non ha mai brillato per il senso di rispetto del prossimo.
Tutto ciò per anni ci è stato servito come un processo ineluttabile di globalizzazione, un tributo dovuto per l’emancipazione del nostro stesso paese. Ci è stato raccontato che l’accoglienza, oltre ad essere arricchimento “culturale”, rappresentava un indispensabile contributo alla nostra economia. Per anni ci hanno manipolato e ricattato ricorrendo anche al nostro innato senso di colpa. Ma nessuno, assolutamente nessuno, si è preoccupato di informarci che questi ingombranti ed indesiderati ospiti costituivano per la nostra collettività un aggravio di spesa insostenibile, ricchezza economica sottratta soprattutto alle classi meno ambienti e più esposte del nostro paese. Nessuno ci ha mai detto quanto ci costa l’assistenza sanitaria che impropriamente garantiamo a questi signori, (che da anni sono arrivati ad organizzare un vero e proprio turismo sanitario), quanto la scuola e tutti gli altri servizi di cui fruiscono, non ultimi gli impegni economici derivanti dal sistema giudiziario e carcerario, visto che rappresentano la stragrande maggioranza dei delinquenti presenti nelle nostre galere.
Molti si chiedono se e come è possibile tornare indietro, se siamo ancora nelle condizioni di porre rimedio, e come se si chiedesse ad un oncologo di salvare un malato ormai giunto allo stadio terminale. Allora? Forse senza volerlo ci siamo già avviati all’accettazione quantomeno passiva di un novello Hitler.
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Il “pericolo giallo” ed i suoi “sacerdoti”.

L’Unione Europea, o quello che resta (grazie alle tante rivendicazioni egoistiche dei pezzenti acquisiti), sempre attenta alla tutela dei “diritti” delle tante minoranze del mondo e mai, o quasi mai, sensibile alle esigenze reali della propria gente, in questi giorni ha finalmente scoperto che alcuni dei prodotti importati dalla Cina sono pericolosi, o quantomeno potrebbero esserlo per la salute dei nostri figli, sempre figliastri quando c’è da scegliere tra loro e gli altri.
I tanti commissari, che dovrebbero governare questo ormai inutile carrozzone dell’assistenzialismo, non si sono mai accorti che tutte le “mercanzie” trattate dai cinesi, sia esse prodotte sul loro territorio che su quello dell’unione sono, a dir poco, incompatibili con il nostro mercato. Da anni siamo a conoscenza che, a partire dai loro ristoranti, malsane lavanderie del danaro sporco, a finire con i prodotti destinati alla pulizia della persona, i prodotti di fabbricazione cinese costituiscono un serio attentato alla salute del consumatore europeo. Ma guarda caso i soli a non esserne informati sono stati e sono i politici dell’unione e quelli nazionali a tutti i livelli. Questa superficiale “attenzione” che questi signori hanno sempre posto al problema della presenza cinese nei paesi europei sa o di strumentale tolleranza o di vigliacca acquiescenza.
Il tema che non si è mai voluto affrontare con seria avvedutezza, com’era necessario, investe una vastissima problematica che, partendo dall’aspetto economico e finendo a quello dell’ordine pubblico, passa attraverso la violazione sistematica di tutti gli ordinamenti legislativi dei paesi della Comunità. Il cosiddetto prodotto del lavoro cinese è il frutto, sempre e comunque, di violazioni e violenze che si consumano ai danni delle collettività e delle singole persone ad opera di un regime dittatoriale comunista che, come tale e la storia ce lo insegna, non ha rispetto alcuno della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. A tanto si sposa, come sempre, la voracità di larga parte del capitalismo mondiale, senza etica e senza bandiera, sempre pronto alla sua “missione” di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Tutto questo, come dicevamo, sotto il non controllo dei cosiddetti rappresentanti del popolo, che tutto fanno eccetto quello a cui dovrebbero essere chiamati.
Perché per anni si è tollerato una incontrollata importazione dei manufatti cinesi, eppure sono facilmente rintracciabili visto che usano unicamente i loro containers? Non ci si dica che sono insufficienti gli organici delle forze preposte a tanto, poiché, di contro, si potrebbe eccepire di far uso dell’esercito visto che, tutto sommato, si tratta di controllo delle frontiere per garantire la sicurezza dei cittadini dei nostri paesi (esistono tanti terrorismi da cui bisogna difendersi il mercato dei prodotti cinesi è uno di questi) . O le nostre forze armate sono da utilizzare, a nostre spese, solo per arginare le tribù islamiche in perenne lotta fra loro?
Perché si è tollerata la presenza arrogante ed invasiva dei loro esercizi commerciali? Cosa che ha fatto lievitare, in particolare nei nostri-loro quartieri, il mercato degli immobili ad uso commerciale e non; sempre a danno delle nostre tasche.
E maggiormente, perché non si è mai effettuato un serio e costante controllo sui laboratori, più o meno clandestini, presenti sui territori di alcuni paesi dell’unione Italia in testa? Eppure abbiamo una presenza capillare dei nostri tutori dell’ordine che dalla loro avrebbero anche il vantaggio del facile riconoscimento degli “intrusi”.
Solo oggi, qualcuno, anche negli apparati dell’Unione, scopre che i giocattoli prodotti dai gialli di Cina costituiscono un serio pericolo per la salute e l’incolumità dei nostri bambini; solo oggi diventa noto che vi sono in circolazione decine di milioni di “mine” confezionate per fare del male ai nostri figli; per non fare la solita dietrologia, forse perché è interessata una società americana? Nessuna paura, come sempre, tutto passera nel volgere di pochi giorni è verrà relegato nell’archivio delle vigliacche omissioni. Tanto si tratta di “pazzielle” (dal napoletano giocattoli, per estensione: cose prive di serietà).
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Cronaca possibile di un Europa che verrà.

Perchè ignoti che qui non han padri qui staran come in proprio retaggio? Una terra, un costume, un linguaggio Dio lor anco non diede a fruir? La sua patria a ciascun fu divisa. E' tal dono che basta per lui. Maledetto chi usurpa l'altrui, chi il suo dono si lascia rapir.
Siena; 5 rabi ath-thani 1451 (16 luglio 2029 del calendario gregoriano).
Ore 17.30
Piazza Muhàmmad, già p.zza Del Campo.
Sono già trascorsi circa 20 anni dall’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. La presenza musulmana nei paesi dell’Unione supera i 195 milioni di individui. Tutto ciò è stato determinato da una programmata e capillare immigrazione dai paesi islamici, complice e regista la Repubblica Islamica di Turchia.
Tutto ciò è avvenuto anche grazie all’idiota acquiescenza di movimenti pseudo progressisti laici e cattolici che da anni turbano e ricattano il panorama politico di tutti gli stati europei. Movimenti che, in nome non si sa bene di quale terzomondismo, hanno condannato i ceti meno ambienti, loro storici riferimenti elettorali, a subire l’umiliazione dell’emarginazione nella loro terra.
Il partito della “Fratellanza Musulmana”, coalizione confessionale, appoggiata da aggregazioni politiche minori, espressioni di alcuni paesi dell’ex blocco dell’est (Romania, Bulgaria, Albania, Macedonia e Kosovo) forte del circa 40% della rappresentanza parlamentare, conquistata in ragione del disinteresse elettorale di larghe fasce della popolazione autoctona ma soprattutto grazie alla loro compattezza al voto domina la scena politica dell’Unione non celando l’intento di fare dell’Europa la più grande repubblica teocratica islamica del pianeta. Già da alcuni anni, contrabbandandoli come aiuti alle popolazioni più bisognose a rischio di emarginazione, la quasi totalità dei provvedimenti comunitari sono stati concepiti per favorire le popolazioni immigrate musulmane. Quando tra qualche anno i numeri lo consentiranno, non resterà che dare l’ultima poderosa spallata ai fondamenti della costituzione europea, affidando ad essa la matrice islamica. Ciò è sempre stato l’obiettivo prioritario da realizzare. Non dimentichiamo quando già qualche decennio addietro i seguaci di Allah teorizzavano “vi conquisteremo dall’interno grazie alla fertilità delle nostre puerpere” così cancelleremo per sempre la vostra pseudo e decadente civiltà.
Oggi nella stragrande maggioranza dei quartieri popolari, un tempo abitati prevalentemente dalla classe operaia continentale, i così detti autoctoni europei si trovano a convivere in una situazione di minoranza discriminata. I quartieri, un tempo abitati e popolati dagli indigeni dalla pelle bianca, sono diventate delle realtà mediorientali ed asiatiche. Vere e proprie casbe ove non esiste quasi più il commercio un tempo nostrano. Nei negozi, di chiara foggia araba, si vende tutto quello che un tempo si poteva acquistare nei quartieri e nei mercati d’oltre mare. Con questo non è che siano state risparmiate le realtà medio-piccole e della cosiddette alta borghesia. A loro interessa di noi unicamente la capacita di produrre ad alto valore tecnologico.
L’invasione praticamente è totale ed indiscriminata, il solo spazio che ci è concesso è produrre ricchezza e benessere per le loro masse.
Gli spacci di carni nelle nostre città trattano solo macellato alla maniera islamica, è impossibile o quasi trovare maiale e derivati, vino ed alcolici (le politiche comunitari che un tempo avevano reso questi settori trainanti per la nostra economia, sono state del tutto soppiantate da disposizioni che ne rendono quasi impossibile l’esistenza).
Per ironia della sorte, grazie ad una trovata a dir poco estemporanea adottata dal Parlamento dell’Unione, è stato realizzato quanto non era riuscito neppure a Napoleone Buonaparte. Provvedimento comunitario che, in nome di una millantata esigenza paesaggistica, vieta vistosi simboli confessionali sulle sepolture, così di fatto sono spariti i cimiteri non islamici di tutta Europa.
Stessa sorte è toccata a tutti i fortilizi e le torri di avvistamento che si ergevano lungo le nostre coste come monumenti testimoniali delle difese a cui fummo costretti nei secoli per arginare le scorrerie saracene: sono state abbattute. Tutto nasce da un accordo bilaterale tra il Parlamento di Strasburgo e gli stati rivieraschi del sud mediterraneo: “eliminare tutte le vestigia che arrecano offesa ai popoli fratelli e non rendono, com’è doveroso, giustizia storica ai paesi mussulmani”. Ironia della storia gli islamici da barbari aggressori sono diventati le vittime grazie ad una interpretazione faziosa e liberticida dei fatti.
Larga parte delle Chiese di tutti i culti sono state espropriate, spogliate dei riferimenti “infedeli” e destinate al culto islamico. Non è raro trovare ex capolavori rinascimentali, un tempo vero vanto dell’arte nostrana, svuotati dei sacri “orpelli”, sostituiti con piastrelle arabescate o con abbondanti mani di calce i cui pavimenti, realizzati con maioliche sei-settecentesche o mosaici di elevata finezza artistica, sono stati, nel migliore dei casi, ricoperti da tappeti di dubbio gusto. Perfino gli affreschi, opere dei più insigni artisti europei, sono stati spicconati e le pareti ricoperte da insulsi ed anonimi stucchi di chiara matrice islamica. I versetti coranici ricoprono quelle che un tempo non lontano furono le abside di splendidi manufatti dell’ingegno umano.
Tornando da dove siamo partiti, dalla nostra piazza per intenderci, una grande moltitudine di persone riempie le gradinate collocate sul perimetro della stessa, come un tempo si faceva per il palio dell’Assunta. ”L’arena” è ormai ridotta ad un grande palcoscenico, ove va in scena “l’ignominio umano” ad opera di masse vocianti inebriate da quello che sarà l’atto finale: il momento del riscatto da tutte le frustrazioni che da secoli consumano il loro essere. Il compimento è l’alto atto di giustizia islamica per cui in questo giorno, in tutte le piazze dei piccoli e grandi centri dell’Unione, vengono lapidate le adultere e decapitati i blasfemi, anche se non di confessione islamica. Gli uomini vestiti di tunica bianca portano vistosi frontalini con iscrizioni coraniche. La quasi totalità delle donne, rigorosamente in ciador o in burqa, sono accompagnate in questa inusuale “festa” da un numero sproporzionato di ragazzini, fare figli si sa, oltre che un concetto ancestrale per loro è soprattutto un impegno dogmatico. E’ questo che li ha resi maggioranza relativa dell’Unione. Ma prima che il rito abbia inizio cerco di guadagnare una via d’uscita e nell’allontanarmi mi tornano alla mente tutte le omissioni di una chiesa vigliacca che, solo per malcelato interesse della propria gerarchia, ha abbandonato al loro destino centinaia di milioni di uomini. Quasi, come un riflesso condizionato, mi tornano alla mente i “sagrari” dei martiri della Fede, come quelli che riposavano nella Cattedrale di Otranto e i cui resti sono stati rimossi da anni. Quei veri testimoni della Fede che preferirono non abiurare a Cristo e per questo furono seviziati e martirizzati dai “fratelli mussulmani”.
Cercherò anch’io, come hanno già fatto milioni di europei, di attraversare, con qualsiasi mezzo, la “frontiera” con la Russia, dove, grazie soprattutto alla determinazione della Chiesa Ortodossa, l’invasione islamica è stato scongiurata. Meglio vivere con qualche certezza democratica in meno che da schiavi. Addio vecchia Europa, addio terra del Cristianesimo e di Voltaire, addio grande signora che sapesti dare al mondo le certezze della Libertà. Forse hai fallito proprio in questo. Nella presunzione di dare tutto a tutti, hai portato i tuoi figli a non conservare niente.
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