PENSACI!!!!
8 per 1000:

credere di pagare le tasse

solo allo Stato e cederne senza

accorgersi parte al Vaticano.


Iniziare daNessuno avverte i contribuenti del sottile inganno nella destinazione della quota dell' 8 per 1000 e così milioni di cittadini italiani credendo di pagare le tasse solo allo Stato che "involontariamente", senza accorgersi ne cedono una parte al Vaticano.

Il trucco funziona perché l'informazione non spiega il meccanismo dell' 8 per mille.

La legge del 1985 prevede un trattamento a parte per l' 8 x 1000 del gettito Irpef e cioè 950 milioni, con la possibilità tramite la compilazione di un modulo di poterlo assegnare alla chiesa o ad altre confessioni che hanno firmato intese con lo Stato italiano come Ebrei e Valdesi.

Lo Stato cessa così di pagare un tot alla chiesa, che verrebbe sovvenzionata solamente con una parte delle tasse dei propri fedeli, per propria scelta.

Quasi tutti sono convinti che non compilando il modulo e cioè non scegliendo, la loro quota di tasse rimanga automaticamente allo Stato, ma così non è !!

Nessuno destina in realtà il proprio reddito, ma il meccanismo è una specie di sondaggio volontario per cui i soldi corrispondenti alle scelte non espresse vengono comunque ripartiti in base alle percentuali delle scelte espresse.

Questo significa in concreto che:

I cattolici praticanti, pari a circa il 34%, firmano in massa per la chiesa.

La maggioranza, circa il 60%, non sigla niente per tacita delega o per non compilare ulteriori moduli.

Solamente il 4% appone una precisa scelta barrando la casella "Stato" che comporta la speciale destinazione dei fondi per calamità naturali o per i beni culturali nazionali.

La chiesa cattolica così, con il 34% del 40% delle scelte totali espresse, (34% + 2% + 4%) si appropria dei 7/8 del 60% di scelte non espresse, aggiungendo il 52% dell' 8 per mille che viene da cittadini che non hanno espresso la propria volontà di sovvenzionarla. Solo il 2% firma per altri culti religiosi.

Ogni anno, questo 52% equivale alla somma di quasi 500 milioni di Euro.

I Valdesi rinunciano alle sommo che perverrebbero loro in modo fasullo, cioè da scelte non espresse.:

Non è tra l'altro un caso che nessuna legislazione europea preveda che i fedeli possano destinare alla chiesa (cattolica) le tasse altrui, trasformando di fatto ciascuno in contribuente inconsapevole del Vaticano per centinaia di Euro (a testa) ogni anno.

L'unico modo per chi voglia pagare le proprie tasse solo allo Stato è quello di barrare l'apposita casella di "Stato".

L'informazione pubblica non lo spiega mai.
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Dal golfo del Tigullio alla Trinacria niente di nuovo sotto il cielo del Movimento Cristiano Lavoratori.
Dalla tragedia della mafia (Liga) alla farsa del “divino” Otelma: i due notabili mcl condividono l’attenzione dell’AA.GG.

Dopo il caso eclatante di Giuseppe Liga, capo indiscusso della mafia palermitana (secondo le accuse della magistratura inquirente), nonché segretario nazionale del MCL, i politici siciliani in questi giorni, hanno fatto a gara dal dissociarsi dalle frequentazioni con l’architetto della Mafia, mentre il governatore ha ammesso di avere solo amicizia col presidente nazionale del Movimento.

Ora è la volta di occuparsi del caso del “divino” Otelma al secolo Marco Amleto Belelli che intorno al ‘65, quando aveva 16 anni, si iscrisse alla Giovane Italia (associazione giovanile del MSI) nel ‘67, modificò la militanza e passò alla Democrazia Cristiana, diventando dapprima delegato Giovanile della sezione “Alcide De Gasperi” e poi consigliere di quartiere.

Successivamente ricoprì l'incarico di Presidente Provinciale e di Consigliere Nazionale di Genova del Movimento Cristiano Lavoratori.

Di lui le cronache, in particolare quelle giudiziarie, si sono occupate di frequente; il soggetto, infatti, è passato dall’Evasione fiscale alla Circonvenzione di incapace, dalla Pubblicità ingannevole alla Diffamazione con la stessa leggerezza di un uccellino trasmigratore.

A questo punto c’è da chiedersi: è possibile che il MCL possa essere tanto sfortunato coi personaggi che nel tempo ne sono stati militanti? Il nostro impegno sarà quello di cercare, nel limite del possibile, le mele marce che ancora vi si allocano. L’essere cattolico militante è un modo di essere che non dovrebbe concedere spazi a comportamenti più che discutibili né tampoco vivere in violazione della morale cristiana.
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Ma è vero che Bertolaso ha pulito i giardini vaticani a spese dei contribuenti italiani?



Il boccone che mangia Giuda nell’ultima di Cena con Gesù, è un boccone amaro, quello del tradimento. Esso però fu uno solo, a differenza di noi che sci stiamo ingozzando di ‘bocconi’ di ogni specie e forma. Giuda aveva ancora un minimo di pudore perché agì di notte, mentre i Giuda che sono al governo.

Il boccone che mangia Giuda nell’ultima di Cena con Gesù, è un boccone amaro, quello del tradimento. Esso però fu uno solo, a differenza di noi che sci stiamo ingozzando di ‘bocconi’ di ogni specie e forma. Giuda aveva ancora un minimo di pudore perché agì di notte, mentre i Giuda che sono al governo e in parlamento non si vergognano più dei tradimenti, ma addirittura se ne vantano e agiscono alla luce del sole. Il delirio di impunità è così forte e virulento che questi assassini del diritto e della Legge oltre che denigratori conclamati di illegalità, non si fanno più scrupolo di salvare le forme: a loro interessa portare a casa subito e tutto. Non starò a ripetere cose e fatti detti e ridetti, battuti e ribattuti, mi limito solo ad alcune stravaganze per esercitare la mia coscienza a non addormentarsi nemmeno per un momento.

Il professor. Paolo Prodi (fratello di Romano) e storico di professione ci ha intrattenuto a Genova con una riflessione pacata e amare su “Quando i cattolici non erano moderati” agivano con la profezia del vangelo, risalendo sempre la china del confronto con il mondo del potere. Vi fu un tempo, quando non era Papa, in cui Joseph Ratzinger, faceva l’elogio della coscienza come resistenza anche all’autorità suprema della Chiesa. Oggi che Joseph è Papa, dobbiamo anche sopportare di ascoltare il suo segretario di Stato, Tarcisio Bertone il quale ciancia che in caso di eventuale conflitto tra coscienza e autorità prevale l’autorità, ponendosi così da sé, se ve ne fosse ancora bisogno, fuori dalla dottrina ‘tradizionalista’ della stessa Chiesa.

Il Papa sabato ha ricevuto Bertolaso e il ‘nobiluomo’ Gianni Letta, con la scusa di ricevere il volontariato della protezione civile. Ha pontificato Bertolaso che sembrava una puttana che si metteva in vendita dispensando aforismi e sapienza davanti alle eminenze vaticaniste ridenti e beote: ‘Basta parlare di scandali perché la protezione civile sono i suoi volontari’. Il papa ha fatto la sinfonia di rito, senza dire una parola di quelle che avrebbe dovuto dire e invece come suo solito, tace e diventa complice. Beato lui che non vede, non sente e in più non parla.

Nessuno ha detto che il termine ‘volontariato/volontario’ è alquanto equivoco se non da abolire. Dicesi “volontario/a” colui o colei che offre il proprio tempo senza ricevere in cambio denaro o altro. I volontari della protezione civile agiscono tutti e tutte gratuitamente o hanno un riconoscimento per il loro impegno? Se sì non sono volontari, se no, non credo che starebbero nella protezione civile che è un carrozzone speculativo e corrotto di cui abbiamo visto solo la cima in questi giorni. D’altra parte questa protezione civile è fatta ad immagine del capo del governo: uomo di rispecchiato senso dell’altruismo, della gratuità e del disinteresse. Berlusconi scegli i suoi uomini, essendo Dio, a sua immagine e somiglianza e cioè corruttibili e quindi corrotti e di conseguenza corruttori. Il ‘nobiluomo’-Mazzino/Letta che regge il flabello dell’ossequio liquaminoso ad ogni ombra di gerarchia ecclesiastica, protetto dal papa e dal segretario di Stato, continua imperterrito a tramare contro lo Stato, la Repubblica, le Istituzioni e ad imporre leggi ignoranti, ma con la forza di distruggere l’anima resistente della Legge come dimensione degli spiriti e della nazione.

Il Papa non doveva riceverli, almeno ora a immoralità aperta e ancora fumante. La gente che vede Bertolaso e Letta/Mazzarino accanto a lui non può non pensare che non sono colpevoli se poi aggiungiamo che il Minzolini fa passare l’idea che Mills è stato assolto, il cerchio è completo: Berlusconi è innocente e con lui tutto il convento. Il Papa a questo punto ha responsabilità, a meno che non sia ricattato, cosa non del tutto scevra di dubbi. Mi dicono che la protezione civile italiana abbia fatto pulire i giardini vaticani a spese naturalmente del popolo italiano saldamento radicato non nelle radici cristiani, ma in quelle più solide del Vaticano.

La protezione civile non si muove senza l’avallo della presidenza del consiglio (Mazzarino/Letta e Berlusconi): viene il dubbio che diventa certezza che questi qua di là e di qua del Tevere sono una combriccola di mafiosi renitenti, recidivi e immorali che si tengono insieme in forza del principio: “una mano lava l’altra e tutte due lavano il viso”. Favori di scambio di stile camorristico-‘ndranghetoso. Per favore, qualcuno può smentire che i giardini papalini siano stati puliti dalla protezione civile? Sfido che il papa riceva i ‘volontari’ che per lui lavorano, oh, si! gratis. Capisco così che Bertolaso possa pontificare anche davanti al papa.

Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Cei, nei giorni scorsi era intervenuto con durezza sul ‘decreto interpretativo’ del governo per la riammissione delle liste del Pdl per le Regionali nel Lazio. Il lucido monsignore ha detto (7 marzo 2010:

«Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è già in atto è altamente scorretto, perché si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono in gioco il valore della partecipazione. La definizione giusta è quella data dal presidente della Repubblica, quando ha parlato di un grandissimo pasticcio. In democrazia non si può fare una distinzione fra ciò che sono le regole e quello che è il bene sostanziale. Le regole non sono un aspetto accidentale del vivere insieme, ma quelle che dettano il binario attraverso cui incamminarci. La democrazia è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, perché altrimenti non riusciamo più ad orientarci e se dovesse essere frutto dell’arbitrio di qualcuno o improvvisata ogni giorno mancherebbe certezza del diritto. Ci sono state leggerezze, manchevolezze, approssimazioni nell’affrontare il gioco democratico che non sono a favore di nessuno», ha poi spiegato, e «questo affrontare con approssimazione il gioco democratico significa che forse siamo impreparati a una democrazia sostanziale. E’ un brutto precedente e un atteggiamento arrogante della maggioranza».

Dopo avere letto la dichiarazione, tirammo un sospiro di sollievo perché questa volta la Cei, autorevolmente, interveniva subito e con parole in equivoche. Poveri illusi! Non avevamo ancora finito di leggere l’intervista che subito è arrivata la smentita della Cei dei piani alti che diceva:

«Le questioni di procedura elettorale hanno natura squisitamente tecnico-giuridica ed hanno assunto nelle vicende degli ultimi giorni ricadute di tipo politico ed istituzionale. Considerata questa connotazione, la Cei non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni al riguardo». I critici del governo sono avvertiti: il governo non si tocca. Infatti il lucido Maurizio Gasparri, sempre vispo dopo la sbronza, non tarda a dire che la “Cei ha smentito monsignor. Mogavero”. Viva la morale! Viva il governo! La Cei non si vuole rendere conto che in materia elettorale non esistono “questioni squisitamente tecnico-giuridiche”, come anche in penale il codice di procedura non è il libro del galateo, ma la sostanza stessa del diritto. Duemila e passa anni di esistenza e questi cialtroni devono arrivare a dire corbellerie che nemmeno un liceale amante di giurisprudenza saprebbe dire, tanto è chiaro il concetto. Di fronte però agli interessi, che importano i principi, le norme e la legalità. L’importante per la Cei è salvare Berlusconi, comunque e ad ogni costo “perinde ac cadaver”. Questa gerarchia ormai è liquidata e non può pretendere da noi rispetto.

Lo stesso monsignor. Mogavero ha dichiarato a Famiglia Cristiana (N. 11 del 14 marzo 2010, intervista di Alberto Bobbio) di cui riporto il sommario pubblicato on line dalla rivista: «Forse bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa troppo timida».

Dovrei essere contento che le cose che grido da anni e che mi hanno procurato un sacco di guai con l’autorità ecclesiastica, ora sono dette da alcuni vescovi. Dovrei, ma non sono, perché è sempre tropo tardi. Il carisma della gerarchia cattolica è quello di arrivare sempre a candele spente, metterci il cappello sopra e ritornare come prima. Vedremo: se son rose fioriranno, ma finché i vescovi… Mi auguro di essere smentito dai fatti.

di don Paolo Farinella
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I trasformisti sono sempre pronti a cambiar casacca e a salire sul carro del nuovo possibile vincitore.



Pregiatissimo Signor Presidente,

le cronache di questi giorni si sono interessate di un certo Corrado Gabriele che ha abbandonato le fila di Rifondazione Comunista per traslare in altra formazione politica, millantando, tra le altre, un proprio appoggio alla sua candidatura a Presidente della Giunta Regionale sperando, come con Bassolino, in un obolo di Giunta. E’ certamente vero che a lei non mancano le conoscenze su uomini e cose del territorio ma mi consenta di fare delle brevissime considerazioni sul personaggio e sull’utilità di vederselo accostato alla sua persona.

Il menzionato soggetto è aduso cambiare casacca, lo vediamo infatti militare nel fu PCI poi in Rifondazione ove si è garantito la platea necessaria per una sua elezione e successivamente far da leale scudiero del “cacaglia” di Afragola. E’ sua e precedentemente della Buffardi la responsabilità materiale di aver distrutto la formazione professionale in Campania con l’azzeramento delle attività affidate ai centri regionali, tutto per favorire le improvvisate agenzie formative che hanno abbondantemente lucrato sulle attività pur non avendo i requisiti necessari per l’accreditamento. Non si sottraggono a questa logica neppure gli istituti scolastici statali che delle attività formative a loro affidate e mal gestite ne hanno fatto solo una fonte di spicciolo guadagno che i capi d’istituto gestiscono per incentivare i loro “famigli scolastici”. Chi le scrive è un ex direttore regionale di Centro che si è fatto onore dando vita a tantissime attività.

Tornando al nostro eroe è utile ricordare che oggi lo stesso, una volta fuoriuscito da Rifondazione Comunista, non dispone che del suo voto. Per ultimo, per non tediare, è doveroso ricordare le pendenze giudiziarie che ancora ha in atto.

Luigi Malfi
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Il caffè per i napoletani ha tre “C” La Regione Campania ne ha quattro.
Caldoro

Carfagna

Cosentino

Camorra


Da un disamina dei risultati elettorali conseguiti dal candidato della coalizione di destra alla presidenza della Regione Campania si offrono più chiavi di lettura a seconda dei comuni, delle aree territoriali, delle alleanze politiche in ragione della storia dei capibastone che da anni conservano i loro piccoli o grandi feudi.

Prendendo a campione i comuni che hanno dato risultati percentuali “bulgari” con un coefficiente minimo del 70% a salire, risultano tre diverse tipologie: le aree a forte incidenza camorristica (come basso casertano; giuglianese-maranese; nolano; puteolano; afragolese-frattese; basso lattari-stabiese; vesuviano palmese; ecc.); i centri di piccolissime dimensioni ove bastano minuscoli referenti, con qualche famiglia numerosa alle spalle per garantire qualche centinaio di voti che danno luogo ad una dirompente maggioranza percentuale; non ultime le aree ove regnano da decenni politici di elevato carisma e che risolvono, a loro piacimento, le sorti di un degli schieramento in ragione dell’alleanza.
I centri campani che hanno dato a Caldoro risutati elettorali dal sapore bulgaro.

PROVINCIA DI AVELLINO

Altavilla Irpina 77,83% Avella 80,93% Ariano Irpino 75,85% Cairano 91,41% Cassano Irpino 71,07% Cervinara 70,79% Cianche 70,22% Chiusano di San Domenico 73,95% Fontanarosa 71,84% Grottolella 70,00% Lopio 75,10% Melito Irpino 70,34% Mirabella Eclano 84,63% Montefusco 76,43% Pietradefusi 76,37% Rocca San Felice 81,31% Sant’Angelo all’Elsa 88,09% Serino 72,69% Siringano 70,49% Sturno 72,68% Summonte 82,31% Torre le Nocelle 76,25%

PROVINCIA DI BENEVENTO

Bucciano 71,46% Capolattaro 74,19% Casalduni 89,23% Castelfranco in Mescano 76,58% Castelpagano 76,80% Castelvenere in Val Fortore 84,92% Ceppaloni 70,43% Colle Sannita 76,22% Durazzano 74,23% Faicchio 76,17% Fragneto l’Abate 71,20% Fragneto Manforte 81,25% Puglianello 71,46% San Bartolomeo in Galdo 73,15% San Lorenzo Maggiore 77,86%

PROVINCIA DI CASERTA

Allignano 79,86% Arienzo 73,93% Belloni 74,40% Capriati a Volturno70,56% Casal di Principe 81,22% Cancello ed Arnone 85,57% Casaluce 73,71% Casapesenna 75,03% Castel Campagnano 70,74% Castel Volturno 71,72% Conca della Campania 76,83% Curti 77,08% Dragoni 76,76% Francolise 72,62% Frignano 79,93% Gricignano di Aversa 70,43% Piana di Monte Verde 76,40% Pitramelara 73,61% Prata Sannita 72,31% Roccaromano 72,47% Ruviano 80,64% San Cipriano d’Aversa 73,73% San Felice a Cancello 81,00% San Marcellino 76,24% San Pietro Infine 74,75% San Prisco 74,75% Trentola Ducento 75,99% PROVINCIA DI NAPOLI
Afragola 70,90% Agerola 70,93% Anacapri 79,82% Barano d’Ischia 70,82% Camposanto 78,40% Capri 72,41% Carbonara di Nola 77,09% Casola di Napoli 84,34% Cicciano 76,16% Cimitile 72,26% Forio 73,51% Lacco Ameno 81,89% Lettere 88,82% Palma Campania 81,94% Pimonte 80,71% Poggiomarino 72,52% Pompei 70,84% Qualiano 72,59% Roccarainola 76,69% San Giuseppe Vesuviano 82,26% Sant’Antonio Abate 84,94% Saviano 79,99% Serrara Fontana 80,34% Somma Vesuviano 74,38% Sorrento 71,36% Terzino 77,09% Tufino 76,45% Visciano 82,67%

PROVINCIA DI SALERNO

Alfano 83,87% Ascea 78,57% Camerata 73,73% Cataletto Spartano 76,28% Castellabate 72,19% Fisciano 74,53% Giungano 77,00% Ispani 71,14% Montecorice 74,59% Oliveto Citra 74,72% Palomonte 70,30% Roccagloriosa 79,31% Romagnano al Monte 75,51% Santa Marina 78,18% Sant’Egidio del Monte Albino 72,78% Stio 72,51% Torraca 71,26% Viborti 70,62%
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Ogni epoca ha i suoi protagonisti:
1923 Gentile - 2008 Gelmini in comune: un grembiulino nero.

Giovanni Gentile - Ministro della Pubblica Istruzione nel 1923 attua la riforma scolastica che durerà più di un cinquantennio.
Gelmini Mariastella – attuale Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca - conosce la “scuola” solo da allieva. 


Un tempo, nella tanto vituperata Prima Repubblica, i dicasteri si assegnavano secondo le regole non scritte del “Manuale Cencelli”; apparentemente sembra che nulla sia cambiato, ma questa è la poco attenta valutazione di osservatori superficiali. Di mutato c’è tanto, grazie soprattutto ai tenutari dei partiti ed a una legge elettorale che tende a sacrificare i cervelli a vantaggio delle posteriora.
Questa non vuole essere una battuta maligna o volgare, vuole solo indicare il luogo fisico deputato a garantire, al padrone di turno, il “diritto di servitù” che esercita sulle nullità chiamate ad occupare i dicasteri visto che, a differenza dei treni, l’utilizzo del cappello, a meno di una norma tutta da proporre, non è ammesso.
Una volta i dicasteri venivano assegnati ai “capibastone” dopo lotte a dir poco fratricide, oggi vengono concessi seguendo ben altre logiche, ma si sa una volta i ministri erano politici collaudati in più emanazioni di veri gruppi di potere, oggi, che a disposizione ci sono solo mezzi caporali di estrema destra, siciliani e veline (un discorso diverso sono i padani) le cose sono notevolmente mutate.
Prendiamo ad esempio la nostra ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca una che a dire il vero, a differenza di altre sue colleghe non ha certo avuto il posto per la sua bellezza e non avrebbe altro merito se non quello di aver sposato il verbo berlusconiano fin dagli albori (una pasionaria ante littera).
Le biografie della mancata inquilina del Vittoriano non fanno cenno su una sua familiarità con la scuola, l’università e ricerca, fatto salvo che sia la scuola che l’università le ha vissute da discente e non altro; per quanto attiene poi la ricerca l’unica che la ministra ha praticato è stata quella per garantirsi un posto al sole.
Ora che è assurta allo scranno più alto della istruzione della Repubblica la nostra sta cercando di guadagnarsene uno nella storia del dicastero, anzi del Paese, con l’intento di farsi ricordare come l’erede di Giovanni Gentile. Per calarsi nel ruolo e sentirsi nell’ambientazione giusta la ministra, al corto di altre utili iniziative, ha annunciato che presto reinserirà l’uniforme scolastica come quando c’era LUI, al momento però il moschetto lo lascerà nell’armadio.
Signora ministra, un piccolo suggerimento, anzicchè rincorrere i fantasmi cerchi di guadagnarsi un riconoscimento collettivo adoprandosi per altre iniziative concrete e a costo zero. Ad esempio: a lei che è demandata la pubblica istruzione e di conseguenza anche la formazione dei nostri ragazzi non crede che la RAI, in quanto servizio pubblico, non dovrebbe essere chiamata a garantire la conservazione linguistica, bene assoluto di un popolo? Inviti, quindi, i dirigenti di questa azienda, che tanto costa al contribuente italiano, a perseguire questo scelta, di conseguenze a gestire le trasmissioni con personale di madre lingua e non con stranieri che storpiano il nostro italiano. Ha avuto mai occasione di vedere una trasmissione sul Circo, su una delle reti Rai, che si presume molto seguita dai bambini?, è condotta da una straniera che tanto danno arreca all’apprendimento lessicale dei nostri figli. Se lor signori vogliono o devono utilizzare queste “venere” non credo che manchino i divanetti adatti, visto che il divanetto ha ormai sostituito la scultura di Francesco Messina.
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Giù le mani dalla Formazione.
Per la P.I. la formazione equivale ad un piatto di lenticchie. I soli a pagare sono i nostri giovani.


Da anni, per volere del “leader massimo” della Regione Campania, quella che era la formazione professionale di primo livello dai CFPR è passata di competenza alle Amministrazioni Provinciali, che non disponendo di proprie strutture operative, per assolvere a tale onere hanno dovuto a loro volta ricorrere agli Istituti Tecnici e Professionali statali. L’intenzione era quella di garantire, a quanti non erano interessati a continuare nei percorsi istruttivi, l’inalienabile diritto allo studio o alla formazione sancito dalla Costituzione. Fin qui niente da obiettare ma, siccome l’esperienza ci insegna che i cimiteri sono stracolmi di buone intenzioni, anche questa è naufragata miseramente lasciando i nostri giovani concittadini con un proverbiale pugno di mosche. Si sono depauperate ingenti risorse economiche non offrendo all’utenza la possibilità di conseguire un attestato di qualifica degno di questo nome; difatti è più che dimostrato che delle tante attività formative messe in cantiere dagli anzidetti Istituti scolastici, fatta salva la parentesi dei corsi d’Obbligo Formativo ove furono chiamati nel partenariato i Centri Regionali di FP, niente di realmente positivo ha visto la luce, vuoi per mancanza di specificità didattica, vuoi perché la grande maggioranza dei docenti ha visto queste attività non come un mezzo per dare formazione, quanto quello di procurarsi un guadagno accessorio. Di fatto si è dato ai giovani una visione più che sbiadita di quello che sarebbe dovuto essere un vero percorso formativo, aggiungendo al danno subito dagli allievi anche la beffa di un’inutile perdita di tempo. In queste attività si è visto tutto quello che dei giovani a rischio di emarginazione scolastica non avrebbero dovuto subire: dal disinteresse di una fascia dei docenti per i quali ogni ora di attività ha significato soldini a buon mercato (da prima pagate a 40 €/ora e poi come ore di straordinario il più delle volte rese malamente se non per nulla rese) alla non brillante presenza e partecipazione di parte del personale ATA cooptato, a discrezione, dai pomposamente appellati Direttori amministrativi per i quali vale un discorso a parte. Sì, per questi “signori” o quantomeno per alcuni di loro, faremo un discorso a parte fornendo alle dirigenze di competenza elementi di vere oscenità amministrative. Vi sono casi particolari per i quali gli anzidetti si sono riconosciuti, visto che si sentono i “padroni”del vapore, (contrariamente a quanto previsto dai contratti e regolamenti che regolano il pubblico impiego) pagamenti per funzioni inconciliabili con il loro profilo professionale (basti pensare alla progettazione didattica, alla partecipazione ai gruppi di pilotaggio, al coordinamento didattico delle attività e questo per restare nel lecito). Altra nota dolente è stata la inadeguatezza, si fa per dire, dell’Amministrazione provinciale di Napoli alla gestione delle proprie competenze. La presunzione è stata quella di accollarsi l’onere derivante da un’attività a loro “sconosciuta” delegandola a dirigenti e funzionari privi d’esperienza specifica che nella conduzione degli uffici preposti hanno offerto uno squallido quadro di inefficienza, un poco edificante esempio di cos’è la P.A.. In tutta questa vicenda i soli che, senza tema di smentita , possono essere assolti, anzi gratificati, risultano gli operatori delle Agenzie formative che hanno provato in tutti i modi a sopperire, nei limiti del possibile e delle loro disponibilità, alle carenze determinate da un sistema il più delle volte svogliato se non incapace. E’ questi sono i soli che nella maggioranza dei casi aspettano ancora che venga a distanza di anni onorato il loro lavoro con la dovuta ricompensa. Per questo chiamiamo i signori Angela Cortese ed Alberto Bottino rispettivamente Assessore provinciale di Napoli all’istruzione e Dirigente dell’Ufficio scolastico regionale ad una dovuta e necessaria rivisitazione sia per quanto concerne l’aspetto didattico (con tutte quelle che dovrebbero essere le implicanze d‘ordine sociale) che quello di natura amministrativo contabile. Ci impegniamo, da questo momento, a fornire a lor signori tutti gli elementi, per quei casi a noi noti, che hanno risvolti di veri abusi amministrativi o risvolti di natura penale, con l’intento che qualora non dovessero essere presi nella dovuta considerazione, il tutto verrà portato all’attenzione dell’AA.GG..
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Regione Campania

Dal Formez alla (Ernest) Carl Jung, la psicofarsa della formazione del personale non trova pace.

Sempre a proposito di sprechi della regione Campania.
L’Assessorato alla Formazione Professionale che, durante le giunte Bassolino, ha dimostrato di non tenere in alcuna considerazione i soldi ed i diritti dei contribuenti, azzerando le attività dei Centri regionali a esclusivo vantaggio delle agenzie formative (formative è un eufemismo), non ha dimostrato, nonostante le molteplici vicissitudini giudiziarie, di voler dismettere questo radicato vezzo. Nella frenesia di fare, solo a vantaggio esclusivo dei ben noti “clienti”, ha da prima elargito fior di quattrini al Formez (inutile carrozzone tenuto in vita solo per gratificare familiari, ex familiari, famigli e clienti) con attività volte all’aggiornamento del personale regionale, corsi pressoché inutili visto che non sono stati neppure presi in considerazione ai fini della progressione verticale del personale (come previsto dal CCNL del settore), progressione che avrebbe ostacolato i tanti, troppi concorsi clientelari che il “faraone” ha espletato, sia mettendo alla guida dell’assessorato al personale la Incostante (passionaria della paranza Emily e fidatissima del “presidente”) sia con il successore Abbamonte, noto alle cronache giudiziarie.
Ultimo nato è un corsino per la formazione del personale della F.P. sulla: “ Selezione ed esami finali” (così dovrebbe pomposamente suonare) tenuto da una non ben definita e sconosciuta società di formazione intitolata al padre della psicanalisi (in vero la sola cosa in sintonia con questi approssimati elargitori di formazione) Ernest Jung. Lo stesso è stato e sarà tenuto all’Hotel Ramada di Napoli come se i saloni, nelle disponibilità della Regione, non fossero in grado di contenere qualche decina di formandi; si sa le voci di costo più sono, più permettono di lievitare il finanziamento. L’interrogativo che maggiormente turba i nostri sonni è uno: ci voleva un corso, tenuto non si sa bene da quali docenti per insegnare a gente che, in oltre un trentennio, ha fatto tra esami e selezioni più di quanti sarebbero i suffragi che Bassolino è in grado di convogliare? Per il passato anche società come il Formez ha approfittato di questo gioco perverso di sciupio delle risorse pubbliche. Se la memoria non ci inganna e non ci inganna, per corsi di aggiornamento del personale che si sarebbero potuti svolgere nelle ancora esistenti e funzionanti sedi dei CFPR, senza enormi aggravi aggiuntivi, furono utilizzate strutture alberghiere in quello di Paestum ove il personale regionale fu mantenuto, in una situazione di deportazione non desiderata, a pensione completa con pernottamento incluso. Per avere cosa? Il tempo è passato ma il vezzo di mettere le mani nelle tasche di Pantalone resta.
Luigi Malfi

Nel precedente post abbiamo trattato sommariamente, anche con una vena di voluto sarcasmo, della formazione del personale regionale, tanto è stato fatto anche modificando i connotati di qualche soggetto coinvolto in tante disinvolte operazioni. Partiamo questa volta dal “peccatuccio”, si fa per dire, più recente tra le “allegrezze” perpetrate ai danni del solito Pantalone, in spregio alle più elementari norme comportamentali vigenti: da quello che scherzosamente abbiamo definito corsino di formazione, volto agli operatori regionali del settore che per svolgere un lavoro di routine sono stati costretti a seguire una breve parentesi formativa sul modo in cui devono essere svolte le selezioni e l’esame di qualifica. L’interessante della faccenda non è il corsino in sé costato, si dice, una trentina di migliaia di euro per un attività di tre giorni, volta ad una cinquantina di operatori, quanto quello che il semplice nome degli attuatori ci porta involontariamente a pensare. Facendo una trilogia flash vediamo che i coinvolti nell’operazione sono: il Consorzio Lecole, la società Ernest & Young e la BP formazione. Partendo dal Consorzio Lecole, “nota” agenzia di formazione che da anni, con pubblici finanziamenti, dà vita ad attività di FP a dir poco al di fuori del mercato e che se la memoria non ci inganna, e non ci inganna, all’epoca della Giunta Rastrelli, quando era assessore al ramo un certo Maccauro, un “ignoto” prestato alla politica, si vide assegnare una miriade di attività corsuali di secondo livello finanziate col FSE corrispondenti a svariati miliardi di lire dell’epoca. Era la nostra agenzia formativa tanto prossima al regime di allora che, l’anzidetto assessore, utilizzò i locali della stessa per tenere adunanze esplico-organizzative volte ai soggetti formativi non pubblici. Adunanze che di prassi si sarebbero, come detta il buon gusto, dovute tenere presso sale istituzionali. Con l’avvento del centrosinistra, questa attenzione per il Consorzio Lecole, non è che sia cessata; di fatti, lo vediamo sempre ben collocato tra gli affidatari di attività formative finanziate. Passando poi agli altri due soggetti che hanno partecipato all’inutile corsino, c’è da chiedersi quale rapporto esiste tra questi e l’anzidetto Consorzio? E ancora, in particolare, se la Ernest & Young, non è per caso la società di consulenza che opera per conto della Regione, in regime di secondo controllo, nella revisione amministrativa-contabile relativa ai finanziamenti erogati ai soggetti gestori di FP? A questo punto c’è da chiedersi: è corretto che una società privata di revisione (concetto di per sé già non concepibile nella pubblica amministrazione) svolga prestazioni di pseudo formazione per pubblici dipendenti unitamente ad altri soggetti che di per sé restano dei controllati? Non nasce il legittimo dubbio che i controllati risultano contigui ai controllori? Ma quali controllori!“ci faccia il piacere” diceva Totò. Il discorso sulla formazione regionale continua.
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I dirigenti di Bassolino.
Una mandria costruita secondo le logiche bolsceviche.
Disavventura di una “poveraccia” che ha avuto il torto di sentirsi Icaro.

L’impegno preso di denunciare o raccontare, anche in maniera scherzosa, le malefatte o l’inadeguatezza dei cosiddetti dirigenti regionali cresciuti all’ombra di Bassolino che, perseguendo la logica dell’occupazione della cosa pubblica, ha sempre collocato “commissarietti” politici possibilmente di non grande spessore intellettivo, continua. Questa volta racconteremo di una pseudo dirigente della vasta area della formazione professionale, di quel settore, per intenderci, dell’amministrazione regionale praticamente privato delle funzioni per far spazio ai tanti piccoli faccendieri della galassia comunista che, al seguito della stella bassoliniana, si sono improvvisati gestori di un qualcosa che non avevano mai saputo fare se non malamente.
Torniamo alla nostra piccola eroina (piccola per pochezza di capacità, eroina perché pronta al sacrificio per “la causa” di partito s’intende). Nata semplice impiegata dell’amministrazione, senza specifiche competenze, cresce alla segreteria di un anonimo consigliere regionale, con la vocazione della passionaria strapaesana di estrema sinistra; conquista, grazie ad un concorso “bassoliniano” (che sarebbe tutto da guardare con l’ingranditore della magistratura) l’agognata qualifica di dirigente. Chiamata alla responsabilità di un Settore, grazie al suo compagno di partito assessore pro tempore, inizia, lautamente pagata, il suo percorso-“calvario”. Poveretta!, senza il suffragio di competenze, nel giro di qualche mese, incappa, da prima, nell’ostracismo dei direttori di Centro, rotti navigatori, che di lei avrebbero potuto farne polpette ma che, al limite della pensione, hanno preferito che si facesse male da sola, con il gusto un tantino malvagio di chi si diverte a veder cadere l’avversario di turno, ineluttabile vittima della propria ignoranza. In quanto dirigente, grazie a personaggi di malaffare, di cui si era improvvidamente circondata, incappa, nelle attenzione della magistratura inquirente per una vicenda di mazzette richieste dai funzionari, a lei più prossimi, al fine di rendere più soft i monitoraggi e le revisioni amministrative-contabili; riconferma nelle posizioni organizzative, malamente distribuite dai suoi predecessori, funzionari al limite della incapacità i cui meriti sono dettati unicamente dall’appartenenza di bottega; distribuisce gli incarichi per le presidenze di commissioni esaminatrici omettendo i criteri di competenza necessari per le nomine; gestisce in maniera pressappochista il suo ufficio non dando alcun riscontro scritto alle giuste istanze sollevate, nella piena legittimità, dai suoi più diligenti ed accorti funzionari; lasciandosi andare, forte della sua appartenenza politica, a vere e proprie campagne persecutorie determinando, in alcuni di essi, gravi stati di risentimento psicofisico sfociati nella scelta del pensionamento anticipato. Questo è uno dei tanti esempi di cattiva dirigenze.
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Faraoniche sedi di rappresentanza in Italia e all’estero, prebende attinte dalla “borsa pubblico” elargite ad artistucoli e saltimbanchi dalle dubbie “capacità”. Questa per anni è stata l’immagine pacchiana di un bifolco salito.

Si sono accorti solo ora che il “Cacaglia” (balbuziente) di Afragola ha dilapidato centinaia di milioni di euro unicamente per crearsi la fama di grande mecenate distribuendo, con soldi non suoi, prebende ai quattro venti ed impegnandosi, in un personale pacchiano maquillage della sua immagine, per mascherare il rozzo ed incolto veterocomunista. Tutto ciò che ha fatto e prodotto, niente di buono, appartiene al suo “copione” di “cuozzo sagliuto” (uomo rozzo salito). La mania di apparire, di costruirsi una reputazione di filantropo dell’arte moderna (non poteva scegliere diversamente visto che è un campo ove tutto può essere il contrario di tutto) gli ha fatto riempire la città più bella del mondo di tanti cessi presentandoli come ineguagliabili opere d’arte. Le stesse stazioni della metropolitana cittadina conservano queste insulse vestigia che speriamo vengano rimosse nel momento in cui lui stesso verrà rimosso.
Il faraone della “munnezza” si è adoperato, tra l’altro, nella proliferazione di sontuose sedi di rappresentanze della Regione sia in Italia che all’estero, come se la Campania fosse uno stato sovrano. Quello che Paesi veramente sovrani non sono stati capaci di fare lui l’ha fatto servendosi sempre della tasca del solito contribuente. Ha aperto sedi di rappresentanza che, stante ai costi, dovevano essere, a dir poco, faraoniche ma che, nella realtà, si sono rivelate veri e propri “inganni”. Prendiamo ad esempio quella di New York: quattro stanze con accesso attraverso i locali di un “noto” bottegaio, ove parcheggiano inetti ed incapaci dipendenti lautamente pagati, o le sedi della Regione nella capitale italiana che hanno rimpiazzato una sede senza infamia e senza lode che, per decenni, ha fatto fronte alla bisogna; questo non solo per ostentare il suo maniacale e provinciale apparire, quanto per creare dirigenti, sottodirigenti e così di seguito. La sfortuna nostra è stata quella di incappare in un novello re Mida, ma che, non ha trasformato in oro ciò che toccava, ma in merda. Per questo stiamo in un mare di merda. Luigi Malfi
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Ma a chi vogliono darla a bere?

“Bassolino farà la scelta giusta” così il compagno Veltroni ha dichiarato quando qualche ‘giornalista omologato’ della trincea opposta (opposta si fa per dire) gli ha evidenziato il problema: un inquisito può reggere ancora la più importante regione meridionale? A parte che le ‘colpe’ del ‘cacaglia’ di Afragola non vanno cercate solo nelle attività indecenti del business della ‘munnezza’, ma in tanti altri settori della Pubblica Amministrazione frequentati da questo incolto faccendiere: Amministrazione Regionale (concorsi interni e non, appalti e affidamenti lavori elargiti con procedure a dir poco farneticanti, nomine di dirigenti ignoranti e consulenti ecc. ecc.); commissariati straordinari come quello dell’ emergenza idrogeologica di cui conserva ancora la carica; enti strumentali vecchi e nuovi (per la valorizzazione: delle attività turistiche, dell’agricoltura, autorità di bacino e affini) creati solo per “gratificare i suoi famigli e servi. Di fronte al “niet” di questa scoria stalinista, lo stalinista nazionale si è preoccupato di far sapere, attraverso la stampa amica, che fra i due era nato il gelo. A parte che non crediamo a nessuno dei due, approssimati frequentatori della tragicommedia politica, restiamo dell’avviso che è doveroso ricordare agli elettori PD che, questi presuntuosi mistificatori della democrazia e dintorni, stanno recitando, anche malamente, la loro sceneggiata. A Veltroni, infatti, per disarcionarlo, bastava, senza ricorrere o rincorrere fantasiose acrobazie lessicali o interpretative, adottare o far applicare dai rappresentanti del suo partito che siedono in Consiglio regionale una risoluzione estremamente democratica, quella della mozione di sfiducia e così il bubbone, poiché di escrescenza purulenta si tratta, della sua immagine poteva essere rimosso. Ma sappiamo bene che il ‘faraone della monnezza’ ha molti ‘argomenti nella gerla’ che impediscono ai vecchi abitatori delle botteghe oscure di tentare il convincimento coatto. La candidatura della sua socia-consorte è la dimostrazione che questo tizio ha molti argomenti di convincimento al suo attivo; quindi, signori italiani che vi apprestate a votare il PD se lo fate con le ‘naserchie’ ( narici) turate (ben cosci che il fetore viene da lì) solo per scongiurare il pericolo berlusconiano restate parzialmente assolvibili, se lo fate per fideismo politico aveva ragione Mario Tedeschi siete i soliti “utili idioti”; mentre ai cattolici che sono stati resi vittime di una innaturale scelta pensateci bene: per voi la scelta ora c’è.
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Un test significativo per Veltroni.

Cosa farà delle vergogne di Bassolino?

Garantirà loro ancora una poltrona?


I napoletani tutti si stanno interrogano sulle reali intenzioni di Veltroni in merito alle candidature dei due collegi campani. Fatto fuori De Mita, grande patriarca del troncone ex democristiano campano del PD, ora, doverosamente, l’attenzione l’hanno spostata sulle candidature dei famigli del governatore della “munnezza”. Cosa farà il “grande moralizzatore” della politica italiana?: la figura del novello Savonarola che, con un pizzico di malcelata civetteria, cerca di ostentare o quella di ciarlatano della politica che francamente ci aspettiamo? Come si comporterà il signor Veltroni con le candidature delle uscenti “signore” della politica diessina napoletana a suo tempo già abbondantemente beneficate dalla prossimità con il dittatorello campano?
La “riconoscenza” (per aver collocato, per l’ennesima volta, esponenti diessini emiliani nella Giunta campana e società della medesima provenienza territoriale davanti alla opulenta “mangiatoia” della munnezza), sarà più tenace della faccia che vuole mostrare alle popolazioni italiche? Basta aspettare qualche giorno per sciogliere l’enigma, cosi sapremo se sotto la maschera c’è niente o una bella faccia di bronzo.
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La Provincia e la qualità della sQuola napoletana.

Per cortesia signora anziché far passerelle inutili cerchi di far funzionare gli uffici a lei delegati.
La scuola, o meglio la situazione degli istituti scolastici napoletani più, che precaria è da terzo mondo, non ha niente a che vedere con quella di altre province italiane comprese quelle del mezzogiorno. Strutture fatiscenti e personale non docente per niente all’altezza del compito che, quando non risulta demotivato per la situazione oggettivamente penosa, sono animati da motivazioni tutt’altro che confessabili.
Sì, parliamo proprio degli edifici e del personale a cui è preposta l’amministrazione provinciale di Napoli attraverso un proprio assessorato.
In vero qualche sforzo negli ultimi anni è stato fatto per adeguare le strutture agli standard minimi richiesti dalla 626 ma la fatiscenza degli edifici, soprattutto quelli situati nel capoluogo rendono irrisolvibile il problema. Per quanto invece concerne il personale non vi è speranza alcuna o meglio bisogna sperare nei pensionamenti. Ci troviamo per lo più di fronte ad una schiera di poco qualificati operatori assunti in modo raccogliticcio grazie alle pieghe clientelari dei politicanti di ieri e di oggi. Il problema diventa più annoso per il sistema quando dal basso della gerarchia si arriva fino ai cosiddetti direttori amministrativi. Un velo di pietà sarebbe poco per coprire tutto ciò che non si vorrebbe vedere.
Ad ingarbugliare ulteriormente la matassa ci si è messa anche la formazione volta ai ragazzi in chiara difficoltà con il percorso istruttivo che, in un primo momento, ha funzionato abbastanza bene solo grazie alla presenza e all’esperienza dei Centri regionali di formazione professionale. Da quando invece i CFPR hanno dovuto abbandonare il partenariato, a tutto vantaggio delle solite agenzie formative private, tutto è stato ridotto ad un mero mercato delle vacche. A farne le spese, come sempre, sono stati i soliti anelli deboli della catena, i ragazzi che nella fattispecie, trattandosi proprio di categoria a rischio di emarginazione scolastica e formativa, sono stati turlupinati due volte.
Questi corsi hanno rappresentato per le cosiddette agenzie formative una sorta di kit di sopravvivenza, per il personale docente e non delle scuole impegnato una ulteriore piccola occasione di reddito, mentre per i direttori amministrativi ed i dirigenti scolastici una buona fonte di ingrasso a buon mercato. Si sa, di dirigenti che hanno introitato direttamente le prebende derivanti dalla direzione dei corsi senza far passare nulla per il “fondo”, cosa inaudita per i dipendenti pubblici che rivestono incarichi dirigenziali, o di direttori amministrativi che si sono riconosciuti il ruolo di progettisti didattici, di coordinatori didattici, di facenti parte dei gruppi di pilotaggio didattico e quant’altro non avendone la specificità ed i titoli, ma solo per fare cassa. A questo si aggiunge un inefficiente ed inefficace ufficio provinciale preposto che, fatta salva la buona fede degli operatori addetti, sembra più un club di LSU, con tutto il rispetto dovuto, che un serio ed “accorsato” ufficio di vigilanza della pubblica amministrazione.
Questo è quanto al momento dovevamo alla signora Cortese.
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al dott. Giuseppe Maddalena
Procuratore aggiunto
c/o la Procura di Napoli

La saga degli gnorri.

Primo contributo alla “questione” della mala Formazione Professionale in Campania.
Dalle cronache cittadine di questi ultimi giorni si è appreso che l’assessore regionale alla formazione professionale della Campania, Corrado Gabriele, si è preoccupato di inoltrare alle autorità competenti un dettagliato esposto sulla situazione della formazione professionale in Campania, ponendo l’accento in particolare sulla questione delle revisioni contabili sia in itinere che ex-post delle attività date in gestione ad enti terzi o aziende. Tutto ciò nel tentativo maldestro di scaricare tutte le responsabilità di eventuali illegittime “dissonanze” su dirigenti e funzionari che da anni si occupano della materia.
Le aberrazioni, in questo umiliante frangente della nostra storia politica, hanno superato ormai i limiti di guardia o meglio della decenza. Pur di affrancarsi dalle proprie responsabilità i politicanti di turno sono pronti a tutto anche a negare l’evidenza. Era cosa nota che, con l’avvento del bassolinismo in Campania, il settore della formazione professionale pubblica, già settore cenerentola sotto le precedenti giunte, (visto che non offriva accettabili “ritorni”) è stato portato alla definitiva estinzione, a differenza di altre realtà nazionali dove la tendenza è stata di segno opposto. Di ciò ne erano tutti a conoscenza salvo l’assessore competente.
Forse che il signor Gabriele è reduce da un viaggio interplanetario e solo da qualche giorno ha rimesso piede sulla nostra martoriata terra? A questo punto c’è da chiedersi se si tratta dello stesso signor Gabriele che siede sin dal 2005 nella giunta regionale campana quale assessore alla formazione. E’ vero che costoro non sono altro che i cappelli vuoti di Antonio d’Afragola, condannati ad essere, loro consensienti, gli occupa-poltrone di turno a cui niente è demandato se non dettato dall’anzidetto presidente.
In anni di attività assessoriale è possibile che il nostro “eroe” non si è mai reso conto che le cose nella formazione professionale non andavano affatto? Non si è mai reso conto che quel poco di buono che negli anni era stato costruito dal personale preposto ai Centri di formazione, sotto la guida competente di validi dirigenti e funzionari (lontani anni luce dagli attuali enucleati in forma raccogliticcia e arruolati nelle fila dei partiti di maggioranza), era stato totalmente distrutto dalle giunte Bassolino? Iniziando da quando, a fare da cappello, era la signora Adriana Buffardi che passerà agli annali quale la più incapace ed incompetente assessore alla formazione che la storia di questa Regione abbia mai annoverato. All’epoca l’obiettivo era quello di distruggere i Centri regionali che avevano raggiunto un livello più che accettabile (annoverando anche qualche punta di eccellenza) a tutto vantaggio di una pletora di entucoli dalle dubbie capacità organizzative e strutturali con il solo merito di costituire una “solida?” platea clientelare per il padrone della giunta. Si sa gli operatori della formazione regionale in quanto già pubblici dipendenti non votano o meglio non possono essere omologati quale loro corpo elettorale.
Dov’era il signor Gabriele quando si formavano i nuclei di valutazione preposti all’esame dei progetti formativi avanzati dai raccogliticci anzidetti? Si è mai chiesto questo assessore se i titoli e le esperienze di questi signori corrispondevano alle reali esigenze? O era garanzia suffragante la sola attitudine al servaggio? E poi, signor Gabriele, i consulenti esterni a chi e a cosa potevano essere utili? Forse che un non addetto ai lavori poteva saperne di più di un direttore di Centro che per una vita si è nutrito di formazione?
E poi, signor Gabriele, altra annosa questione è quella dei corsi autofinanziati che per anni ha visto lo stesso manipolo di incolti “funzionari” (sa c’è qualcuno che non riesce a conciliare l’essere con l’avere e che a suo tempo, per concorsi di verticalizzazione interna, ha esibito diplomi di maturità “fasulli” conseguiti presso noti diplomifici campani, rivelando anche di possedere il dono dell’ubiquità, di fatto risultavano presenti in ufficio ed al diplomificio) fare il bello e cattivo tempo, arrogandosi il diritto di “padrinato” su questi faccendieri, dall’istruttoria di richiesta del Decreto fino alle prove di esame finale. A proposito di esami, signor Gabriele, dica ai suoi rabberciati dirigenti che la presidenza di commissione agli esami di qualifica, va sì conferita ad un funzionario regionale di categoria D, ma che abbia avuto specifiche competenze di insegnamento e non già ad ex C che, se pur provenienti dalla formazione professionale, non hanno mai avuto la qualifica di Docenti. Se ne fanno così solo figuracce, mi creda.
Tornando ai revisori contabili, l’esperienza insegna, che i soli preparati ad assolvere tale ruolo sono i segretari di Centro, quelli veri e non quelli “creati”, o quanti hanno fatto un vero corso qualificante (per intenderci di 400 ore) riconoscendo a questi ultimi, si intende, il ruolo e la categoria appropriata. Signor Gabriele, ricorda l’ufficio vigilanza ?, si è mai chiesto a cosa serviva questa tana di personaggi in perenne servizio esterno?, si è mai fatto leggere una dei tantissimi verbali di verifica prodotti dagli stessi? Il nulla. Ricorda ancora quando fu offerto ad ogni gestore la possibilità di scegliersi un “comodo” revisore di fiducia?, un signor nessuno che non aveva alcun rapporto di dipendenza con la pubblica amministrazione. E’ come se si volessero far surrogare le competenze della magistratura contabile da altro soggetto non pubblico. La stessa cosa vale per quelle Società di consulenza “assoldate” per supportare gli operatori addetti, attualmente, alle revisioni contabili: società che oltre a non avere specifiche competenze (ne sono prova le attività pregresse che figurano sul Web) non possono in alcun modo, proprio perché non soggetti pubblici, sottoscrivere verbali di verifica o quant’altro concorra ad essi.
Oggi si vorrebbe, signor Gabriele, gettare la croce su quanti non hanno prodotto danni e non si sono neppure addolciti la bocca con il comune lecca-lecca. Mi pare proprio un’operazione di chiara marca bolscevica o di “rivoluzione aculturale”. (le minuscole sono volute)
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DAVIDE IL PASTORELLO

La fede, il coraggio e la verità: le armi per sconfiggere i tanti “golia” del male.
A proposito di Commissariati Straordinari più o meno utili che vengono creati per far fronte a vere o presunte emergenze e che, alla stregua dei tanti enti inutili italiani, sono destinati ad avere un’invidiabile longevità grazie, soprattutto, al fatto di dover mantenere in vita situazioni occupazionali-clientelari ed altro (pilastri della politica “scambista” del nostro paese), vi giro una storiella fresca fresca.
Sapete di quel Commissariato di Governo per l’Emergenza Idrogeologica nella Regione Campania della ex OO.P.C.M. NN° 2499/97, 2787/98, 2994/99 E 3088/2000 messo su a seguito dell’alluvione di fango del 5 maggio ‘98 (ribattezzato l’alluvione della vergogna), per far fronte alle emergenze e a cui, come sempre, si conferirono pieni poteri discrezionali?
Ebbene quella struttura a distanza di dieci lunghi anni esiste ancora e conserva le stesse competenze e la stessa funzione di quando era stata costituita, differenziando sensibilmente i propri interventi. Dopo aver dato luogo ad una ingiustificata cementificazione, aver distrutto gli alvei di lagni e canali (cosa che è stata sempre contestata dalla stragrande maggioranza degli esperti “veri”), ma si sa il cemento è una grande “risorsa”, fatto inutili mostre e date alla stampa costose e vuote pubblicazioni autocelebrative, è passato ad altre amenità di “urgenza” tra cui la messa in sicurezza di edifici pubblici che dovrebbero, all’occorrenza e a Dio piacente, servire ad allocare eventuali sfollati( come se la stragrande maggioranza del territorio nazionale non avesse gli stessi rischi). Torniamo ora alla struttura di cui stiamo parlando. Fino ad un mese fa trovava sistemazione nel cuore commerciale di Napoli con la stragrande maggioranza degli uffici in Piazza Salvo d’Acquisto nell’ex hotel Universo , ma, si dice, che in virtù di un ridimensionamento dei finanziamenti da parte governativa (in ragione proprio del contenimento della “spesa” pubblica) si sono trovati di fronte al solito amletico dilemma: ridimensionare il “personale” o contenere i costi di gestione. Poiché, come è diffusamente risaputo, nel nostro paese i soli posti che possono essere toccati sono quelli della povera gente e non certamente quelli dei “famigli”, di ogni ordine e grado, dei potenti di turno, si è pensato di eliminare alcune spese. Quella dei fitti anzitutto, colpo di genio, trasferendo “l’allegra brigata” presso strutture regionali. Così sono state evidenziati due siti: presso il Settore della Ricerca Scientifica alla via Don Bosco di Napoli e il CFPR – L. De Medici (negli anni fulgido esempio attuatore di vera formazione professionale, ridotto al rango di ex, grazie alla politica scellerata di “gettare il bambino e non l’acqua sporca” (quando il bambino non vota mentre l’acqua sporca si) perseguita dagli attuali “tenutari” del potere campano. Struttura già in fitto ed utilizzata anche per un servizio di rendicontazione e centro di orientamento. Si precisa, inoltre, che dopo un primo momento che affidava al Commissariato in questione la metà della superficie disponibile, non si sa bene a che titolo, riservando alle strutture già esistenti (per le quali era giustificata la locazione), la restante parte, si è proceduto successivamente allo sgombero forzato (e quando si parla di sgombero forzato è voler essere generosi) anche della maggioranza degli altri locali già lasciati nella disponibilità dei titolari storici della locazione. Tutto ciò ha, di fatto, azzerato la funzionalità del CFPR – L. Dei Medici; tutto alla luce dell’arroganza e della illegalità. Allora ci si chiede, e la richiesta in forma più circostanziata verrà certamente inoltrata all’Autorità Giudiziaria, tutto ciò (e quanto per ragioni di spazio non è stato detto) presenta i crismi della legittimità? Forse il dare un risposta esauriente sarà proprio compito della Magistratura.
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Signor Ministro, ma con questi quando conterrà la spesa pubblica?

A Padoa Schioppa Ministro dell’Economia
Il Ministro dell'Economia ha detto che nella prossima Finanziaria non ci sarà una riduzione della pressione fiscale, nessun taglio alle tasse ma, per risanare l’economia, il Governo sarà concentrato sulla riduzione della spesa pubblica.
Diminuire la spesa pubblica è ovviamente un obiettivo più che giusto, anzi necessario, essenziale e doveroso. Il problema è come ottenerla. Per ridurre veramente la spesa pubblica è indispensabile cementare la bocca famelica delle autonomie locali e dei tanti troppi inutili apparati provvisori e non che, a mo di cloache a cielo aperto, fagocitano risorse crassate al contribuente.
La spesa pubblica va strangolata limitando, per i capitoli inutili, le entrate alle regioni ed ai comuni, vere e proprie agenzie clientelari di sperpero delle risorse; abolendo le province ed i tanti commissariati straordinari per le troppe “emergenze” vere o presunte.
Poiché tutti noi sappiamo dove vanno a perdersi i fiumi di finanziamenti inutili e a cosa realmente servono, proviamo ad abbandonare una volta per tutte la teoria e la retorica e iniziamo a calarci nella pratica denunciando pubblicamente i bubboni putrescenti e, nel caso, portiamoli all’attenzione dell’ Autorità Giudiziaria. Solo facendo questo conquisteremo il diritto sacrosanto alla parola ed alla dignità di ESSERE, altrimenti dovremo tacere e per sempre.
Nella regione Campania non solo la “monnezza” sa di merda, ci sono tante altre realtà da spalare e portare all’attenzione della magistratura ordinaria e contabile al fine di guadagnare risorse da destinare alla vera pubblica utilità.
Vi sono uffici e Commissariati straordinari inutili, ove le pubbliche risorse vengono letteralmente dilapidate a vantaggio di dipendenti-clienti che non producono nulla che giustifichi le prebende mensili a loro elargite e dove la presenza dei dipendenti è un eufemismo; ove, nonostante la riduzione delle risorse economiche da parte dello stato, si continua a sperperare pubblico danaro, facendo gravare, illegittimamente, i costi sulle esauste risorse delle autonomie locali (così quello che è uscito dalla porta rientra dalla finestra). Tutto ciò consumato dai soliti arroganti “tenutari” del potere e dai loro ignavi manutengoli, forti solo della protervia e del convincimento illusorio di essere degli “intoccabili”; non sapendo che i soli veri “intoccabili” appartengono, secondo la cultura indiana, all’ultima casta degli essere umani.
Un appello ai cittadini, ma soprattutto ai pubblici funzionari onesti, a quelli che non hanno niente a spartire con questi presunti ed arroganti “padroni del vapore” e che hanno subito la mortificazione dei loro sacrifici a vantaggio di inutili ed insulsi loro colleghi che, in ragione di un innato servilismo, hanno ottenuto indebite elargizioni.
A questi colleghi ed amici sentiamo di dire: prendete il coraggio con entrambe le mani e denunciate tutte le nefandezze di cui siete stati oggetto o testimoni all’Autorità Giudiziaria. Ai più “quieti”, ai meno risoluti mettiamo a disposizione la nostra determinazione, purché ci facciano pervenire le segnalazioni e le notizie utili, anche in forma anonima, utilizzando la e-mail del nostro blog.

Questo post è solo il primo di una serie “infinita” ove saranno dettagliati, soprattutto grazie al vostro contributo, i casi di mal costume da rendere pubblici e da girare all’Autorità Giudiziaria.
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Fatti e Misfatti

Questa rubrica è stata realizzata per dare a tutti l’opportunità di denunciare disservizi della Pubblica Amministrazione, in modo particolare si prefigge di dare voce a quei tanti dipendenti pubblici onesti che, quotidianamente, compiono con abnegazione il loro dovere.
A questi va dato uno spazio per poter denunciare, anche in anonimato, gli abusi che questa classe politica arrogante e faccendiera ha perpetrato e perpetra ai loro danni, quindi ai danni della collettività.
Con questo servizio si intende riportare all’attenzione del corpo elettorale, dell’autorità giudiziaria e della magistratura contabile tutte le crassazioni e le malefatte che, questi presunti intoccabili, hanno commesso ed i cui effetti continuano a nuocere.
Vanno denunciate tutte le consorterie che questi capi e capetti hanno messo in essere vuoi per gratificare le loro gens, vuoi per accrescere il loro sistema di potere, inserendo nei posti chiave guitti che poco hanno prodotto per la Pubblica Amministrazione. Dire basta ai servi di questo sistema, dire basta alle parentele, dire basta alle amanti o agli amanti di turno sia eterosessuali che omosessuali è l’impegno assoluto per quanti non appartengono a queste categorie di privilegiati.
Come farlo è semplice: portare alla nostra attenzione tutto quanto di anomalo si è visto e si è subito. Segnalarci e raccontarci della schiera di dirigenti pubblici che non hanno né le capacità né i titoli di anzianità nel settore o che, già da funzionari, non hanno dimostrato capacità di eccellenza nell’adempimento del loro ufficio.
Segnalarci tutte quelle macroscopiche anomalie che vedono funzionari incapaci chiamati a gestire uffici a loro non spettanti, sia per mancanza di competenza che per livello di appartenenza e che, grazie a tanto, percepiscono indennità di posizione negate a quanti ne avrebbero titolo e diritto. Denunciare tutte quelle anomalie per cui si vedono società di consulenza, prive di esperienze specifiche, chiamate ad “affiancare” pubblici funzionari per attività per le quali sono solo quest’ultimi a doverne rispondere sia amministrativamente che giudiziariamente. Questo rientra nella logica della campata che non si nega a nessuno, che ci appartiene e che specialmente da noi è diventato un assunto dogmatico.
Non ci vuole molto a mettere fino a tanto e mettere nei guai i presunti intoccabili.
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La Formazione Professionale in Regione Campania.

(Rivisitazione di uno dei tanti scandali italiani)

L’educazione professionale è uno dei più urgenti bisogni di tutto il nostro Paese ma in special modo delle province meridionali, nelle quali disgraziatamente si è meno provvisto a questa necessità. La preponderanza dell’educazione classica, è in contraddizione coi bisogni di quelle popolazioni. E’ d’uopo crescere una generazione di abili e capaci produttori che siano in condizione di sollevare ed aiutare l’agricoltura, l’industria e il commercio. Non lavorare a formare dei letterati o degli uomini di toga; dei retori.
CAVOUR
Affrontare la vasta tematica della formazione professionale, in modo particolare di quella che da sempre o quasi è realizzata nelle regioni meridionali, è come se parlassimo, tanto per tenere la lingua nel pulito, di una enorme pozzanghera, non appena ci si avvicina si viene investiti a dir poco da schizzi di fango e fortunatamente che l’abbiamo eufemisticamente assimilata ad una pozzanghera.
Da sempre inesauribile serbatoi elettorale e non, ha visto a più riprese coinvolti in quasi tutte queste regioni l’interessamento delle Procure. Nella maggioranza dei casi l’interesse della magistratura ha negli anni toccato politici locali e personaggi tangenti ad essi che, all’ombra di associazioni (entucoli di diritto privato), il più delle volte create appositamente, hanno frodato la pubblica amministrazione di importantissime risorse da destinare alla formazione dei nostri giovani. Poiché il problema è di una vastità enorme cercheremo, in una prima fase, di circoscriverlo, con una serie di post alla sola Regione Campania. Si porterà all’attenzione della pubblica opinione “fatti e misfatti” che meritano di essere conosciuti, per alcuni di questi, come già precisato nella presentazione di questa rubrica, si intende, sempre se il mal fatto è da codice penale, portarli all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria.
Ciambriello Samuele
Samuele Ciambriello
Cenni storici sulla Formazione Professionale in Campania.

Prima dell’84 la FP in Campania, come del resto in tutta la penisola era svolta da un gran numero di enti ed associazioni di diritto privato ai quali veniva destinato oltre l’80% dei fondi previsti per il settore, il residuo 20% delle risorse veniva gestito dai CFPR (Centri Regionali di Formazione Professionale) che provvedevano, attraverso proprie strutture e proprio personale, a realizzare la proposta formativa. Era il tempo in cui i CFPR e gli Enti terzi garantivano un’offerta formativa eminentemente di “primo livello” ovvero quella che interessava i giovani che assolto all’obbligo scolastico, non intendevano orientarsi verso percorsi ordinari di studio o quanti che, in assenza di detto requisito, avevano superato il 16° anno di età. Una scuola, come si diceva un tempo, d’arte e mestieri. Gli enti terzi, solitamente emanazione di realtà associative socio-politiche (nella stragrande maggioranza di ispirazione cattolica) quasi sempre con una struttura nazionale, offrivano un servizio di levatura medio/alta, un po’ meno quelli collegati alla destra o alla sinistra. Con la pubblicizzazione del personale di questi enti, dopo un periodo di limitata proposta formativa, grazie soprattutto alla sensibilità dell’allora assessore Samuele Ciambriello, iniziò un periodo fecondo per la formazione, come mai si era verificato negli anni passati. Coincise anche il periodo al calor bianco di tangentopoli che vide i politici tenersi lontano dal determinare “i destini del settore”.
I CFPR, con uno sforzo encomiabile da parte degli operatori tutti, diedero vita ad un miracolosa proposta formativa facendo, in alcuni casi, impallidire tutte quella regioni abituate alla solita saccenteria. Con l’avvento del centro destra, grazie soprattutto alla consapevolezza che il settore doveva essere gestito dai funzionari e non dai politici, il miracolo continuò sia con la gestione dell’allora presidente Antonio Rastrelli, che aveva conservato l’interim della delega, che con quella di Marcello Tagliatatela subentrato come assessore.
Le dolenti note ritornano con la gestione Maccauro che, all’oscuro della problematica e determinato a ridistribuire la torta ai privati soprattutto di loro appartenenza, arrivò perfino a presiedere incontri con gli enti gestori e quelli autofinanziati presso la sede di uno di essi allocato nell’Istituto Martuscelli ed affidatario di decine di corsi del Fondo Sociale Europeo e non solo.
Con l’avvento poi della prima Giunta Bassolino fu delegata al settore Adriana Buffardi, demagoga post-comunista, alla quale fu affidato il compito della liquidazione della formazione regionale a vantaggio di quella privata, teoria neoclietelare ispirata all’assunto che i dipendenti regionali “non votano” o meglio, salvo qualche sparuta eccezione fatta di servi ancestrali, non sono annoverabili tra i loro elettori controllati. Poi con la seconda Giunta Bassolino spetta a Corrado Gabriele, esponente di spicco del PRC, di farne i funerali anche senza le consuete e dovute onoranze di circostanza.
Così facendo si è buttato il bambino tenendosi l’acqua sporca.

Continua con riferimenti più mirati sui misfatti consumati e che si consumano quotidianamente.
Rastrelli Antonio
Antonio Rastrelli
Taglialatela Marcello 
Marcello Taglialatela
Maccauro Giuseppe
Giuseppe Maccauro (foto
non reperibile nel Web)
Buffardi Adriana
Adriana Buffardi
Gabriele Corrado
Corrado Gabriele
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La selva oscura

I meno giovani ricorderanno gli editoriali mattutini con i quali Gustavo Selva, soprannominato Gustavo Belva, per la particolare veemenza dei suoi scritti, “allietava” l’inizio delle nostre giornate alla stregua dei frati trappisti che ricorrentemente ricordavano che il nostro destino è la morte, solo che il nostro particolarissimo “fratello” ci svelava quotidianamente anche il nome del nostro assassino. Il suo far giornalismo era una conseguenza delle tecniche di disinformazione praticate dai due blocchi in piena guerra fredda. Cosa che gli permise, certamente grazie all’appoggio degli alleati d’oltreoceano, di diventare un dirigente RAI.

Con il suo pensionamento e la caduta del muro di Berlino, al nostro eroe non restava che una certezza, quella di finire i suoi giorni godendosi la “meritata” pensione (di certo non paragonabile a quella della stragrande maggioranza degli italiani che hanno dato il c__o). Ma ad affrancarlo dal naturale oblio, provvidenziale arrivò la cooptazione, nella novella formazione politica di estrema destra, del “Presidente” Fini alla ricerca di “volti nuovi” per il suo “rinato” partito, novella e vergine creatura politica battezzata nelle acque, non del Giordano, ma delle terme di Fiuggi.

Cos’ì il nostro eroe poté finalmente realizzare il suo sogno di sempre: indossare l’agognato doppiopetto (equivalente aggiornato della camicia nera e fez).

Questa sinteticamente è la presentazione di un uomo, si fa per dire, che ci ha sempre ossessionato coi suoi moralismi e perbenismi di facciata (vezzo di tutti i doppiopettisti) ergendosi a maestro dell’ etica e della morale, fustigatore autorizzato delle coscienze umane.

Ma inaspettatamente al nostro eroe si sono rotte le bretelle elastiche e gli sono cadute le brache, finalmente abbiamo avuto l’onore di ammirare le sue nudità, il suo vero volto, dalla bocca della sua faccia da c__o abbiamo finalmente appreso delle sue eroicità. Oltre non andiamo perché la notizia in sé è stata riportata dalla stampa tutta. Riportiamo solo di seguito l’ e-mail inviatogli non appena la notizia è stata appresa.

Solo un "moralista" fascista poteva comportarsi così.

Non ho mai avuto una grossa stima per i fascisti che hanno nel DNA la presunzione di insegnare agli altri quello che non potranno mai essere loro:persone perbene e cittadini corretti. E' vero che non avete e non avete mai avuto alcun rispetto per la vita, altrimenti non vi sareste macchiati delle nefandezze perpetrate ai danni di tanta povera gente, ma ora che, grazie ad una Repubblica che non vi appartiene e che vi concede anche di sedere immeritatamente nei due rami del parlamento, cercate quantomeno di rispettare le minime regole comportamentali che una società civile chiede di rispettare. Il fatto che siete degli incivili non vi esime dal rispettare il prossimo. Non hai pensato, piccolo arrogante, che il tuo strafottente comportamento poteva mettere in pericolo la vita di qualcuno che proprio in quel momento aveva bisogno di essere soccorso? E' vero che la vita altrui vi ha interessato sempre poco o quasi niente, ma quel servizio lo paghiamo noi cittadini come paghiamo anche il tuo lenonesco mantenimento. Dire mi fai schifo è poco, nella lingua italiana non esiste dispregiativo che si possa adattare alla tua persona.

Grazie,
anche a coloro che mi augurano che non arrivi l’ambulanza quando “ne avrei veramente bisogno”.
Per la verità ne avevo bisogno anche il giorno in cui ho usato l’autoambulanza che era al servizio soltanto - ripeto soltanto - per casi di necessità di chi si trovava a Palazzo Chigi e nei pressi.
Visto che Lei ha avuto l’amabilità di rivolgersi a me personalmente Le rispondo che sono portatore di 4 bypass, diversi stent coronarici e di un pacemaker e soggetto, quindi, a fibrillazioni cardiache e sbalzi di pressione. Ragione per la quale, dopo aver lungamente e inutilmente aspettato il taxi prenotato da LA7, che non riusciva ad arrivare, gli infermieri mi hanno accomodato nell’autoambulanza e, in attesa del medico, mi sono autoassistito con il Carvasin che porto sempre con me, dando nel contempo – siccome era quasi certo che mi sarei ripreso nel giro di poco tempo – appuntamento al mio cardiologo alla sede de LA7, in via Novaro, dove ero stato invitato come Senatore che adempiva al diritto-dovere di esprimere le sue opinioni in ordine agli eventi che si stavano svolgendo in quel pomeriggio. Non ultimo, e non meno importante, la conferenza stampa di Bush e Prodi alla quale io avevo assistito, unico parlamentare della Casa delle Libertà.
Abuso, o eccesso di assistenza medica e di trasporto, può essere considerato soltanto il tratto che va dall’Ospedale S. Giacomo, dove ero stato trasportato, a via Novaro, percorso dall’autoambulanza, senza l’uso della sirena, in 5 minuti. La Presidenza del Consiglio mi aveva offerto, attraverso il medico, visto che nel frattempo dichiaravo di sentirmi meglio, l’invio di un’auto privata: il che avrebbe comportato un’ulteriore perdita di tempo e un costo a carico dello Stato di qualche euro in più. Per la Sua curiosità aggiungerò che il mio cardiologo non è potuto arrivare, causa il traffico bloccato.
Ecco la ragione supplementare per la quale ho potuto dare atto e ringraziare il servizio medico di avermi assistito nel momento del bisogno e aiutato per il mantenimento dell’impegno con LA7. La parola “trucco di cronista”, da me usata in TV, si riferiva all’appuntamento da me concordato telefonicamente con il cardiologo per liberare subito il servizio pubblico che, di fatto, ho utilizzato complessivamente per una trentina di minuti. Ovviamente, sono pronto a pagare il costo del servizio utilizzato affinché neppure un centesimo vada a carico della collettività.
Spero, visto che i mezzi telematici ce lo consentono in tempo reale, che Lei mi darà consigli e farà critiche, per altri temi, della mia attività politica che, a Dio piacendo, può continuare anche in altri modi, per esempio quelli della comunicazione Tv, Radio, e-mail, come faccio con Lei e con tutti coloro che mi interpellano; i quali, più spesso, approvano le mie idee. Ai miei elettori del Vento dico: ho fatto un errore, quello di dirlo a La7. Ho presentato al Presidente Marini le mie dimissioni da Senatore che saranno esaminate dell’Assemblea. Cosa dovevo fare di più ? Me lo dicano.

Spero che, dopo questa spiegazione dei fatti, Lei riterrà che non merito l’aggettivo “indegno” (di stare in Parlamento) usato dal Ministro Livia Turco, né quello di “bullismo senile”, utilizzato da Alessandra Mussolini che, come forse Lei ricorderà, durante una trasmissione televisiva della RAI di qualche anno fa si sedette, affettuosamente accolta, sulle ginocchia dell’attuale Ministro della Salute.
Grazie ancora e cordiali saluti.

Gustavo Selva

P.S.: Questo stesso identico messaggio è trasmesso contemporaneamente a tutti coloro che hanno capito e approvato il mio comportamento, a coloro che lo hanno criticato aspramente in tutto o in parte e a coloro che hanno aggiunto una sequela di volgari insulti. Da quei cittadini e cittadine che mi hanno coperto di volgari insulti e alcune minacce avrei desiderato più argomenti.
A tutti il mio “grazie” per aver letto la mia risposta.
G.S.
Non vogliamo sprecare altro tempo. Giudicate Voi.
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