La felicità:

come coltivare una pianta


Non si può desiderare di aver in giardino

un bell’albero fiorito con tanti frutti e che

resista a tutte le intemperie,

alle avversità della natura,

se non si lavora per ottenerlo:

ogni giorno accudendolo,

innaffiandolo,

rafforzandolo nei suoi punti deboli.

Solo così, un giorno, potremo vederlo fiorire

anche in una giornata uggiosa.

La felicità è da trattare come se fosse una pianta,

che ogni giorno deve essere coltivata

per vederla crescere e rafforzarsi.

Il seme l’abbiamo tutti, piantato in noi,

e le esperienze vissute

fanno sì che trovi terreno fertile per crescere;

e sono sempre le esperienze che decidono

se la tua felicità debba essere come un arbusto

che col sole fiorisce o alla prima nuvola

annichilisce su se stesso.

Più che le esperienze,

conta il valore che noi diamo a loro:

l’insegnamento che ne traiamo,

la lezione che ci lascia in bocca quel senso
dolce e amaro di errore e soddisfazione

per aver provato una nuova sfida.

Le parole di cui ci nutriamo ogni giorno

sono la linfa della nostra pianta:

“io posso”

“io ce la faccio”

mentre l’acqua sono le parole ricevute dagli amici:

”ti voglio bene”

“sei grande”.

Il terreno è la famiglia dove si devono

radicare le origini,

dove trovare gli elementi essenziali per la

nostra esistenza,

dove poter sempre ricevere un abbraccio

anche quando il mondo sembra accanirsi

contro di te.

Il sole e l’aria, sono gli elementi della natura

che ciclicamente accarezzano le nostre guance,

riempiono i nostri polmoni e danno energia

alle nostre azioni.

Abbiamo tutto quello che ci serve

per rendere la nostra vita straordinaria …

… mettiamoci cuore!

tratto dal mio libro “Biografia di un Sorriso” sul sito www.iohounsogno.it

con amore Kosta, il tuo Happy Coach
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Nella mia neonata attività di Happy Coach dove cerco di donare un sorriso e un po’ di buon umore a chi ne ha bisogno, sul sito www.iohounsogno.it, mi ritrovo spesso a rispondere a queste due domande:

Come posso uscire da questa situazione?

Ma io cosa ci guadagno?


È stata questa la mia domanda ricorrente, a volte chiaramente ricercata per trovare una soluzione, altre volte implicitamente nascosta tra le pieghe dei miei pensieri. È sicuramente questa mia voglia di reagire ad una sfida, che mi fa tirare fuori tutte le mie energie. Come quel giorno di un freddo febbraio, quando mi ritrovai davanti la diagnosi di una malattia degenerativa del sistema nervoso, e nessun futuro davanti a me. Mi misi a girare in auto, col mio pandino turchese, con il volume dello stereo quasi a sfondare i timpani e ,intanto, i miei pensieri elaboravano già una strategia come risposta. Lasciai il mio vecchio lavoro che non mi dava più nessuna soddisfazione a livello motivazionale e iniziai a contornarmi di amici, persone che stessero con me per il piacere di parlare, perché fosse sempre stimolante ogni parola scambiata. Ricordo Carmine quando mi disse “L’atteggiamento mentale di uno stato d’animo lo crea fisicamente” e puff … LA MIA VITA E’ INIZIATA A CAMBIARE, ho iniziato a cercare quelle cose che portavano gioia nella mia esistenza e con le quali il mio corpo si sentisse meglio.

L’altra domanda che sovente mi trovo a fronteggiare:

Ma io cosa ci guadagno? L’altra sera parlavo su Skype con Tony, un mio amico di infanzia, che mi fa: ” Kosta, il tuo sito è molto bello, i tuoi discorsi sono piacevoli da leggere, molto stimolanti ma io cosa ci guadagno ad iscrivermi alla tua newsletter? Ho già tanta posta da controllare quotidianamente che non saprei che vantaggio posso ricavare dai tuoi consigli“. Faccio un bel respiro (di gente come Tony ne ascolto parecchie) e con la calma che mi contraddistingue gli rispondo: “ Beh! Ricapitolando, iscrivendoti alla mia newsletter ricevi immediatamente e TUTTO GRATUITAMENTE il mio libro Biografia di un Sorriso, che è un concentrato di esperienze e di modi di reagire alle difficoltà della vita, ricevi una Newsletter settimanale impaginata nel giornalino Gocce di Felicità, che contiene delle dritte per aiutarti a guardare le tue giornata da un’altra ottica: con il sorriso sulla faccia SEMPRE; ricevi un aggiornamento su tutto quello che ti sei perso durante la settimana sul blog Iohounsogno.it. Numerosi, poi, sono i vantaggi impliciti nel seguire il mio pensiero: maggiore calma e rilassatezza nell’affrontare i piccoli quanto grandi imprevisti della giornata e, di conseguenza maggiore gentilezza da parte delle persone che si rivolgono a te perché tu impari ad essere cortese con loro. Devi sapere che le persone ottimiste e sorridenti hanno, statisticamente provato, più possibilità di riuscita sul lavoro e rapporti più sereni con gli amici e i familiari. Le persone allegre, con il sorriso, producono una quantità maggiore di serotonina (l’ormone della felicità) che ha effetti benefici su tutto il nostro corpo e rafforza il sistema immunitario” - Tony “Va bene Kosta, mi hai convinto! Dove devo firmare per avere tutto ciò?” “AH! AH! Tony, c’è un semplice specchietto da compilare e poi in qualsiasi momento ti puoi cancellare!” - Tony “ Ok, ma se non mi trovo bene la prossima volta che ci vediamo paghi da bere!!!” - Kosta “ Tranquillo, è sempre un piacere avere un amico con il quale chiacchierare (tanto pago sempre io!)” - Morale: Tony si è iscritto alla mia newsletter ed ha pure iniziato a pagarmi da bere, POTERE DEL SORRISO!

Scrivi anche tu a Kosta, il primo Happy Coach in Italia all’indirizzo info@iohounsogno.it.
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Ultimamente sul mio sito www.iohounsogno.it ho affrontato questa problematica che mi sta a cuore:
Quanto stai sprecando della tua vita? ).

Trascorri le tue giornate a rimpiangere quella occasione mancata o ad invidiare quel tuo collega “più fortunato”?

La sera raccogli i frutti della tua insoddisfazione, di un’altra giornata passata a lamentarsi, e non hai neanche la forza di stare vicino alle persone che più ami, dedicandogli il tempo e l’energia che tu vorresti. Molto spesso ti senti stanco e provato per essere stato vicino a un famigliare o ad un amico SOFFERENTE PER UNA MALATTIA o perché ti trovi a vivere o lavorare in un ambiente non stimolante per te; sebbene tu abbia la forza di reagire, queste situazioni ti tarpano le ali.

Anche io, come molti, ho i miei momenti no: giornate in cui non voglio fare niente, non ho voglia di mettermi in gioco. Eppure un pensiero ricorrente mi salva e mi permette di dare forza ad ogni mia azione: il desiderio di Sorridere alla vita! Ho scoperto il segreto della Felicità indipendente! Non faccio dipendere la mia gioia da niente e nessuno, non aspetto di raggiungere quel determinato traguardo per sentirmi felice; semplicemente la trovo dentro di me. Tanti si affannano dietro un vestito, un gadget tecnologico o dietro un riconoscimento sociale, una posizione e tanti altri oggetti di FELICITÀ ILLUSORIA. Ma una volta ottenuto l’oggetto del loro desiderio, questa felicità tanto aspettata sparisce tra le loro mani. Come mai? Semplice! Perché la felicità vera non si trova fuori da noi, non si trova in nulla che possa arrivare dall’esterno.

La gioia di vivere è dentro di noi! Come fare a recuperarla anche nei nostri momenti cupi e quando sentiamo il bisogno di uno SPRINT? Con un Sorriso! Se proprio non ci riesce di farlo uscire, guardiamo una foto di bimbo che sorride, un bimbo a cui siamo molto affezionati. Osserviamo il gioco di un animale, ascoltiamo musica, CANTIAMO o BALLIAMO. Ricordiamoci di questa massima, non lasciamola solamente scritta su una pagina di diario: “Un giorno senza un sorriso è un GIORNO PERSO” (Charlie Chaplin).

E ALLORA …

Cosa aspetti per iniziare ad agire, che i semafori diventino tutti verdi? O preferisci rimandare a quando? Alla fine della tua dieta, a quando avrai più tempo? Decidi cosa vuoi e parti ADESSO. Stabilisci un buon piano d’azione, con delle tappe intermedie, e ricorda sempre di controllare dove ti trovi sulla tua rotta e se c’è bisogno RADDRIZZALA! Quello che fa più di tutto la differenza, che ti fa diventare una persona di successo è l’AZIONE! Non aspettare oltre, “Uccidi il mostro finché è piccolo”, la tua paura di fallire, di non farcela è ancora sotto controllo quindi MUOVITI! “Esistono due tipologie di falliti nella vita, quelli che agiscono senza pensare, e quelli che pensano senza agire” quindi non perdere altro tempo e FALLO ADESSO! Nella mia newsletter pianificheremo insieme come organizzare un tuo piano di lavoro e soprattutto come rimanere motivato al raggiungimento, e come non farti assorbire dalle tue emozioni negative. Tirerò fuori da te il campione, il degno maestro d’orchestra che merita di comporre ed eseguire la sua meravigliosa sinfonia: LA TUA VITA SARA’ UN CAPOLAVORO, se solo sei disposto a metterti in gioco e SORRIDERE!!

Vieni a visitare il sito del primo Happy Coach in Italia e ricevi “la felicità a casa tua” IOHOUNSOGNO.IT
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Leghisti, sono trascorsi 150 anni. La libertà vi è stata donata da centinaia di migliaia di ragazzi del sud. Oltre ai tesori del nostro Regno avete rubato anche le loro vite. Non meritavate tanto!!!!!.
Sacrario di Redipuglia>

Centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia Leghisti, sono trascorsi 150 anni. La libertà vi è stata donata da centinaia di migliaia di ragazzi del sud. Oltre ai tesori del nostro Regno avete rubato anche le loro vite. Non meritavate tanto!!!!! Sacrario di Redipuglia Signori Leghisti anche se la Cultura non vi aiuta PENSATECI Noi del Regno accettammo l’unità d’Italia rinunciando ad essere figli della più grande e progredita realtà socio-economica della penisola. Derubati di tutto dai “fratelli”settentrionali sapemmo morire per la nostra Italia soprattutto per conservare loro la libertà. Sacrario di Redipuglia Sacrario del Grappa Sacrario di Asiago Sacrario di Miniano Mentelungo Sacrario di Nervesa Sacrario Caporetto
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Una “squadretta” da discarica.

Anche la RAI con le sue
“finzioni televisive” getta fango su Napoli.


Su Rai tre la più ideologizzata delle reti di regime, Napoli, secondo ormai un collaudato copione viene sbattuta in prima pagina come se fosse la Chicago degli anni trenta, anzi, quello che si consumerebbe nella città di Partenope, fa apparire quella americana come un campus di educande un tantino vivaci. Nello sceneggiato televisivo “la squadra”, un tempo realizzato dalla stessa rete con un pizzico di maggior realismo, al più con qualche irrilevante punta di estemporaneità, la realtà partenopea veniva presentata come quella, forse, molto prossima alla realtà. Non vogliamo dare un giudizio sull’aspetto strettamente tecnico, sul quale molto ci sarebbe anche da dire, campi stretti, tempi da triller, linguaggio foneticamente incomprensibile, ma sui contenuti e sull’aspetto socio-ambientale che viene proposto ai telespettatori. Sì, è vero che c’è una criminalità organizzata che risponde al nome di “camorra” e che in sè rappresenta l’aspetto nefando e putidro di questa splendida e sempre unica città, ma che rappresenta e realizzi, nella sua vigliacca presenza, quanto viene raccontato, anzi propinato da piccoli soggettisti e registi dalla pubblica pagnotta facile è esagerato. Ed è propria questa forma di esagerazione gratuita  che porta ad una sorta di mitizzazione del fenomeno. Mitizzare quattro cialtroni vigliacchi, perché di vigliacchi si tratta, è portare acqua al loro mulino. A questi signori che presentano Napoli come la città ove l’unica regola è la sopraffazione che viene consumata anche a danno di chi abita in un modesto alloggio. A chi interessa presentare una realtà pervertita diciamo basta. Alla donnetta che si fregia di essere la prima cittadina, preoccupandosi di adoprarsi in uno sterile ed inutile presenzialismo, a questa manutengola del più famoso disamministratore che la storia repubblicana, e non, ricordi, suggeriamo di denunciare tali aggressioni e chiedere alla tivù di stato di sospendere dalla programmazione simili mendaci demenzialità. Questa città ha bisogno di tutto, anche di un primo cittadino più degno e rappresentativo, ma non delle menzogne di quattro cialtroni targati Rai Tre.
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Un omaggio a tutti i caduti d’Italia.

Ai tanti che per il bene comune lasciano nella tragedia i propri cari: soldati, lavoratori, vittime della strada ecc..


Carissima Giusy,
                         ti invio questa mia per esprimerti tutto il cordoglio e la mia stima per l’atteggiamento sereno e fiero che hai saputo tenere durante le lunghissime ore che hanno preceduto il momento dell’addio dal tuo amatissimo papà, tutto ciò nonostante la presenza dei tanti sciacalli “dell’informazione” che anche per la morte di tuo padre hanno dato sfogo al loro ignominioso “bisogno” di far cronaca a tutti i costi.
So bene cosa significa non vedersi ritornare più a casa il proprio genitore, visto che il mio, vittima della strada, non vi è più tornato grazie alla irresponsabilità di un “balordo”, così vengono liquidati oggi gli assassini che, grazie a norme permissive e liberticide, pagano meno di niente la vita di un essere umano.
Mentre seguivo per i tanti telegiornali, che hanno consumato la notizia con il solito piglio di prefiche consumate, mi è venuta un’amara riflessione, come spesso avviene a chi rimane attento testimone anche in queste tragiche circostanze.
Tu, povera figlia, perché figlia mi potresti essere, di un padre che è caduto nell’adempimento del proprio dovere, non sei stata lasciata, com’è giusto, da sola; hai avuto quantomeno il conforto di tantissimi che, mossi dalla Fede, hanno rivolto una preghiera per il tuo amatissimo padre. Il mio, come quei tantissimi che quotidianamente danno la loro vita, vittime innocenti della strada o sui tanti, troppi insicuri posti di lavoro, danno la loro vita per una misera “campata” per accrescere il “bene comune” di questa nostro Paese, vanno all’ultima dimora accompagnati unicamente dai soli cari.
Non che risolvi molto la presenza, ipocrita e cialtrona, dei politicanti di turno, ma a differenza tua nessuno di questi nuovi orfani può chiedere alla gente comune di esporre una bandiera in ricordo del loro genitore che non ha scelto un lavoro rischioso e tantomeno equamente pagato per morire.
Un abbraccio simbolico da uno dei tanti orfani mai considerati.          
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Sul cancello del Commissariato Politeama di Palermo è stata lasciata questa poesia.

Siamo sicuri che non occorrono altre parole per raccontare lo stato d’animo di tutti i poliziotti italiani per la morte del collega Filippo Raciti.
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Da “Promozione Sud” - marzo 1982

CARI NAPOLETANI


Non so se sia un bene o un male l’evidenziare di ogni paese e della sua gente gli aspetti, le caratteristiche e i modi di vita folkloristici o meno.
E’ buona cosa, indubbiamente, risalire alla matrice storica, evidenziarle la “facies” culturale, ma insistere sul sentiero oleografico si legittima, soprattutto il popolino, a recitare una parte che non si toglie più di dosso ed è costretto a recitare, anche inconsapevolmente, per tutta la vita: tale modo di agire, di fare, di pensare diventa un fatto abitudinario da individuare come tratto caratteristico da ogni straniero o turista che visita che visita il tuo Paese: tutto ciò perché i nostri amabili visitatori non rimangono delusi, venendo, per esempio a Napoli, nel rivedere il famoso “pino”, i vicoli umidicci, montoni di immondizie, il mare blu, sempre il sole, il traffico caotico ed il rumoroso vociare della gente.

Leggete questo.

Nell’ora di punta di qualsiasi giorno di primavera, quando a Napoli il sole sembra voler scherzare e ridere di tutto, un meraviglioso sole dovrebbe metterti nell’animo allegria e serenità, nell’ora di punta, dicevo, salgono, fra gli altri, su uno dei tanti (sempre troppo pochi) autobus di linea, un’anziana signora grassottella, vistosamente imbellettata, e un distinto signore anche egli non più giovanissimo.
La signora “pilota” il suo corpo sull’unico posto libero a sinistra della corsia; e avvedendosi della vicinanza di una bambina, le chiede di stringersi un pochino per fare posto allo sconosciuto e quasi coetaneo signore che sta all’impiedi e che, secondo la signora, non ce la fa a stare in equilibrio per lo sballottamento che provoca il bus condotto dall’inesperto guidatore lungo il rettifilo.
La bimba, gentile, sta per scostarsi un po’, ma interviene una voce d’uomo (il padre della bambina):
- Nanniné, nun te movere ’a lloco! La signora di rimando:
- E pecché?
- Signò, chella ‘a criatura ha pavato ‘o biglietto pe stà’ assettata. Si ‘o signore s’ha da assettà, ve sussite vuje e ‘o facite assettà, pecchè figliema ha da stà’ assettata comme se deve!
Ma la signora, incurante della sfuriata del genitore risentito, insiste:
- Ma comme?!, ‘a creatura è tanta piccerella e se po’ astregnere; chillo ‘o signore è viecchio e nun se fida ‘e stà’ allerta.
E continuerebbe a perorare la giusta causa se il signore in questione, risentito e ferito nel ricordo della sua “virilità” non l’interrompesse decisamente:
- Uè, uè!, chi è viecchio?!?... Io me fido e stà’ allerta fino a dimane, avite capito?
Poi come per consigliare:
- Ma signo’, perché nun ve facite nu poco ‘e cazzi vuoste?
Il padre della bimba, contento di aver trovato un appiglio alla sua già traballante protesta incalza verso la intraprendente signora:
- Avite visto?.... Site vuje ca state facendo casino a vacante; ‘o signore nun se vo’ assettà !.... Mentre la signora tenta di difendersi, professando le sue buone intenzioni interviene un terzo signore il quale avendo visto che nel frattempo s’era liberato un altro posto a sedere, pensa di chiedere al padre della bimba:
- Scusate, llà s’è liberato ‘n’ ato posto, fosse d’ ‘o vuosto pure chillo, o me pozzo assettà?!
Tale ironico intervento provoca le ire del “nervoso” genitore che, sentendosi sfottuto ribatte:
- Vuje chi site?, che vulite?, faciteve ‘e fatte vuoste! E continuerebbe ad attaccare briga …….
Ma l’altro, con decisa calma, lo guarda e, facendo segno in avanti con il dito, conclude:
- Ne, amico del sole, ‘o pullmanno va ‘a chella parte, girateve ‘a ‘nnante e guardate addò avita scennere! Cà nce avota ‘a capa e chillo penza a ‘o posto e si ‘a figlia ha da sta cchiù a stretta o cchiù larga!.....E’ inutile a voi meridionali, manco ‘o terremoto v’ha ‘mbarato niente!.....
Voci di protesta, urla, invettive!
Il conducente ferma il pullman, minacciando di non proseguire. Si fa un improvviso silenzio. Ognuno resta con i propri pensieri. Il bus prosegue lentamente, mentre riprende il normale vociare, come se prima non fosse successo proprio niente.
Fioravante Meo
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Cari Napoletani L’oro dei poveri.
(quasi un ………….. Racconto)

Dialogo del luglio 1982 …. Sembra oggi.
Attendere l’alba per gustare l’incommensurabile spettacolo della natura che si ridesta è ancora uno dei pochi godimenti, che,di tanto in tanto, posso permettermi.
Il ridestarsi sommerso delle cose, il discreto sciabordio delle acque del mare, il lento avanzare verso la riva di qualche barca che, gravida, fende le acque appisolate, lo smorzato richiamo dei pescatori, il roco suono della sirena di qualche peschereccio, si fondono con la “polifonia” del creato attardato ancora nel dolce dormiveglia di un qualunque mattino dell’estate avanzata.
Sulla battigia due gentili vecchiette si muovono con passo lento; poi si fermano accennando, con mano stanca, il limpido specchio del mare d’argento.
- E’ una meraviglia l’acqua del mare stamattina, vero?
- Dice la vecchietta che sembra più anziana, rivolgendosi all’altra.
- Mannaggia gli acciacchi!
- Esclama colei che sembra meno carica di anni - altrimenti mi farei venire in mente i tempi della nostra gioventù!
- E’ vero, cara donna Rubina. Come sarebbe bello tuffarsi in quell’acqua cheta e dimenticarsi i malanni della vecchiaia! Anche perché quest’anno “i fanghi” non li sopporto tanto. - Ma comare Nunziata, voi dimenticate che la “settantina” è già trascorsa e che certe pazzie non ci sono più consentite!?.
- E che vuol dire? o che credete che i giovani di oggi siano più sani di noi altri all’antica?... Non li vedete?... Girano mezzi nudi, mi sembrano tanti indiani pronti per la danza di guerra!
- E’ vero, è vero, comare mia!... Uh, che scandalo!... non si capisce più niente!... Ieri mio nipote che è professore nelle scuole medie, aveva un diavolo per capello.
- Si?!... E perché?
- Non so, parlava una lingua sconosciuta alle mie orecchie ultrasettantenni: parlava di mafia, camorra, baronie, latifondisti, proletari…
- Uh, mamma mia!, e che c’entrano sti poveri “cristiani”?
- ... Oggi se ne vedono e sentono di tutti i colori. A proposito, avete visto ieri il mare di che colore era?
- Verso le dieci – dice la comare Nunziata – era di colore rosso ruggine, verso mezzogiorno era color nero. Figuratevi, cara donna Rubina, che mia nuora Clementina che per la prima volta aveva ottenuto dal marito (dopo tanti anni di bisticci e di lotte, al punto tale che parlavano financo di divorziare!) il permesso di indossare il due pezzi!, appena uscita dalle acque non si riconosceva più: era nera come il carbone con quel catrame appiccicato su quella carne vellutata e con il pericolo di buscarsi un malanno a causa di tutte quelle “sporcherie” che galleggiano e di tutti i germi infetti che navigano con l’acqua di mare.
- Si, ma in compenso c’è il sole che distrugge tutti i microbi. – Obietta donna Rubina.
- Dite bene voi, cara donna Rubina!, Il sole ?!... E come costa caro quel sole “imbottigliato”?
… Una volta il sole se lo godevano tutti, ricchi e poveri, oggi invece, è diventato patrimonio solo dei ricchi mentre per i poveri è diventato un miraggio, prezioso come l’oro.
- Davvero, cara comare Nunziata, l’oro dei poveri era una volta il sole. E quest’oro se lo sono rubato i ricchi che hanno le villette in riva al mare, i rifugi in montagna e molti proprietari di stabilimenti balneari che fittano le cabine a prezzi proibiti. Ho sentito dire che molti di codesti nuovi ricchi si atteggiano a difensori della classe operaia e maltrattano il governo perché, dicono, non investe abbastanza soldi per le riforme!...
- Cara amica – conclude la comare Nunziata – sapete che cosa vi dico? Una volta si diceva: “quanto più sai, tanto vali!”. Oggi, invece, si deve dire: “quanto più soldi hai tanto conti!”, puoi comprati persino … il sole!... Per noi poveretti la vita è come una grossa bolla di sapone, la quale, a furia di passare per tante mani, si riduce a una bollicina da cui puoi spremere solamente una piccola lacrima: lacrima di stenti e continui sacrifici che solo Dio potrebbe alleviare.
Quelle due simpatiche vecchiette si sono allontanate, mentre la spiaggia pullula di numerosa folla che si assiepa sul bagnasciuga, in attesa delle abluzioni marine. Si sono allontanate, lasciandomi nel cuore l’incertezza di un’alba alquanto scialba, ma confortato dall’illusoria speranza che tutto non è ancora compromesso, se nel cuore di tutti gli uomini ritornerà ad albergare il caldo senso della saggezza antica, il vero “oro dei poveri”.
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