TANTI MOTIVI PER NON ESSERE DALLA SUA PARTE!!!!



?Politico? scialbo, estratto dall’urna dell’anonimato, gestito dal puparo di Casal di Principe.

Attorniato da una squallida compagine di elementi prestati alla politica come veline, puttane, fascisti, tangentisti e mafiosi, vecchi arnesi della fu classe dirigente, voltagabbana e mariuoli, ecc. ecc..
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Cardinale Ruini, perché ha invitato Silvio a colazione?

Sig. Cardinale, nel 1991 da una sperduta parrocchia dell’entroterra ligure, le scrissi sullo scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del «cardinal-party» da 800 mila lire (quasi un miliardo di allora!) con un migliaio di invitati del “mondo” che conta, dato da lei in occasione della sua nomina a cardinale. Lei mi rispose che fu un dono di amici e io le risposi che certi doni dovrebbero essere respinti al mittente perché insulto ai poveri e al Cristo che li rappresenta. Le cronache del tempo fotografarono che “la capitale della politica, della finanza, delle banche, delle aziende di Stato è accorsa compatta in ampie schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a un cardinale, reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti” (Laura Laurenzi, la Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25). A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle, anche perché sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse defilato come si conviene alle persone di sagge buon senso. Oggi lei non offre lauti banchetti a 800 persone, ma invita a colazione solo due individui che da soli sono peggio degli 800 barbari. Sono indignato per questo suo invito che i credenti onesti vedono come la negazione del sacramento dell’ordine e la pone sullo stesso piano degli intrallazzatori di professione. D’altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi, parlamenti, governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che, al punto in cui siamo, uno scandalo in più o uno in meno, il peso cambia di poco. A mio modesto parere di prete, il suo operato induce me e molti altri credenti a pensare che lei e noi non crediamo nello stesso Dio e anche che lei usi il suo come strumento di coercizione per fini demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha contravvenuto al dettato del Codice di Diritto Canonico che stabilisce: “È fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all’esercizio del potere civile” (CJC, can. 285 §3, sottolineatura mia). Il massimo potere in uno Stato democratico si esercita nella formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani “dovrebbero” scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta in sommo grado la “partecipazione all’esercizio del potere civile”. Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove risiede da cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a colazione, Silvio Berlusconi, accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua Santità, nonché sottosegretario alla presidenza del consiglio italiano. Lei ed io sappiamo che Gianni Letta, moderno Richelieu o se vuole in termini giovanili e quasi liturgici, vulgo mezzano, è il tutore garante presso il Vaticano del suo capo, notoriamente inaffidabile. Dicono le cronache che avete discusso di accordi elettorali, di convergenze tra Pdl di Berlusconi e Udc di Casini e Api di Rutelli; chi deve essere candidato alle regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve vincere nel Lazio; cosa fare e cosa disfare in Puglia. La candidata Emma Bonino alla presidenza del Lazio non deve passare perché, come in una nuova crociata, “Deus ‘el vult”, cioè lo ordina Ruini a cui Dio di solito dice ad ogni tornata elettorale cosa vuole e non vuole. Le cronache celiano che Berlusconi abbia tenuto il boccino perché ormai ha il coltello dalla parte del manico. Lo dimostra il fatto che il suo illustre e integerrimo ospite abbia preteso dal suo partito una “quota rosa” a sua totale discrezione per fare eleggere le “pulzelle” compiacenti che non ha potuto varare nelle politiche del 2008, a causa del «ciarpame politico» rovesciato sul tavolo dalla di lui moglie, Veronica Lario che ha sparigliato le candidature. Avete parlato anche di questo? Di quali donnine e prostitute candidare? Il giorno prima, il 19 gennaio 2010, appena 24 ore prima, il Senato della Repubblica, presieduto dall’autista Renato Schifani, in quota servitù perpetua, ha varato il cosiddetto “processo breve”, cioè la 19a legge su misura per i bisogni primari del Silvio Berlusconi e pazienza se si sfascia l’intero sistema della giustizia italiana! Pazienza, se milioni di cittadini non avranno mai giustizia e se tutti i delinquenti, i truffatori, gli spacciatori, i ladri, i corrotti, i concussori, i concussi, i deputati e i senatori insieme ai loro famigli la faranno franca sempre e comunque alla faccia di quel “ bene comune” con cui lei da presidente della CEI faceva i gargarismi sei volte al giorno prima e dopo i pasti principali. Lei queste cose le sa, ma è anche “cardinale di mondo” e sa navigare nei meandri del fiume della politica che conta, poco importa se morale o immorale: in fondo il fine ha sempre assolto i mezzi perché noi cattolici non siamo forse per la confessione periodica e cioè per “una botta e via da capo”? «Processo breve, legittimo impedimento per sé e famigli», lei lo sa bene, sono eufemismi: trattasi infatti soltanto di «processo impossibile». Un presidente del consiglio scardina lo Stato di Diritto, impone al parlamento di votare leggi individuali e di casta a favore di sé e dei delinquenti che lo sfiorano, abolisce di fatto ogni contrappeso al potere esecutivo e di fronte a tanta bulimia incontenibile, lei lo invita anche a pranzo? Via, cardinale, est modus in rebus! Non pare che durante il pranzo, lei abbia detto una parola sulla condotta scandalosa dell’ospite, ma sappiamo che si è seduto a tavola con un essere moralmente, eticamente, giuridicamente, democraticamente impossibile ( ma la vera parola è censurata ) e con lui contratta seggi e vittorie, costi e benefici, voti e ritorni in privilegi economici e politici. Logicamente in nome dei sacrosanti “principi non negoziabili”, of course! Negli stessi giorni in cui lo scandalo delle prostitute era al culmine, il suo governo stava varando una legge per punire i clienti delle prostitute: la solerte, cattolicissima ministro Mara Carfagna si è affrettata a ritirare il provvedimento che avrebbe colpito per primo il suo capo e protettore che il suo stesso avvocato ha definito “utilizzatore finale” di carrettate di donne. Soltanto dopo l’indignazione del popolo cattolico arrivata al “calor bianco”, finalmente la CEI cominciò a balbettare qualche timiduccio scappellotto, ma tenue e delicato, quasi un buffetto. Il 7 luglio 2009, quando ormai il mondo cattolico era sul filo delle barricate contro la latitanza della gerarchia cattolica, il segretario della CEI, mons. Mariano Crociata, durante una Messa, alludendo al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, oggi suo ospite, senza mai chiamarlo per nome, sbotta: «Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio» (Omelia per la Messa di Santa Maria Goretti, 15-08.09, Le Ferriere – Latina). Lei, sig. cardinale Camillo Ruini, ha passato tutto questo tempo sotto silenzio assoluto, dedicandosi al progetto culturale della CEI e alle massime questioni di alta filosofia e teologia: “L’esistenza di Dio “, la sua necessità e via dicendo. Sul resto che travagliava la Chiesa, i credenti, la gerarchia che copriva con un manto di sudiciume l’Italia intera, silenzio tombale… Profondamente inorridito – Paolo Farinella, prete
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Ha sentito solo il tintinnio di moneta.
A quando il tintinnio di altro metallo?


Tutto è fare la faccia, nel lessico napoletano, dire: “tiene a faccia de zoccole vecchie” equivale a dire che si ha la faccia di bronzo. Mai nessuno prima di Bassolino ha meritato tanto senza riserve. Lui che ha fatto tutto quello che si poteva fare di negativo, lui che è l’incarnazione della disamministrazione della cosa pubblica continua con la sua presenza ad offendere, più della “munnezza” da lui stesso prodotta, l’immagine di Napoli e della Campania. Mentre per molto meno, non necessariamente una persona pubblica, ma un uomo qualsiasi, munito di micro-dignità, avrebbe provato vergogna a mostrarsi, lui no. Imperterrito, senza curarsi di nessuno, continua a restare abbarbicato alla poltrona che tanto indegnamente ha occupato per tutti questi anni. Lui, la sua famiglia e la sua “paranza”, non paghi delle devastazioni prodotte, continuano ad occupare tutti i posti di potere possibili. La cosa triste però e che il popolo napoletano che, come la storia ci insegna, per il passato e per molto meno è ricorso anche alle rivolte in armi (10 giornate di rivolta con Masaniello, quattro giornate contro l’esercito tedesco) continua a tollerare questa indecente presenza ai vertici della regione Campania. O l’amor proprio di questo popolo, un tempo risoluto e determinato, si è affievolito con gli anni o questo stesso prova tanto ribrezzo per la natura del soggetto che ne rifugge addirittura il contatto e la visione. Un altro aspetto lascia interdetti, in Abruzzo Del Turco, omologo dell’anzidetto, per qualcosa che come diceva Totò sono quisquiglie, sta marcendo in carcere, lui è ancora a piede libero. Ancora perché, a lui che ha detto di essere nulla tenente e che il solo bene sequestrabile è lo stipendio, non si vanno a fare gli stessi accertamenti che vengono fatti per scoprire i tesori della camorra? Speriamo che è solo un tempo tecnico che si sta dando la nostra Magistratura, altrimenti veramente ci sarebbe da credere al Berlusca ed ai suoi teoremi sulla magistratura, cosa a cui non vogliamo credere.
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Auguri Presidente!
Forse, se l’avessimo avuto ancora per un mandato a “picconare”, le cose per questo Paese sarebbero andate diversamente.


Caro Presidente,
non nascondo di avere sempre nutrito una simpatia viscerale nei suoi confronti, salvo poi a non digerire alcune sue “cacciate” degli ultimi anni.
Quando tutti le erano contro, per quel suo modo di essere e di fare politica, rivolgendosi con sanguigne “esternazioni” direttamente al suo Popolo, lei dava un terrificante fastidio alla Casta al punto che le fu negato un secondo in un momento difficile ove solo l’esperienza di un collaudato nocchiero avrebbe potuto portare la nave in salvo.
Nel non lontano ’92, in piena crisi di identità della politica italiana ma non certo della Casta, le scrissi, come certamente fecero altri italiani, per invitarla a restare in politica e a dar vita ad una sua formazione che sarebbe stata accolta con entusiasmo e spirito di servizio da tante persone di buona volontà che l’avrebbe seguito, come si suol dire, anche all’inferno.
Lei con la correttezza che l’ha sempre contraddistinta mi rispose motivandone la scelta. Per far giustizia, dove ce ne fosse ancora bisogno, della sua irreprensibilità, sento il dovere di riportare in stralcio la mia di allora e il suo cortese riscontro. Auguri Presidente che Iddio la benedica sempre.
Grazie. Luigi Malfi

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Addio America!

Con l’avvento di Obama i sogni di protagonismo planetari dello “statista” di Arcore restano limitati alla “munnezza” di Napoli.


Le diatribe tra climatologi che si accapigliano sui destini del nostro pianeta sono ben poca cosa rispetto alle previsioni degli assetti geopolitici che turbano la psiche degli “studiosi” dei fenomeni planetari. Una cosa però è certa: è meglio affidarsi alle spicciole e semplici “formule” a cui ci avevano abituato gli “osservatori” delle cose umane di un tempo (come Gianbattista Vico) ed all’antica saggezza popolare. Per dircela in breve è opportuno affidarsi ai tanto vituperati “corsi e ricorsi” per dare una spiegazione plausibile ai fenomeni politici che ci toccano più da vicino.
La “Storia” di un popolo non è altro che la sintesi di quello che riesce ad esprimere in un particolare momento. Per questo un Paese da di sè un’immagine più che un’altra ed, in ragione di tanto, riesce ad essere, o quantomeno essere visto, come grande o nano.
La realtà politica italiana degli ultimi due decenni ha determinato, nell’immaginario collettivo dei cittadini dei paesi che contano, una visione per niente edificante del nostro, classificandolo tra quelli che, nel consesso mondiale, si possono definire “in via di sottosviluppo”.
Non c’è voluto poi tanto acume e fantasia da parte di quanti ci guardavano per capire che quello che un tempo veniva annoverato tra i sette paesi più industrializzati e democratici del pianeta oggi è la fotocopia sbiadita di se stesso.
L’Italia, un tempo modello di democrazia nel mondo, oggi si ritrova annoverata tra le tante repubblichette delle banane ove occasionali dittatorelli si avvicendano alla guida di un popolo oramai inebetito. E’ vero che, come recita un vecchio adagio, ciascuno ha i governanti che si merita ma è pur vero che le circostanze, dovute ad un cataclisma politico ed allo smarrimento dei valori fondanti di una autentica democrazia, l’hanno privato dell’antica dignità.
I cittadini dei paesi occidentali, coi quali un tempo condividevamo l’impegno di diffondere la democrazia nel mondo, sicuramente non riescono a spiegarsi come la coscienza di un popolo, un tempo sano e sovrano, sia potuta scadere e corrompersi al punto da affidare i propri destini nelle mani di chi un tempo si abbeverava, non già alla fonte dei valori della democrazia, ma a quella della prevaricazione e della dittatura.
Come si possano affidare le sorti di un Paese già grande ad un manipolo di cialtroni che pur di conservarsi la “campata” hanno svenduto quel poco, se pure sbagliato, in cui credevano?
Per questo e per tante altre cose l’Italia ed il suo popolo vengono visti nel mondo come l’unica anomalia, il bubbone purulente delle democrazie occidentali. E’ forse per questo che il futuro Presidente degli Stati Uniti si è guardato bene dall’accostarsi alla Città eterna andando in “pellegrinaggio” nelle altre tre grandi capitali europee. Una visita in Italia (paese d’origine di alcune decine di milioni di elettori americani) stante ai governati che si ritrova, gli avrebbe potuto se non compromettere, quantomeno danneggiare, la campagna presidenziale. Al “Presidente” Obama non sarà sfuggito che, frequentare ex fascisti e comunisti italiani, non avrebbe deposto favorevolmente nel pieno di una campagna elettorale.
Si sarà certamente detto: “Roma non val bene una Presidenza”.
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Non tutti nascono con “pari opportunità.”

La politica corrompe anime e corpi.

La ministra delle Pari opportunità Mara Carfagna.


Francamente non sappiamo quale Mara gli italiani hanno gradito di più. Quella tutta acqua e sapone e null’altro che, con le sue generose nudità, riempiva quantomeno gli obiettivi o quella macilenta e vuota, ingessata nei suoi castigati tailleur? Siamo convinti che la maggioranza dei cittadini, non gossippari o video dipendenti, non ne conoscessero neppure l’esistenza. Eppure oggi nel suo immaginario ella esiste e si comporta come se effettivamente il ruolo donatele sia veramente il suo. Ha provato e sta provando a darsi quello spessore che madre natura le ha negato. Non si è ancora convinta che ha già speso quanto aveva da spendere.
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Rosy e le cattive frequentazioni.
“Dimmi con chi te la fai e ti dirò chi sei”
La saggezza popolare è l’elemento fondante dell’immaginario collettivo.


Nonostante il deludente risultato ottenuto in Campania alle primarie del PD, sicuramente riconducibile agli sponsors sbagliati che nella Carloni (moglie dell’arcinoto governatore della mondezza) hanno visto l’elemento di punta, la Rosy nazionale continua diabolicamente in frequentazioni per nulla consigliabili. Eppure la Bindi, data la lunga militanza nelle fila della dicci, passa per un’animale politico di tutto rispetto. Ma oggi forse la nostra troppo presa dall’amletico dubbio di come conciliare il suo essere cattolica con una poco consona militanza politica asservita ai vetero-comunisti del mai defunto PCI, non ha ancora trovato la piena lucidità e l’acume che l’ha sempre contraddistinta. Rosy, infatti, a tutt’oggi, non si è ancora resa conto che i coniugi Bassolino-Carloni rappresentano, non solo nell’immaginario collettiva, il peggio con cui un politico onesto si possa accompagnare. La nostra passionaria non ha ancora capito che la nostra coppia è adusa giocare su più tavoli per guadagnare alleanze sempre più eterogenee, cosa che, in questo particolarissimo momento a loro sfavorevole, può tornare più utile che mai. I nostri “temerari funamboli” cercano un qualsiasi appiglio pur di riuscire nel loro intendimento: garantirsi un adeguato riciclaggio che non sono stati in grado di fare con la “munezza” campana.
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“Brutte facce si vedono in giro!”

Questo secondo Bassolino a Canale 5.

Ormai si sono aperte le danze e Berlusconi apre anche ai più squalificati personaggi del defunto centro sinistra.



Ormai dovremmo essere abituati a tutto! Da tre lustri a questa parte la politichetta nostrana ha dato fondo a quanto restava nel pozzo della decenza; eppure, ci mancavano le risorse della fogna delle indecenze.
Il tristemente noto governatore della Campania, in un intervento telefonico alla trasmissione “Mattinocinque” che quotidianamente va in onda sulla rete ammiraglia della flottiglia della “controinformazione” del cavaliere di Arcore, dialogando amabilmente con Maurizio Belpietro, noto per le sue visceralità antibolsceviche, si è esibito in uno sproloquio di atti di accusa contro una certa classe politica non meglio indentificata come “partito del no”, lasciando intendere che le sfortune della Campania sono state prodotte da questa. Il poveraccio, che forse vinto da senilità precoce, ha omesso o non ha voluto ricordare che il suo tracotante potere è stato originato proprio da questa classe politica che oggi si affanna impudentemente a rinnegare. Lo smemorato cerca di accreditare, con la sua perversa visionarietà, una versione adulterata dei fatti. Non si capisce se l’orgia dell’onnipotenza, in cui è vissuto negli ultimi quindici anni, lo ha minato cerebralmente al punto da svuotarlo di tutto: in particolare della dignità. L’esibizione è continuata nel produrre frasi fatte e luoghi comuni (il partito del sì contro il partito del no; si vedono brutte facce in circolazione; occorre uno sforzo comune per affrontare e risolvere il problema) che potrebbero essere propri di una creatura aliena capitata per caso su questa martoriata realtà. Il problema vero del nostro furbastro è quello che chiaramente ha lanciato: restare per altri due anni a fare i suoi porci comodi a palazzo Santa Lucia.
La cosa triste che i due interlocutori, un tempo pronti a sgozzarsi, politicamente s’intende, si sono prodotti in un garbato minuetto e questo lascia trasparire le vere intenzioni del signore di Arcore che considera indispensabile legittimare anche dalla sinistra la futura elezione a Capo dello Stato che gli consentirebbe di poter uscire senza rischi di contestazione dalle stanze del Quirinale, altrimenti, anche l’approccio con una scolaresca potrebbe diventare a rischio fischi.
Si sa, all’ombra del Vesuvio, si è consumato di tutto, trasformismi e levantinismi hanno sempre trovato cittadinanza, ma anche le grandi rivolte sono sempre da qui partite: Storia docet.
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Antonio chiama e i famigli rispondono.
Celebrata l’ennesima ed inutile sceneggiata.

Con la solita faccia di bronzo Bassolino d’Afragola ha convocato i suoi famigli alla Stazione Marittima di Napoli per celebrare la sua autoassoluzione scaricando su altri, non ben identificati soggetti, corresponsabilità che, a tutt’oggi, la magistratura inquirente ha ravvisato nel suo operato e in quello di quanti, unitamente a lui, sono stati inquisiti. Indubbiamente di responsabili, morali e non, ve ne sono molti altri che hanno tratto dal suo operato indiscussi vantaggi. Non si vedrebbe altrimenti perché, a tutt’oggi, l’inossidabile non sia stato costretto a dimettersi nonostante che rappresenti un chiaro punto di debolezza per il partito degli ex comunisti.
Il felino campano, col suo far sornione, ha animato una squallida sceneggiata che ha visto protagonista, di fronte ad una troppo acquiescente informazione locale, lui e la sua claque di guitti plaudenti.
Col piglio del consumato inquisitore dei tribunali stalinisti ha cercato di traslare tutte le sue responsabilità e colpe su fantasiosi correi che, più che esseri in carne ed ossa, sembravano fantasmi usciti da una mente traviata.
Sempre secondo un copione, in cui lui solo resta sceneggiatore, attore e spettatore plaudente, il suo operato è stato quello di un sant’uomo raggirato dai demoni che negli anni lo hanno circondato, un secondo Pietro da Morrone. Ma a differenza del vero sant’uomo della Chiesa che rinunciò al pontificato, da parte del santino di Afragola abiura non vi è stata.
Anzi, l’uomo della munnezza, ha tenuto a precisare che non rinuncerà mai alla sua poltrona: tanto per il bene di noi tutti campani.
A questo tizio, spendere signore sarebbe troppo, vogliamo ricordare che, se ci tiene alla poltrona, quella fisica, che abusivamente occupa, se la può pure portare, costerebbe troppo all’erario regionale bonificarla. Per quanto riguarda, invece, l’occupazione di quella in senso lato, che gli è stata concessa oltre ogni limite, è arrivato il momento di lasciarla.
Il suo tempo è già scaduto e solo grazie all’ennesima celebrazione di un’altra farsa elettorale che non gli è stata formalizzata la crisi, cosa che accadrà nel giro di sessanta giorni e la sua dipartita politica sarà irreversibile.
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Due facce della stessa medaglia.

Fini “popolare”?
“Ma ci faccia il piacere”
avrebbe detto Totò
Camerata Fini, noi che il bene della Democrazia l’abbiamo conquistato e custodito anche per quelli come lei che l’hanno sempre combattuto e negato, possiamo tollerare tutto, anche l’essere appellati “coglioni” da un massone come il capocomico di Arcore, salvo che accettare lezioni da un apologeta fascista.
Non so da dove nasce la sua novella vocazione “popolare”; mi chiedo cosa ha da spartire con il popolarismo europeo che è declinato dai partiti di ispirazione cristiana.
Di lei sappiamo tutto anche che non prova imbarazzo quando si parla dei suoi trascorsi, si sa, oggi, la scena politica è stracolma di facce di bronzo, non solo a destra. A differenza sua, quelli di sinistra hanno il pudore di misurarsi con la Storia, per questo non invadono la scena che fu di Sturzo, De Gasperi e Moro come osa fare lei.
Oggi si propone come “difensore della Fede”. Da una fede mussoliniana è passato ad una cristiana? Di cristianesimo lei sa poco, come del resto ne sa poco il suo padrone lombardo; non sapete che il more uxorie è un peccato ed il divorzio è ancora più grave ed è passibile di scomunica per apostasia?, al di la della comprensione che la Chiesa, in quanto Madre di tutti, ha per quanti ne sono colpiti.
Per questo signor Fini faccia riferimento al suo passato e non faccia l’abusivo nel passato di quelli che non le appartengono.
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Si cercano “ghisa” volenterosi .

Il numero dei neo “folgorati” sulla via per Damasco è diventato un fenomeno tale da preoccupare quanto la “munnezza” in Campania.
ghisa (vigile urbano milanese)
Giuliano Ferrara, direttore responsabile di una meno nota “pellecchia” (nel lessico dei giornalai napoletani era il termine con cui indicavano quei foglietti di scarso valore giornalistico che non realizzavano vendite), è stato anch’esso folgorato da una repentina conversione, come i tanti ex bolscevichi mangiapreti nostrani, al punto da far da sponda, secondo lui autorevole, alla richiesta di una moratoria sull’aborto.
A questo punto ci chiediamo e gli chiediamo: dov’era il nostro novello paladino dell’ortodossia cattolica quando nel lontano 1981 noi cattolici ci battevamo contro la legge 194 raccogliendo firme e facendo campagna referendaria?
Tutti sperano nella memoria corta altrui e cercano così di contrabbandare i contorsionismi “ideologici”. Da cattolici militanti crediamo fermamente nel grande dono divino della conversione, ma sappiamo anche che un dono così grande non può essere esibito sulla più misera delle bancarelle di cianfrusaglie.
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I “padreterni” con i piedi nell’acquacacca.

Finita la fase incendi, classico fenomeno estivo, che si veste dell’appellativo politichese di emergenza (si sa le emergenze, vere o presunte, sono una manna per i pubblici “amministratori”), con l’arrivo delle piogge scatta quella dei dissesti idrogeologici. Al fine di neutralizzare le bizze della ingrata natura, un piccolo esercito di “padreterni” (con il dono dell’ubiquità) che per l’intera stagione estiva ha avuto modo di riposare al punto, si dice, da garantire saltuariamente la loro presenza su quello che dovrebbe essere il loro presidio obbligatorio: il posto di lavoro, si metterà in moto, o quantomeno lo dovrebbe fare, non che la loro attività possa scongiurare eventi catastrofici, quantomeno perché vengono per questo pagati e si dice abbastanza bene. Stiamo parlando dei “tecnici” del Commissariato per l’emergenza idrogeologica. Sì, quel Commissariato creato ad hoc dopo i “fatti“di Bracigliano e Quindici e che negli anni ha provveduto a cementificare gli alvei e i canali del nocerino-sarnese. Si sa il cemento è ricchezza, per chi?, lo rimandiamo ad altro momento ed altra rubrica che affronterà diffusamente l’argomento. Veniamo invece ad un episodio diciamo faceto, il temporale di qualche notte fa che, con le sue sempre inopportune acque, ha letteralmente invaso i locali adibiti ad archivio della sede dello stesso. Solo perché i “padreterni” delle acque non si erano resi conto che una stazioncina di sollevamento, visto che i locali sono sottoposti al livello stradale, era stata messa fuori uso dai lavoretti di adeguamento dell’impianto elettrico. Poveri noi in che modo facciamo sciupare il pubblico danaro.
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Signore grazie per non avermi mai abbandonato!

Dicono che 800 milioni di persone nel mondo hanno seguito i funerali di Pavarotti. La notizia in sé potrebbe anche stimolare l’orgoglio degli italiani, da anni al corto di occasioni per le quali menar vanto, fatto salvo qualche risultato sportivo; infatti, i motivi per sentirsi orgogliosi d’essere italiani sono pochissimi, se non inesistenti. Di cosa dovremmo menar vanto. Di un paese con una delle classi politiche più inadeguate del pianeta?, o forse della situazione economico-produttiva da paese in via di sviluppo?, o ancora di una pubblica amministrazione levantina che fa concorrenza a quelle più corrotte e malfamate della terra? In tutto questo anche la Gerarchia Ecclesiastica nazionale non se la vede tanto bene. Prendiamo ad esempio proprio i funerali del tenore defunto che sono stati celebrati nella cattedrale di Modena dal vescovo e da una schiera di sacerdoti, tutto in “barba” ai dettami della Chiesa. Un divorziato che ha contratto seconde nozze con rito civile non si mette di fatto al di fuori della comunità cristiana o ricordo male?, e non è da considerarsi, secondo il diritto della Chiesa “scomunicato per apostasia”? E a chi è scomunicatati non vengono interdetti i sacramenti? Mentre seguivo la cerimonia funebre di quel fratello, che durante la sua malattia sicuramente ha chiesto il conforto della Chiesa di Cristo e giustamente non gli è stato negato, ho ripensato a Welbi, altro fratello, che quello stesso conforto aveva supplicato, ma che una Gerarchia matrigna gli aveva negato. Poi, in fondo che conta la presunzione di mediazione di questa poco amorevole Gerarchia, quando l’AMORE di Cristo ci raggiunge egualmente, soprattutto, quando lo invochiamo dalla Croce del dolore?
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da Walter Veltroni
Lettera apostolica dell’ultimo pontefice d’Avignone.


Premesso che appartengo alla più che nutrita schiera di democristiani, oggi popolari e non margheritini (visto che non riconosco a Rutelli il retaggio e la stratura per capeggiare una formazione centrista), che si oppongono alla nascita di una “creatura” costruita in laboratorio quale il P.D., non posso che accogliere con sano e doveroso senso di diffidenza l’ultima “apostolica” lettera del “cardinale” Veltroni indirizzata al popolo non si ancora bene di quale “chiesa” o meglio parrocchia. Che lo stesso si senta di già investito del pontificato elargitogli da un “sacro collegio” (comitato dei ?saggi? voluto da Prodi nella speranza di sopravvivere a se stesso) di una “chiesa” non ancora nata (se non nelle oscure fantasie di alchimisti senza scrupoli) è un conto; ma che abbia la pretesa di giustificare o avallare procedure non democratiche e darle per mere esigenze, dettate dalla contingenza, è ben altro.
Tanta solerte necessità interpretativa non nasce dal voler rendere conto al popolo diessino (più o meno partecipato dei risvolti positivi di questa ennesima trasformazione), quanto al bisogno di rivolgersi ai centristi del centro sinistra, tra cui sta avanzando una logica preclusione al nuovo soggetto politico. Far parte con gli ex avversari-nemici comunisti di una coalizione è un conto ma farsi assorbire da questi ha altro significato. Tanto è quanto si sta facendo strada un po’ in tutti i popolari della margherita. Per questo, il nostro aspirante “pontefice”, una volta consultatosi con i suoi pari di bottega, ha avvertito la necessità di lanciare un invito agli altri candidati al seggio, candidati seri e credibili, affinché la competizione non si trasformi in un a vera e propria guerra ideologica che manderebbe a monte i piani del solito D’Alema. Una lettera pastorale autocelebrativa apparentemente fondata sulla richiesta di concordia e sul bisogno di dare una parvenza d’unità alla “chiesa” che non c ‘è, che contrasta con gli atteggiamenti che lo stesso ha tenuto fino a questo momento; atteggiamenti intrisi di una visione messianica degli eventi e da un malcelato disprezzo delle procedure democratiche, linfa vitale per chi, come i centristi dell’Unione, ne hanno sempre fatto una ragione esistenziale. Certamente questo non produrrà risultato sui canditati oggetti dell’attenzione, sono troppo intelligenti e troppo “figli di sacrestia” per caderci, ma avrà, si spera, forse un solo effetto: quello di far versare altro inchiostro e l’inchiostro, si sa, può essere come il fango, può travolgere chi si trova davanti.
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Cercasi veri dirigenti!

Lettera aperta ad una dirigente mai nata.
Preg.ma signora,
nel momento in cui mi accomiato dall’amministrazione che ho servito per decenni con dedizione e zelo ed avendo il riconoscimento “gratuito” di tantissimi colleghi, sento il dovere di liberare quelle riserve che negli ultimi tempi hanno in me albergato e che solo per amor di parte ho cercato di nascondere o forse negare anche a me stesso. Mi rivolgo a lei, non in quanto persona, ma quale campione “negativo” di una classe dirigente incapace e raccogliticcia messa su nell’ultimo decennio da politicanti illiberali che, disattenti, anzi sordi alle esigenze dei loro “governati”, hanno badato con tracotanza solo all’occupazione sistematica del potere. In tutto questo, al di là delle sue indiscusse responsabilità morali e non, (sa quando non si riconosce la propria inadeguatezza si pecca contro Dio e gli uomini) lei rappresenta il falso scopo, l’involontaria guida in un inferno popolato da gnomi che si sentono giganti, mediocri che interpretano malamente il ruolo degli illuminati, manutengoli che fanno confusione tra l’unzione del proprio padrone con quella divina e occasionali concubine che maturano la loro carriera all’ombra di una segreteria politica. Non che questi siano gli unici peccati di una così disastrata classe dirigente, ma forse rappresentano i più ricorrenti di questa attuale che “governa“ con tanta arroganza la nostra Regione. E’ vero, nella pubblica amministrazione, non ha avuto mai grande significato la meritocrazia e la preparazione, ma a differenza di ieri (prima repubblica) ove, a volte, faceva anche capolino questo sano concetto, oggi tutto è stato sacrificato alla ragion di parte. E dato che, in queste parti o partiti, i residenti stabili non sono mai stati i più “capaci” dell’intera collettività, (prova ne è l’ossessiva ricerca del livellamento dal basso) il risultato non poteva essere che magro, per la collettività si intende. Così ci siamo trovati a dover subire, oltre che una classe di politici inqualificabili, (per loro i vocaboli adatti non sono stati ancora coniati) anche una di inetti ed incapaci, non già pubblici funzionari, ma “commissari politici”; è risaputo che più si va verso le estreme più ottusi ed incolti risultano gli abitatori gregari di tali spazi.
Per quanti hanno vissuto l’Amministrazione regionale e sono stati testimoni dei vari avvicendamenti, l’ultimo decennio, o quasi, è stato il più penoso. Si è stati testimoni inermi di una gratuità inaudita ove il diritto, non solo quello codificato, è stato usato a mo’ di zerbino. Si è visto tutto ciò che le fantasie più catastrofiche non sono mai riuscite a concepire: l’arroganza fatta sistema; la prevaricazione fine a se stessa, usata come unico mezzo di potere, la certezza di incarnare il “verbo”, non si sa bene di quale satana, come valore assoluto e diritto inalienabile per il governo delle “masse” e la convinzione che la cosa comune fosse solo ed esclusiva “cosa loro”. L’era bassoliniana, la più squallida dall’istituzione dell’Ente ad oggi, sarà dura ad essere dimenticata, verrà consegnata alla storia di questa Regione come la reiterazione di un novello governatorato delle indie orientali, realizzato ad opera di un governante di stretta osservanza bolscevica dai retaggi ceauceschiani in “democrazia” ed eltsiniani nella gestione economica della cosa pubblica, fatta ad uso e consumo dei propri “famigli”.
A tanta “munnezza” va aggiunto l’arbitrio per eccellenza, la depravazione per antonomasia: quello di aver servito a mo’ di unica pietanza una classe dirigente regionale che a dire ‘non all’altezza del compito’ risulterebbe un eufemismo da collegiale. Ove fatta salva la pace di qualche “reduce” dei vecchi quadri, tenuto lì perchè al limite della pensione, si è prodotto un ripopolamento/ricambio di soggetti recuperati dalle riserve dei rispettivi partiti di governo, il più delle volte già appartenenti alla stessa amministrazione, ma con mansioni di certo non direttive e a digiuno di qualsivoglia competenza specifica. Questa pletora di improvvisati dirigenti, sempre secondo gli intendimenti del governatore/padrone, dovrebbe costituire lo zoccolo duro di un potere personale da perpetrare, alla maniera putiniana, anche dopo la messa a riposo per scadenza naturale e democratica del mandato. L’essere dirigente è un’ arte, una predisposizione, una cultura, un memoria scritta nel dna, non si possono inventare, tanto più non si possono raccogliere in ragione di meri riconoscimenti partitocratici; altrimenti, si incorre, come lo stanno dimostrando le cronache recenti e lo riaffermeranno sempre più quelle future, in indagini della magistratura, in arresti continui di pubblici funzionari corrotti e collusi che sono parte integrante di tale sistema.
Per far fronte a tanta miseria, per un rinnovato impegno di democrazia e trasparenza, nel prossimo venturo, una speranza dovrà essere coniugata con una certezza: alla certezza di un definitivo trapasso del bassolinismo dovrà accompagnarsi la speranza che le amministrazioni che verranno si preoccuperanno, prima di ogni altra cosa, di azzerare questa pseudo classe dirigente al fine di rendere migliore la pubblica amministrazione di questa Regione.
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Gli Avvisi degli Asini

analfabeti grazie alla Rosa Russo Iervolino


Ormai è diventato inutile recriminare contro la sua "dis"amministrazione, è tempo perso. Le allego l'ultimo "fiore" che, i turisti presenti a Napoli, in questo periodo, hanno avuto modo di ammirare.
Una volta potevano affibbiarci tutti gli epiteti del vocabolario ad eccezione dell'ignorante, oggi grazie a lei, cara donnetta (cara perchè spende i nostri soldi per turpi autocelebrazioni) possono affibbiarci anche quello. Ora per nascondere la faccia non basta neanche più la vostra "monnezza", ci vuole la merda. Se le resta un pizzico di dignità si vergogni di quanto, unitamente al "cacaglio" afragolese, sta consumando ai danni della nostra, certamente non sua, Napoli.
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La RAI ???
Cosa LORO !!!


E’ vero che la Rai da sempre è stato un carrozzone clientelare ove l’accesso è riservato unicamente ai familiari dei politicanti nostrani, ma da qualche tempo a questa parte è peggiorata in una maniera esponenziale. Alla base di tutto vi è la “prestazione” certamente non quella di natura artistico-professionale, al punto che il lettino o il divanetto si è imposto come simbolo di una sorta di messaggio subliminale. A questo punto, parafrasando Lubrano, una domanda sorge spontanea: sarà che il divanetto ha sostituito il cavallo morente di Francesco Messina? Signori “dirigenti” non vi pare di esagerare nell’asservire ai vostri pruriti un servizio pubblico pagato dalle tasche dei contribuenti? Non vi pare che la vostra arroganza ha superato ogni limite nel fare di questa “azienda” una “cosa vostra” come se vi fosse stata data in eredità dalle vostre “compiante mammine”? Un esempio, ma ve ne sono tantissimi di casi clientelari da proporre all’attenzione pubblica: prendiamo la “valletta”( come se non bastasse la conduttrice siliconata) straniera che presenta nella trasmissione “sabato, domenica &” che senza conoscenza alcuna del nostro lessico ci tortura la nostra Bella Lingua; o ancora quella ragazzota argentina che ci dovrebbe, anch’essa con un linguaggio che non conosce, far da guida al sito Rai.
Secondo voi questa vera indecenza potrebbe o no essere portata dai genitori italiani, che hanno figli in età evolutiva, all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria come attentato alla formazione dei loro bambini? E’ non cercate alibi con l’orario mattiniero della messa in onda della stessa, poiché contestualmente su Rai 3 va in onda un programma volto ai più piccoli. Se poi qualcuno deve necessariamente disobbligarsi con la signorina in questione se la porti a casa a fare la badante.

Ci si chiede perché i signori dirigenti Rai non possono essere soggetti a critiche, visto che non hanno mai attrezzato una casella di posta elettronica per raccogliere le opinioni degli utenti. Utenti che nella fattispecie hanno un triplice ruolo da finanziatori dei loro lauti stipendi e non solo?:
- quello di cittadini tassati per il quale parte del loro “obolo”, senza alcun parere discrezionale, va a finanziare la Rai
- quello di cittadini utenti che pagano un canone, moralmente illegittimo, che va a finanziare la Rai
- quello di cittadini consumatori che, se pure non acquistano un tubo dalle aziende che commissionano e pagano lautamente spazi pubblicitari, grazie ad un sistema artefatto di rilevazione statistica (autitel), rappresentano di fatto i crani che fanno numero per il mercato della pubblicità.

Signori dirigenti, signori governanti, signori parlamentari se cercate credibilità dimostrate agli italiani di meritarla, ma seriamente. Non gettate la vostra spazzatura da letto, passata, presente e futura nella pattumiera Rai.
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Quanto al grammo?

La cronaca, “carnefice” degli eventi e delle verità, non ci da mai il tempo di meditare ed approfondire i fatti, né tampoco una stampa pressappochista e non sempre libera ci aiutano a comporre le tessere dei tanti puzle che quotidianamente ci vengono serviti.
Ma una piccola piccolissima riflessione su alcuni eventi che, anche solo con la tasca, ci vede protagonisti la si dovrebbe fare.
Prendiamo a mo d’esempio i rapimenti che abbiamo dovuto subire ad opera degli islamici in Iraq.
Quanto sono costate alla tasche dei tartassati contribuenti italiani le “imprudenze” di “guagliottole” che non si sa a che titolo (forse alla ricerca di chi sa quali avventure) si trovavano da quelle parti. O quanto quelle di una giurata nemica del solito guerrafondaio Busch. O ancora di un convertito islamico dalla posizione ancora oggi non ben definita? Quanto sono costate al grammo al contribuente italiano queste “vittime” del terrorismo islamico?
Vendetta della Storia!, a “salvarli” è sempre chiamato un nemico giurato….. il “fascista” di turno. Che si chiami Berlusconi o Gueli non cambia niente: l’importante è portare la pelle a casa, anche se, a rimetterci la sua, è chiamato sempre un fedele servitore dello Stato. Di quello Stato in cui, il più delle volte, le millantate vittime non credono.
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Sircana a volte è meglio del sole.

L’estate si sa è la stagione dei colpi di sole, eppure i politici adusi a trascorrere le loro ferie lontani dalle spiagge, dovrebbero esserne immuni. Prendiamo Prodi a cui il sole d’agosto ha dato letteralmente alla testa, eppure ha risparmiato il berlusca che anche d’inverno ne è soggetto, Sì, il nostro “amato” presidente è stato colpito dal sole leonino andando letteralmente verso l’impazzimento politico. Rapito da estatica inusuale veggenza , senza averne il carisma, ha subito una celestiale visione: ha visto nientemeno Ismail Hanyeh, capo di Hamas, con il capo cinto da una corona di rami d’ulivo e recante tra le braccia un grossissimo cero votivo (ha garantito non era un bazzuca) che ad alta voce, invocava la pace. Tutto strombazzato ai quattro venti, pardon ai quattro continenti, salvo a rimangiarsi il tutto, alla maniera del capo della cosiddetta opposizione, ad effetto allucinovisionario passato. E’ vero, quel caro ed insostituibile, Sircana è privo di concedersi una rilassante passeggiata per i viali della capitale che questo inesperto presidente gli combina una delle sue.
Caro Presidente, se non ha proprio nulla da dirsi con la sua unica elettrice (sua moglie), che se ne vada a correre o a pedalare al parco, vedrà farà meno danni a noi ed ai nostri alleati..
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Quanti Casini per niente!

E smettiamola, una volta per tutte, di menare il cane per l’aia, di “scandalizzarci” o far finta, ogni qualvolta capita il piccolo, grande incidente di percorso ad un cosiddetti vip, termine inflazionato da certa stampa, che vive nelle miserie e delle miserie umane, (i vip di oggi sono quelli che un tempo venivano chiamati per la loro specificità: bancarottieri, truffatore, lenoni, meretrici e puttanelle). Il caso Mele, se di caso si vuole parlare, potrebbe essere uno dei tanti che i nostri politici sono in grado di offrire alle pubblicazioni gossip. Mele non costituisce che la punta di iceberg di un piccolo spaccato del pianeta privilegiati. Si sa, come è riportato dalla saggezza antica, la mangiatoia bassa è sempre, o quasi, causa di vizi ed i nostri politici, quanto a mangiatoia l’hanno tenuta sempre il più basso possibile.
La cosa triste, sta nel fatto che un cialtrone, con ben altri precedenti da risolvere con la giustizia, incardinato “a pieno titolo” tra i politici di centro-destra che si autodefiniscono cattolici, resta comunque da parlamentare in un’assise che dovrebbe essere costituita dai rappresentanti del popolo. Ci chiediamo chi rappresenta Cosimo Mele se non se stesso, visto che per una legge truffa, voluta dal solito illusionista di strada, non è mai stato, a titolo personale, eletto da nessuno? A quale popolo sovrano dovrebbe rispondere questo gratificato dall’investitura di uno dei tanti capitani di ventura che da anni spadroneggiano nel nostro Paese? Tenere ben salda la poltrona per poi dare le “dimissioni” dall’armata che l’ha voluto colonnello, sa tanto dell’ennesima truffa, la solita presa per i fondelli del cittadino italiano.
Povero Mele eppure si trovava così bene nel suo UDC, la compagnia era di quelle tanto affiatate, che pur volendole scegliere col lumicino, di meglio non si poteva mettere assieme: personaggi di un’unica risma, che in comune, tranne che la fede politica, potevano vantare di tutto e di più. In particolare condivideva con gli “amici” la comune disgrazia di essere inviso a certa magistratura ed ai tanti codici: penali, civili, etici e morali, che questo pazzo sistema si è voluto dare. Stava così bene tra i suoi colleghi di “militanza”: inquisiti, condannati passati ingiudicato, e poi separati, divorziati, scomunicati che non riuscirà tanto facilmente ad abituarsi ad essere l’ex.
Siamo tutti con lei “onorevole”, vedrà che, prima o poi, più prima che poi, i suoi colleghi troveranno il modo di fare una legge per cui tutti quelli che svelano i vostri piccoli peccati veniali o turbano la vostra pace familiare saranno condannati da prima alla gogna e poi alle segrete. Ci conti”onorevole” lo faranno!
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Chi li ha visti?

Dove sono finiti i carnefici rossi?
Chi nasconde il ricordo delle iene comuniste?
Perché gli organi di informazione, in particolare le emittenti pubbliche e non solo, non hanno più spazio da dedicare a queste bestie che hanno ammazzato, in nome di una depravazione “ideologica”, decine di milioni di esseri umani?
Perché vi è spazio solo per “celebrare”, in tutte le salse, le “gesta” degli assassini nazi-fascisti? Forse anche questi sanguinari e feroci compagni non sono stati condannati dalla Storia?
Si ricordi: soprattutto chi ostenta una novella “conversione” deve avere quantomeno il pudore di denunciare le depravazioni commesse dai loro “antichi” maestri.
Questo è stare dalla parte della DEMOCRAZIA !!!
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Corti di cronaca

Niente alla sua sinistra
Fa l’en plein non solo per i suoi meriti, che di certo non mancano, quanto per la nullità di colei che in pochissimi mesi è riuscita, da sola, a neutralizzare la gauche. Questo capita soprattutto quando le sorti di una grande formazione politica vanno a finire nelle mani di una donnetta in carriera, priva di scrupoli, saggezza ed umiltà . Si vedeva lontano un miglio che la Ségolène Royal non aveva i numeri per guidare quello che fu il partito di François Mitterrand, del barone rosso della politica francese, che incarnava, anche nei modi un po’ troppo freddi ed aristocratici, le doti, tanto per restare in Francia, delle due eminenze rosse dei secoli passati: Richelieu e Mazzarino. La doppia vittoria di Nicolas Sárközy, per quanti conoscono la politica e la guardano senza eccessive partigianerie, era più che scontata. L’ex candidato ha saputo parlare al popolo dei francesi da presidente interpretando i pensieri, le emozioni e le aspettative di una popolazione di nativi autentici che, da anni, mal tollerano l’ingombrante e tal volta parassitaria presenza dei non francesi. Nicolas Sárközy, per conquistare il gradimento della maggioranza dei cittadini, non ha usato formule demagogiche, non ha scomodato vecchi orpelli di ideologie sconfitte dalla storia. Sárközy ha puntato diritto al cuore dei francesi. Di questi tempi è il cuore che, viva Dio, governa i popoli della nostra vecchia Europa. Accomunati più che da un solo ideale da un pratico e naturale sentimento di difesa della propria identità. I tempi della politica della pancia sono superati, sono vecchi arnesi in cui la stragrande maggioranza dell’elettorato europeo non si riconosce da anni. Nicolas ha saputo parlare di immigrazione, di sicurezza, d’Europa e di Turchia come si aspettava l’elettorato moderato, e di questi moderati le ex sinistre continentali sono pieni. L’ottusità di quella sinistra cosiddetta massimalista (forse è declinata dal massimo della stronzaggine) che, niente ha imparato dalle lezioni della storia porterà anche questo centro-sinistra italiano ad imitare il partito socialista francese. Se a tutt’oggi ciò non è successo non è perchè i moderati ex democristiani si trovano a loro agio in una coalizione dove siedono coloro dai quali per decenni hanno dovuto difendersi ma semplicemente perché dall’altro lato c’è Berlusconi per i quali rappresenta, unitamente ai suoi prodotti, l’incarnazione tutta italiana dell’anticristo e Fini la cui sola presenza evoca e testimonia momenti della storia patria che si vorrebbero cancellare per sempre. Sulla scorta di tanto perché i politici che un tempo facevano riferimento al centro non provano ad affrancarsi dal ricatto del bipolarismo e ridare vita ad un vero centro democratico? Prodi, il “generale” senza esercito dell’attuale politica italiana, ha fatto il suo corso, anzi non sarebbe dovuto mai nascere. Centristi ex democristiani Casini, De Mita, Pezzotta, Follini, Marini, Bianco, Franceschini, Bindi, Banti, D’Antoni, Mattarella, Letta e anche Mastella perché no provate con umiltà e senso del servizio a vedervi presso qualche monastero montano, senza cellulari e lontani dagli indiscreti della cronaca, semmai con un pizzico simbolico di cenere sul capo e iniziate a parlarvi da amici, anzi da fratelli, come vi fu insegnato negli oratori quando portavate i pantaloni corti e non avevate il problema di esporre le vostra nudità. Forse vi ritrovereste a fare, per il bene di questo paese e del nostro mondo, un’ipotesi politica comune tutta simile a quella del francese Sárközy.
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